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Più strumenti nelle scuole e negozi più vivi: il piano di NAMM NeXT Europe

Il settore degli strumenti musicali punta su formazione, negozi, collaborazione e nuove occasioni concrete per iniziare a suonare.

In sintesi. A NAMM NeXT Europe 2026, ad Amsterdam, oltre 85 rappresentanti di produzione, distribuzione e vendita hanno messo a fuoco una conclusione semplice: per vendere più strumenti serve prima che più persone abbiano occasione di suonarli. Dai lavori escono indicazioni concrete su scorte e trasparenza della filiera, sul negozio come luogo di esperienza e riparazione, sull’uso dell’intelligenza artificiale con regole chiare, e sulla collaborazione stabile tra aziende e scuole.

Quando si parla di futuro dell’industria musicale, il rischio è sempre lo stesso: finire in una palude di grafici, strategie aziendali, “scenari complessi” e parole inglesi abbastanza vaghe da poter significare tutto e il contrario di tutto.

A NAMM NeXT Europe 2026, però, dietro il linguaggio inevitabilmente formale dei gruppi di lavoro è emersa un’idea molto più semplice: per vendere più strumenti, prima bisogna fare in modo che più persone abbiano voglia, possibilità e occasioni per suonarli.

L’incontro, tenuto il 10 e 11 giugno ad Amsterdam, ha riunito oltre 85 rappresentanti del mondo della produzione, della distribuzione e della vendita al dettaglio. Al tavolo erano presenti aziende legate agli strumenti musicali, al pro audio, agli eventi dal vivo e alla formazione. Per l’Italia era presente la delegazione di Dismamusica, che ha contribuito attivamente alla realizzazione delle conclusioni.

Non si trattava, dunque, della classica fiera con decine di amplificatori accesi contemporaneamente – per la gioia dei timpani – ma di un appuntamento nel quale provare a capire dove stia andando il settore e, soprattutto, cosa si possa fare concretamente.

La prima parte dei gruppi di lavoro di NAMM NeXT Europe 2026.

L’incertezza non è più un imprevisto

La prima conclusione condivisa riguarda il contesto economico e geopolitico. Secondo i partecipanti, ciò che negli anni scorsi veniva considerato un periodo eccezionale sta diventando la normalità.

Costi energetici, politiche commerciali, difficoltà logistiche, dazi e tensioni internazionali non possono più essere trattati come problemi temporanei, in attesa che tutto torni come prima. Quel “prima”, molto probabilmente, non tornerà.

Produttori e distributori dovranno quindi predisporre piani alternativi, mantenere scorte di sicurezza e avvicinare maggiormente i prodotti ai mercati nei quali saranno venduti. Il modello basato su magazzini ridotti al minimo e consegne calcolate al millimetro, il famoso just in time, viene considerato sempre più fragile.

Per un musicista tutto questo si traduce in questioni molto concrete: strumenti realmente disponibili, ricambi reperibili, tempi di consegna meno imprevedibili e assistenza capace di intervenire senza attendere mesi.

Non è esattamente il genere di argomento che spinge qualcuno a imbracciare una chitarra, ma chi ha aspettato a lungo un componente, un ricambio o uno strumento ordinato sa che la logistica può diventare improvvisamente molto musicale. Soprattutto quando comincia la serie delle imprecazioni.

Produttori, distributori e negozi devono parlarsi di più

Uno dei problemi individuati è la tendenza dei diversi soggetti della filiera a lavorare come compartimenti separati. Il produttore costruisce, il distributore distribuisce, il negozio cerca di capire cosa arriverà e il cliente domanda quando potrà provarlo. Nel frattempo, le informazioni percorrono il tragitto con la velocità di un fonico richiamato sul palco durante la pausa cena.

I gruppi di lavoro chiedono invece una maggiore condivisione dei dati operativi, dalle previsioni della domanda ai tempi di consegna, passando per l’origine dei prodotti e le informazioni sulla sostenibilità.

Non significa che le aziende debbano aprire i propri archivi alla concorrenza, ma che la collaborazione tra chi produce, chi distribuisce e chi vende debba diventare più concreta. L’obiettivo è evitare sia la mancanza di prodotti richiesti sia magazzini pieni di articoli che nessuno sta cercando.

Il negozio non può essere soltanto uno scaffale

Per i rivenditori, la risposta alla crescita del commercio online non dovrebbe limitarsi al tentativo di competere sullo stesso terreno.

Il negozio fisico può offrire qualcosa che una pagina web difficilmente riesce a replicare: competenza, confronto diretto, prove reali degli strumenti, assistenza e rapporto con la comunità musicale locale.

Tra le proposte emerse ci sono programmi dedicati all’usato, alla riparazione e alla rimessa in circolazione degli strumenti, ma anche collaborazioni con scuole, insegnanti e associazioni.

Un negozio potrebbe invitare una classe a scoprire gli strumenti, organizzare incontri sulla loro manutenzione o aiutare a recuperare chitarre, tastiere e strumenti a fiato destinati altrimenti a restare chiusi in qualche armadio.

In questa visione, il rivenditore non è più soltanto il luogo nel quale si conclude un acquisto. Diventa uno dei punti nei quali può cominciare il rapporto di una persona con la musica.

L’intelligenza artificiale è già entrata nel settore

Naturalmente non poteva mancare l’intelligenza artificiale, ormai invitata a qualsiasi riunione anche quando nessuno ricorda esattamente chi l’abbia messa in copia.

Nel settore degli strumenti musicali viene già utilizzata per il marketing, il servizio clienti, la gestione delle scorte, l’analisi della domanda, l’ottimizzazione per i motori di ricerca e la produzione di contenuti destinati ai social network.

Secondo i gruppi di lavoro, tuttavia, non basta lasciare qualche dipendente libero di sperimentare. L’adozione dell’IA deve essere accompagnata da una strategia aziendale, da formazione specifica e da regole chiare.

Esistono inoltre problemi legati alla privacy, all’affidabilità delle informazioni e alla qualità dei dati utilizzati. Se i dati di partenza sono incompleti o sbagliati, il risultato non diventa magicamente intelligente soltanto perché è stato prodotto da un algoritmo.

In altre parole, l’IA può aiutare un negozio a prevedere la domanda o a comunicare meglio con i propri clienti, ma non può sostituire l’esperienza di chi sa spiegare perché due chitarre apparentemente simili rispondano in modo completamente diverso sotto le dita.

L’obiettivo più importante: creare nuovi musicisti

Il punto sul quale i partecipanti hanno mostrato il consenso più ampio riguarda l’educazione musicale.

«La missione è chiara: creare più musicisti» (Marcel Messner)

L’idea è che non sia sufficiente sostenere genericamente la musica o finanziare qualche iniziativa istituzionale. Servono programmi nei quali le persone possano toccare uno strumento, provarlo, ricevere una guida e vivere direttamente l’esperienza del fare musica.

Le proposte comprendono incontri nelle scuole, formazione per gli insegnanti, programmi di donazione e riparazione degli strumenti, laboratori nei negozi ed esperienze pensate per chi non ha mai suonato.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle persone che imparano attraverso piattaforme online, tutorial, creator e percorsi autonomi. Non tutti entrano nella musica passando da una scuola tradizionale, e il settore sembra finalmente disposto ad ammetterlo.

Iniziare a suonare non è una questione anagrafica

Tra le opportunità ancora poco esplorate è stata indicata anche la cosiddetta “silver economy”, vale a dire il pubblico adulto e anziano.

Imparare a suonare non è un’attività riservata ai bambini o agli adolescenti. Chi prende in mano uno strumento a sessanta o settant’anni non è necessariamente un cliente occasionale: può diventare un musicista appassionato quanto chi ha iniziato durante il liceo.

Per negozi, scuole e produttori significa ripensare anche la comunicazione. Non tutti cercano il virtuosismo, il palco o una carriera professionale. Molte persone vogliono semplicemente suonare una canzone, tenere attiva la mente, condividere un’attività con gli altri o finalmente aprire quella custodia rimasta chiusa per trent’anni.

Scuole e aziende non possono restare mondi separati

Dai lavori è emerso un modello basato sulla collaborazione tra quattro soggetti: produttori, distributori, rivenditori ed educatori.
Le aziende possono fornire strumenti e competenze; i distributori possono facilitare l’accesso ai prodotti; i negozi possono offrire spazi ed esperienze; insegnanti e scuole possono trasformare tutto questo in un percorso musicale duraturo.

Tra le organizzazioni coinvolte figurano l’Association Européenne des Conservatoires, la European Music School Union, la European Association for Music in Schools e European Soundmakers.

L’obiettivo è costruire un collegamento più stabile tra industria e formazione, facendo in modo che il sostegno agli strumenti nelle scuole, alla preparazione degli insegnanti e alle attività pratiche non dipenda soltanto da iniziative isolate.

Dalle discussioni ai fatti

I gruppi di lavoro hanno affidato anche alcuni compiti precisi ai partecipanti. A NAMM è stato chiesto di coordinare maggiormente le associazioni europee, preparare indicazioni pratiche sull’impiego dell’intelligenza artificiale e valutare la creazione di un evento europeo nel quale industria e mondo dell’educazione musicale possano incontrarsi regolarmente.

Produttori e distributori dovrebbero invece lavorare su piani di emergenza, trasparenza della filiera, formazione interna e accesso agli strumenti. Ai negozi viene chiesto di intensificare entro i prossimi dodici mesi i rapporti con scuole e insegnanti, sviluppando attività pratiche e programmi dedicati agli strumenti usati, riparati e ricondizionati.

La seconda parte dei lavori e delle conclusioni emerse durante NAMM NeXT Europe 2026.

Il rischio, naturalmente, è quello tipico di tutti i gruppi di lavoro: che il tavolo produca un documento molto ordinato e il documento finisca in un cassetto altrettanto ordinato.

Questa volta, però, le indicazioni sono abbastanza concrete da poter essere verificate. Nei prossimi mesi si potrà capire se negozi, aziende e organizzazioni formative avranno davvero cominciato a muoversi nella stessa direzione.

Perché queste conclusioni riguardano anche chi suona

A prima vista, strategie commerciali, catene di fornitura e previsioni della domanda sembrano argomenti lontani dalla vita quotidiana di un musicista.
In realtà, da queste decisioni dipendono la disponibilità degli strumenti, la qualità dell’assistenza, la sopravvivenza dei negozi specializzati, l’accesso alla formazione e le occasioni offerte a chi vorrebbe iniziare a suonare.

Per chi ha fretta: 4 risposte su NAMM NeXT Europe 2026

1. Che cos’è NAMM NeXT Europe 2026?
Un incontro tenuto ad Amsterdam il 10 e 11 giugno, che ha riunito oltre 85 rappresentanti di produzione, distribuzione, vendita al dettaglio, pro audio, eventi dal vivo e formazione. Per l’Italia era presente la delegazione di Dismamusica.

2. Qual è la conclusione principale emersa dai gruppi di lavoro?
Che l’industria non può limitarsi a vendere nuovi prodotti a chi è già musicista. La priorità condivisa è l’educazione musicale, cioè creare le condizioni perché altre persone decidano di iniziare a suonare.

3. Che cosa cambia per chi compra uno strumento?
Le indicazioni riguardano scorte di sicurezza, piani alternativi e maggiore trasparenza della filiera. Per il musicista significa strumenti più disponibili, ricambi reperibili, tempi di consegna meno imprevedibili e assistenza più rapida.

4. Che ruolo viene assegnato ai negozi?
Entro i prossimi dodici mesi viene chiesto loro di intensificare i rapporti con scuole e insegnanti, sviluppando attività pratiche e programmi dedicati agli strumenti usati, riparati e ricondizionati.

La conclusione più interessante di NAMM NeXT Europe 2026 non riguarda quindi l’intelligenza artificiale o il prossimo modello distributivo. Riguarda una consapevolezza molto più elementare: l’industria musicale non può limitarsi a vendere nuovi prodotti a chi è già musicista. Deve creare le condizioni perché qualcun altro decida di diventarlo.



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