In sintesi: Per padroneggiare il fraseggio jazz sulla progressione II V I con gli arpeggi alla chitarra serve un cambio di mentalita rispetto alle scale: vai accordo per accordo, parti lentamente, fissa tre arpeggi (IIm7, V7, Imaj7) in ogni area della tastiera e mantieni un aspetto ritmico costante a duine di ottavi. Conoscere l armonia sottostante e la chiave.
Perche passare dalle scale agli arpeggi sul II V I
Quando si suona jazz alla chitarra, il II V I e la progressione che ti sentirai capitare addosso piu spesso: e l ossatura armonica di centinaia di standard, da Autumn Leaves a All the Things You Are. Pensare per scale e l approccio piu intuitivo, ma anche quello che ti tiene incollato a un suono generico, dove l ascoltatore non sente il movimento accordo dopo accordo. Gli arpeggi rovesciano la prospettiva: ti chiedono di seguire ogni cambio armonico, di toccare le note che definiscono l accordo invece di girarci intorno. Il risultato e un fraseggio piu lineare, piu identificabile, piu vicino al vocabolario dei grandi solisti.
I tre principi prima di mettere le dita sulla tastiera
Ci sono tre regole non negoziabili da fissare prima ancora di studiare il primo arpeggio. Primo, conosci l armonia: senza sapere quali sono IIm7, V7 e Imaj7 in ogni tonalita, suonare arpeggi diventa un esercizio meccanico che non sviluppa l orecchio. Secondo, studia lento: meglio due accordi al giorno padroneggiati che dodici scorsi via in fretta. Terzo, accetta che all inizio sarai ingabbiato: la mano cerchera istintivamente di partire dalla tonica dell accordo appena cambiato. Va benissimo come punto di partenza, ma il vero salto qualitativo arriva quando riesci a entrare nell accordo da qualsiasi nota dell arpeggio, su qualsiasi corda.
Tessitura ritmica costante: il segreto del fraseggio fluente
Un errore tipico di chi si avvicina agli arpeggi e iniziare con un fraseggio frammentato, fatto di pause e accenti casuali. Il consiglio operativo e quello opposto: mantieni un flusso ritmico costante, idealmente a duine di ottavi sopra il tempo del brano. Questa scelta crea una tessitura melodica forte e ti obbliga a tenere il filo armonico vivo dall inizio alla fine. In seguito potrai introdurre terzine, sincopi e silenzi musicali, ma solo dopo che la macchina ritmica e ben oliata.
Codificare la tastiera: tre arpeggi per ogni area
Il metodo piu efficace per sentirti a casa sul II V I e codificare ogni zona della tastiera con i tre arpeggi che servono. In tonalita di Do maggiore, ad esempio, ti servono Dm7, G7 e Cmaj7, incastrati in posizioni vicine cosi che il passaggio sia di poche note e mai di interi spostamenti. Una buona traccia di lavoro e quella dei cinque modelli delle triadi maggiori, da cui costruire l estensione di settima. Quando le tre forme dell arpeggio si fissano nella memoria muscolare, sei libero di concentrarti sull aspetto melodico e sul racconto, non piu sul dove mettere le dita.
Finalmente in questo articolo, dopo i due precedenti che si sono occupati di una sorta di preparazione, possiamo affrontare il fraseggio con gli arpeggi.
Farei qualche considerazione che possa servire da premessa e consiglio di studio e poi di utilizzo:
- non puoi pensare che con gli arpeggi si suoni come con le scale.
- per sviluppare il fraseggio con gli arpeggi ci vuole un po’ più di pazienza, in quanto almeno all’inizio sarai più ingabbiato e didattico
- fraseggiare con gli arpeggi ti obbliga a conoscere perfettamente l’armonia su cui stai suonando
- inizia a studiare molto lentamente e se è il caso studia un paio di accordi per volta, fino a coprire l’intera progressione armonica.
Suonare con gli arpeggi comporta come primo elemento, il seguire l’intera progressione accordo dopo accordo, mentre con le scale, molte volte succede che il chitarrista ricerchi una scala con cui suonare sull’intera progressione, bene dimentichiamoci questo processo e iniziamo a codificare ogni area della tastiera, incastrando i tre arpeggi che ci serviranno per coprire la progressione IIm7, V7 e Imaj7.
Teniamo anche presente che all’inizio di questa esercitazione, ci verrà abbastanza istintivo iniziare dalla tonica dell’accordo appena cambiato, poi il tempo, lo studio e l’esperienza, ci permetterà di controllare questo cambio armonico su ogni singola corda.
Il personale consiglio è quello di mantenere un aspetto ritmico costante (duine di ottavi) in modo da poter creare una tessitura melodica forte nell’uso degli arpeggi, poi anche qui, tempo ed esperienza serviranno a rafforzare e ampliare le nostre capacità.
Nel prossimo appuntamento andremo a introdurre un elemento di “colorazione” del fraseggio melodico.
Buon divertimento!
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Oltre i tre arpeggi: come uscire dal didattico
Una volta che la struttura tiene, arriva la parte interessante: colorare il fraseggio. La prima mossa naturale e sovrapporre arpeggi diversi sulla stessa armonia, una tecnica che esploriamo nel pezzo dedicato alla sovrapposizione di arpeggi nel II V I: per esempio suonare un arpeggio di Bm7b5 sopra il Dm7, oppure portare la pentatonica come elemento di rottura, come spiegato nel piano di studio della pentatonica blues applicata al II V I del jazz. Il salto successivo e l inversione dell arpeggio, per spezzare la prevedibilita melodica.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sugli arpeggi sul II V I
1. Perche gli arpeggi cambiano il fraseggio jazz?
Perche ti obbligano a seguire l armonia accordo dopo accordo, mentre la scala tende a generalizzare e produce un fraseggio piu anonimo.
2. Quali sono i tre arpeggi della II V I?
In tonalita maggiore servono IIm7, V7 e Imaj7. In Do maggiore: Dm7, G7 e Cmaj7.
3. Da quale nota dell arpeggio conviene iniziare?
All inizio la tonica e la scelta piu istintiva. Con il tempo dovrai poter partire da terza, quinta o settima su qualsiasi corda.
4. Che valore ritmico usare nello studio?
Duine di ottavi costanti: creano una tessitura forte e ti aiutano a non spezzare il filo armonico mentre fissi le posizioni.
5. Cosa viene dopo i tre arpeggi base?
Sovrapposizione di arpeggi, inversioni, contaminazione con la pentatonica blues e note di passaggio cromatiche.
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