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Copertina di Led Zeppelin I, primo album del 1969 con il dirigibile Hindenburg in fiamme

Quel dirigibile infuocato che incendiò il Rock

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12 gennaio 1969, Londra. Nei negozi di dischi arriva il primo album di una band che si è appena formata dalle ceneri dei famosi Yardbirds.

In sintesi: Il 12 gennaio 1969 esce il primo album dei Led Zeppelin, con in copertina una foto del disastro dello Zeppelin Hindenburg del 1937. La band, nata dalle ceneri degli Yardbirds, esordisce con uno stile già maturo: Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham impongono subito una nuova grammatica del rock e segnano l’immaginario visivo di un’intera generazione.

Gennaio 1969: il debutto che fa entrare nei negozi un nuovo nome

Il 12 gennaio 1969, a Londra, nei negozi di dischi arriva il primo album di una band che si è appena formata dalle ceneri dei celebri Yardbirds. Negli Stati Uniti l’uscita era avvenuta il 12 gennaio, mentre il Regno Unito vedrà l’album il 31 marzo successivo. Il nome del gruppo, all’inizio, doveva essere proprio “The New Yardbirds”: l’eredità portata dal chitarrista Jimmy Page e dal manager Peter Grant era troppo recente per essere ignorata. Page voleva costruire qualcosa di nuovo, ma il marchio precedente faceva da garanzia.

L’idea del nome definitivo arriva da Keith Moon dei Who. Sentita la prima incisione, il batterista commenta che la band sarebbe «caduta come un dirigibile di piombo». Page e Grant scelgono di rovesciare l’ironia in profezia: prima Lead Zeppelin, poi Led Zeppelin, togliendo la “a” per evitare che gli americani pronunciassero la parola come “lead guitar”. Una scelta linguistica che sarebbe diventata un marchio.

La copertina: dal disastro Hindenburg al simbolo del rock

Sulla copertina dell’album campeggia, in bianco e nero, lo Zeppelin LZ 129 Hindenburg incendiato e poi distrutto in poco più di 30 secondi durante l’atterraggio a Lakehurst, in New Jersey, il 6 maggio 1937. La grafica è di George Hardie, su un’idea di Jimmy Page. È una scelta volutamente provocatoria: un’immagine di tragedia diventa l’epitaffio simbolico del rock più pesante mai sentito fino a quel momento.

Il contrasto fra il bianco e nero della catastrofe e la potenza dei suoni interni è voluto: l’artwork dichiara fin dal primo sguardo che la band non avrà paura di toccare immaginari estremi. Diventerà una delle copertine simbolo della storia del rock, citata e omaggiata da centinaia di artisti nei decenni successivi.

Foto originale del disastro del dirigibile Zeppelin LZ 129 Hindenburg nel 1937

La foto originale del disastro dello Zeppelin Hindenburg, scatto fulmineo considerando che venne completamente distrutto in circa 30 secondi.

Quattro musicisti, uno stile già maturo

Difficilmente un album d’esordio è riuscito a dimostrare così tanta carica, creatività, bravura tecnica e, soprattutto, uno stile già maturo e proprio della band, cosa che di solito si costruisce in almeno un paio di dischi, se non di più. Ma in tavola c’è un vero poker d’assi: Page, Plant, Jones e Bonham. Ognuno di loro splende di luce propria. Si completano e si valorizzano a vicenda.

Page è il regista del suono, ossessionato dalla qualità dei riff e dalle stratificazioni di chitarra. Plant porta una voce che muove tra il blues e l’epica, capace di urlare e sussurrare nella stessa misura. John Paul Jones è il pilastro multistrumentista, tessitore di linee di basso e tastiere che cuciono i pezzi insieme. John Bonham, sul retro, ridisegna la pulsazione del rock con un tocco che farà scuola.

Le tracce che entrano subito nell’immaginario

Il disco si apre con “Good Times Bad Times”, un manifesto di intenti in meno di tre minuti: riff secco, voce squillante, doppio cassa di Bonham che diventa subito riferimento per generazioni di batteristi. Poi arrivano la dolcezza acustica di “Babe I’m Gonna Leave You”, il blues lento di “You Shook Me”, l’epica di “Dazed and Confused” con l’archetto di Page sulla chitarra, fino al funambolismo di “Communication Breakdown”.

È l’inizio di qualcosa di veramente grande e se ne accorgono tutti. Gli appassionati di rock scoprono una band da amare incondizionatamente. I colleghi musicisti ammirano ma sono anche spaventati da questo nuovo gruppo sulla piazza, che pare avere le carte in regola per spodestare chiunque dal trono del rock. Per molti è stata la più grande rock band di tutti i tempi.

Ascoltare l’album oggi, immaginando il 1969

Noi preferiamo eliminare dalla nostra mente i pensieri “da classifica” e immergerci nella loro musica ancora una volta. Ora chiudete gli occhi e immaginatevi nel 1969. Uscite dal negozio di dischi, correte a casa, scartate, mettete il disco sul piatto, date volume, abbassate la puntina e…

Per chi ha fretta: 5 risposte sul primo Led Zeppelin

1. Quando esce “Led Zeppelin I”?
Il primo album dei Led Zeppelin viene pubblicato negli Stati Uniti il 12 gennaio 1969 e nel Regno Unito il 31 marzo dello stesso anno.

2. Perché la copertina raffigura il dirigibile Hindenburg in fiamme?
L’immagine è una foto del disastro dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg avvenuto nel 1937. L’idea è di Jimmy Page e la grafica di George Hardie: un’icona di tragedia diventa simbolo del nuovo rock pesante della band.

3. Da dove nasce il nome “Led Zeppelin”?
Da una battuta di Keith Moon dei Who, che predisse alla band di cadere “come un dirigibile di piombo”. Page e il manager Peter Grant ribaltarono la profezia: prima Lead Zeppelin, poi Led Zeppelin (senza “a” per evitare confusioni di pronuncia).

4. Chi forma la band del primo disco?
Jimmy Page alla chitarra, Robert Plant alla voce, John Paul Jones al basso e alle tastiere, John Bonham alla batteria. Page e Grant sono i registi del progetto, nato dalle ceneri degli Yardbirds.

5. Quali sono i brani simbolo dell’album?
“Good Times Bad Times”, “Babe I’m Gonna Leave You”, “Dazed and Confused” e “Communication Breakdown” sono tra le tracce che hanno segnato l’immaginario del rock di fine anni Sessanta.

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