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Jim Keltner entra nella Hall of Fame di Modern Drummer: il batterista che suona per la canzone

Hall of Fame Modern Drummer 2025 per il session drummer del feel: da Lennon e Harrison a Bob Dylan, una carriera di gusto e misura.

Modern Drummer ha inserito Jim Keltner nella sua Hall of Fame 2025, riconoscendo una di quelle carriere che non hanno bisogno di presentazioni monumentali. Nato a Tulsa, in Oklahoma, il 27 aprile 1942, Keltner è il batterista che per oltre mezzo secolo molta musica popolare americana ha chiamato in studio quando serviva una cosa molto precisa: non un assolo, non una dimostrazione di velocità, ma un battito capace di far suonare meglio la canzone.

Il biografo di Bob Dylan, Howard Sounes, lo ha definito senza mezzi termini il principale session drummer d’America. È una definizione pesante, perché nella sua discografia ci sono tre Beatles da solisti, Bob Dylan, Eric Clapton e una lunga collaborazione con Ry Cooder. Eppure il nome di Keltner resta meno noto al grande pubblico di quanto la sua impronta meriterebbe. Una stranezza solo apparente, perché è perfettamente coerente con il mestiere che ha scelto.

Chi è un session drummer e perché conta

Il session drummer è il professionista che entra in studio per servire un disco che non porta il suo nome. Suona ciò che il brano richiede, si adatta alla produzione, scompare dietro l’artista in copertina. È un ruolo fatto di adattabilità più che di protagonismo, e Keltner ne è diventato uno dei riferimenti proprio perché ha trasformato quella subordinazione apparente in un valore artistico.

La sua prima esperienza da musicista di sessione viene generalmente ricondotta alla metà degli anni Sessanta, quando registrò con Gary Lewis and the Playboys. Da lì in avanti la curva è stata costante: una presenza discreta ma ricorrente nei dischi che hanno definito un’epoca. Lo stile che ha sviluppato viene spesso descritto come ingannevolmente semplice: un battito sciolto e rilassato, ma sostenuto da una precisione fuori dal comune. Tradotto: sembra facile, e proprio per questo è difficilissimo da imitare.

Per chi studia batteria, il talento di Keltner non si misura con il metronomo della tecnica spinta. Si misura con il feel, cioè con quella sensazione di tempo che respira, che può appoggiarsi leggermente avanti o leggermente indietro a seconda di ciò che chiede il pezzo. È un concetto difficile da spiegare su carta, impossibile da copiare a memoria, e centrale in tutto quello che ha registrato.

La filosofia del gusto: suonare per la canzone

C’è una linea che attraversa tutta la carriera di Jim Keltner, ed è la rinuncia all’ego. La domanda che guida ogni sua scelta in studio non è “cosa posso fare io qui?”, ma “cosa serve a questa canzone?”. La differenza sembra sottile, ma è la stessa che separa un batterista affidabile da un musicista di cui artisti e produttori si fidano per decenni.

Questa misura si sente in modo molto concreto in un dettaglio diventato quasi leggendario. Suonando “Josie” per gli Steely Dan, brano dell’album Aja del 1977, Keltner sovraincise una parte di percussione usando un coperchio di bidone metallico nel bridge che porta al solo di chitarra. Non un virtuosismo, ma un colore. Una scelta di gusto che aggiungeva carattere senza rubare la scena, esattamente l’opposto della logica esibizionista.

Il groove, in questa visione, non è soltanto la cornice che tiene insieme la canzone: è la canzone stessa vista dal punto di vista del tempo. Keltner ha costruito la sua reputazione su questo principio, e la sua influenza lo conferma. Jeff Porcaro, uno dei session drummer più importanti delle generazioni successive, viene spesso citato tra i batteristi segnati dal suo modo di intendere il mestiere.

La firma di un grande batterista da studio, in fondo, non sta tanto nelle note che suona quanto in quelle che decide di lasciare fuori. Per chi si avvicina alla batteria con l’idea che contino soprattutto i tempi più veloci e i fill più complicati, l’eredità di Keltner suona quasi controintuitiva. Eppure è la lezione più ricca: dinamica, spazio e scelta di quando non suonare valgono più della densità. Una verità che riguarda qualsiasi strumento, ma che la batteria, per la sua natura ritmica, rende particolarmente evidente.

Collaborazioni che raccontano mezzo secolo di musica

L’elenco delle collaborazioni di Jim Keltner è, di fatto, una mappa della musica anglosassone dagli anni Settanta in poi. Tre Beatles da solisti lo hanno voluto in studio. Con George Harrison ha registrato dischi come Living in the Material World e Dark Horse, restando legato all’artista fino al postumo Brainwashed. Per John Lennon ha suonato su Imagine, Mind Games e Walls and Bridges. Con Ringo Starr ha lavorato anche sull’album omonimo del 1973.

Oltre alla galassia Beatles, la lista comprende Bob Dylan, Eric Clapton, Neil Young, Joe Cocker, Jackson Browne, Randy Newman, Carly Simon e Roy Orbison. Con Ry Cooder ha intrecciato una collaborazione lunga oltre quarant’anni, una di quelle intese che superano la singola sessione e diventano linguaggio comune.

C’è anche un capitolo divertente in questa biografia. Quando suonò con i Traveling Wilburys, il supergruppo formato da George Harrison, Bob Dylan, Roy Orbison, Tom Petty e Jeff Lynne, Keltner adottò lo pseudonimo scherzoso Buster Sidebury, in linea con la convenzione goliardica della band. Un dettaglio che restituisce bene il personaggio: un musicista al centro di progetti enormi, capace però di stare un passo indietro perfino nel modo di firmarsi.

La Hall of Fame 2025 e cosa lascia in eredità

Il riconoscimento di Modern Drummer arriva a coronare una carriera costruita lontano dai riflettori, una sessione dopo l’altra. La rivista, da decenni punto di riferimento per batteristi e appassionati di drumming, ha riconosciuto a Keltner lo status di colonna del mestiere.

Nel profilo pubblicato nel dicembre 2025 da Modern Drummer, la sua figura viene raccontata proprio come quella di un batterista che non ha bisogno di alzare la voce. La sua eredità non si misura in tecniche da copiare, ma in un atteggiamento: ascoltare prima di suonare, servire il brano, fidarsi del feel più che della velocità.

Per chi studia oggi, la lezione è chiara e quasi paradossale rispetto a molta didattica contemporanea. Prima di inseguire il fill più veloce conviene chiedersi cosa la canzone stia chiedendo davvero. La carriera di Jim Keltner è la dimostrazione lunga oltre mezzo secolo che, nella musica registrata, il gusto batte la velocità quasi sempre. E quando non la batte, almeno le chiede educatamente di non pestare troppo sui piatti.

Per chi ha fretta: 5 risposte su Jim Keltner

1. Chi è Jim Keltner?
È un session drummer americano nato a Tulsa nel 1942, considerato tra i grandi batteristi da studio della musica popolare. Ha suonato sui dischi solisti di tre Beatles e con molti artisti centrali della musica anglosassone.

2. Cosa significa che suona “per la canzone”?
Significa che le sue scelte ritmiche servono il brano invece di mettere in mostra il batterista. Privilegia feel, dinamica e spazio rispetto a velocità e tecnica esibita.

3. Con quali artisti ha registrato?
Ha lavorato con George Harrison, John Lennon e Ringo Starr da solisti, oltre che con Bob Dylan, Eric Clapton, Neil Young, Joe Cocker, Roy Orbison e Ry Cooder, con cui ha collaborato per oltre quarant’anni.

4. Cosa sono i Traveling Wilburys e che ruolo ha avuto?
Erano un supergruppo formato da George Harrison, Bob Dylan, Roy Orbison, Tom Petty e Jeff Lynne. Keltner vi suonò la batteria usando lo pseudonimo scherzoso Buster Sidebury.

5. Perché Modern Drummer lo ha inserito nella Hall of Fame 2025?
Per una carriera lunga oltre mezzo secolo, costruita sul gusto, sulla misura e sulla capacità di mettere la batteria al servizio della canzone.



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