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Il basso a 17 corde degli ZZ Top: quando uno scherzo diventa una condanna

Il basso a 17 corde degli ZZ Top nasce per scherzo, diventa virale e finisce per tormentare Elwood Francis.

Certe idee sembrano divertentissime fino al momento in cui qualcuno decide di prenderle sul serio. È quello che è successo a Elwood Francis, bassista degli ZZ Top, quando ha suggerito a Billy Gibbons di acquistare uno strumento a 17 corde trovato durante una delle sue esplorazioni notturne su Internet. Doveva essere uno scherzo da consumare in una sola serata. È diventato un appuntamento ricorrente nei concerti della band texana, con un piccolo inconveniente: Francis detesta suonarlo.

Lo ha raccontato nel 2024 a Guitar World, che ha ripreso la vicenda in un articolo del settembre 2026. Dietro quell’enorme basso giallo, apparentemente uscito dalla fantasia di un liutaio con troppo tempo libero, si nasconde una storia fatta di copie cinesi, esperimenti di liuteria estrema e una battuta che è sfuggita di mano ai suoi stessi protagonisti.

Per chi ha fretta

Che cos’è il basso a 17 corde degli ZZ Top?
È uno strumento dall’aspetto decisamente insolito, utilizzato da Elwood Francis durante Got Me Under Pressure. Ha debuttato sul palco il 5 novembre 2022, durante un concerto a Huntsville, in Alabama.

Da dove arriva?
Non è un Fender originale, nonostante il logo sulla paletta. È una copia economica di provenienza cinese, ispirata alla chitarra Ormsby a 18 corde realizzata per Jared Dines nel 2018.

Vengono suonate tutte le 17 corde?
No. Francis ha dichiarato di utilizzarne soltanto tre o quattro, secondo le diverse testimonianze. Le altre contribuiscono soprattutto all’impatto visivo dello strumento.

Perché Elwood Francis non vuole più suonarlo?
Il basso è ingombrante, scomodo e presenta alcuni problemi costruttivi. Francis lo aveva proposto a Billy Gibbons per scherzo, pensando di utilizzarlo una sola volta. Il successo ottenuto online lo ha invece trasformato in un appuntamento ricorrente dei concerti degli ZZ Top.

Tutto è cominciato con una ricerca notturna

Prima di salire sul palco come bassista degli ZZ Top, Elwood Francis aveva lavorato per anni come tecnico degli strumenti della band. Nel suo curriculum figuravano anche collaborazioni con Joe Perry, Steve Vai e i Guns N’ Roses. Conosceva quindi molto bene il mondo degli strumenti musicali, compresi quelli più stravaganti, e soprattutto il gusto di Billy Gibbons per le trovate fuori dall’ordinario.

Una notte, mentre navigava su un sito cinese di strumenti musicali, Francis si imbatté nella fotografia di uno strumento a 17 corde. L’aspetto era talmente assurdo da suggerirgli immediatamente uno scherzo: inviò uno screenshot a Gibbons proponendo di comprarlo e utilizzarlo durante un concerto, giusto per vedere la reazione del pubblico.

Francis pensava che tutto sarebbe finito con qualche risata. Invece Gibbons prese sul serio la proposta. Secondo il racconto del bassista, circa tre mesi dopo lo strumento arrivò dalla Cina. Era giallo, con una paletta gigantesca e una tastiera tanto larga da far sembrare un normale basso elettrico uno strumento particolarmente discreto.

Gibbons glielo mostrò e gli propose di utilizzarlo per una canzone. Francis accettò, senza immaginare che stava inaugurando una tradizione dalla quale avrebbe poi cercato inutilmente di liberarsi.

Il debutto del basso a 17 corde: Huntsville, 5 novembre 2022

La prima apparizione pubblica dello strumento risale al 5 novembre 2022, durante il concerto degli ZZ Top al Mark C. Smith Concert Hall di Huntsville, in Alabama. La band aprì la serata con Got Me Under Pressure, brano dell’album Eliminator del 1983, e Francis si presentò sul palco imbracciando il gigantesco basso giallo.

Non si trattava di un semplice oggetto scenografico: il musicista eseguì effettivamente la parte di basso, anche se utilizzando soltanto una piccola parte delle corde disponibili. Terminato il brano, ripose lo strumento e proseguì il concerto con bassi decisamente più convenzionali.

Il particolare più curioso è che Francis non aveva mai suonato quello strumento prima di portarlo sul palco. Il tecnico aveva avuto appena il tempo di prepararlo e, come spiegato dal musicista, gli ZZ Top non effettuavano soundcheck. Quella sera, quindi, il bassista dovette affrontare contemporaneamente il pubblico, il brano e una tastiera dalle proporzioni completamente insolite.

Il problema principale non era tanto la parte musicale, quanto l’orientamento sul manico. Osservata dalla posizione del musicista, la tastiera appariva come una superficie enorme sulla quale era difficile individuare rapidamente i tasti. Francis ha raccontato di aver faticato a trovare le posizioni corrette, una difficoltà tutt’altro che trascurabile quando bisogna mantenere il tempo insieme a Billy Gibbons e Frank Beard.

Nel video seguente, ripreso da uno spettatore, si vede il basso a 17 corde durante Got Me Under Pressure, a Huntsville nel novembre 2022.

Francis pensava di essersela cavata. Aveva suonato la canzone, il pubblico aveva visto qualcosa di insolito e lo scherzo poteva considerarsi concluso. Ma le riprese finirono su Internet, dove il basso attirò immediatamente l’attenzione delle testate musicali e degli appassionati. Quello che doveva essere un episodio isolato era diventato virale.

Non è un Fender: l’origine è nella chitarra a 18 corde di Jared Dines

Guardando il basso di Francis si nota un particolare evidente: sulla gigantesca paletta compare il marchio Fender. Eppure Fender non ha prodotto quello strumento. Si tratta di una copia di provenienza cinese alla quale lo stesso Francis ha raccontato di aver applicato successivamente il logo.

L’origine del progetto è invece legata allo YouTuber e chitarrista statunitense Jared Dines, conosciuto soprattutto per i suoi video dedicati al metal moderno, alle accordature ribassate e agli strumenti con un numero di corde decisamente superiore alla media.

La vicenda ha un precedente interessante. Nel 2017 Dines aveva commissionato una chitarra a 17 corde a un costruttore che si presentava come liutaio, ma il progetto si trasformò in una controversia. Il musicista denunciò pubblicamente di aver pagato per una realizzazione artigianale, scoprendo successivamente che lo strumento proposto proveniva in realtà da un produttore cinese. La vicenda suscitò parecchia attenzione nella comunità dei chitarristi online e spinse Dines a cercare un’altra soluzione.

L’anno successivo arrivò una risposta decisamente più ambiziosa. Il liutaio australiano Perry Ormsby, fondatore di Ormsby Guitars, collaborò con Dines alla realizzazione della DJENT2018, una chitarra elettrica a 18 corde presentata nel 2018.

Questa volta non si trattava di un assemblaggio improvvisato, ma di uno strumento costruito con soluzioni tecniche specifiche. La DJENT2018 adottava una tastiera multiscala, con lunghezze vibranti differenti per le corde, un manico realizzato con nove elementi di legno e ben tre truss rod a doppia azione per consentirne la regolazione. Erano presenti anche rinforzi in fibra di carbonio, un corpo in Tasmanian blackwood, una tastiera in ebano africano e pickup progettati appositamente per gestire l’ampia gamma di frequenze dello strumento.

La configurazione multiscala rispondeva a un’esigenza concreta: quando si combinano corde destinate a registri molto differenti, un’unica lunghezza di scala può rappresentare un compromesso poco efficace tra tensione, risposta e suonabilità. Le diverse lunghezze vibranti permettono invece di adattare meglio il comportamento delle corde alle rispettive accordature, pur senza eliminare tutte le difficoltà di uno strumento tanto estremo.

Nel video Djent 2018, Jared Dines mostra le possibilità della sua Ormsby a 18 corde, alternando riff, tapping e altre tecniche esecutive.

Il basso di Francis riprende in maniera evidente l’aspetto della creazione di Dines, ma con diciassette corde e una costruzione molto più economica. Persino le iniziali JD compaiono sulla tastiera, al dodicesimo tasto: un dettaglio che rende difficile parlare di semplice coincidenza estetica.

Quando Dines vide le fotografie del musicista degli ZZ Top con quello strumento, riconobbe immediatamente la somiglianza e la segnalò sui social. Francis rispose ammettendo che si trattava di una copia ispirata al progetto Ormsby. Il dialogo, inizialmente interpretabile come una possibile polemica, si concluse invece amichevolmente. Dines spiegò di aver trovato la vicenda divertente e confessò che, vedendo le prime immagini, aveva persino pensato a un fotomontaggio.

Francis, dal canto suo, riconobbe il merito del progetto originale, aggiungendo con una certa autoironia che lo scherzo si era ritorto contro di lui: mentre Dines utilizzava la propria chitarra per comporre musica pensata appositamente per quello strumento, lui era costretto a suonare una copia economica per eseguire una normale linea di basso.

Diciassette corde, ma quante ne vengono davvero utilizzate?

È probabilmente la domanda più interessante dal punto di vista musicale. Uno strumento con diciassette corde può offrire possibilità molto diverse da un basso tradizionale, ma questo non significa che venga necessariamente impiegato per sfruttare una maggiore estensione.

Nel 2022 Francis spiegò che il suo strumento montava tre gruppi di quattro corde da basso e un gruppo da cinque, per un totale di diciassette. Precisò inoltre che, durante l’esecuzione, ne utilizzava soltanto tre: due corde accordate in Mi e una in La, secondo la sua descrizione.

In un’intervista pubblicata nel gennaio 2025, parlando dei bassi a molte corde utilizzati sul palco, indicò invece quattro corde effettivamente suonate, due nella parte superiore e due in quella inferiore. Le dichiarazioni appartengono a momenti diversi e non permettono di stabilire con certezza se sia cambiato il modo di utilizzare lo strumento oppure se il musicista stesse descrivendo configurazioni differenti. Il dato sostanziale rimane comunque lo stesso: la maggior parte delle corde non viene impiegata durante il brano.

È anche importante distinguere la disposizione delle corde dall’accordatura complessiva. Il fatto che uno strumento abbia diciassette corde non significa automaticamente che possieda diciassette note differenti a vuoto, né che il musicista disponga di un’estensione utilizzabile proporzionalmente superiore a quella di un normale basso elettrico. Numero di corde, disposizione, accordatura ed estensione effettiva sono caratteristiche differenti, e nel caso dello strumento di Francis non è disponibile una documentazione tecnica sufficientemente dettagliata per ricostruirle tutte.

Per quanto riguarda la suonabilità, il problema più evidente è l’enorme larghezza del manico. La mano sinistra deve raggiungere posizioni molto distanti tra loro e la consueta percezione dei riferimenti sulla tastiera cambia radicalmente. Anche le corde non utilizzate possono diventare una complicazione, perché rischiano di vibrare per simpatia o di essere urtate accidentalmente. Nelle fotografie ravvicinate è infatti visibile una striscia di materiale smorzante collocata in prossimità del ponte, utilizzata per contenere le vibrazioni delle corde centrali.

In sostanza, non siamo davanti a un basso utilizzato per eseguire linee musicali impossibili su uno strumento tradizionale, ma a un oggetto dall’impatto visivo eccezionale, impiegato per suonare una parte relativamente semplice. Ed è proprio il contrasto tra le proporzioni dello strumento e la musica eseguita a rendere la scena così divertente.

Uno strumento economico con problemi tutt’altro che immaginari

Il basso giallo non deve essere confuso con la realizzazione artigianale di Ormsby. Francis ha raccontato che la qualità costruttiva della copia cinese lascia parecchio a desiderare, nonostante lo strumento riesca comunque a svolgere il suo compito durante i concerti.

Tra i problemi riscontrati figurano alcuni tasti che tendevano a sollevarsi dalla tastiera, costringendo il tecnico a intervenire. La complessità di uno strumento del genere non riguarda quindi soltanto l’esecuzione musicale: anche preparazione, regolazione e manutenzione diventano più laboriose.

Francis ha però osservato che il proprio suono, caratterizzato da una timbrica corposa, sporca e aggressiva, permette di mascherare alcune imperfezioni dello strumento. Per un brano come Got Me Under Pressure, il basso riesce quindi a fare il necessario, senza pretendere di competere con una realizzazione professionale di alto livello.

Rimane comunque uno strumento che il musicista è ben felice di togliersi di dosso appena possibile. Francis ha dichiarato che non prenderebbe nemmeno in considerazione l’idea di utilizzarlo per un concerto intero, anche a causa del peso e dell’ingombro. Una singola canzone è più che sufficiente.

Dalle 17 corde alle 15, fino all’esperimento a due corde

La popolarità del basso giallo non ha convinto Francis ad abbandonare gli esperimenti. Nel gennaio 2025 il musicista ha raccontato di aver aggiunto al proprio arsenale anche un basso nero a 15 corde, utilizzato come alternativa a quello originale durante Got Me Under Pressure.

Lo strumento presenta il marchio Teisco sulla paletta, ma anche questa volta il logo non indica il reale costruttore. Francis ha spiegato di aver applicato una targhetta proveniente da un amplificatore, proseguendo il gioco iniziato con il marchio Fender sul basso giallo.

Sulla tastiera compare inoltre la scritta High Selecta, legata al soprannome Lord High Selecta con cui Billy Gibbons chiama Francis. Un dettaglio che trasforma lo strumento in una sorta di scherzo privato diventato pubblico, perfettamente nello spirito degli ZZ Top.

Il bassista ha anche osservato che questi strumenti non sono particolarmente raffinati dal punto di vista costruttivo, citando fra le altre cose la presenza di capotasti in legno. Non sono quindi bassi concepiti per soddisfare gli standard di una realizzazione professionale di alto livello, ma per ottenere un preciso effetto sul palco.

Alla fine di gennaio 2025 Francis ha poi mostrato un’altra curiosità, questa volta di segno opposto: un basso Waterstone Sam Hill a due corde. Dopo aver attirato l’attenzione con strumenti dotati di quindici o diciassette corde, il musicista ha quindi sperimentato anche un approccio decisamente minimalista. La scelta è stata accompagnata da una battuta dello stesso Francis sul fatto di avere finalmente quindici corde in meno rispetto a quelle cui era abituato.

Elwood Francis e l’eredità di Dusty Hill

C’è un altro aspetto che rende interessante questa storia. Francis ha assunto il ruolo di bassista dal vivo degli ZZ Top dopo che Dusty Hill, storico componente della band, si era inizialmente fermato per motivi di salute nel luglio 2021. La sostituzione, prevista in origine per poche settimane, è diventata definitiva dopo la morte di Hill, avvenuta il 28 luglio dello stesso anno.

Il passaggio non è stato semplice sul piano personale. Francis conosceva già molto bene il repertorio e le esigenze tecniche del gruppo, ma in diverse interviste ha spiegato di continuare a considerare Hill il vero bassista degli ZZ Top. Per lui, suonare accanto a Gibbons e Beard significa soprattutto portare avanti il lavoro del musicista scomparso, non prenderne simbolicamente il posto.

Esiste anche una differenza concreta nell’approccio allo strumento. Dusty Hill suonava prevalentemente con le dita, mentre Francis utilizza il plettro su richiesta di Billy Gibbons. Lo stesso Francis ha riconosciuto quanto fosse difficile riprodurre alcune delle parti di Hill, che aveva sviluppato una tecnica della mano destra particolarmente efficace e un rapporto molto personale con lo strumento.

Il basso a 17 corde ha finito così per diventare un elemento riconoscibile della fase successiva alla scomparsa di Hill. Una trovata nata senza particolari ambizioni ha offerto a Francis un momento scenico tutto suo, senza modificare la struttura musicale del repertorio. Il paradosso è che questa piccola firma personale è diventata così popolare da risultare, per il diretto interessato, quasi ingombrante quanto lo strumento stesso.

Dalle chitarre pelose al basso gigante: la tradizione degli ZZ Top

Il successo della trovata è meno sorprendente se si considera la storia degli ZZ Top. Il gruppo ha sempre coltivato un’estetica molto riconoscibile, nella quale barbe, occhiali da sole, automobili elaborate e strumenti musicali insoliti convivono con un repertorio costruito su blues, boogie e rock.

Tra gli esempi più celebri ci sono le chitarre e i bassi ricoperti di pelliccia, protagonisti del videoclip di Legs, pubblicato nel 1984. Gli strumenti, associati anche ai caratteristici movimenti sincronizzati di Gibbons e Hill, sono diventati una componente storica dell’immaginario della band.

Francis conosce bene anche il lato meno spettacolare di quelle chitarre. Quando lavorava come tecnico, doveva occuparsi della loro manutenzione e ha ricordato quanto fosse complicato mantenere pulito il rivestimento e, soprattutto, cambiare le corde. Per la pulizia venivano utilizzate persino delle piccole spazzole. Un lavoro decisamente più laborioso rispetto alla manutenzione di una chitarra tradizionale.

Il videoclip ufficiale di Legs mostra uno degli esempi più celebri dell’uso degli strumenti musicali come parte integrante dello spettacolo degli ZZ Top.

Il basso a 17 corde appartiene alla stessa tradizione, anche se la sua origine è decisamente meno studiata. Non è stato realizzato appositamente per diventare un simbolo della band e non è nato da una particolare esigenza musicale. È semplicemente uno scherzo che ha incontrato il gusto del pubblico.

Lo scherzo che Elwood Francis non riesce più a dimenticare

Nell’intervista a Guitar World, Francis ha riassunto senza particolare diplomazia il proprio rapporto con lo strumento: «Odio suonare quel maledetto basso!» (Elwood Francis). Una dichiarazione, qui tradotta in forma leggermente attenuata rispetto all’originale, che racconta bene il divario tra il divertimento del pubblico e le difficoltà di chi deve utilizzare concretamente quell’oggetto sul palco.

Il musicista era convinto che il debutto del novembre 2022 sarebbe rimasto un episodio isolato. Quando si accorse che il filmato era diventato virale, capì invece che Billy Gibbons difficilmente gli avrebbe permesso di abbandonare la trovata. In un certo senso, il successo era la peggior notizia possibile.

Francis ha raccontato che, a un certo punto, i fan hanno cominciato a chiedergli informazioni sul basso a 17 corde persino più spesso che sulle celebri chitarre ricoperte di pelliccia. Lo strumento è diventato un’attrazione autonoma, qualcosa che il pubblico vuole vedere da vicino, fotografare e possibilmente tenere in mano.

La vicenda dimostra anche quanto poco serva, talvolta, per creare un nuovo rito in un concerto rock. Non una tecnologia sofisticata, non un particolare effetto sonoro e nemmeno una tecnica esecutiva fuori dal comune: bastano diciassette corde, un brano degli ZZ Top e un musicista che avrebbe preferito non aver mai suggerito quell’acquisto.

Il pubblico continua a divertirsi. Billy Gibbons, a quanto pare, anche. Elwood Francis un po’ meno.



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