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John Norum e The Final Countdown: il successo che lo portò via dagli Europe

Un assolo inciso in un quarto d'ora, un successo in venticinque paesi e un chitarrista che se ne va: la storia di John Norum e di The Final Countdown.

Nel febbraio del 1986 esce in Svezia il singolo The Final Countdown degli Europe. Nel corso dell’anno quella fanfara di ottoni sintetici conquista le classifiche internazionali, arrivando al primo posto in venticinque paesi, Regno Unito compreso. Gli Europe, un gruppo svedese con due dischi alle spalle, diventano un nome conosciuto ben oltre il pubblico dell’hard rock. Eppure, alla fine dello stesso anno, il loro chitarrista solista non fa più parte della formazione. John Norum, l’uomo che aveva inciso l’assolo del brano, se ne va proprio mentre la canzone sta conquistando il mondo.

È una storia che molti musicisti conoscono meglio di quanto vorrebbero: il pezzo che apre tutte le porte non sempre è quello in cui ci si riconosce. A ripercorrerla, in un’intervista realizzata da Joe Matera e pubblicata da Guitar.com nell’agosto del 2025, è stato lo stesso Norum. Altre sue dichiarazioni, comprese quelle rilasciate nel 2026 per il quarantennale del brano, permettono di ricostruire anche gli aspetti musicali e tecnici di una vicenda spesso liquidata come il semplice rifiuto di una canzone troppo commerciale.

Un riff rimasto in un cassetto

Per capire da dove arriva il brano bisogna tornare indietro di qualche anno. Norum, nato nel 1964 a Vardø, nell’estremo nord della Norvegia, e cresciuto a Upplands Väsby, alle porte di Stoccolma, aveva fondato il gruppo nel 1979 insieme a Joey Tempest. All’inizio si chiamavano Force, poi adottano il nome Europe e nel 1982 vincono il Rock-SM, un concorso nazionale svedese per gruppi rock. I primi due dischi sono hard rock con la chitarra in primo piano, e Norum guarda apertamente a Gary Moore e Michael Schenker.

Il riff che avrebbe cambiato tutto nasce intorno al 1981 o al 1982, quando Tempest lo abbozza su una Korg Polysix presa in prestito dall’amico Mic Michaeli, che sarebbe entrato negli Europe come tastierista nel 1984. Il cantante registra l’idea su un Portastudio, nella cantina della casa dei genitori, ma per molto tempo non riesce a svilupparla in una canzone completa.

Quel frammento viene conservato su una cassetta e si pensa di utilizzarlo come introduzione musicale, anche in occasione di uno spettacolo laser in un locale di Stoccolma frequentato dalla band. È proprio in quel contesto che il bassista John Levén suggerisce a Tempest di trasformare la breve sequenza di tastiera in un vero brano. Un intervento tutt’altro che marginale: senza quella conversazione, il riff avrebbe potuto rimanere una semplice idea strumentale.

Il testo arriva più tardi, intorno al 1984-1985, e prende spunto da Space Oddity di David Bowie. Tempest immagina un’umanità costretta ad abbandonare la Terra, con il conto alla rovescia che precede la partenza dell’ultima astronave. È una storia di fantascienza dall’esito tutt’altro che rassicurante, nonostante l’andamento trionfale della musica. Del resto, lo stesso cantante ha osservato come il brano conservi una componente malinconica, legata anche all’impiego delle tonalità minori.

Quando arriva il momento di scrivere il terzo album, Tempest recupera quella cassetta e la fa ascoltare agli altri. Norum non ne è entusiasta, anzi: l’introduzione di sintetizzatore lo lascia piuttosto freddo. In un’intervista del 2023 avrebbe ricordato di essersi chiesto, ascoltando il provino, se gli Europe stessero per trasformarsi nei Depeche Mode. All’inizio il brano gli sembra troppo distante dall’hard rock che vuole suonare, ma con il tempo cambia idea. Anni dopo ammetterà di essere contento che il gruppo non abbia dato troppo peso alle sue prime obiezioni.

In studio sarà Michaeli a costruire il suono definitivo del riff, sovrapponendo un timbro di ottoni programmato sul Roland JX-8P a un preset dello Yamaha TX816, un sistema di sintesi FM a moduli rack basato sulla tecnologia del DX7. Non si tratta quindi del suono di un singolo sintetizzatore, ma della combinazione fra due strumenti differenti, con caratteristiche timbriche complementari. Michaeli ha raccontato di non essere più riuscito a ricreare perfettamente quel suono con altre tastiere, tanto da ricorrere successivamente a un campionamento per riprodurlo dal vivo.

Zurigo, una Stratocaster del 1965 e quindici minuti

Per definire il suono dell’album, gli Europe hanno un riferimento preciso: il rock da stadio americano dei Journey. Norum lo racconta senza giri di parole: «Ascoltavamo moltissimo i Journey e adoravamo il suono dei loro dischi. E poi Neal Schon è anche uno dei miei chitarristi preferiti» (John Norum). La scelta del produttore va nella stessa direzione: Kevin Elson, che aveva lavorato ai dischi dei Journey fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta.

Il lavoro comincia in piccolo, con Norum e Tempest che preparano una manciata di provini, quattro o cinque brani, a casa del cantante. Per registrare le parti di chitarra, Norum utilizza anche un Rockman, il compatto amplificatore per cuffie progettato da Tom Scholz dei Boston. Dopo circa due settimane di preproduzione in Svezia con Elson, il gruppo si trasferisce ai Powerplay Studios, nei pressi di Zurigo, dove rimane per cinque settimane. Le sessioni dell’album si distribuiscono fra il settembre del 1985 e il marzo del 1986, coinvolgendo diversi studi, ma è in Svizzera che prende forma una parte fondamentale del lavoro sulle chitarre.

Non tutto, però, viene deciso dal produttore. Tempest vuole conservare nel brano un andamento ritmico galoppante, vicino a quello dell’heavy metal britannico, con riferimenti agli UFO e agli Iron Maiden. Elson avrebbe preferito una scansione più regolare, con la cassa su ogni quarto, maggiormente in linea con certe produzioni rock americane. Il gruppo mantiene invece la soluzione originale, riconoscendone l’importanza per l’energia del pezzo. Per qualche tempo si valuta perfino il titolo The Final Breakdown, prima di recuperare quello definitivo.

La catena di Norum è di una semplicità che farà sorridere chi oggi passa le serate a scegliere fra cinquanta simulazioni di amplificatori: una Fender Stratocaster del 1965, una testata Marshall JCM800 da 100 watt presa a noleggio e due pedali Boss utilizzati insieme, il SD-1 Super Overdrive e il DS-1 Distortion. Norum ha raccontato di aver provato anche a usare i pedali separatamente, senza ottenere il risultato desiderato; combinati funzionavano, anche se la maggior parte della saturazione proveniva comunque dall’amplificatore.

La Stratocaster merita una nota a parte. Norum l’aveva acquistata nel 1984 e, come ha raccontato nel 2026, è l’unica chitarra che ha conservato di quel periodo. Non soltanto un oggetto legato a una registrazione particolarmente fortunata, dunque, ma uno strumento che ha continuato ad accompagnarlo ben oltre gli anni del primo successo degli Europe.

Cinque dischi per conoscere John Norum

  1. Europe – Wings of Tomorrow (1984). Il secondo album del gruppo, prima della svolta commerciale: hard rock melodico con la chitarra di Norum in primo piano e le tastiere ancora in una posizione secondaria negli arrangiamenti.
  2. Europe – The Final Countdown (1986). Il disco del successo internazionale, da ascoltare per intero e non soltanto per il brano che gli dà il titolo. È anche la testimonianza del lavoro svolto da Norum con la sua Stratocaster del 1965.
  3. John Norum – Total Control (1987). Il debutto solista, pubblicato un anno dopo l’addio agli Europe. Un buon punto di partenza per comprendere quale direzione musicale il chitarrista intendesse seguire.
  4. John Norum – Face the Truth (1992). L’album realizzato con la partecipazione di Glenn Hughes, ex Deep Purple, protagonista di gran parte delle parti vocali. Hard rock nel quale il lavoro chitarristico torna al centro dell’arrangiamento.
  5. Europe – Start from the Dark (2004). Il disco della riunione stabile, con Norum nuovamente in formazione e un’impostazione sonora più scura e chitarristica, distante dall’immagine pop degli anni Ottanta.

L’assolo di The Final Countdown non fu improvvisato

Con quella strumentazione, secondo il suo racconto, Norum registra l’assolo di The Final Countdown in circa quindici minuti. C’è però una distinzione importante: quel quarto d’ora riguarda il tempo impiegato per inciderlo, non per inventarlo. Il chitarrista ha chiarito che l’assolo era stato preparato in precedenza, a differenza di quello di Rock the Night, nato invece dall’improvvisazione.

Il modello principale è Ritchie Blackmore, soprattutto per l’articolazione e la tecnica della mano destra. Norum ha descritto l’inizio dell’assolo come un omaggio al chitarrista dei Deep Purple, mentre nella parte centrale inserisce uno dei suoi tipici passaggi di derivazione blues, basati sulla pentatonica. La chiusura sfrutta poi la leva del vibrato della Stratocaster. Sul suo fraseggio pesano anche gli ascolti di Michael Schenker e la frequentazione, negli anni giovanili, con Yngwie Malmsteen, all’epoca già impegnato nello sviluppo di uno stile particolarmente veloce e virtuosistico.

In un’intervista pubblicata da Guitar World nell’ottobre del 2026, Norum ha aggiunto un dettaglio curioso per chi abbia mai provato a riprodurre l’assolo nota per nota. «C’è una nota segreta che tutti sembrano tralasciare. Non ho ancora visto nessuno suonarla. Dura soltanto un millisecondo, ma è lì» (John Norum). Il chitarrista non ne specifica l’altezza né la posizione esatta nel fraseggio, ma sostiene che quel brevissimo passaggio sia fondamentale per riprodurre fedelmente la sua esecuzione. Una piccola sfida per chi studia il brano da anni.

L’aspetto più interessante rimane comunque il rapporto fra tecnica e melodia. Norum non rinuncia alle esecuzioni veloci, ma costruisce un assolo riconoscibile, nel quale i passaggi più virtuosistici non fanno perdere di vista il disegno complessivo. È una concezione che il chitarrista ha applicato anche alle ballate, compresa Carrie, nelle quali considera la linea melodica più importante dell’esibizione tecnica fine a sé stessa.

Il missaggio dell’album viene poi completato negli Stati Uniti, ai Fantasy Studios di Berkeley, nell’area di San Francisco, dove Elson aveva già lavorato con i Journey. Ma proprio il bilanciamento fra gli strumenti diventerà uno dei motivi di maggiore insoddisfazione per Norum.

25 primi posti e un’immagine che non era la sua

L’album The Final Countdown esce il 26 maggio 1986 per Epic. Il singolo diventa progressivamente un successo internazionale e negli Stati Uniti raggiunge l’ottavo posto della Billboard Hot 100; anche l’album arriva all’ottava posizione della Billboard 200 e otterrà negli anni la certificazione di triplo platino negli USA. La ballata Carrie farà ancora meglio nella classifica americana dei singoli, arrivando al terzo posto. Per un gruppo svedese che pochi anni prima suonava nei locali del proprio paese, è un salto di dimensioni considerevoli.

Il problema, per Norum, non sono i numeri. È quello che il successo porta con sé. Gli Europe vengono sempre più identificati con un pop rock levigato, nel quale le tastiere acquistano un peso crescente rispetto alle chitarre, e soprattutto con un’estetica nella quale il chitarrista non si riconosce: «Odiavo tutta quell’immagine da gruppo bubblegum, con i capelli cotonati, i pantaloni di spandex e tutto quell’immaginario anni Ottanta» (John Norum).

C’è però anche una questione strettamente musicale. Norum non è soddisfatto del modo in cui le chitarre vengono trattate nel mix, soprattutto quelle ritmiche, che a suo giudizio finiscono troppo indietro rispetto alla voce e alle tastiere. Joey Tempest ha confermato che questo fu un elemento importante nella rottura, ricordando in particolare il mix destinato alle radio americane, nel quale la componente chitarristica risultava meno evidente. È un dettaglio che ridimensiona l’idea secondo cui Norum avrebbe lasciato gli Europe semplicemente perché detestava il riff di sintetizzatore: il problema riguardava la direzione sonora complessiva che il gruppo stava prendendo.

Anche le apparizioni televisive diventano motivo di disagio. Gli Europe sono chiamati a partecipare a programmi nei quali viene richiesto di esibirsi in playback, una pratica comune nella televisione musicale dell’epoca ma poco gradita a musicisti cresciuti con Deep Purple, UFO e Thin Lizzy. Tempest ha ricordato che soprattutto Norum e il bassista John Levén sopportavano male quella situazione. Per un chitarrista abituato a misurarsi con il proprio strumento sul palco, mimare l’esecuzione davanti alle telecamere non era esattamente il traguardo immaginato da adolescente.

Poi c’è la vita in tour, che con il successo cambia ritmo. Norum non cerca di addolcire il ricordo:

«Mi svegliavo continuamente con i postumi di una sbornia, e alla fine ho capito che quella vita non faceva per me» (John Norum).

A questo si aggiungono i contrasti con il manager Thomas Erdtman, con il quale i rapporti erano difficili già dai primi anni di attività del gruppo.

La decisione di andarsene nasce quindi dall’accumularsi di problemi musicali, personali e professionali. Tempest ha riconosciuto anche le difficoltà di comunicazione fra i due: durante il tour giapponese del 1986 arrivarono perfino a parlarsi attraverso il tour manager, anziché confrontarsi direttamente. Una situazione nella quale le incomprensioni finivano per ingigantirsi, mentre la macchina organizzativa continuava a muoversi a una velocità sempre maggiore.

Autunno 1986, l’uscita di scena

Norum comunica agli altri componenti la volontà di lasciare gli Europe durante il periodo del tour in Giappone, ma rimane per consentire al gruppo di completare gli impegni già programmati e trovare un sostituto. L’ultima apparizione con la formazione risale al 31 ottobre 1986, in occasione di uno show ad Amsterdam trasmesso da Sky Channel. Dal giorno successivo il chitarrista non fa più parte della band, mentre il singolo continua a dominare le classifiche internazionali.

Al suo posto arriva Kee Marcello, già chitarrista degli Easy Action, che accompagnerà gli Europe nella fase successiva, incidendo album come Out of This World del 1988 e Prisoners in Paradise del 1991.

Per Norum comincia la carriera solista, e i risultati arrivano presto. Total Control, il suo primo album, esce il 29 ottobre 1987, raggiunge il quarto posto della classifica svedese e ottiene il disco d’oro. Negli anni successivi il chitarrista collabora con alcuni nomi importanti dell’hard rock: suona in Up from the Ashes, il disco solista di Don Dokken del 1990, e nel 1992 pubblica Face the Truth, un album al quale partecipa Glenn Hughes, ex Deep Purple, occupandosi di gran parte delle parti vocali. Sono lavori nei quali la chitarra torna ad avere il ruolo centrale che Norum cercava.

Un esempio di questa nuova direzione è Let Me Love You, primo singolo tratto da Total Control, nel quale Norum si occupa anche della voce. Il videoclip del 1987 restituisce bene l’identità musicale che il chitarrista voleva sviluppare lontano dagli Europe.

C’è una certa ironia in tutto questo. Il chitarrista che aveva accolto con diffidenza quel riff di tastiera è anche l’autore di uno degli assoli più riconoscibili del brano, registrato in appena un quarto d’ora. Chi canticchia The Final Countdown, insieme alla fanfara dei sintetizzatori, finisce spesso per ricordare anche la sua chitarra.

Il ritorno del 1999 e la riunione definitiva del 2003

Gli Europe proseguono l’attività fino al 1992, quando, terminato il tour di quell’anno, decidono di prendersi una pausa a tempo indeterminato. Il primo vero riavvicinamento con Norum avviene però prima della riunione stabile: il 31 dicembre 1999, a Stoccolma, gli Europe tornano a esibirsi insieme per le celebrazioni del nuovo millennio. È un’occasione particolare, perché sul palco ci sono sia Norum sia Kee Marcello, i due chitarristi che avevano rappresentato le differenti fasi della storia del gruppo.

Quella serata rimane un episodio isolato. La riunione ufficiale arriva nell’ottobre del 2003, quando gli Europe annunciano il ritorno della formazione con Norum stabilmente alla chitarra. Il primo album della nuova fase è Start from the Dark, pubblicato nel settembre del 2004, un lavoro dal suono più scuro e decisamente più orientato sulle chitarre rispetto alle produzioni degli anni Ottanta.

Da allora gli Europe hanno continuato a pubblicare dischi, fra cui War of Kings del 2015, recuperando progressivamente un’identità più vicina alle proprie radici hard rock. Nel settembre del 2026 è arrivato anche Come This Madness, dodicesimo album in studio, prodotto da Tom Dalgety, mentre il gruppo ha celebrato i quarant’anni di The Final Countdown con una tournée europea.

La canzone che Norum avrebbe voluto escludere dal terzo album resta naturalmente una presenza fissa nei concerti. Ma oggi viene suonata in modo diverso rispetto alla registrazione originale. Il chitarrista ha spiegato che gli Europe hanno deciso di abbassare l’accordatura di un semitono, portando il brano dalla tonalità originale di Fa diesis minore a Fa minore.

Il risultato è una resa più scura e pesante, che secondo Norum funziona meglio dal vivo. Anche il fraseggio complessivo della band è cambiato, con una maggiore attenzione al groove e a un’esecuzione meno rigida rispetto agli anni Ottanta.

Quarant’anni dopo, il rapporto di Norum con The Final Countdown è quindi molto diverso. Ha imparato ad apprezzare una canzone che inizialmente non sopportava, pur continuando a considerare altre composizioni degli Europe musicalmente superiori. Il successo, evidentemente, non ha cancellato le sue preferenze, ma il tempo gli ha permesso di distinguere il brano da tutto ciò che gli era accaduto intorno.

Per chi ha fretta: 5 risposte su John Norum e The Final Countdown

1. Chi ha suonato l’assolo di chitarra di The Final Countdown?
L’assolo è di John Norum, chitarrista e cofondatore degli Europe. Fu preparato prima delle sessioni e registrato in circa quindici minuti ai Powerplay Studios, nei pressi di Zurigo.

2. Con quale attrezzatura è stato registrato?
Una Fender Stratocaster del 1965, una testata Marshall JCM800 da 100 watt presa a noleggio e due pedali Boss utilizzati insieme, il SD-1 Super Overdrive e il DS-1 Distortion. La maggior parte della saturazione proveniva dall’amplificatore.

3. Chi ha scritto il riff di tastiera?
Joey Tempest, intorno al 1981 o 1982, su una Korg Polysix presa in prestito da Mic Michaeli. In studio, Michaeli costruì il suono definitivo sovrapponendo un timbro di ottoni del Roland JX-8P a un preset dello Yamaha TX816.

4. Perché John Norum lasciò gli Europe nel 1986?
Per una combinazione di ragioni: l’insoddisfazione per il mix che relegava le chitarre in secondo piano, il rifiuto dell’immagine commerciale assunta dal gruppo, uno stile di vita in tour nel quale non si riconosceva e i contrasti con il manager Thomas Erdtman. La sua ultima apparizione con gli Europe risale al 31 ottobre 1986, ad Amsterdam.

5. Quando John Norum è tornato negli Europe?
Si è esibito nuovamente con il gruppo nella serata del 31 dicembre 1999, a Stoccolma, insieme anche al suo successore Kee Marcello. Il ritorno stabile nella formazione è avvenuto con la riunione ufficiale dell’ottobre 2003.

Un riff nato quasi per caso, un assolo preparato con cura e registrato in un quarto d’ora, un successo che per un chitarrista di ventidue anni finì per diventare più una gabbia che un traguardo. Riascoltare The Final Countdown conoscendo questa storia cambia almeno un po’ la prospettiva: dietro quella fanfara di sintetizzatori c’è anche una Stratocaster del 1965, suonata da un musicista che preferì rinunciare alla band più famosa del momento piuttosto che continuare a rappresentare un’immagine nella quale non si riconosceva più. E che, molti anni dopo, avrebbe ritrovato il piacere di suonare proprio quella canzone, senza dover rinunciare a sé stesso.



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