Ecco cinque validi motivi per partecipare a una fiera o a una mostra/mercato di chitarre:
- Scoprire nuovi prodotti e rimanere aggiornati sull’offerta di mercato.
- Tastare il polso del mercato: tenersi aggiornati su prezzi e quotazioni correnti.
- Comprare, vendere e scambiare: vendere o scambiare strumenti usati, o acquistare strumenti rari che non si trovano tutti i giorni.
- Networking: incontrare vecchi amici, creare nuove amicizie e connessioni, entrare in contatto direttamente con musicisti, aziende, costruttori e liutai.
- Passare belle giornate ad ammirare chitarre vintage mozzafiato!Â
Con queste convincenti premesse rompo gli indugi per partecipare al Guitar Show di Bologna; pollice in su, si è rivelata senz’altro una decisione felice!
Il Guitar Show è un evento in crescita, sta diventando una risorsa e un punto di riferimento per l’Europa e tutto il bacino del Mediterraneo.
L’edizione 2026, estesa a 3 giorni, si è svolta dal 15 al 17 maggio e ha raggiunto numeri da record: oltre 10.500 visitatori internazionali, più di 300 marchi internazionali tra liutai, negozi, artigiani e collezionisti, provenienti da 43 paesi diversi. Migliaia di strumenti in vendita o in esposizione e cinque palchi dedicati a eventi come workshop e dimostrazioni dal vivo.
Il Vintage Guitar Show Â
Il fiore all’occhiello del Bologna Guitar Show è una vera e propria fiera all’interno della fiera: il Vintage Guitar Show. Ѐ un’esposizione mozzafiato di gloriosi strumenti prodotti durante l’epoca d’oro dell’industria musicale, il periodo di grande innovazione creativa compreso tra i primi anni ’50 e la metà degli anni ’70.
L’area dedicata alle chitarre vintage ospita circa 30 stand, ognuno dei quali meritevole di attenzione e ammirazione. Questo settore è curato e organizzato da Vintage Authority, un’associazione fondata da Roberto Gandolfi e Simone Falavigna, con l’obiettivo di valorizzare gli strumenti storici e diffonderne il background culturale.
Burst Stories
Lo stand di Vintage Authority, in condivisione con Rock’n’Vintage, è di particolare impatto: una selezione imponente e ben curata di chitarre e amplificatori che hanno avuto ruolo da protagonisti nela storia del rock.

I pezzi più prestigiosi e preziosi in esposizione sono due Les Paul Standard degli anni ’50 dalla collezione di Roberto Gandolfi: una gold top del 1958 e una “cherry sunburst” del 1959.
La prima è uno degli ultimi modelli Les Paul degli anni ’50 usciti dalla fabbrica di Kalamazoo con finitura gold top; è stata soprannominata “Golden Eye” per via di una leggera impronta lasciata dall’etichetta intorno al ring del selettore.
La Cherry Sunburst originale del 1959 è nota come “Danger Burst”. Questo soprannome gli fu dato dal suo precedente proprietario, il chitarrista belga Michel Leclercq che suonava in una band hard rock melodica operativa a cavallo tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80, chiamata “Danger”.
Nel 1976 Leclercq si recò negli Stati Uniti con un amico alla ricerca di una Burst e finalmente ne trovò una di suo gradimento in un negozio di Hollywood chiamato Nadine’s. All’epoca la chitarra montava un ponte Bigsby e meccaniche Grover, fu in seguito riportata alla configurazione standard con stop bar tailpiece e meccaniche Kluson.
Nel corso degli anni, la finitura originale all’anilina color ciliegia sullo splendido top figurato si è quasi completamente sbiadita, lasciando una piacevole tonalità calda a metà tra miele e limone. Leclercq custodì la sua Burst per quasi quarant’anni; decise di rivenderla nel 2015, qualche anno prima della sua scomparsa, nel 2021.
Il nuovo proprietario della Danger Burst, il collezionista del New Jersey Scott Softy, suggerì alla Gibson di prendere a modello la sua Burst appena acquistata per una riedizione speciale da realizzare come parte della serie “Collector’s Choice”.
Fu così che, nel 2016, il Gibson Custom Shop creò una serie limitata di 300 riedizioni della “Danger Burst”, a cui venne assegnato il numero 45 della serie Collector’s Choice. Questo arricchì ulteriormente il già notevole pedigree di questo prestigioso strumento. L’attuale proprietario, Roberto Gandolfi, acquistò la Danger Burst nell’ottobre del 2025.
Come testimoniato dal video, sia la Les Paul “Golden Eye” che la “Danger Burst” vantano un eccellenti caratteristiche timbriche. La Gold Top è probabilmente un po’ più calda, duttile e “bluesy”, mentre la Danger Burst è un po’ più esuberante e aggressiva, con acuti più pronunciati.
L’evento “Burst & Beyond”
La presenza di questa chitarra, di importanza ormai storica, ha dato l’opportunità di creare un evento dedicato alle Les Paul “Cherry Sunburst” originali, considerate da molti musicisti, appassionati di vintage e collezionisti, il “Santo Graal” delle chitarre.
Vintage Authority e Guitar Show, che hanno organizzato questo incontro, mi hanno gentilmente invitato a ricoprire il ruolo di co-organizzatore e moderatore.
La discussione ha visto la partecipazione di un ospite autorevole, il collezionista ed esperto di lungo corso Andrew Raymond, dal Galles, ex proprietario del negozio-portale Vintage’n’Rare Guitars.
Raymond ha portato con sĂ© un prezioso gioiello della sua collezione: la Burst originale del 1960 nota come “The Grainger”. Questa Les Paul deve il suo soprannome al chitarrista Gary Grainger, chitarrista della band di Rod Stewart.Â
Abbiamo trattato diversi aspetti dell’affascinante universo e dell’aura mitologica che circondano le Burst, ma in sostanza volevamo presentare queste chitarre non come pezzi da museo mummificati, bensì come strumenti vivi e funzionanti.
Non ci interessava intavolare una sterile discussione “super-nerd”; volevamo invece mostrare le chitarre in azione, coinvolgendo un pubblico più ampio di musicisti e curiosi, non solo di “addetti ai lavori” del vintage. Il nostro obiettivo era dimostrare che davvero il suono di queste chitarre è all’altezza della loro leggenda.
Per riuscire in questo intento, ci siamo avvalsi della collaborazione del rinomato chitarrista Giuseppe Scarpato, ormai da quasi tre decadi titolare nella band di Edoardo Bennato.
Scarpato, con il suo trio, ha offerto un’eccellente dimostrazione del potenziale sonoro di queste incredibili chitarre, nel contesto del sound di una band.
Durante la discussione, Giuseppe Scarpato ha toccato un punto di grande interesse: ha sottolineato che la versatilità è troppo spesso una qualitĂ sopravvalutata nelle chitarre, a scapito di personalitĂ ed espressivitĂ . Queste straordinarie chitarre stanno a dimostrare quanto lui abbia ragione.Â
In conclusione: posso confermare che il Guitar Show di Bologna è un’esperienza che sicuramente merita di entrare nell’agenda di ogni chitarrista appassionato del proprio strumento come appuntamento fisso annuale.
















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