Pablo Sáinz-Villegas è nato a Logroño, nella Rioja, nel 1977, e da lì ha cominciato a studiare la chitarra prima di costruirsi una carriera che oggi lo porta nelle grandi sale da concerto di mezzo mondo. Dal 2018 incide per Sony Classical, e il suo nome circola tra i chitarristi classici contemporanei capaci di riempire un teatro senza dover spiegare chi sono.
The Blue Album, uscito per la stessa etichetta, è l’occasione per guardare più da vicino non tanto un disco quanto un percorso, quello di un interprete che ha fatto una scelta precisa: portare il repertorio della chitarra a un pubblico molto più ampio di quello degli addetti ai lavori, senza per questo annacquarlo.
In una recensione del 2023 di Classical Guitar Magazine, firmata da Blair Jackson, Sáinz-Villegas viene descritto come uno dei chitarristi classici saliti ai piani alti del successo grazie a tecnica, presenza scenica e un repertorio accessibile che va dal barocco al contemporaneo.
La stessa recensione lo indica come probabilmente l’interprete contemporaneo più popolare del Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, il brano che più di ogni altro identifica la chitarra nell’immaginario del pubblico generalista. È un’etichetta pesante, e dice molto di dove si colloca questo musicista nella geografia della chitarra classica odierna.
Dalla Rioja a New York, un percorso costruito sul palco
Il punto di partenza conta. Sáinz-Villegas viene da una città di provincia spagnola, ha cominciato lì gli studi e si è spostato a New York all’inizio degli anni Duemila, scegliendo di vivere lontano dai circuiti europei che per un chitarrista classico restano il terreno naturale.
È una decisione che racconta un’ambizione precisa, quella di misurarsi con il pubblico più vasto e meno specialistico del mondo concertistico americano.
Nel 2008 arriva il Premio Ojo Crítico di RNE per la Musica Classica, uno dei riconoscimenti che segnano il passaggio da promessa a nome riconosciuto. Da lì in avanti il suo lavoro si muove su due binari paralleli. Da una parte la sala da concerto e il repertorio per chitarra e orchestra, dove il Concierto de Aranjuez fa da biglietto da visita.
Dall’altra il disco, con una produzione discografica che dal 2018 trova in Sony Classical il suo riferimento principale, una delle poche major che continuano a investire seriamente sulla chitarra classica come prodotto da grande distribuzione.
Tra le collaborazioni più note c’è Volver, il disco inciso con Plácido Domingo e dedicato al repertorio iberico e latinoamericano. Mettere la chitarra accanto a una delle voci più riconoscibili del Novecento operistico non è una scelta neutra: è il segnale di un musicista che ragiona in termini di pubblico largo, che cerca i ponti tra mondi musicali diversi invece di chiudersi nella nicchia.
L’estetica iberica e la scelta di un suono intimo
Quando si guarda il repertorio di Sáinz-Villegas si capisce subito che la matrice spagnola non è un vezzo di facciata, ma la spina dorsale del suo modo di intendere lo strumento. Il Concierto de Aranjuez, Rodrigo, la tradizione iberica della chitarra: è il territorio in cui questo musicista si muove con più naturalezza, e dove il pubblico lo riconosce immediatamente. La chitarra classica deve gran parte della propria popolarità novecentesca proprio a questo repertorio, e chi lo interpreta oggi si misura inevitabilmente con un’eredità ingombrante.
The Blue Album, però, mostra un Sáinz-Villegas che si allontana dal grande gesto concertistico per cercare qualcosa di più raccolto. In una dichiarazione riportata nella recensione del 2023, l’artista spiega che il blu del titolo sta per un’atmosfera particolarmente intima. La stessa recensione descrive i brani come accomunati da una qualità serena, misteriosa, contemplativa, con tempi rilassati e un’attenzione costante alla melodia.
È un disco di umore più che di virtuosismo, in cui la tecnica si mette al servizio del colore invece di esibirsi. La scaletta dice il resto, quattordici brani che attraversano tre secoli senza mai forzare il tono, tenuti insieme dall’idea di intimità più che da un criterio storico.
Sul piano dello strumento, il disco è registrato su una chitarra costruita dal liutaio Matthias Dammann nel 2007. Per chi mastica la materia non è un dettaglio: le chitarre Dammann appartengono alla scuola moderna della liuteria, quella che ha rivisto la costruzione della tavola armonica per ottenere più proiezione e una chiarezza diversa rispetto allo strumento tradizionale spagnolo.
La scelta dice qualcosa sull’estetica sonora di Sáinz-Villegas, orientata a un suono pulito e definito, capace di reggere sia la sala da concerto sia il microfono da studio.
Un interprete che pensa al pubblico, non solo al repertorio
C’è una linea che attraversa tutta la traiettoria di questo chitarrista, ed è la volontà di parlare a chi non frequenta abitualmente la musica per chitarra classica. Lo si vede nella scelta del repertorio iberico più riconoscibile, nella collaborazione con una voce popolare come quella di Domingo, in un disco come The Blue Album costruito attorno a melodie che molti riconoscono anche senza saperle attribuire.
La Cavatina di Stanley Myers arriva dal cinema, il brano di Sakamoto pure: sono pagine che il grande pubblico ha già nell’orecchio, e che la chitarra restituisce in una veste più nuda e raccolta.
Questa apertura non è priva di rischi, e qualsiasi musicista che lavori sul confine tra alta cultura e accessibilità lo sa bene. Il pericolo è quello di scivolare nel facile, di trasformare il repertorio in colonna sonora da sottofondo. Quello che tiene insieme il lavoro di Sáinz-Villegas, almeno per come emerge dalla recensione del 2023 e dalla sua discografia, è la cura del fraseggio e la coerenza di un progetto: non un’antologia di pezzi famosi, ma un disco che persegue un’atmosfera dichiarata e la mantiene dall’inizio alla fine.
Per chi suona la chitarra classica, una figura come la sua offre uno spunto che va oltre il singolo disco. Mostra che la divulgazione non è necessariamente il contrario della profondità, e che un repertorio può restare esigente anche quando sceglie di farsi capire. È una lezione che riguarda chiunque studi lo strumento con l’idea, prima o poi, di portarlo davanti a qualcuno che non sia un altro chitarrista.
Per chi ha fretta: 5 risposte su Pablo Sáinz-Villegas
1. Chi è Pablo Sáinz-Villegas?
Un chitarrista classico spagnolo nato a Logroño nel 1977, oggi tra i concertisti più richiesti sul repertorio iberico. Incide per Sony Classical e suona nelle grandi sale internazionali.
2. Perché viene associato al Concierto de Aranjuez?
In una recensione del 2023 di Classical Guitar Magazine viene indicato come probabilmente l’interprete contemporaneo più popolare del Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, il brano simbolo della chitarra con orchestra.
3. Cos’è The Blue Album?
Un disco Sony Classical che raccoglie quattordici brani di umore intimo, da Satie e Debussy fino a Philip Glass e Ryuichi Sakamoto, tenuti insieme da un’atmosfera contemplativa più che da un criterio storico.
4. Con chi ha collaborato?
Tra le collaborazioni documentate c’è il disco Volver con Plácido Domingo, dedicato al repertorio iberico e latinoamericano e pubblicato da Sony Classical.
5. Che chitarra usa in The Blue Album?
Una chitarra costruita dal liutaio Matthias Dammann nel 2007, strumento di scuola moderna apprezzato per proiezione e chiarezza del suono.
The Blue Album resta uno di quei dischi che si capiscono meglio quando se ne riconosce l’intenzione: non un saggio di virtuosismo, ma il ritratto sonoro di un’atmosfera precisa. Per chi vuole avvicinarsi a Pablo Sáinz-Villegas, è un buon punto di partenza, a patto di tenere a mente che il suo terreno più riconoscibile resta il grande repertorio iberico, quello che lo ha portato dove è.
E per chi quel repertorio lo studia, vale come promemoria: la chitarra classica trova ancora un grande pubblico quando chi la suona decide di parlargli davvero.
Vuoi suonare la chitarra classica senza che il corpo ti remi contro?
Gabriele Curciotti, concertista e fisioterapista, nel videocorso Musicezer La chitarra classica che non ti hanno insegnato rimette in discussione postura, tocco e tensione, partendo dal corpo prima che dallo strumento.
Scopri il corso di Gabriele Curciotti →










Recents Comments