In sintesi. Nell’Impero Romano la musica accompagnava teatro, riti, banchetti e cerimonie pubbliche. Gli strumenti principali erano lire e cetre, la doppia tibia (l’aulos greco), cimbali e crotali, corni e bucine, fino al grande tympanon a cornice. Il mosaico pompeiano di Dioscuride di Samo ce ne mostra un esempio vivo, mentre le ricostruzioni di Francesco Landucci permettono di tornare ad ascoltarne il suono.
Gli strumenti della musica romana
Lire, cetre, doppi aulos, sistri, crotali, corni e molti altri strumenti abbiamo nominato in queste prime puntate. È venuto il momento di conoscere meglio questi arnesi sonori. Come? Ascoltando un musicista e ricercatore che li ha ricostruiti: Francesco Landucci
La civilta` romana ereditò gran parte della propria cultura musicale dal mondo greco ed etrusco, adattandola ai propri usi. Le corde erano rappresentate soprattutto dalla lira e dalla cetra, strumenti legati alla recitazione poetica e ai contesti colti. Tra gli aerofoni spiccava la tibia, la versione romana del doppio aulos greco: due canne ad ancia suonate insieme, presenti nel teatro, nei sacrifici e nelle processioni. I corni e le bucine, in bronzo, scandivano invece la vita militare e le cerimonie pubbliche, mentre cimbali, crotali e sistri arricchivano i culti, in particolare quelli di origine orientale.
In questo episodio raccontiamo della musica durante il periodo imperiale romano, ma con maggiore accortezza nei confronti della strumentazione. Landucci infatti ci permette di ascoltare gli strumenti da lui ricostruiti rendendo più tangibili i vari discorsi.
Ad esempio, non vi piacerebbe ascoltare il suono prodotto dai musicisti di questo mosaico pompeiano?
Una musica senza notazione scritta
Beh, sappiate che tecnicamente è impossibile conoscere le note esatte suonate dai musici, proprio perché non abbiamo una notazione di riferimento. Ancora nel periodo imperiale non esiste una scrittura musicale definita, se non quella greca che, come vedremo, circolerà ancora per un bel po’.
Il mosaico di Pompei e i suoi musici
Questa scena teatrale ambulante è una delle testimonianze visive più preziose che possediamo. Il mosaico ci ricorda che la musica romana non viveva solo nei templi o nelle ville aristocratiche, ma anche per strada, al servizio di spettacoli popolari. Le maschere indossate dai musici rimandano al teatro, mentre la combinazione di fiato, percussione e corno suggerisce un impasto sonoro ritmico e penetrante, pensato per attirare e accompagnare il pubblico.
In ogni caso questo mosaico pompeiano è attribuito a Dioscuride di Samo e rappresenta una scena teatrale ambulante. I musici indossano una maschera e suonano a partire da sinistra un piccolo corno ricurvo (tipo bùccina), segue una figura femminile con la doppia tibia (aulòs per i greci), ancora un suonatore di cimbali e si conclude con un grande tamburo a cornice detto tympanon.
Ascoltare gli strumenti ricostruiti
Il lavoro di ricostruzione di strumenti antichi è prezioso proprio perché colma il silenzio lasciato dalle fonti scritte. Ricostruire fisicamente una tibia o un corno, a partire da reperti, mosaici e descrizioni, permette di riavvicinarsi al timbro reale di questi oggetti, anche se le melodie esatte restano fuori dalla nostra portata. È un ponte tra archeologia e ascolto che rende la storia della musica molto più concreta.
Ora, non intendo privarvi di molto altro tempo, perché sono sicuro che la visione e l’ascolto saranno molto affascinanti.
C’è inoltre uno strumento diffuso tra i romani, che per bellezza e mistero tratteremo in un episodio a sé, mi rifersco all’Organo idraulico, o Hydraulis, in programma per la prossima settimana.
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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sulla musica romana
Lire e cetre tra le corde, la tibia (il doppio aulos greco) tra i fiati ad ancia, poi corni e bucine in bronzo, e infine percussioni come cimbali, crotali, sistri e il grande tympanon a cornice.
Il musicista e ricercatore Francesco Landucci, che ha ricostruito diversi strumenti dell’antichità permettendo di tornare ad ascoltarne il suono.
È una scena teatrale ambulante attribuita a Dioscuride di Samo: alcuni musici mascherati suonano, da sinistra, un piccolo corno ricurvo, la doppia tibia, i cimbali e un grande tympanon.
No. Nel periodo imperiale non esisteva ancora una notazione musicale romana definita, se non quella greca: per questo le note precise restano fuori dalla nostra portata.
L’organo idraulico, o Hydraulis, uno strumento affascinante e complesso che merita un approfondimento dedicato.
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