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Un Wurlitzer del 1975 per “M-I-M-M-A” e le mani di Manuele Montesanti

Manuele Montesanti rilegge “M-I-M-M-A” su un Wurlitzer 206 del 1975 nei Project Lead Recording Studios.

Per raccontare davvero un pianoforte elettrico vintage, una sequenza di accordi e qualche specifica tecnica non bastano. Bisogna affidarlo a un musicista, scegliere un brano che abbia qualcosa da dire e lasciare che siano tocco, dinamica e meccanica dello strumento a fare il resto.

È la strada seguita da Manuele Montesanti nel nuovo video pubblicato sul canale dei Project Lead Recording Studios. Il tastierista, compositore e sound designer ha ripreso “M-I-M-M-A”, brano proveniente da Moonlight, primo album dei Drift Lab, per riarrangiarlo e registrarlo nuovamente su un Wurlitzer 206 costruito nel 1975.

Non si tratta quindi di una semplice dimostrazione dello strumento. Il Wurlitzer diventa parte dell’arrangiamento e obbliga la composizione a confrontarsi con un attacco, una risposta dinamica e un contenuto armonico molto diversi da quelli di un pianoforte acustico o di una moderna tastiera digitale.

“M-I-M-M-A” cambia voce

“M-I-M-M-A” appartiene a Moonlight, album d’esordio dei Drift Lab pubblicato nel 2023. Quella versione nasceva all’interno di un organico completo, costruito sull’interazione tra quattro musicisti e su un lavoro di arrangiamento nel quale jazz contemporaneo, fusion, scrittura progressiva ed elettronica potevano convivere senza doversi preoccupare troppo delle etichette.

Nella nuova registrazione il punto di osservazione cambia. Il materiale viene concentrato nelle mani di Montesanti e nella voce del Wurlitzer, lasciando emergere con maggiore evidenza la struttura armonica del brano, le aperture dinamiche e il rapporto tra parti scritte e libertà interpretativa.

Il pianoforte elettrico non viene utilizzato come una semplice variazione timbrica rispetto alla versione originale. La sua risposta modifica il fraseggio: le note più leggere conservano una certa morbidezza, mentre gli accenti più decisi fanno affiorare quella componente ruvida e leggermente satura che ha reso il Wurlitzer immediatamente riconoscibile in decenni di rock, soul, funk e jazz elettrico.

Manuele Montesanti tra pianoforte e progettazione sonora

Manuele Montesanti è un musicista che ha sempre considerato la tastiera non soltanto come uno strumento da eseguire, ma come un sistema sonoro da comprendere e, quando serve, da riprogettare.

Dopo la formazione classica a Roma, ha approfondito pianoforte jazz e contemporaneo, armonia, comping, composizione e arrangiamento presso l’Università della Musica di Roma. Alla pratica pianistica ha affiancato negli anni il lavoro come arrangiatore, programmatore e sound designer, collaborando allo sviluppo e alla presentazione di strumenti hardware e software per aziende come Yamaha, Native Instruments, Novation, IK Multimedia e AudioThing.

La relazione con Musicoff è di lunga data e ha prodotto dirette, performance e approfondimenti dedicati all’armonia, ai sintetizzatori e alla costruzione del suono. Più recentemente abbiamo seguito anche l’evoluzione dei Drift Lab con l’uscita del secondo album Sunlight, nuovo capitolo di un progetto nato attorno alla scrittura di Montesanti e alla sua ricerca timbrica.

Il video registrato presso i Project Lead Recording Studios riporta invece l’attenzione sul primo repertorio dei Drift Lab, osservandolo da una prospettiva più essenziale. È un ritorno alle origini, ma con uno strumento che nel frattempo ha già festeggiato il mezzo secolo. E lo ha fatto senza perdere la voce.

Wurlitzer 206, il pianoforte nato per le aule

Il Wurlitzer 206 appartiene alla serie 200 dei pianoforti elettrici elettromeccanici prodotti dalla casa statunitense. Sebbene il pannello dello strumento riporti la definizione Electronic Piano, il principio di funzionamento è decisamente fisico: dentro il mobile non ci sono oscillatori digitali o campioni, ma martelletti, ance metalliche e un sistema di captazione elettrostatico.

Quando viene premuto un tasto, un martelletto rivestito di feltro colpisce una sottile ancia metallica. La vibrazione viene rilevata da un pickup elettrostatico e trasformata in segnale elettrico, che può essere inviato all’amplificazione interna oppure a un sistema esterno.

La tastiera dispone di 64 note, con un’estensione più contenuta rispetto alle 88 di un pianoforte tradizionale. Il sustain è ottenuto meccanicamente e il comportamento dello strumento rimane fortemente legato alla forza con cui vengono azionati i tasti.

Il modello 206 era stato sviluppato soprattutto come console per l’insegnamento collettivo del pianoforte. Il mobile integrava tastiera, amplificazione e diffusori, permettendo di installare diversi strumenti nei laboratori musicali delle scuole e di collegarli ai sistemi utilizzati dagli insegnanti per seguire gli allievi.

Un’origine piuttosto disciplinata per uno strumento che, una volta uscito dalle aule, avrebbe trovato posto in dischi decisamente meno inclini a rispettare il regolamento scolastico.

Perché il Wurlitzer suona così diverso dal Rhodes

Wurlitzer e Rhodes vengono spesso riuniti sotto l’etichetta generica di pianoforti elettrici vintage, ma generano il suono attraverso sistemi differenti. Il Rhodes utilizza elementi metallici chiamati tines e pickup elettromagnetici; il Wurlitzer affida invece il suono alle ance colpite dai martelletti e alla captazione elettrostatica.

La differenza non è soltanto costruttiva. Il Rhodes tende a produrre un timbro più rotondo e campanellante, mentre il Wurlitzer presenta generalmente un attacco più netto e una maggiore presenza delle armoniche medio-alte.

Suonato con delicatezza può restituire un suono morbido, quasi liquido. Aumentando la forza del tocco emerge invece il caratteristico bark: una risposta più aggressiva, nasale e leggermente satura, particolarmente efficace negli accompagnamenti ritmici e nelle frasi che devono attraversare un arrangiamento denso.

Nella nuova versione di “M-I-M-M-A” Montesanti sfrutta proprio questa relazione tra tocco e timbro. Lo strumento non si limita a riprodurre le note, ma reagisce all’esecuzione, passando da passaggi più controllati ad accenti nei quali la componente meccanica diventa quasi percussiva.

Project Lead Recording Studios e gli strumenti residenti

La sessione è stata realizzata presso i Project Lead Recording Studios, progetto che fa capo a Project Lead, azienda italiana attiva dal 1985 nella progettazione e nell’assemblaggio di workstation professionali per audio, video e applicazioni creative.

Project Lead nasce dall’esperienza di musicisti, produttori e tecnici del suono e sviluppa sistemi destinati a studi di registrazione, compositori, broadcaster, scuole e professionisti della produzione audiovisiva. L’idea di fondo è trattare la workstation non come un computer generico particolarmente potente, ma come uno strumento di lavoro configurato attorno a software, driver e flussi operativi reali.

I Project Lead Recording Studios rappresentano anche il luogo nel quale la parte tecnologica incontra un parco strumenti che comprende pianoforti acustici, organi e pianoforti elettrici storici. Il canale video documenta questo incontro affidando gli strumenti residenti a musicisti capaci di utilizzarli all’interno di vere performance.

Una rubrica fatta di musica, non di schede tecniche

Più che una rubrica formalmente battezzata con un unico titolo, il canale dei Project Lead Recording Studios ha sviluppato una linea editoriale facilmente riconoscibile: strumenti acustici ed elettromeccanici vengono presentati attraverso sessioni suonate, improvvisazioni e nuovi arrangiamenti.

Nell’archivio si trovano, per esempio, una performance di Yazan Greselin su un Fender Rhodes Silver Sparkle Top Suitcase del 1965 e precedenti sessioni dello stesso Montesanti realizzate con un pianoforte Yamaha C7, un Rhodes Mark II e un Hammond B3 collegato a un Leslie 147.

Non sono recensioni nel senso tradizionale e non seguono la formula della dimostrazione basata su preset, gamme o singoli esempi sonori. Lo strumento viene ascoltato mentre svolge il proprio lavoro: fare musica. Una scelta quasi sovversiva, in tempi nei quali persino un pianoforte sembra dover essere presentato prima con una tabella comparativa.

Il video di “M-I-M-M-A” si inserisce perfettamente in questo percorso. Il Wurlitzer 206 non viene trattato come un oggetto da collezione né come un feticcio analogico, ma come una voce ancora utilizzabile dentro una produzione contemporanea.

Studia armonia con Manuele Montesanti

L’approccio ascoltato nel video trova una prosecuzione nell’attività didattica di Montesanti. Su Musicezer è disponibile il suo corso dedicato all’armonia musicale, un percorso costruito per collegare la comprensione teorica alla pratica reale sulla tastiera.

Le dieci videolezioni affrontano la formazione degli accordi, le strutture a quattro voci, la geometria armonica, i voicing a parti strette, le sostituzioni sugli accordi maggiori, minori e di dominante, il comping, il controllo dinamico del groove e la costruzione di materiale per l’improvvisazione.

Il punto non è memorizzare una collezione di forme da spostare lungo la tastiera, ma capire come armonia, ritmo, dinamica e scelta timbrica intervengano insieme nella costruzione di una parte musicale. Esattamente ciò che accade nella nuova registrazione di “M-I-M-M-A”.

Da una parte c’è quindi un corso che analizza accordi, voicing e groove; dall’altra una performance che mostra come quelle conoscenze possano trasformarsi in musica attraverso il carattere di uno strumento del 1975. La teoria spiega il percorso, il Wurlitzer si occupa di “sporcarlo” quanto basta.



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