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Wynton Marsalis e il debutto che riaprì le porte al jazz acustico

Il disco di debutto omonimo di Wynton Marsalis (Columbia, 1982) e la stagione dei Young Lions: come una generazione riportò le major a scommettere sul jazz acustico.

In sintesi. Nel 1982 il disco di debutto omonimo di Wynton Marsalis, pubblicato da Columbia, riportò la tromba acustica al centro di un jazz che l’industria dava per archiviato. Con la sezione ritmica del secondo quintetto di Miles Davis e un fraseggio che rilegge Clifford Brown e Lee Morgan, quel disco aprì la stagione dei Young Lions e convinse di nuovo le major a scommettere sul jazz acustico.

Il disco omonimo di Wynton Marsalis, uscito nel 1982 per Columbia Records, rimise una tromba acustica al centro di un jazz che molti davano per archiviato. Il disco contribuì a riportare le major a interessarsi al genere e a mettere sotto contratto una nuova generazione di jazzisti.

Nel 1982 una larga parte del jazz sul mercato passava da fusion, sonorità elettriche e tastiere. Un’etichetta come Columbia – con una storia alle spalle gloriosa, a partire dai dischi di Miles Davis – che firmava un trombettista di poco più di vent’anni, deciso a suonare acustico e a guardare indietro verso il linguaggio degli anni Cinquanta e Sessanta, era una scommessa controcorrente.

Wynton Marsalis, nato a New Orleans nel 1961 e cresciuto nella famiglia del pianista Ellis Marsalis, arrivava a quel debutto con una credibilità già rara per la sua età: aveva studiato tromba classica ad alto livello e aveva fatto pratica nei Jazz Messengers di Art Blakey, la più severa delle scuole.

Come ricostruisce John Murph su JazzTimes nel 2022, quel disco omonimo non fu soltanto un esordio riuscito: fu il punto da cui ripartì un’intera idea di jazz. È uno di quei dischi-cerniera che valgono meno per le singole tracce che per la porta che aprono a chi viene dopo.

Un debutto contro il proprio tempo

Il primo dato che colpisce, riguardando quel 1982, è la compagnia che Marsalis si era scelto in studio. Accanto a lui suonava il fratello maggiore Branford Marsalis al sax, e parte del disco vedeva impegnata una sezione ritmica di assoluto prestigio: i musicisti che avevano lavorato con Miles Davis nel secondo quintetto, ovvero il pianista Herbie Hancock, il contrabbassista Ron Carter e il batterista Tony Williams. Per un esordiente farsi accompagnare da quel calibro di interlocutori significava una cosa sola: dichiarare a quale tradizione si voleva appartenere (e avere il permesso di entrarci direttamente dai grandi dell’epoca d’oro).

Quella tradizione ha nomi precisi. Il fraseggio di Marsalis, la sua articolazione, il modo di costruire le frasi sugli accordi, rimandano alla grande linea della tromba moderna: Miles Davis prima di tutto, e poi Clifford Brown, Fats Navarro, Lee Morgan.
Sono i trombettisti del bebop maturo e dell’hard bop, quelli che avevano fissato il vocabolario su cui ancora oggi si misura chiunque imbracci lo strumento in ambito acustico. Marsalis non li imitava: ne ricomponeva la lezione con una pulizia tecnica che spiazzava chi lo ascoltava per la prima volta.

Quanto fosse insolita, allora, una scelta del genere lo si capisce guardando il resto della scena. Negli anni in cui buona parte dei giovani strumentisti inseguiva il suono elettrico e le tastiere, un ventenne che metteva al centro la sordina, il timbro caldo, il dialogo serrato con una sezione ritmica acustica, andava in direzione opposta al mercato.

Young Lions

Il successo di quel disco non restò un fatto isolato. Aprì la strada a quella che la critica americana battezzò la stagione dei Young Lions, i giovani leoni: una leva di musicisti acustici, spesso usciti dalle stesse scuole e dalle stesse jam, che le major tornarono a cercare e a mettere sotto contratto. Tra i trombettisti vicini a quella generazione si fanno di solito i nomi di Terence Blanchard e Wallace Roney, entrambi destinati a carriere lunghe e a un proprio linguaggio riconoscibile.

Il movimento si collega anche all’album dal vivo del 1982 The Young Lions, che ha visto la partecipazione di ben diciassette musicisti emergenti, compreso Marsalis, registrato alla Carnegie Hall di New York il 30 giugno 1982.

Per buona parte degli anni Settanta l’industria discografica aveva considerato il jazz acustico un repertorio oramai da catalogo, non da investimento. Paradossalmente, uno degli artefici più decisivi del jazz elettrico fu proprio Miles Davis, con il suo – beh, uno dei suoi – capolavoro Bitches Brew.
Il debutto di Marsalis e ciò che gli ruotò attorno riportarono i conti dalla parte dei giovani: un’etichetta poteva di nuovo scommettere su un ventenne che suonava standard e composizioni originali con tromba, contrabbasso e spazzole, e aspettarsi un ritorno. Per chi negli anni Ottanta voleva fare jazz acustico in Italia come negli Stati Uniti, quel cambio di clima fu una boccata d’aria.

Attorno a Marsalis si formò anche un apparato critico che ne sostenne la linea. Le note di copertina di quel periodo, firmate da Stanley Crouch, raccontano il ritorno alla tradizione come scelta consapevole, non come nostalgia.
Il suddetto Murph, nella sua ricostruzione del 2022, parla delle tensioni di quella stagione, comprese le accuse di neoconservatorismo che parte della critica rivolse a Marsalis negli anni successivi.

Quella distinzione, tra il giudizio critico e la scelta artistica, è esattamente ciò che rende interessante riaprire i riflettori sull’album di debutto. Si può discutere all’infinito se la direzione presa fosse troppo ortodossa o se invece abbia salvato un linguaggio dall’oblio. Resta il fatto materiale: dopo il 1982 il jazz acustico tornò a essere una scommessa dell’industria musicale, e questo non sarebbe accaduto allo stesso modo senza quel disco.

Cosa resta di quel 1982

A distanza di oltre quarant’anni, la traiettoria di Wynton Marsalis ha dimensioni che il debutto lasciava solo intuire. Nel 1997 “Blood on the Fields” è stata la prima composizione jazz a vincere il Pulitzer per la musica. È il direttore artistico di Jazz at Lincoln Center, l’istituzione newyorkese che ha contribuito a fondare e che ha trasformato il repertorio jazzistico in un patrimonio nazionale.

Nel video qui sotto, registrato proprio con l’orchestra di Jazz at Lincoln Center, si sente bene cosa intendiamo: la cura del suono d’insieme, l’attenzione alla tradizione del cinquantennio precedente, lo stesso filo che parte da quel debutto.

Per chi suona uno strumento acustico, e a maggior ragione per chi studia la tromba, quel debutto resta materiale di lavoro più che oggetto da museo. Mostra come si possa attingere ai più grandi degli anni ’50 e ’60 senza copiarli, ricomponendone la grammatica in qualcosa di personale. Mostra che una scelta tecnica radicale, suonare acustico quando tutti suonavano elettrico, può diventare una scelta culturale capace di spostare un intero comparto.

Il consiglio, per chi vuole capire davvero la stagione dei Young Lions, è di partire da qui: ascoltare quel disco con le orecchie del 1982, immaginando il coraggio che ci voleva a inciderlo, e poi seguire il filo fino a oggi. Quel fascicolo, riaperto adesso, racconta meno una nostalgia e più una decisione: tenere viva una lingua musicale invece di darla per finita.

Per chi ha fretta: 4 risposte su Wynton Marsalis

1. Quando è uscito il disco di debutto di Wynton Marsalis?
L’album omonimo Wynton Marsalis è uscito nel 1982 per Columbia Records. Il trombettista, nato a New Orleans nel 1961, aveva poco più di vent’anni.

2. Chi erano i Young Lions del jazz?
Erano i giovani jazzisti acustici emersi negli anni Ottanta sulla scia di Marsalis, tra cui i trombettisti Terence Blanchard e Wallace Roney. Riportarono il linguaggio acustico al centro dopo gli anni della fusion.

3. Quali sono le influenze di Marsalis alla tromba?
Il suo fraseggio sintetizza la lezione di Miles Davis, Clifford Brown, Fats Navarro e Lee Morgan, la grande tradizione della tromba hard bop e post bop.

4. Wynton Marsalis ha vinto il Premio Pulitzer?
Sì, nel 1997 con l’oratorio Blood on the Fields, primo jazzista a riceverlo. È inoltre direttore artistico di Jazz at Lincoln Center.



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