In sintesi: L’aulos è l’antico oboe doppio della Grecia classica, spesso confuso con un flauto a causa delle raffigurazioni vascolari. La doppia ancia lo distingue nettamente e lo accomuna agli aerofoni popolari italiani come ciaramelle e launeddas. Strumento cerimoniale e teatrale, accompagnava simposi, tragedie e culti dionisiaci. La sua eredità organologica resiste nel Sud Italia, dove la Magna Grecia ha lasciato traccia di pratiche costruttive simili. Capire l’aulos significa leggere un ponte sonoro tra Mediterraneo antico e tradizione musicale popolare.
L’episodio di oggi prova a raccontare l’iconico aerofono greco chiamato Aulòs. Si tratta di un oboe doppio dal suono penetrante e profondo.
Quando lo si vede nelle raffigurazioni antiche si pensa spesso ad un flauto, tuttavia è proprio quella doppia ancia nell’imboccatura a rendere impossibile tale dicitura.
Questa puntata, partendo da tale assunto, vira verso un approfondimento interessante: l’antico strumento greco non è che uno tra molti aerofoni doppi esistenti. Infatti, anche solo considerando la tradizione musicale italiana, sono presenti numerosi esempi: dai doppi flauti alle doppie ciaramelle, fino alle Launeddas sarde (tripli clarinetti).
Capire quale sia il nesso tra tutte queste pratiche strumentali è forse un aspetto complesso. Ad esempio, è comodo ritenere ogni aerofono doppio come un discendente di una tradizione importante come quella Greca, tuttavia i fenomeni sono più articolati e bisogna prendere in considerazione molti fattori.
È altrettanto vero che ritrovare diteggiature, posizioni e costruzioni simili può in qualche modo creare un ponte col passato.
Non dimentichiamo che la Magna Grecia ha lasciato un’eredità culturale piuttosto netta nel Sud dell’Italia e non a caso molti aerofoni doppi li troviamo proprio lì. Ripeto, il discorso è più intricato, ma un po’ di fascino ce lo concediamo.
Nel corso della puntata sono inseriti anche alcuni esempi strumentali per rendere più comprensibile il ragionamento. Tra questi vi è anche un musicista e costruttore di doppi flauti e ciaramelle: Giovanni Saviello.
Questo e molto altro ascolterete seguendo il video, non perdetevelo!
Cos’è l’aulos: organologia di un oboe doppio greco
L’aulos viene comunemente classificato come aerofono ad ancia doppia, parente stretto dell’oboe moderno per principio costruttivo. La canna è di legno, canna o osso, con fori digitali variabili (in genere da quattro a sette) e una bocchetta che ospita due lamelle vibranti. La doppia ancia, stretta tra le labbra dell’esecutore, modula un suono nasale, penetrante e ricco di armonici. La pratica più diffusa prevedeva l’uso simultaneo di due canne, da cui il termine ‘aulos doppio’ che ha contribuito alla confusione con il flauto traverso.
Dalle ance gemelle al timbro penetrante
Il timbro dell’aulos era percepito come emotivamente intenso, capace di trascinare l’ascoltatore in stati di esaltazione o malinconia. Aristotele lo considerava strumento poco adatto all’educazione dei giovani proprio per questa potenza espressiva. Le due canne potevano essere accordate all’unisono per ottenere maggiore corpo, oppure in intervalli diversi per produrre un bordone armonico costante sotto la melodia principale, anticipando un principio acustico che ritroveremo in molte tradizioni popolari europee.
Lo strumento accompagnava cerimonie religiose, simposi, tragedie e culti dionisiaci. Era considerato strumento di Dioniso e dell’estasi, in contrapposizione alla lira di Apollo, simbolo di equilibrio razionale. Nei drammi attici l’aulode (suonatore di aulos) scandiva ingressi, transizioni e momenti corali. Nei simposi accompagnava il canto e la danza, fino agli eccessi orgiastici dei riti misterici. La sua presenza è testimoniata da centinaia di vasi attici, dove appare quasi sempre suonato da figure maschili giovani in piedi, con le guance gonfie e un sostegno labiale chiamato phorbeia per sostenere lo sforzo del soffio prolungato.
Eredità mediterranea: ciaramelle, launeddas e aerofoni popolari
Spostandoci nell’Italia meridionale, troviamo numerose tradizioni di aerofoni doppi popolari che condividono con l’aulos il principio costruttivo. Le doppie ciaramelle calabresi e lucane, le launeddas sarde a tre canne, i flauti doppi pugliesi: tutti strumenti la cui costruzione e diteggiatura suggeriscono una continuità mediterranea antica. La Magna Grecia ha lasciato un’eredità organologica forte nel Sud Italia, anche se la filiazione storica diretta resta materia di studio per etnomusicologi e archeologi musicali.
Un ponte sonoro tra antichità e tradizione orale
Capire l’aulos significa leggere un ponte sonoro tra Mediterraneo antico e tradizione musicale popolare. Le diteggiature simili, le posture, le tecniche di respirazione circolare praticate ancora oggi dai suonatori di launeddas evocano un sapere costruttivo che attraversa millenni. Costruttori contemporanei come Giovanni Saviello tengono viva questa tradizione, rifabbricando doppi flauti e ciaramelle con la stessa cura artigianale dei loro antichi predecessori.
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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere
Cos'è l'aulos e perché non è un flauto?
L’aulos è un oboe doppio della Grecia classica con doppia ancia, simile a un oboe moderno. Le raffigurazioni vascolari lo fanno spesso scambiare per un flauto, ma il principio costruttivo è completamente diverso.
Come si suona uno strumento ad ancia doppia?
L’esecutore stringe le due ance tra le labbra, soffia con pressione controllata e modula altezza e timbro variando appoggio labbiale e diteggiatura sui fori dello strumento.
Quali strumenti popolari italiani derivano dall'aulos?
Le doppie ciaramelle del Sud Italia e le launeddas sarde (a tripla canna) condividono il principio costruttivo dell’aerofono doppio, anche se l’evoluzione storica è più complessa di una linea diretta.
In quali contesti veniva usato nell'antica Grecia?
L’aulos accompagnava cerimonie religiose, simposi, tragedie e culti dionisiaci. Era considerato strumento dell’estasi e del coinvolgimento emotivo, in contrapposizione alla lira apollinea.
Esistono ancora costruttori di aerofoni doppi oggi?
Sì, in Italia ci sono musicisti e artigiani che mantengono viva la tradizione. Tra questi Giovanni Saviello, citato nell’episodio video, costruisce doppi flauti e ciaramelle nel solco delle pratiche meridionali.
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