In sintesi. Brian Jones fu il fondatore e primo leader dei Rolling Stones, polistrumentista capace di passare dalla chitarra slide al sitar. Cresciuto nel blues e nel jazz, diede ai primi Stones un suono psichedelico e inconfondibile. La sua morte nel 1969, a soli 27 anni, resta avvolta nel mistero tra ipotesi di incidente e di omicidio.
Le origini: un prodigio polistrumentista
Cresciuto da genitori appassionati di musica, Brian è da subito un piccolo prodigio musicale. Canta esibendosi nel coro della chiesa e suona sia l’organo che il pianoforte. Sa leggere la musica e si appassiona al clarinetto tanto da diventare il solista dell’orchestra della scuola.
Ascolta Charlie Parker e si innamora del sassofono, iniziando a suonare anche quello.
La prima chitarra gli viene regalata per il suono diciassettesimo compleanno, il 28 febbraio del ’59.
Insomma, un vero polistrumentista con una fame si sapere e una curiosità innate, sempre volto a sperimentare e ad aprirsi nuove strade (suonerà il Theremin, il Sitar, le più svariate percussioni e molto altro ancora).
Allo stesso tempo un ribelle, cosa che gli costerà varie sospensioni scolastiche e altri episodi mal gestiti, come la gravidanza della fidanzatina e un figlio, Simon, mai riconosciuto.
Brian Jones e la nascita dei Rolling Stones
Quando arriva a Londra il suo talento musicale viene subito notato. È amico di Jack Bruce e Alexis Korner e non a caso prende la strada del blues. Pare che, tra le altre cose, sia tra i primi chitarristi inglesi ad usare il bottleneck. All’inizio di fa chiamare “Elmo Lewis”, nome che puzza di vecchio blues in effetti (che in quegli anni tanto vecchio non era ovviamente).
Ed è, in pratica, Brian Jones che dovremmo ringraziare per i Rolling Stones. È lui a chiamare Ian Stewart e Mick Jagger nella sua blues band. È lui a dare l’ok all’entrata di Keith Richards nel gruppo. È lui, mentre è a telefono col proprietario di un live club, a suggerire il nome “The Rollin’ Stones” (la “g” arriverà subito dopo).
Il resto è storia.
A Londra, agli inizi degli anni Sessanta, la scena blues britannica era un crogiolo di giovani musicisti affascinati dai dischi americani di Muddy Waters, Howlin’ Wolf e Elmore James. Brian Jones si immerse in quel mondo con la curiosità di chi voleva capire come quei suoni nascessero davvero, studiando la tecnica della chitarra slide fino a farla diventare il suo marchio di fabbrica. Non si limitava a imitare: cercava un timbro personale, fatto di accordature aperte, bottleneck e una sensibilità ritmica che pochi coetanei possedevano.
Il contributo più sottovalutato di Brian Jones è proprio la sua apertura sonora. Mentre il rock and roll delle origini restava ancorato a pochi strumenti, lui introdusse nei Rolling Stones colori inediti: il sitar di «Paint It Black», la marimba di «Under My Thumb», il mellotron, il dulcimer e una lunga serie di strumenti che ampliarono la tavolozza del gruppo. Questa attitudine sperimentale anticipò molte delle contaminazioni che avrebbero definito la musica della seconda metà del decennio.
Una morte ancora avvolta nel mistero
Ma storia è, purtroppo, anche quella della sua tragica morte, che ancora oggi solleva dubbi e perplessità. Incidente? Omicidio?
La seconda ipotesi sembra avere molti indizi, ma nessuna vera prova e nessun testimone. Si parla di una confessione in punto di morte del principale accusato, ma ciò che conta oramai oggi, dopo quasi 50 anni da quel triste giorno, è ricordare questo talentuoso musicista al suo massimo e riconoscerne i meriti.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Brian Jones
Era un polistrumentista inglese, fondatore e primo leader dei Rolling Stones, capace di suonare chitarra, sitar, sax, clarinetto e molti altri strumenti.
Fu lui a chiamare Ian Stewart e Mick Jagger nella sua blues band, a scegliere il nome del gruppo ispirato a un brano di Muddy Waters e a definire i primi pezzi del repertorio.
Oltre alla chitarra slide, suonava organo, pianoforte, clarinetto, sax, sitar, mellotron, arpa, fisarmonica e flauto dolce: un vero polistrumentista.
Con la chitarra slide e le sue contaminazioni doniò ai primi Rolling Stones un suono unico e psichedelico, ampliando la tavolozza sonora del gruppo.
Morì nel 1969 a soli 27 anni in circostanze mai del tutto chiarite: le ipotesi oscillano tra incidente e omicidio, anche per la testimonianza di Frank Thorogood.
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