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Chitarra Slide, ecco come scegliere e usare un bottleneck

Terzo appuntamento con le video lezioni sul Blues chitarristico a cura di Marco Manusso, insegnante presso il Saint Louis College of Music di Roma.

In sintesi: Lo slide bottleneck per chitarra cambia suono e personalità a seconda del materiale: vetro (timbro caldo e arrotondato), ceramica (compromesso bilanciato), ottone o acciaio (attacco brillante e sustain lungo). Per il blues serve un setup mirato: action alta, corde medie o pesanti, accordatura aperta (Open G, Open D, Open E) e una tecnica di smorzamento che impedisca alle corde inattive di suonare.

È giunta l’ora di imbracciare, fisicamente e metaforicamente, due grandi strumenti del Blues, ovvero una chitarra resofonica e un cosiddetto bottleneck, ovvero quel cilindro in vetro, ceramica o metallo utilizzato per suonare la chitarra slide e il cui nome deriva proprio dai colli di bottiglia originariamente tagliati e smussati dai vecchi bluesman a tale scopo.

Parlando di resofonica, chitarra a risuonatore detta anche Dobro dal nome dei suoi stessi inventori, è lo strumento che si abbina naturalmente nel Blues all’uso del bottleneck. I due, insieme, danno luogo a quel tipico suono che è stato registrato in migliaia di dischi e che all’inizio si poteva ascoltare per le strade degli Stati del Sud americani.

Come abbiamo detto, i bottleneck possono essere realizzati in vari materiali e a seconda di quale scegliamo il suono cambia, a volte non poco. Marco Manusso oggi ci darà qualche indicazione pratica a questo proposito, anche se poi trattandosi di un oggetto che deve stare saldamente ancorato al nostro dito, la sua scelta diventa un fatto molto personale.
E ovviamente, si possono avere più tipologie di bottleneck, a seconda della chitarra che utlizziamo, al di là del dobro ad esempio un’acustica oppure un’elettrica.

Detto ciò, vedremo anche quali sono i principi cardine dell’uso del bottleneck, per evitare rumori indesiderati e un brutto suono.
Buona visione!

Materiali del bottleneck: vetro, ceramica, ottone, acciaio

Il vetro è il materiale storico del bottleneck, eredità diretta dei vecchi bluesman che riciclavano i colli delle bottiglie di whisky. Suono caldo, dolce, leggermente sporco, attacco morbido. È la scelta classica per il blues acustico e per chi vuole un timbro vocale e cantabile. La ceramica si pone in mezzo: più spessa del vetro, dura sotto le dita, restituisce un suono più corposo con bassi più presenti. L’ottone e l’acciaio sono i preferiti per il blues elettrico: attacco brillante, sustain molto più lungo, armoniche ricche. Sono materiali pesanti e fanno la differenza sotto distorsione e overdrive, dove il vetro può risultare troppo gentile.

Dimensioni: come scegliere il bottleneck giusto per il tuo dito

Il bottleneck deve calzare comodo: né troppo stretto (taglia la circolazione), né troppo lasco (scivola e fa rumore). La maggior parte dei chitarristi sceglie un bottleneck che copra il dito anulare o il mignolo. Anulare lascia liberi tre diti per le note pizzicate, mignolo lascia quattro diti ma riduce la pressione disponibile. La lunghezza ideale arriva almeno a coprire tutte e sei le corde quando appoggiato sul manico: bottleneck corti che lasciano fuori la corda di mi acuta producono note sporche o stonate. Prova diverse misure in negozio: il dito gonfia leggermente quando suoni, quindi calcola un piccolo margine.

Accordature aperte: Open G, Open D, Open E

Lo slide bottleneck dà il meglio sulle accordature aperte. L’Open G (D, G, D, G, B, D) è l’accordatura di Robert Johnson, Keith Richards, Ry Cooder: produce un Sol maggiore a vuoto, perfetta per il country blues e il rock’n’roll. L’Open D (D, A, D, F#, A, D) ha un timbro più cupo e profondo, amata da Joni Mitchell e Bonnie Raitt. L’Open E (E, B, E, G#, B, E) suona come l’Open D ma una quarta sopra: è l’accordatura di Duane Allman e Derek Trucks. La regola è semplice: posizionando lo slide perpendicolare al manico in qualsiasi tasto ottieni un accordo maggiore pronto da suonare.

Tecnica e smorzamento: il segreto del suono pulito

Il bottleneck non preme sulla corda: vi appoggia sopra, leggermente sopra il tasto (non dietro, come nella diteggiatura normale). La pressione deve essere costante per evitare clangori metallici contro il fret. Il vero segreto però è lo smorzamento: le corde non suonate devono essere zittite con il palmo della mano destra e con i diti rimasti liberi dietro lo slide. Senza smorzamento, ogni movimento dello slide attiva risonanze parassite che sporcano il fraseggio. Servono pazienza e ore di pratica lenta. Anche l’action (l’altezza delle corde dal manico) conta: troppo bassa e lo slide tocca i tasti, troppo alta e diventa stancante. Una resofonica nasce con action alta, una elettrica va spesso adattata con uno shim al ponte.

Chi è Marco Manusso

Marco Manusso, genovese ma romano d’adozione, è un musicista, giornalista, chitarrista, cantante e arrangiatore che ha collaborato con Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Ron, Mimmo Locasciulli, Gianni Morandi, Patty Pravo, Shel Shapiro, Renato Zero, Mariella Nava, Renzo Arbore, Alex Britti, Francesco Renga, Ray Charles, Bob Brozman e Tommy Emmanuel.

Ha scritto su molte riviste a carattere musicale, ha condotto varie trasmissioni radiofoniche (Radio1, Radio2) di carattere musicale ed a partecipato a vari programmi televisivi sulle reti nazionali.

Marco Manusso chitarrista blues docente Saint Louis

Insegna chitarra rock-blues al Saint Louis College of Music dove tiene da molti anni corsi e masterclass di “La Storia della Chitarra Rock”, “Guitar Technology”, “Biotecnologia Acustica”, “Bottleneck” e molto altro ancora.

Compone musiche per programmi televisivi e documentari editi da “RaiTrade”. Si occupa di colonne sonore per il cinema, prediligendo giovani registi alternativi. Sua ad esempio la direzione musicale, per l’Italia, del film “SHREK” (Dreamworks Production di Steven Spielberg).

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Per chi ha fretta

Quale materiale scegliere per il bottleneck? Il vetro per il blues acustico (suono caldo e morbido), l’ottone o l’acciaio per il blues elettrico (sustain lungo, attacco brillante). La ceramica è un compromesso bilanciato per chi parte da zero.

Su quale dito si mette lo slide? Anulare o mignolo. L’anulare lascia tre diti liberi per pizzicare le corde; il mignolo ne lascia quattro ma offre meno controllo. La scelta dipende dallo stile: country blues spesso anulare, rock più spesso mignolo.

Serve un’accordatura aperta? Non è obbligatoria ma cambia tutto. L’Open G (Stones, Ry Cooder), l’Open D (Joni Mitchell) e l’Open E (Duane Allman, Derek Trucks) permettono di suonare accordi maggiori semplicemente appoggiando lo slide perpendicolare al manico.

Quanto deve essere alta l’action? Più alta del normale, per evitare che lo slide tocchi i tasti. La resofonica nasce già così, le acustiche e le elettriche richiedono di solito un piccolo intervento di setup (shim al ponte o capotasto rialzato).

Qual è il segreto per un suono pulito con lo slide? Lo smorzamento. Le corde non utilizzate vanno zittite con il palmo della mano destra e con i diti dietro lo slide. Senza questo, il suono è sempre sporco, anche se lo slide è perfetto.

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