La parola Utopia, per chi mastica alta fedeltà, non è un nome qualunque. Da decenni indica la fascia più estrema del catalogo Focal, il marchio francese di Saint-Étienne che nel settore dei diffusori rappresenta una delle poche realtà capaci di lavorare su trasduttori, cabinet e tecnologie acustiche con un controllo molto stretto della filiera.
La linea Utopia è sempre stata il banco di prova dove l’azienda concentra tutto ciò che sa fare, senza il freno del prezzo. Il nuovo arrivato, Diva Alta Utopia, sposta però quella tradizione su un terreno che fino a pochi anni fa sembrava lontano dal vertice dell’Hi-Fi: il wireless.
L’idea di un diffusore senza fili associato al concetto di alta fedeltà ha portato per anni una certa diffidenza tra gli appassionati. Wireless faceva rima con compromesso, con la cassa da scrivania o da soggiorno, con la praticità che paga il conto in termini di qualità del segnale.
Negli ultimi anni questo schema ha iniziato a scricchiolare, perché le tecnologie di trasmissione hanno raggiunto livelli che consentono di gestire flussi ad alta risoluzione con una solidità ben diversa rispetto al passato. Diva Alta Utopia nasce dentro questo cambiamento, e lo fa partendo dall’alto invece che dal basso.
Il punto interessante non è tanto che esista un diffusore wireless costoso, quanto che a costruirlo sia un marchio storico, e che lo posizioni nel cuore della propria gamma più prestigiosa anziché in un ramo separato e più commerciale.
Per un produttore che ha costruito buona parte della propria reputazione sulla filiera passiva tradizionale, mettere amplificazione, elaborazione e connettività dentro la cassa, e dichiararla parte della famiglia Utopia, è una scelta di campo. Come è costruito Diva Alta Utopia e dove si colloca nel settore sono i due nodi su cui conviene scendere nel dettaglio.
Quattro vie, amplificazione a bordo, niente cavi di potenza
Diva Alta Utopia è un sistema di diffusori attivi. Significa che l’amplificazione non sta in un componente separato collegato con i cavi di potenza, ma è integrata in ciascuna cassa. Ogni diffusore monta una sezione in classe AB da circa 600 watt, sviluppata da Naim e distribuita su quattro stadi di amplificazione dedicati.
L’architettura è a quattro vie e utilizza sette trasduttori per diffusore: quattro woofer W da 20,5 cm in configurazione push-push, un mid-bass W da 16,5 cm, un midrange W da 13 cm con profilo M e un tweeter PRISM da 27 mm con caricamento IAL2.
La gestione attiva permette di assegnare a ogni sezione il proprio amplificatore e la propria curva, con un controllo che nei sistemi passivi resta affidato al crossover e all’abbinamento con l’elettronica esterna. Sul piano pratico cambia il modo in cui il sistema arriva in casa: meno componenti separati, niente accoppiamento da scegliere tra diffusore e finale, una catena già calibrata dal costruttore.
Resta da capire, e lo diranno le prove indipendenti, quanto questa filosofia incida sul carattere sonoro rispetto ai modelli Utopia passivi che hanno costruito la reputazione della linea.
A tenere insieme i due diffusori, nella configurazione senza fili, c’è una trasmissione basata su tecnologia Ultra Wideband, indicata dal costruttore come priva di perdita e compressione, con risoluzione fino a 96 kHz e 24 bit. Per arrivare a 192 kHz e 24 bit è previsto invece il collegamento tramite il cavo Hi-Res Link fornito in dotazione.
È un dettaglio che pesa, perché il punto debole storico del wireless di fascia alta non è mai stato solo collegare la sorgente al diffusore, ma sincronizzare due diffusori tra loro mantenendo qualità, stabilità e allineamento temporale.
Dentro la tradizione Utopia, su un terreno nuovo
Focal racconta Diva Alta Utopia come un sistema direttamente ispirato a Grande Utopia, il diffusore che da anni rappresenta il modello di punta del marchio e uno dei riferimenti assoluti della categoria. Il legame non è solo nominale: la geometria a cui si rifà Diva Alta Utopia riprende l’idea di Focus Time Management, cioè la disposizione dei trasduttori orientati verso il punto di ascolto ideale, in modo da far arrivare le diverse frequenze il più possibile allineate nel tempo all’orecchio di chi siede al centro della scena.
C’è poi la parte dei materiali. Il costruttore cita la tecnologia PRISM, introdotta qui per il tweeter, basata su una combinazione di substrato multi-materiale e micro-strutturazione avanzata della superficie. Su questi aspetti il confine tra dichiarazione del produttore e riscontro misurabile resta affidato ai test sul campo, ma la presenza di queste soluzioni dice una cosa chiara: Diva Alta Utopia non è un prodotto consumer travestito da oggetto premium, ma nasce intorno al patrimonio tecnico della fascia più alta Focal.
La novità vera resta l’integrazione. Un modello Utopia tradizionale è un punto di arrivo per chi ha già, o vuole costruire, un impianto fatto di sorgente, preamplificatore, finali e cablaggi dedicati. Diva Alta Utopia prova a comprimere quella catena in due casse e in un’applicazione di controllo. Anche per la parte elettronica e di streaming Focal si è appoggiata a Naim Audio, il marchio britannico che fa parte dello stesso gruppo e porta una lunga esperienza in questo campo.
La parte di connettività parla il linguaggio dello streaming contemporaneo: compatibilità con Spotify Connect, TIDAL Connect, Qobuz Connect, AirPlay, Google Cast, Bluetooth 5.3 e UPnP, oltre a un’applicazione dedicata per la gestione del sistema. Per un oggetto di questa fascia è una dichiarazione di intenti: il vertice non vuole più essere solo un altare per audiofili, ma anche qualcosa che si accende e suona. Possibilmente senza trasformare il salotto in una sottostazione elettrica.
Cosa significa un wireless da 200.000 euro
Il prezzo colloca Diva Alta Utopia in un territorio che nessuna comodità d’uso può giustificare da sola. Cifre che mettono fuori dai giochi… beh, la maggior parte di chi pur avendo una grande passione per l’alta fedeltà, non ha un conto in banca da Zio Paperone.
Il senso dell’operazione si capisce proprio guardando quel pubblico. Chi compra ai vertici dell’alta fedeltà non cerca certo il risparmio, cerca il risultato e, sempre più spesso, anche un rapporto meno macchinoso con l’ascolto. Siamo un passo oltre anche rispetto all’audiofilo danaroso che compra cavi a peso d’oro.
C’è chi dirà che queste persone cercano solamente modi fantasiosi per spendere i soldi, ma qui si va su valutazioni personali e morali che ha poco senso affrontare in questa sede. Di sicuro, per ascoltare bene la musica non c’è assoluto bisogno di spendere queste cifre (ci risparmiamo stavolta la banale similitudine con le automobili sportive a cui tutti potete giungere anche da soli).
Ciò che può essere interessante è che costruire un sistema attivo wireless a questo livello è un modo di dire che la trasmissione senza fili non è più un compromesso, ma una tecnologia matura da reggere il nome più pesante del catalogo. E questa è una buona notizia, che d’altronde si sta già riflettendo su prodotti e marchi ben più vicini alle possibilità del “comune mortale”.
Diva Alta Utopia racconta, insomma, che un marchio arrivato all’eccellenza della tecnologia passiva tradizionale considera ormai wireless e amplificazione integrata degni del proprio nome. Per il pubblico che ascolta a questi livelli resta una sola domanda aperta, e non riguarda le sigle ma il suono: se la comodità di due casse senza cavi di potenza riesca davvero a non lasciare nulla per strada rispetto ai modelli Utopia che hanno fatto la storia del marchio. La risposta arriverà, come sempre, dall’ascolto.
Per chi ha fretta: 5 risposte su Focal Diva Alta Utopia
1. Cos’è Focal Diva Alta Utopia?
È un sistema di diffusori wireless attivi a quattro vie del marchio francese Focal, collocato nella fascia più alta della famiglia Utopia. L’amplificazione è integrata nelle casse e la trasmissione tra i due diffusori può avvenire senza cavi di segnale tramite tecnologia UWB.
2. Quanto costa?
Il listino parte da 165.000 sterline a coppia per le finiture in feltro e arriva a 175.000 sterline a coppia per le versioni in lacca lucida. In Italia il tutto si traduce in cifre intorno ai 200.000 euro.
3. Cosa vuol dire diffusore attivo?
Significa che gli amplificatori sono integrati nei diffusori, non in un componente separato collegato con i cavi di potenza. Ogni cassa eroga 600 watt distribuiti su quattro stadi di amplificazione in classe AB.
4. Come comunicano le due casse senza fili?
Attraverso una trasmissione basata su tecnologia Ultra Wideband, dichiarata dal costruttore come priva di perdita e compressione, fino a 96 kHz/24 bit. Per arrivare a 192 kHz/24 bit è necessario usare il cavo Hi-Res Link incluso.
5. Quali sorgenti supporta?
Spotify Connect, TIDAL Connect, Qobuz Connect, AirPlay, Google Cast, Bluetooth 5.3 e UPnP, oltre all’app Focal & Naim per la gestione del sistema.













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