Nel 1961 Bob Dylan arrivava a New York, ancora lontano dalla notorietà che avrebbe raggiunto negli anni successivi. Aveva diciannove anni, una chitarra e il desiderio di entrare nella scena folk del Greenwich Village. A documentare quel periodo c’era anche John Cohen, fotografo e musicista che avrebbe lasciato alcune delle testimonianze visive più interessanti della cultura americana del Novecento.
Dal 5 dicembre 2026, undici suoi scatti dedicati al giovane cantautore saranno esposti a Roma nella mostra fotografica Bob Dylan: Forever Young, ospitata dalla Vinyl Room di via della Frezza e curata da Gerardo Martorelli.
Il giovane Dylan nella New York dei primi anni Sessanta
Le fotografie riportano agli anni in cui Robert Zimmerman stava costruendo la propria identità artistica. Arrivato a New York nel gennaio del 1961, Dylan cominciò a frequentare i locali del Greenwich Village, dove il folk americano stava vivendo una stagione di particolare fermento.
Nell’aprile dello stesso anno si esibì al Gerde’s Folk City, uno dei luoghi centrali di quella scena. Il primo album, intitolato semplicemente Bob Dylan, sarebbe arrivato nel marzo 1962, mentre il successo di Blowin’ in the Wind e The Freewheelin’ Bob Dylan era ancora di là da venire.
Gli undici ritratti selezionati per la mostra restituiscono proprio quella fase: un musicista agli inizi della carriera, prima che il riconoscimento internazionale e la successiva svolta elettrica ne cambiassero definitivamente l’immagine pubblica.
John Cohen, il fotografo che conosceva il folk dall’interno
Nato nel 1932 e scomparso nel 2019, John Cohen non era semplicemente un fotografo interessato alla musica. Era egli stesso un musicista e nel 1958 aveva fondato, insieme a Mike Seeger e Tom Paley, i New Lost City Ramblers, formazione fondamentale per la riscoperta della musica tradizionale americana durante il folk revival.
Questa doppia appartenenza, alla fotografia e alla musica, gli permise di documentare da vicino un ambiente che conosceva personalmente.
Oltre a Dylan, Cohen fotografò artisti come Woody Guthrie e Roscoe Holcomb, ma il suo lavoro attraversò anche gli ambienti letterari e artistici della Beat Generation, con ritratti di Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso.
Il valore documentario della sua produzione è riconosciuto anche dalle istituzioni culturali americane. La Library of Congress conserva un’importante raccolta dei suoi materiali, mentre una fotografia di Dylan realizzata da Cohen nel 1962 fa parte della collezione della National Portrait Gallery dello Smithsonian.
Undici fotografie in tiratura limitata
La mostra Bob Dylan: Forever Young presenterà 11 fotografie nel formato 30 × 40 centimetri, realizzate a partire da file originali e stampate su carta baritata ai sali d’argento, un supporto particolarmente apprezzato nella fotografia tradizionale in bianco e nero.
Le stampe vengono presentate come firmate e numerate in un’edizione limitata a dieci esemplari e saranno anche disponibili per l’acquisto.
La scelta della Vinyl Room come sede dell’esposizione ha una sua coerenza. Il negozio romano, fondato dai fratelli Marco e Federico De Gregori, figli di Francesco De Gregori, è specializzato in vinili, edizioni rare, bootleg e oggetti da collezione legati alla storia della musica.
Accanto ai dischi, lo spazio propone abitualmente anche fotografie d’archivio dedicate ad artisti e protagonisti della cultura musicale del Novecento.
Dove e quando visitare la mostra Bob Dylan: Forever Young
L’esposizione sarà visitabile da sabato 5 dicembre 2026 presso la Vinyl Room, in via della Frezza 53/A, nel centro di Roma, non lontano da piazza del Popolo.
Informazioni pratiche:
- Mostra: Bob Dylan: Forever Young – 11 fotografie di John Cohen
- Curatore: Gerardo Martorelli
- Inizio: 5 dicembre 2026
- Sede: Vinyl Room, via della Frezza 53/A, Roma
- Orari: dal martedì al sabato, 11:00–13:00 e 15:00–19:00
- Ingresso: gratuito
- Telefono: 06 3214295
La mostra offre l’occasione di osservare Bob Dylan attraverso lo sguardo di un contemporaneo che partecipava alla stessa scena musicale, prima che quelle esperienze diventassero un capitolo della storia del folk e del rock.










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