Ci sono strumenti che pesano molto più della loro diffusione. Lo Swarmatron ne è un esempio quasi perfetto: una macchina costruita a mano, realizzata in meno di cento esemplari, che pochissimi musicisti hanno mai toccato di persona.
Eppure il suo suono, quel ronzio sospeso che sale e scende come uno sciame di insetti, è entrato nell’immaginario di chiunque abbia visto un certo film del 2010.
È lo strumento che Trent Reznor e Atticus Ross hanno usato per dare voce alla colonna sonora di The Social Network, il lavoro che è valso loro l’Oscar per la miglior colonna sonora agli Academy Awards del 2011.
Da quel momento lo Swarmatron è diventato un piccolo oggetto di culto del sound design, citato più di quanto sia stato suonato. Il problema, per chi voleva avvicinarlo, è sempre stato lo stesso: è uno strumento raro, analogico, fuori produzione e di fatto irraggiungibile.
È in questo spazio che si inserisce 34Audiovisuals, studio fondato dallo sviluppatore italiano Diego Capoccitti, che da tempo lavora su emulazioni di synth poco ortodossi. La sua risposta si chiama SwarmaDie 2, un plugin che ricostruisce in software la logica e il comportamento dello Swarmatron e lo porta su Mac, Windows e iOS.
Non si tratta del primo tentativo di rendere accessibile quel suono, e SwarmaDie stessa è arrivata alla sua seconda versione. La differenza, questa volta, sta nel mettere insieme tre cose che con la macchina originale non potevano coesistere: portabilità totale fra desktop e mobile, la possibilità di salvare e richiamare i suoni, e un prezzo che rende la curiosità praticamente a costo zero.
Cos’è lo Swarmatron e perché suona così
Per capire SwarmaDie 2 conviene partire dall’originale. Lo Swarmatron è un sintetizzatore analogico costruito a mano dai cugini Brian e Leon Dewan, sotto il marchio Dewanatron, e presentato al NAMM nel gennaio 2010. Non è uno strumento di serie: ne sono stati assemblati pochissimi esemplari, e la produzione si è poi fermata. Questo da solo basta a spiegare perché, pur essendo notissimo, resti per la maggior parte dei musicisti un nome più che un’esperienza diretta.
La sua particolarità sta nell’architettura. Lo Swarmatron monta otto oscillatori, commutabili fra onda sinusoidale e onda a dente di sega, ma non li suona in modo indipendente come farebbe un synth polifonico. Gli oscillatori vengono accordati tutti più o meno sulla stessa nota, con piccole differenze di intonazione, e gestiti monofonicamente. Il controllo dell’altezza non avviene su una tastiera tradizionale: si appoggia o si fa scorrere un dito lungo un nastro (ribbon controller), che sposta la frequenza in modo continuo.
Il cuore del carattere è il comando di swarm, lo “sciame”. Agendo su di esso, gli otto oscillatori si allontanano e si riavvicinano tra loro in intonazione, passando da un unisono compatto a un addensamento dissonante e brulicante. Tradotto: invece di una nota netta, si ottiene una massa sonora che pulsa e si muove da sola, esattamente come il rumore di uno sciame.
È quel comportamento, instabile per natura e impossibile da riprodurre identico due volte, che Reznor e Ross hanno sfruttato per costruire le tensioni e le dissonanze del loro lavoro.
Sul DVD del film, fra i contenuti extra, c’è proprio Reznor che mostra e racconta lo strumento. Lo Swarmatron, in fondo, non produce una nota: produce una massa che respira, e quella imperfezione è tutta la sua firma.
SwarmaDie 2: cosa porta su Mac, Windows e iOS
Sul piano pratico, SwarmaDie 2 ricostruisce questa logica in forma di plugin. La struttura ricalca quella della macchina: otto oscillatori detunati, selezionabili fra dente di sega e sinusoide, ciascuno con una deriva analogica indipendente che simula l’instabilità del circuito originale. L’interfaccia ripropone l’idea dei due nastri di controllo, uno dedicato all’intonazione di tutti gli oscillatori, l’altro all’effetto swarm, cioè all’apertura e alla chiusura dello sciame.
Attorno a questo nucleo, la versione software aggiunge alcuni controlli che sul ferro non esistevano. C’è un portamento con velocità di scivolamento regolabile per ogni voce, ci sono parametri di ampiezza stereo e di movimento spaziale per collocare il suono nel campo stereofonico, e c’è la gestione dei preset, ovvero la possibilità di salvare una configurazione e ritrovarla identica.
Proprio quest’ultimo punto, banale per qualsiasi plugin, è uno dei vantaggi più concreti rispetto a uno strumento analogico che, per sua natura, non memorizza nulla. A questo si aggiunge il fatto di poter aprire più istanze contemporaneamente nello stesso progetto, cosa impensabile con un esemplare fisico unico.
Sul fronte della compatibilità, 34Audiovisuals copre un ventaglio ampio. Su desktop, il plugin gira su macOS, sia in versione nativa per Apple Silicon sia su Intel, e su Windows. I formati supportati sono VST3 e AAX, con Audio Unit su macOS.
Su mobile è disponibile come app standalone e come AUv3 per iOS, quindi utilizzabile dentro host compatibili su iPhone e iPad. La versione desktop costa 9,99 euro, mentre su App Store in area europea il prezzo risulta di 5,99 euro. Cifre che, per un’emulazione di uno strumento praticamente introvabile, spostano la questione dal “vale la pena” al “perché no”.
Cosa cambia per chi produce
Per chi lavora a colonne sonore, sound design e musica ambient, SwarmaDie 2 non è tanto un sostituto di un synth versatile quanto un colore molto specifico da avere in libreria. Lo Swarmatron fa una cosa sola, e la fa in un modo che è difficile ottenere altrimenti: produrre drone organici, tensioni armoniche che non stanno mai del tutto ferme, tappeti che danno la sensazione di essere suonati da qualcosa di vivo.
Sono texture che con un synth polifonico tradizionale si possono solo approssimare, perché manca quella deriva continua e impredicibile fra le voci.
L’altro elemento interessante è l’accessibilità su iOS. Avere uno strumento del genere su iPad significa poter abbozzare un’atmosfera ovunque, dentro un setup mobile, senza dover accendere la DAW principale.
er chi compone per immagini, o per chi semplicemente esplora il suono lontano dallo studio, è un dettaglio che cambia il flusso di lavoro più di quanto il prezzo lascerebbe immaginare.
Resta una avvertenza di buon senso, valida per ogni emulazione di strumenti così caratteriali: il plugin riproduce l’architettura e il comportamento, ma il fascino dell’originale nasceva anche dal gesto, dal nastro sotto le dita, dall’imprevedibilità del circuito reale.
SwarmaDie 2 non promette di essere lo Swarmatron, promette di metterne il suono e la logica a portata di chiunque abbia un computer o un telefono. Per la maggior parte degli usi, è esattamente ciò che serve.
Per chi ha fretta: 5 risposte su SwarmaDie 2
1. Che cos’è SwarmaDie 2?
È un plugin non ufficiale di 34Audiovisuals che emula la logica dello Swarmatron, il drone synth analogico a otto oscillatori reso celebre da Trent Reznor e Atticus Ross nella colonna sonora di The Social Network.
2. Su quali piattaforme funziona?
Gira su macOS, sia Apple Silicon sia Intel, e su Windows nei formati VST3 e AAX, con Audio Unit su macOS. Su iOS è disponibile come app standalone e come AUv3, quindi utilizzabile dentro host compatibili su iPhone e iPad.
3. Quanto costa?
La versione desktop costa 9,99 euro. Su App Store in area europea il prezzo risulta di 5,99 euro.
4. In cosa è diverso dallo Swarmatron originale?
Aggiunge salvataggio dei preset, più istanze nello stesso progetto, portamento regolabile per voce e controlli stereo, funzioni che lo strumento analogico originale non offriva.
5. A chi serve davvero?
A chi lavora su colonne sonore, sound design e musica ambient e cerca texture drone organiche e tensioni armoniche in continuo movimento, difficili da ottenere con un synth polifonico tradizionale.
Cover Photo by Rob Sheridan - CC BY 4.0










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