In sintesi: John Entwistle (1944-2002), bassista dei The Who, ha riscritto le regole del basso nel rock degli anni Sessanta. Soprannominato The Ox per la presenza imperturbabile sul palco, ha trasformato lo strumento da spalla ritmica a voce solista, con linee melodiche, pennata, accordi, slap precursore. Suono distorto, stack Hiwatt e Rotosound: il suo timbro è diventato un modello per generazioni di bassisti, da Chris Squire a Geddy Lee.
Chi può essere paragonabile, sul basso elettrico, a Jimi Hendrix? Nel rock e negli anni ’60 è soprattutto uno a saltar fuori dal mucchio: John Entwistle.
Il paragone dell’eclettico bassista dei The Who con Hendrix può non essere subito chiaro, ma ripercorrendo la storia del rock bisogna ammettere che il primo uso del basso come strumento di importante rilevanza anche solistica, e non solo come accompagnamento, si ha proprio con Entwistle. In effetti, basti pensare al fatto che in quegli anni spesso nei gruppi del genere (professionisti e amatori) il ruolo del basso era affidato a un chitarrista di secondo piano, esistendo ufficialmente ancora ben poca “didattica rock” sullo strumento, e ciò succedeva non senza qualche malumore (Noel Redding ne sa qualcosa…).
Come spesso accade, il tutto è frutto di una situazione in cui si fece di necessità virtù. Il chitarrista Pete Townshend, infatti, prediligeva ben più le parti ritmiche a quelle solistiche e in un modo davvero tutto suo che forniva alla band non solo il ringhio della chitarra elettrica, ma anche una vera e propria scansione metrica dei brani.
E non dimentichiamo che dietro le pelli c’era Keith Moon, anch’egli cresciuto autodidatta e con un’idea di arrangiamento dei brani sulla batteria a dir poco tutta sua.
Questi in effetti erano i The Who: un gioco di incastri ritmici da togliere il fiato unito a un livello compositivo di altissimo livello.
Così, John Entwistle dovette “reinventare” il ruolo del basso, eseguendo quelli che da un lato sono sì accompagnamenti, ma dall’altro assomigliano molto a continue linee solistiche e improvvisazioni. Quando non erano addirittura veri e propri assoli di basso, a sostituire la chitarra di Townshend, come succede nel loro primo grande successo “My Generation“.
Il tutto condito da una tecnica molto personale e funambolica, con un timbro dello strumento mai clean, a volte anche molto distorto (vero e proprio precursore in questo senso), amplificato da colonne di potenti stack Hiwatt in diretta competizione con quelle di Townshend.
The Ox: la presenza di Entwistle sul palco dei Who
Soprannominato The Ox (il bue) per la sua presenza imperturbabile e marmorea sul palco, John Entwistle era l’ancora dei The Who. Mentre Pete Townshend distruggeva chitarre, Keith Moon devastava la batteria e Roger Daltrey roteava il microfono, Entwistle restava praticamente immobile, concentrato sullo strumento. Eppure era lui a tenere insieme tutto: una sezione ritmica composta da un batterista anarchico aveva bisogno di un bassista che fosse al tempo stesso metronomo e voce melodica indipendente. Entwistle assunse entrambi i ruoli senza mai cedere il passo.
Stile e tecnica: pennata, accordi, melodia
La tecnica di Entwistle era inusuale per l’epoca. Suonava prevalentemente con il plettro e con le dita, alternando pennata veloce e fingerstyle a tre dita molto prima che Geddy Lee o Steve Harris ne facessero un marchio di fabbrica. Inseriva accordi di basso, doppie corde, armonici naturali e artificiali. Una tecnica di plucking aggressivo, in cui le corde sbattono contro il manico, anticipa di anni quello che oggi chiamiamo slap. “My Generation” è il manifesto: l’assolo di basso del 1965, registrato con un Fender Jazz Bass, è considerato il primo vero solo bass nel rock.
Strumenti: dal Fender al Buzzard, passando per Alembic e Status
Entwistle ha collezionato circa 200 bassi nella sua carriera. Inizia con il Fender Precision e il Fender Jazz Bass, passa per i Rickenbacker (notevole il 4001 cromato), gli Alembic Series I custom degli anni Settanta. Negli anni Ottanta sviluppa con Peter Cook e con Status Graphite il Buzzard Bass, basso a corpo asimmetrico disegnato come un avvoltoio, con elettronica attiva e manico in grafite. Per l’amplificazione, scelta storica: stack Hiwatt e poi Marshall, configurati per competere in volume con le colonne di Townshend. Corde Rotosound Swing Bass 66 in roundwound acciaio, che ha contribuito a portare in produzione su scala industriale.
L’eredità nel basso rock: chi viene dopo The Ox
Senza Entwistle non esistono Chris Squire degli Yes, Geddy Lee dei Rush, Steve Harris degli Iron Maiden, Cliff Burton dei Metallica, Flea dei Red Hot Chili Peppers. Tutti hanno raccontato in interviste l’impatto che ascoltare i Who da adolescenti ha avuto sul loro modo di pensare lo strumento. L’idea che il basso possa essere protagonista, melodico, distorto, virtuoso ma sempre al servizio del brano viene da lì. Entwistle ha aperto la porta che i bassisti delle generazioni successive hanno semplicemente attraversato.
La fine improvvisa: Las Vegas, giugno 2002
Entwistle muore il 27 giugno 2002 nella sua suite all’Hard Rock Hotel di Las Vegas, alla vigilia di una tournee americana dei Who. La causa è un infarto. Aveva 57 anni. L’autopsia confermerà che l’arteria coronaria era ostruita per gran parte e che l’uso di cocaina la sera precedente aveva accelerato l’evento. Pete Townshend e Roger Daltrey decisero di proseguire la tournee in suo ricordo: una scelta dolorosa che onorava la dedizione professionale che The Ox aveva incarnato per tutta la vita.
Riascoltiamolo allora nella naked track del brano “Won’t Get Fooled Again“, tratto dalla pietra miliare del rock “Who’s Next“.
In questo caso abbiamo anche l’occasione di ammirarlo con le riprese a lui dedicate nel rockumentario “The Kids Are Alright” alla fine degli anni ’70.
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Per chi ha fretta
Chi era John Entwistle? Bassista dei The Who (1944-2002), uno dei più influenti della storia del rock. Soprannominato The Ox, ha trasformato il ruolo del basso da accompagnamento a voce solista melodica e distorta.
Qual è il primo grande assolo di basso nel rock? Quello suonato da Entwistle in “My Generation” (1965), considerato il primo vero solo bass nel rock mainstream, eseguito con un Fender Jazz Bass.
Cosa rendeva unico il suono di Entwistle? La combinazione di pennata e fingerstyle a tre dita, accordi di basso, plucking aggressivo, stack Hiwatt sovradimensionati e corde Rotosound roundwound. Un timbro brillante e distorto che competeva in volume con la chitarra di Townshend.
Cos’è il Buzzard Bass? Il basso disegnato negli anni Ottanta da Entwistle con Peter Cook e Status Graphite, dal corpo asimmetrico a forma di avvoltoio, con elettronica attiva e manico in grafite. Il suo strumento iconico dell’ultima fase di carriera.
Chi ha ereditato lo stile di Entwistle? Bassisti come Chris Squire (Yes), Geddy Lee (Rush), Steve Harris (Iron Maiden), Cliff Burton (Metallica), Flea (Red Hot Chili Peppers). Hanno tutti citato i Who come riferimento formativo nella loro idea di basso protagonista.
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