Nello studio di Jean-Michel Jarre è arrivato uno strumento che esiste in un solo esemplare. Si chiama JARRE Lab One, è un sintetizzatore polifonico costruito a mano e porta la firma di SynTesla. Non è un prodotto a catalogo e non ha un prezzo di listino: è una macchina progettata e assemblata intorno alle richieste di un solo musicista.
Dietro il marchio SynTesla c’è Pierre-Jean Tardiveau, costruttore francese che da anni realizza sintetizzatori artigianali dall’estetica steampunk. Il nome nasce dalla contrazione di synthesizer e Tesla, ma non deriva direttamente dall’inventore: Tesla era il marchio delle valvole che Tardiveau utilizzava nei suoi primi strumenti. Il suo lavoro ricorda quello di un liutaio elettronico, impegnato a progettare, modificare e assemblare macchine su commissione, una alla volta.
Jarre, dal canto suo, è uno dei pionieri che hanno contribuito a portare la musica elettronica al grande pubblico. Da Oxygène (1976) in avanti ha costruito una carriera intera intorno ai sintetizzatori, affiancandoli a sistemi di controllo e dispositivi scenici diventati riconoscibili, come l’arpa laser. Non sorprende, quindi, che la JARRE Lab One sia nata come uno strumento costruito intorno alle sue richieste.
SynTesla, il liutaio del sintetizzatore
L’estetica di Tardiveau prende ispirazione dagli apparati scientifici del XIX secolo e dagli strumenti per le comunicazioni militari: quadranti retroilluminati, selettori rotanti, elementi ottici e meccanismi a ingranaggi lasciati in vista. Ogni macchina è realizzata a mano, saldatura dopo saldatura, e la JARRE Lab One ha richiesto tre mesi di lavoro prima di essere completata.
Al momento non è stata pubblicata una dimostrazione sonora dedicata alla JARRE Lab One. Il video seguente mostra però il SynTesla IX, un precedente prototipo polifonico a sette voci, e permette di osservare da vicino il metodo costruttivo, l’impostazione dei controlli e l’estetica sviluppata da Tardiveau.
Il lavoro di Tardiveau ha ormai superato la dimensione del semplice progetto personale. Tra le sue realizzazioni c’è il gigantesco sistema modulare Giorgio III, costruito insieme al progettista analogico Yves Usson su commissione di Hans Zimmer, oltre a numerosi sintetizzatori in stile steampunk. Tra questi figura il SynTesla VII del 2022, dal quale la JARRE Lab One riprende buona parte dell’architettura e dell’impostazione estetica.
Il video pubblicato da SynTesla documenta la struttura del Giorgio III e il lavoro necessario per costruire un sistema modulare di queste dimensioni, destinato alle produzioni e agli spettacoli dal vivo di Zimmer.
Più recentemente SynTesla ha presentato MegaHertz, il primo sistema modulare commerciale in formato 5U derivato dal Giorgio III. Mostrato al SynthFest France 2026, viene comunque costruito artigianalmente e su ordinazione: più che una produzione industriale vera e propria, rappresenta il tentativo di rendere accessibile a un numero maggiore di musicisti una parte del progetto sviluppato per Zimmer.
Il reportage seguente, realizzato durante il SynthFest France 2026, ricostruisce la nascita del Giorgio III e presenta più da vicino il sistema MegaHertz.
È un mestiere che vive di fiducia e di tempo. Chi commissiona uno strumento del genere non acquista semplicemente un prodotto pronto sullo scaffale, ma partecipa alla definizione di un progetto, intervenendo sull’architettura, sui controlli e sull’aspetto della macchina, per poi aspettare che prenda forma componente dopo componente.
Cosa c’è dentro la JARRE Lab One
Sul piano tecnico, la JARRE Lab One è un sintetizzatore ibrido a quattro voci. Il cuore dello strumento è una voice card basata sull’architettura Korg logue, utilizzata anche nei sintetizzatori prologue e minilogue xd. Ogni voce dispone di due oscillatori analogici, ai quali si aggiunge la componente digitale programmabile dell’architettura logue.
L’architettura comprende inoltre gli LFO e una sezione digitale dedicata agli effetti, con modulazioni, delay e riverberi programmabili attraverso il logue SDK. Non si tratta, quindi, del semplice trapianto di un minilogue xd o di un prologue all’interno di un nuovo contenitore: Tardiveau ha utilizzato la scheda voce logue, sviluppando però una nuova unità di controllo e una disposizione dei parametri pensata specificamente per questo strumento.

Il segnale attraversa poi uno stadio stereo di saturazione analogica, un equalizzatore a tre bande e un mixer dotato di insert per il collegamento di effetti esterni. Le funzioni di sequenziamento sono affidate a un sequencer digitale a 16 step e a un arpeggiatore multimodo, che permettono di programmare pattern e figure ripetute direttamente dallo strumento.
Il controllo è la parte più fisica del progetto. La tastiera è una Fatar full-size a 61 tasti, affiancata dalle tradizionali rotelle per pitch bend e modulazione e da un joystick. La frequenza di cutoff del filtro può essere regolata in due modi differenti, attraverso un potenziometro rotativo oppure un cursore lineare, lasciando al musicista la scelta del gesto più adatto. Tutto è montato in una struttura verticale rossa suddivisa in quattro zone, con grandi quadranti illuminati e un feedback visivo volutamente retrò.
Secondo il costruttore, la macchina è stata pensata per riprodurre i pad e le timbriche analogiche particolarmente care a Jarre, senza limitarsi a quel linguaggio. Gli oscillatori digitali personalizzabili ampliano la tavolozza sonora, mentre lo stadio di saturazione e l’equalizzatore consentono di ottenere timbri più incisivi, soprattutto su brass e lead. Il risultato vuole essere un ponte tra il repertorio storico dell’artista e le possibilità offerte dalla sintesi ibrida contemporanea.
Un esemplare unico, forse non per sempre
La JARRE Lab One resta, per ora, un pezzo unico: niente listino, niente prezzo e nessun negozio dal quale ordinarla. SynTesla e Jean-Michel Jarre starebbero però discutendo la possibilità di sviluppare una versione commerciale, ipotizzata tra il 2027 e il 2028.
Al di là del singolo strumento, la storia racconta qualcosa su una particolare forma di artigianato elettronico. Il costruttore di sintetizzatori su misura opera in una nicchia nella quale progettazione elettronica, lavorazione dei materiali ed esigenze musicali devono convivere nello stesso oggetto. La JARRE Lab One è soprattutto il ritratto di quel lavoro: una macchina che non nasce inizialmente per il mercato, ma intorno alle richieste di una persona.
Per chi ha fretta: 5 risposte su SynTesla e il synth di Jarre
1. Che cos’è la JARRE Lab One?
Un sintetizzatore polifonico ibrido a quattro voci, costruito a mano in un solo esemplare per Jean-Michel Jarre dal francese Pierre-Jean Tardiveau, fondatore di SynTesla. È un pezzo unico, non un prodotto a listino.
2. Che cosa significa “ibrido”?
Ogni voce combina due oscillatori analogici con le possibilità dell’oscillatore digitale programmabile della piattaforma Korg logue. Il percorso comprende inoltre un VCF, un VCA e una sezione di effetti digitali.
3. Chi è SynTesla?
È il marchio fondato da Pierre-Jean Tardiveau, costruttore francese di sintetizzatori artigianali in stile steampunk. Ha realizzato numerosi strumenti su commissione e ha collaborato alla costruzione del sistema modulare Giorgio III di Hans Zimmer.
4. Si potrà comprare?
La JARRE Lab One non è attualmente in vendita. SynTesla e Jean-Michel Jarre starebbero però valutando una possibile versione commerciale, ipotizzata tra il 2027 e il 2028.
5. Che tastiera e controlli monta?
Una tastiera Fatar full-size a 61 tasti, rotelle per pitch bend e modulazione, un joystick, un sequencer digitale a 16 step e un arpeggiatore multimodo.
Per chi segue il mondo della sintesi, la JARRE Lab One interessa meno come oggetto da acquistare, visto che al momento non è in vendita, e più come segnale: esiste ancora chi costruisce sintetizzatori uno alla volta, adattandoli alle mani e alle esigenze di chi dovrà suonarli. Qualora la versione commerciale arrivasse davvero, sarà interessante capire quanto di questo approccio artigianale potrà essere conservato in una produzione più ampia.










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