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TONTO, il mostro analogico che ha cambiato la storia della musica

TONTO, il più grande sintetizzatore analogico polifonico al mondo, ha rivoluzionato la musica pop negli anni Settanta e vive ancora a Calgary.

C’è un sintetizzatore che non si suona seduti davanti a una tastiera. Si entra dentro. TONTO – The Original New Timbral Orchestra è il più grande sintetizzatore analogico multitimbrico e polifonico mai costruito, un’architettura sonora senza precedenti che ha lasciato il segno su alcuni degli album più importanti della storia della musica popolare del Novecento.

Un progetto folle e visionario

Tutto nasce alla fine degli anni Sessanta, quando il produttore discografico Robert Margouleff acquistò un sintetizzatore modulare Moog Serie III e il musicista e progettista Malcolm Cecil lo incontrò quasi per caso durante una sessione di registrazione a New York. Cecil, contrabbassista del jazz britannico con un’anima da ingegnere, riconobbe immediatamente il potenziale di quella macchina e iniziò a espanderla in modo sistematico.

Quello che ne risultò non è propriamente un sintetizzatore, ma una rete di sintetizzatori fusa in un’unica architettura: due Moog, due ARP 2600, quattro Oberheim SEM, moduli EMS, Roland, Serge e Yamaha, sequencer, controller per batteria e convertitori MIDI, il tutto collegato con cavi in filo aeronautico Boeing 747.
L’insieme forma una struttura che supera i due metri di altezza, disposta a semiluna, che ricorda l’interno di un’astronave. «Quando eri lì a suonarla, era come essere dentro un bulbo oculare», ha dichiarato Mark Mothersbaugh dei Devo.

L’innovazione tecnica più rilevante che Cecil ottenne con TONTO fu la polifonia: la capacità di suonare più note contemporaneamente, che all’inizio degli anni Settanta era una conquista radicale nel campo della sintesi. Progettò anche un joystick di controllo, un’invenzione che sarebbe stata poi adottata, in qualche forma, dalla maggior parte dei sintetizzatori moderni.

Zero Time e l’incontro con Stevie Wonder

Nel 1971, Cecil e Margouleff pubblicarono Zero Time sotto il nome Tonto’s Expanding Head Band, un album sperimentale di poco più di mezz’ora che mostrava al mondo le possibilità sonore della macchina. Il disco circolò tra i musicisti più attenti e finì nelle mani di Stevie Wonder, che rimase folgorato.

Da quel momento iniziò una delle collaborazioni più fertili nella storia del pop. Tra il 1972 e il 1974, Wonder scrisse quasi 150 brani prima di selezionare quelli pubblicati su Music of My MindTalking BookInnervisions e Fulfillingness’ First Finale.
Le sessioni si tenevano agli Electric Lady Studios di New York, con Cecil e Margouleff nel ruolo di produttori associati, ingegneri del suono e programmatori. Per Innervisions i due ricevettero un Grammy per la miglior ingegneria del suono.

«Erano suoni freschi», ha ricordato Bootsy Collins. «Potevi suonare la stessa cosa su un piano o un organo, ma non ti dava lo stesso mordente, lo stesso sapore, non ti toccava allo stesso modo».
TONTO non era solo uno strumento, era un linguaggio sonoro nuovo.

Oltre Wonder: un catalogo impressionante

Il raggio d’azione di TONTO andò ben oltre la discografia di Wonder. Tra i nomi che ne hanno fatto uso figurano The Isley Brothers (3+3Live It UpThe Heat Is On), Gil Scott-Heron con Brian Jackson (1980), Weather Report, Quincy Jones, Bobby Womack, Minnie Riperton, Joan Baez, i Doobie Brothers, Randy Newman, Billy Preston e molti altri. TONTO apparve persino nel film Phantom of the Paradise di Brian De Palma nel 1974.

Nel 1975 Cecil rilevò la quota di Margouleff e proseguì il progetto da solo, spostando poi lo strumento negli anni Novanta nei leggendari studi Mutato Muzika di Mothersbaugh a Los Angeles, prima di riportarlo nella sua casa di New York.

Il trasferimento a Calgary e la conservazione

Quando Cecil cercò una sistemazione definitiva per TONTO, pose due condizioni fondamentali: lo strumento doveva restare accessibile ai musicisti attivi e doveva essere costantemente manutenuto.
Il National Music Centre (NMC) di Calgary, in Canada, soddisfaceva entrambi i requisiti, e nel 2013 TONTO trovò la sua casa definitiva all’interno dello Studio Bell.

Il restauro fu affidato a John Leimseider, tecnico straordinario che portò lo strumento a piena funzionalità prima di scomparire prematuramente nel 2018, poche settimane prima della grande settimana celebrativa dedicata a TONTO.
Oggi è Jason Tawkin, ingegnere capo del NMC, a custodire la macchina e il know-how trasmessogli direttamente da Cecil prima della sua scomparsa nel marzo 2021.

Il primo gruppo a registrare con il TONTO restaurato è stato The Halluci Nation (ex A Tribe Called Red), che nel 2021 ha pubblicato One More Saturday Night, realizzato in parte proprio con questo sintetizzatore leggendario.

Una macchina che è ancora viva

Ciò che rende TONTO unico non è solo la sua scala dimensionale o la sua storia. È il fatto che, come sottolinea lo stesso Tawkin, «quando accendi lo strumento, ti dà immediatamente un feedback»: non lo programmi per ottenere un suono preciso, stabilisci i parametri e poi ascolti cosa decide di fare. È un dialogo, non un comando.

Definirlo semplicemente “il più grande sintetizzatore analogico del mondo” è riduttivo. TONTO è un archivio sonoro vivente, un pezzo di storia della musica che continua a produrre musica nuova. E questo, a oltre cinquant’anni dalla sua nascita, è già di per sé un fatto straordinario.



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