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Emily Retsas, da un paese di duecento anime ai palchi di Phoebe Bridgers

Da un paese di duecento abitanti nell'Australia Meridionale ai palchi di Phoebe Bridgers: la gavetta di Emily Retsas, bassista da tour.

Smoky Bay è un paese affacciato sull’oceano nell’Australia Meridionale, circa duecento abitanti e nessuna vera scena musicale di cui parlare. È da lì che viene Emily Retsas, la bassista che negli ultimi anni avete visto alle spalle di Phoebe Bridgers sui palchi dei festival, nelle sale piene e nei set televisivi dei talk show americani della notte. Fra i due punti c’è una lunga gavetta, fatta di band punk, di un trasloco dall’altra parte del mondo e di una disciplina nella preparazione che, a sentirla raccontare, è probabilmente la vera chiave del mestiere del turnista.

Il racconto più completo dei suoi primi anni resta l’intervista che Emily Retsas ha rilasciato nel 2020 a Bass Magazine, firmata da Jon D’Auria e pubblicata nel sesto numero della rivista, poco più di due mesi dopo l’uscita di Punisher.
Negli anni successivi Retsas ha aggiunto altri tasselli alla storia, soprattutto raccontando il lavoro con Kim Gordon e l’evoluzione della propria strumentazione. Mettendo insieme quelle testimonianze emerge qualcosa di più interessante di un semplice curriculum: un piccolo manuale su come si costruisce una carriera da musicista al servizio degli altri.

Smoky Bay, duecento abitanti e i Sonic Youth in cuffia

In un posto così la musica arriva da lontano, e arriva poca. Quella che Emily Retsas riesce a procurarsi viene soprattutto dagli Stati Uniti: grunge, alternative e punk, ascoltati in cuffia con l’idea che quel mondo si trovi a un oceano di distanza. Nell’intervista racconta che la scintilla è stata una passione per i Sonic Youth condivisa all’inizio dell’adolescenza con la sua migliore amica. Insieme mettono su una band, e da lì per lei cambia tutto.

Retsas compra il suo primo basso a 14 anni, dopo essere cresciuta fra pianoforte e chitarra. Anni più tardi ricorderà che uno dei suoi primi concerti con una band potrebbe essere stato addirittura nel locale football club: a Smoky Bay, semplicemente, non c’erano molte alternative. Finita la scuola si trasferisce ad Adelaide, il capoluogo dello stato, dove la scena è molto più ampia e dove comincia realmente a farsi le ossa come musicista.

Per chi ha fretta: 5 risposte su Emily Retsas

1. Chi è Emily Retsas?
È una bassista australiana cresciuta a Smoky Bay, nell’Australia Meridionale, e trasferita a Los Angeles a metà dei vent’anni. Ha lavorato soprattutto con Phoebe Bridgers, Kim Gordon e boygenius.

2. Con quali artisti ha suonato Emily Retsas?
Fra i suoi crediti figurano Phoebe Bridgers, Kim Gordon, Better Oblivion Community Center, boygenius, Death Valley Girls, Jennie Vee, Shirley Manson e Fiona Apple.

3. Emily Retsas suona su Punisher?
Sì. Nel brano conclusivo I Know the End suona il basso nella prima parte, mentre Jenny Lee Lindberg dei Warpaint interviene nella sezione finale.

4. Che basso usa Emily Retsas?
Ha una forte preferenza per i Fender Jazz Bass. Nel 2020 utilizzava fra gli altri un American Original ’70s Jazz Bass e un Jazz Bass del 1983; nel 2023 dichiarava di portare dal vivo due Jazz Bass e un Precision custom Seuf con manico di impostazione Jazz Bass.

5. Come rende dal vivo le parti di contrabbasso?
Modifica tecnica e tocco: usa anche il pollice, pizzica vicino alla tastiera, seleziona le note più adatte e ricorre a un Electro-Harmonix Micro POG per aggiungere ottava bassa e maggiore sostegno.

La peggiore chitarrista del gruppo

La parte più divertente della storia è come Emily Retsas finisce al basso. Cresce suonando pianoforte e chitarra e, quando decide di formare un gruppo, i due amici con cui vuole suonare sono entrambi chitarristi. Qualcuno deve prendere il basso, le dicono, e la chitarrista peggiore è lei. È una delle storie più vecchie del mondo, quella che più o meno tutti i bassisti si sono sentiti raccontare almeno una volta, e lei la ricorda ridendo.

A convincerla, però, non è stata la rassegnazione. Il modello è Kim Gordon, la bassista dei Sonic Youth: “Kim Gordon suona il basso ed è la più cool di tutte, quindi lo faccio.” (Emily Retsas). A scuola continua a suonare la chitarra, ma appena diplomata torna al basso, nelle band punk della zona, e non lo lascia più. “L’ho sempre sentito come il mio strumento. Non mi sono mai sentita una chitarrista.” (Emily Retsas).

Il dettaglio dei modelli conta. Accanto a Kim Gordon, fra i nomi con cui è cresciuta ci sono Melissa Auf der Maur, Kim Deal dei Pixies e D’arcy Wretzky degli Smashing Pumpkins. In interviste successive aggiungerà anche le Bikini Kill alla lista delle band che le avevano mostrato quanto fosse naturale vedere una donna occupare quel ruolo. “Vedere altre donne suonare il basso, mentre crescevo, mi ha fatto sembrare più realistico che un giorno potessi farlo anch’io.” (Emily Retsas).

Il riferimento più grande dal punto di vista strettamente musicale, però, è un altro: Paul McCartney. Retsas ne ammira soprattutto la capacità di costruire linee melodiche che conservano un’identità anche isolate dal resto dell’arrangiamento. Ai tempi dell’intervista del 2020, aggiungeva, il nome che girava di più nelle sue cuffie era quello di Colin Greenwood dei Radiohead.

Los Angeles, un sì a ogni ingaggio

Il trasloco arriva a metà dei vent’anni, e la motivazione è pratica prima ancora che ambiziosa. “In Australia non si può andare in tour allo stesso modo, perché è enorme e per arrivare ovunque ci vuole tantissimo.” (Emily Retsas). Per suonare il basso in giro con una band bisogna stare dove si trova l’industria, e per lei quel posto è Los Angeles. La decisione prende forma durante una vacanza: tornata in Australia, assume un avvocato e avvia immediatamente le pratiche per il visto.

Arrivata in California, la strategia è quella che chiunque abbia provato a farsi strada in una città nuova riconoscerà subito: dire sì agli ingaggi e conoscere persone. A Los Angeles moltissimo passa dal passaparola, spiega, e ogni concerto può diventare il contatto per quello successivo. In pochi anni la lista si allunga: Death Valley Girls, Jennie Vee, boygenius, Shirley Manson, Fiona Apple e infine Phoebe Bridgers.

Phoebe Bridgers: un disco senza basso e molto spazio da rispettare

L’ingaggio più lungo è quello con Phoebe Bridgers. Più persone fanno il nome di Retsas quando la band cerca una bassista durante la prima fase del tour di Stranger in the Alps, l’album di debutto del 2017. Alla chiamata per l’audizione segue però una sorpresa: sul disco il basso elettrico tradizionale è quasi assente, quindi non esiste semplicemente una parte da imparare nota per nota.

Retsas studia allora i video dal vivo in cui Bridgers aveva già suonato con un bassista e prova soprattutto a capire quale spazio lasciare alle canzoni. È un passaggio importante per comprendere il suo approccio: prima ancora di decidere cosa suonare, cerca di capire quanto suonare. Gli arrangiamenti di Bridgers sono pieni di piccole linee melodiche che convivono senza pestarsi i piedi e di silenzi che hanno lo stesso peso delle note.

Un set può cominciare quasi sussurrato e finire rumoroso, saturo e vicino al grunge. Il basso deve quindi passare da un ruolo discreto, spesso costruito con le dita e con un attacco morbido, a parti molto più aggressive senza perdere la funzione principale: servire l’arrangiamento.

Nel 2023, ripensando ai cinque anni trascorsi nella formazione di Bridgers e alla crescita vertiginosa del progetto, Retsas userà un’immagine piuttosto efficace: nonostante i festival e i palchi sempre più grandi, in alcuni momenti le sembrava ancora di essere in tour nella Prius di Phoebe. Il senso è chiaro: le dimensioni erano cambiate, ma il nucleo umano della band era rimasto sostanzialmente lo stesso.

I Know the End: due bassiste e una parte registrata due volte

In studio Bridgers, nel racconto di Retsas, sa esattamente cosa vuole. Per una parte le chiede un suono che richiami i Nirvana: terreno decisamente familiare per una musicista cresciuta a grunge e punk. Su Punisher, pubblicato il 18 giugno 2020 con un giorno d’anticipo rispetto alla data inizialmente prevista, Retsas compare nel brano di chiusura, I Know the End.

Qui vale la pena essere precisi, perché nel brano i bassi sono due. Emily Retsas suona nella prima parte, mentre Jenny Lee Lindberg dei Warpaint interviene nella sezione finale. Per la linea di Retsas il produttore Tony Berg sperimenta inoltre una soluzione particolare: il basso viene abbassato d’intonazione e la parte registrata due volte, lasciando le due esecuzioni leggermente scordate fra loro. Il risultato contribuisce a quel carattere instabile e quasi inquieto che accompagna la crescita del pezzo.

È un dettaglio interessante anche dal punto di vista tecnico: qui il raddoppio non serve semplicemente a rendere il basso più grosso. Le due esecuzioni leggermente fuori intonazione fra loro producono un effetto più instabile e inquieto, proprio quello che Retsas ricorda come uno degli elementi più riusciti della parte.

Su musica così delicata, chi suona il basso è esposto a ogni minimo dettaglio. Retsas insiste soprattutto sulla precisione degli slide, sulla durata delle note e sul loro posizionamento ritmico. La risposta alla pressione, per lei, non è affidarsi all’istinto ma arrivare sul palco con il lavoro già fatto.

Una delle testimonianze più chiare di questa fase è la performance di I Know the End realizzata per Late Night with Seth Meyers nel 2020. La formazione comprende anche Emily Retsas e permette di osservare bene come il basso accompagni la progressiva crescita dinamica del brano.

Lo stesso brano si può vedere anche nella versione del Tiny Desk (Home) Concert diffusa da NPR Music il 10 settembre 2020: Bridgers apre in trio con Marshall Vore e Harrison Whitford e, per I Know the End, la formazione si allarga con Emily Retsas al basso, Nick White alle tastiere e Odessa Jorgensen al violino.

Better Oblivion Community Center

Accanto al lavoro con Bridgers, Emily Retsas ha portato in tour anche Better Oblivion Community Center, il progetto condiviso da Bridgers con Conor Oberst dei Bright Eyes e nato intorno all’album omonimo del 2019. Ai tempi dell’intervista del 2020 quel capitolo si era chiuso, e lei ne parla con un certo rimpianto: ogni concerto era un gran divertimento, con cover, ospiti e un pubblico già molto fedele ai due protagonisti.

Qui cambia anche la tecnica. Con Bridgers Retsas suona quasi sempre con le dita; con Better Oblivion Community Center prende invece il plettro, perché quella musica è molto più vicina al punk con cui è cresciuta e l’attacco più netto le permette di essere più aggressiva. Non c’è quindi una tecnica considerata migliore in assoluto: è il contesto a decidere.

Una curiosità mostra anche quanto il ruolo del turnista possa essere elastico. Nel Tiny Desk dei Better Oblivion Community Center del 2019 Retsas non compare al basso, ma all’Omnichord, accanto a Phoebe Bridgers, Conor Oberst e Christian Lee Hutson. Un dettaglio coerente con la sua formazione pianistica e con la disponibilità a cambiare strumento quando l’arrangiamento lo richiede.

Il contrabbasso che sul palco non c’è

Uno dei problemi tecnici più interessanti del suo lavoro con Bridgers riguarda uno strumento che lei dal vivo non suona. Sui dischi compaiono diverse parti di contrabbasso, insieme a linee suonate con il plettro e fortemente distorte e ad altre più delicate eseguite con le dita. Sul palco Retsas utilizza il basso elettrico, quindi quelle parti vanno tradotte senza cercare di riprodurre alla lettera uno strumento acustico completamente diverso.

Le soluzioni che descrive sono molto concrete. A seconda della linea usa il pollice, seleziona le note da lasciare risuonare e pizzica più vicino alla tastiera, ottenendo un attacco più morbido e meno brillante. Non si tratta quindi di imitare letteralmente il contrabbasso, ma di portare il basso elettrico verso un carattere più rotondo e coerente con l’arrangiamento.

A questo aggiunge un Electro-Harmonix Micro POG, che Retsas cita direttamente nell’intervista spiegando di utilizzare l’ottava inferiore e la maggiore persistenza del suono per evocare meglio il peso del contrabbasso. Curiosamente, la scheda dell’attrezzatura pubblicata in fondo alla stessa intervista riporta invece un Mini POG: una piccola incongruenza della fonte che non cambia la sostanza del metodo.

Il suono: Jazz Bass, manico in acero e amplificatori classici

Il suono che Emily Retsas cercava ha un’origine precisa. Quando si trattava di comprare il primo basso importante, ascoltava Siamese Dream e Gish degli Smashing Pumpkins e sapeva di volere quel timbro. Si documenta, scopre che D’arcy Wretzky utilizzava sia Jazz Bass sia Precision Bass, ne prova parecchi e alla fine sviluppa una preferenza netta per il Jazz Bass con manico in acero, abbinato ad amplificazioni Fender o Ampeg SVT.

La scheda dell’attrezzatura pubblicata da Bass Magazine nel 2020 fotografa bene quella fase: Fender American Original ’70s Jazz Bass, Fender Jazz Bass del 1983 e Fender Mustang; testata Fender Super Bassman con cabinet Fender 4×10; Devi Ever Wolf Bass Fuzz e un POG Electro-Harmonix fra gli effetti; corde D’Addario di scalatura media.

Ma un rig da turnista non è una fotografia immutabile. Nel 2023 Retsas descrive una configurazione già evoluta: dal vivo utilizza un Ampeg SVT-CL, continua a portare due Fender Jazz Bass e ha aggiunto un Precision Bass custom costruito da Seuf con manico di impostazione Jazz Bass. Anche la pedaliera si allarga, con una particolare predilezione per gli effetti EarthQuaker Devices e per i fuzz. Il principio, però, rimane lo stesso: prima costruire un buon suono fra basso e amplificatore, poi aggiungere gli effetti.

Negli anni successivi entra anche il sintetizzatore nel suo setup. Il passaggio è meno strano di quanto possa sembrare, considerando che Retsas aveva iniziato proprio dal pianoforte: nelle produzioni più recenti il confine fra basso elettrico, sub sintetico e texture elettroniche diventa sempre meno rigido.

Shirley Manson, Fiona Apple e un repertorio imparato in un paio di giorni

Il concerto con Shirley Manson e Fiona Apple racconta forse meglio di qualunque altro episodio cosa significhi essere una turnista affidabile. Retsas viene a sapere di una produzione con un ensemble femminile e Shirley Manson, organizzata con Anna Bulbrook alla direzione musicale. Scopre che c’è già una batterista ma manca qualcuno al basso e si propone.

La chiamata arriva e lei è fra le ultime persone inserite nella formazione. Il repertorio comprende anche brani dei Garbage e You Don’t Own Me di Lesley Gore: linee già codificate che vanno imparate rapidamente e, soprattutto, fatte funzionare all’interno di un arrangiamento orchestrale. Il materiale arriva a ridosso dello spettacolo e Retsas ha uno o due giorni per prepararlo.

Per una ragazza cresciuta in un paese di duecento abitanti ascoltando i Garbage, il cortocircuito è notevole. Il ricordo che conserva di Shirley Manson, però, riguarda soprattutto il rapporto umano: Manson conosceva già il suo nome prima ancora che Retsas riuscisse a presentarsi. Quando nella biografia della bassista compaiono Shirley Manson e Fiona Apple, dunque, non si tratta di lunghi tour ma di una di quelle produzioni in cui il valore del turnista si misura anche nella capacità di arrivare preparato quasi senza preavviso.

Da Kim Gordon in cuffia a Kim Gordon sul palco

Il cerchio più bello della storia si chiude qualche anno dopo. Kim Gordon non era stata semplicemente una delle influenze musicali di Emily Retsas: era stata uno dei motivi per cui a quattordici anni aveva accettato di diventare bassista. Quando il direttore musicale di Gordon la contatta per entrare nella sua formazione dal vivo, Retsas si trova quindi nella situazione abbastanza surreale di dover suonare il basso per una delle bassiste che l’avevano convinta a scegliere quello strumento.

Dal punto di vista musicale la sfida è tutt’altro che simbolica. I lavori solisti di Kim Gordon fanno largo uso delle basse frequenze e Gordon stessa arriva da una storia in cui il basso non è certo un elemento secondario. Retsas racconta quindi di essersi avvicinata alle parti con una regola molto semplice: rispettare ciò che esiste sul disco e trovare un suono capace di trasferirlo sul palco senza snaturarlo.

È anche il contesto in cui torna utile il lato più rumoroso della sua formazione: Sonic Youth, punk, grunge, fuzz e volumi decisamente diversi da quelli richiesti accanto a Phoebe Bridgers. Due mondi quasi opposti che spiegano perché la versatilità di Retsas non coincida tanto con il saper suonare molte note, quanto con il saper cambiare funzione.

Quella collaborazione non è rimasta un episodio. Nel 2026 Retsas è ancora nella band dal vivo di Kim Gordon, impegnata al basso e al synth accanto alla chitarrista Sarah Register e alla batterista Madi Vogt. Un documento particolarmente utile è il concerto registrato il 17 aprile 2026 al Trianon di Parigi da ARTE Concert: oltre settanta minuti in cui si può osservare Retsas all’interno di un contesto molto diverso da quello di Phoebe Bridgers, fra basso, elettronica, rumore e strutture ritmiche più spigolose.

È probabilmente il finale più appropriato per una storia cominciata in Australia con una ragazzina che pensava semplicemente che Kim Gordon fosse la componente più cool dei Sonic Youth.

Preparazione, armonie e la regola del pullman

Se c’è un filo che tiene insieme tutta la storia, è la preparazione. Prima di ogni concerto Emily Retsas ripassa l’intero set, anche quando i brani sono stati suonati decine di volte. Lo scopo non è reimpararli, ma costruire la memoria muscolare, scaldare le dita e togliere dal palco quanta più incertezza possibile. Il giorno dello show riascolta inoltre le canzoni e canta le proprie armonie sulle registrazioni.

Cantare e suonare insieme non è sempre stato naturale. Con punk e grunge degli anni Novanta, racconta, è più semplice perché spesso il basso viene affrontato con un’impostazione ritmica vicina a quella della chitarra. Nelle parti sincopate e costruite maggiormente sul groove, invece, l’indipendenza fra voce e mani diventa più complessa. È anche per questo che cita Les Claypool fra quei musicisti capaci ancora di lasciarla a bocca aperta.

Il consiglio migliore che ha ricevuto, e che ripete a chiunque voglia fare questo mestiere, si può riassumere in due regole. La prima: non andare alle prove per imparare i pezzi; bisogna arrivarci conoscendoli già. La seconda ha poco a che fare con scale, tecnica o strumenti: bisogna essere persone con cui gli altri abbiano voglia di condividere un pullman per ore, settimane o mesi.

È un aspetto del lavoro del turnista di cui si parla molto meno rispetto all’attrezzatura, ma probabilmente è altrettanto decisivo. Quando due musicisti sono entrambi in grado di eseguire correttamente una parte, affidabilità, preparazione e capacità di stare all’interno di una squadra possono essere ciò che decide chi riceverà la telefonata successiva.

Cinque dischi per iniziare

1. Phoebe Bridgers, Punisher (2020)
Il disco legato alla fase in cui il lavoro con Bridgers porta Retsas sui palchi più grandi. È accreditata al basso in I Know the End, insieme a Jenny Lee Lindberg.

2. Better Oblivion Community Center, Better Oblivion Community Center (2019)
Il progetto di Phoebe Bridgers e Conor Oberst che permette di ascoltare il contesto più vicino al lato punk del modo di suonare di Retsas.

3. The Smashing Pumpkins, Gish (1991)
Uno dei dischi attraverso i quali Retsas ha messo a fuoco il timbro di basso che cercava nei suoi primi anni.

4. The Smashing Pumpkins, Siamese Dream (1993)
L’altro riferimento fondamentale, con D’arcy Wretzky fra le musiciste che l’hanno indirizzata verso Jazz Bass e Precision Bass.

5. Sonic Youth, Daydream Nation (1988)
Un ingresso quasi obbligato nel mondo della band che ha avuto un ruolo decisivo nella formazione musicale di Retsas e nel suo rapporto con il basso di Kim Gordon.

Dalla Prius ai grandi festival

Dopo l’intervista del 2020 la carriera di Emily Retsas continua esattamente nella direzione che quelle risposte lasciavano intuire. È al basso nel Tiny Desk (Home) Concert di Bridgers, prende parte alle successive apparizioni televisive e nel 2021 torna in tour con lei dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia.

Nel 2022 affronta con Bridgers nuove date del Reunion Tour fra Nord America ed Europa, passando per luoghi e festival come Red Rocks, Coachella e Glastonbury. Nello stesso periodo il suo nome è ormai associato stabilmente anche a Kim Gordon. Negli anni successivi continua il lavoro da turnista e musicista di studio, muovendosi fra rock, musica sperimentale, pop e produzioni che richiedono un uso sempre più ampio anche degli effetti e dell’elettronica.

La distanza fra il football club di Smoky Bay e quei palchi è enorme, ma nella sua storia c’è sorprendentemente poco di fortunoso e molto di metodico: un trasloco deciso dopo una vacanza, un sì detto a ogni ingaggio, ore passate ad ascoltare i dischi degli altri e un set ripassato per intero prima di salire sul palco. Per chi vuole fare il bassista da tour, il consiglio che ne esce è meno spettacolare di un nuovo pedale ma probabilmente molto più utile: arrivare preparati, ascoltare la musica prima di pensare al proprio strumento e diventare qualcuno che gli altri abbiano voglia di richiamare.

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