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Alice Coltrane: la musicista che unì gospel, jazz, India e Stravinsky

Da Detroit all'ashram californiano, la carriera di Alice Coltrane fra arpa, organo Wurlitzer e ventisei anni fuori dal mercato. ;olto più che "la moglie di John".

Il 29 gennaio del 1968, nel seminterrato attrezzato della casa di Dix Hills, a Long Island, Alice Coltrane avvia le sessioni da cui nascerà il suo primo disco da leader. A Monastic Trio viene completato con una seconda sessione il 6 giugno e uscirà nello stesso anno per la Impulse!. In quella stessa casa, qualche anno prima, John Coltrane aveva composto A Love Supreme, ritirandosi però in una stanza al piano superiore.
Nella sessione di gennaio Alice lavora con Pharoah Sanders, Jimmy Garrison e Ben Riley; in quella di giugno Garrison resta al contrabbasso e alla batteria arriva Rashied Ali. Il marito è morto poco più di sei mesi prima, lei ha trent’anni e quattro figli piccoli, e una parte consistente del pubblico continua a leggerla soprattutto attraverso il cognome di John.

Ci vorranno decenni perché quella prospettiva venga corretta. Nel luglio del 2023, con un articolo firmato da Suzanne Lorge, DownBeat annuncia il suo ingresso nella Hall of Fame della rivista, nell’ambito del settantunesimo Critics Poll annuale. È un riconoscimento arrivato sedici anni dopo la sua morte, destinato a una musicista che nella propria carriera ha attraversato pianoforte, arpa, organo elettronico, arrangiamento orchestrale, improvvisazione e musica devozionale senza seguire un percorso particolarmente comodo per l’industria discografica.

Per chi ha fretta: 5 risposte su Alice Coltrane

1. Chi era Alice Coltrane?
Pianista, arpista, organista, compositrice e guida spirituale americana, nata a Detroit nel 1937 e morta in California nel 2007. Ha suonato nel gruppo di John Coltrane dal 1966 e ha poi costruito una carriera autonoma fra jazz modale, avanguardia, scrittura orchestrale e musica devozionale.

2. Quando entra nel gruppo di John Coltrane?
Nel 1966, dopo l’uscita di McCoy Tyner alla fine dell’anno precedente. Il rapporto fra Alice e John aveva preso forma nel 1963 al Birdland, dove lei suonava con il vibrafonista Terry Gibbs, e i due si erano sposati nel 1965.

3. È stata la prima arpista jazz?
No. Dorothy Ashby, anche lei di Detroit, aveva già pubblicato The Jazz Harpist nel 1957. Alice Coltrane portò però l’arpa in una direzione molto diversa, utilizzando glissandi, arpeggi e risonanze come elementi strutturali del proprio linguaggio.

4. Perché ha smesso di pubblicare album commerciali per ventisei anni?
Dopo Transfiguration del 1978 concentrò gran parte della propria attività sul Vedantic Center e sull’ashram. Continuò comunque a comporre e registrare, distribuendo privatamente la propria musica soprattutto all’interno della comunità.

5. Quando è entrata nella Hall of Fame di DownBeat?
Nel 2023, nell’ambito del settantunesimo Critics Poll annuale della rivista, sedici anni dopo la sua morte.

A Detroit si impara in chiesa

Alice Lucille McLeod nasce a Detroit il 27 agosto 1937. Comincia a studiare pianoforte a sette anni con una vicina di casa e a nove suona già l’organo durante le funzioni alla Mount Olive Baptist Church. La congregazione, colpita da quella bambina capace di accompagnare i servizi religiosi, contribuisce a pagarle gli studi in una scuola di musica del quartiere. È un dettaglio che dice molto della Detroit di allora e che tornerà utile molti anni dopo, quando quella stessa grammatica gospel riemergerà dentro un repertorio devozionale indiano.

La famiglia è musicale in senso pieno. La madre, Annie, suona il pianoforte e canta nel coro della chiesa, il fratellastro Ernie Farrow è un contrabbassista che fra il 1957 e il 1964 registra a più riprese con Yusef Lateef, mentre la sorella Marilyn McLeod diventerà autrice per la Motown. Qui vale la pena correggere un dettaglio ripetuto per anni in molte biografie: le ricerche più recenti, basate anche sugli annuari scolastici, collocano Alice alla Northeastern High School; l’attribuzione alla Cass Technical High School, ancora molto diffusa, appare quindi da rivedere. A scuola suona strumenti a percussione, fra cui timpani, glockenspiel e rullante. Guida inoltre un proprio gruppo, i Premiers, con cui alterna gospel, jazz e rhythm and blues, e comincia a lavorare nel circuito cittadino, che in quegli anni significa incrociare musicisti come Yusef Lateef e Kenny Burrell.

Nel 1959 si sposta a Parigi. Lavora come pianista di intervallo al Blue Note, suona con il tenorsassofonista Lucky Thompson e approfondisce il pianoforte con Bud Powell, già allora una delle figure centrali del bebop. Prima di partire da Detroit aveva sposato il cantante e pianista Kenny “Pancho” Hagood, già collaboratore dell’orchestra di Dizzy Gillespie e presente anche in incisioni con Thelonious Monk e Miles Davis. La figlia Michelle nasce a Parigi; il matrimonio dura poco e Alice rientra poi negli Stati Uniti.

Nel 1966 prende il posto di McCoy Tyner

Il rientro negli Stati Uniti la riporta prima nel circuito musicale di Detroit e poi nel quartetto del vibrafonista Terry Gibbs. Nel 1963, al Birdland di New York, il gruppo di Gibbs divide il cartellone con quello di John Coltrane: è in quel periodo che il rapporto fra Alice e John prende forma, anche se alcune ricostruzioni riportano incontri precedenti. I due si sposano nel 1965. Il figlio Ravi nasce quello stesso anno e prende il nome da Ravi Shankar.

Dopo l’uscita di McCoy Tyner alla fine del 1965, Alice comincia a suonare con il gruppo di John Coltrane e nel corso del 1966 ne diventa la pianista stabile. È il momento in cui la musica del sassofonista si sta allontanando dalla forma del quartetto classico verso strutture molto più aperte, con Pharoah Sanders ai fiati e, progressivamente, Rashied Ali alla batteria. Il pianoforte, in quel contesto, smette spesso di essere lo strumento che rende esplicita la progressione armonica e diventa una superficie sonora: cluster, lunghi arpeggi e colate di note che non hanno più il compito di sostenere una griglia tradizionale. John la incoraggia, fra l’altro, ad affrontare il pianoforte quasi come se fosse un’arpa. Di quel periodo, mentre John Coltrane era ancora in vita, uscì un solo album con Alice nel gruppo, Live At the Village Vanguard Again!.

Il resto arriva dopo. John Coltrane muore nel luglio del 1967 per un tumore al fegato, quattro mesi dopo la nascita di Oranyan, il terzo figlio avuto con Alice. Lei rimane con quattro bambini piccoli, un catalogo di nastri inediti da gestire e una posizione pubblica scomodissima: quella di una musicista di ventinove anni che buona parte del pubblico conosce soprattutto attraverso il cognome del marito. Il figlio maggiore, John Jr., morirà in un incidente stradale nel 1982.

L’arpa, il Wurlitzer, gli archi

Il decennio successivo alla morte del marito è il più prolifico della sua vita. Fra la fine degli anni Sessanta e il 1978 Alice Coltrane pubblica un’impressionante sequenza di lavori da leader e partecipa anche alla gestione e alla rielaborazione di materiale lasciato da John. È qui che il suo linguaggio acquista progressivamente una fisionomia impossibile da confondere con quella del marito.

Lo strumento che cambia immediatamente la tavolozza è l’arpa, e dietro c’è anche una storia personale. John Coltrane era affascinato dallo strumento e incoraggiò Alice a suonarlo. Poco prima di morire ordinò per lei una Lyon & Healy Style 11, una grande arpa da concerto dorata costruita a mano: lo strumento richiese circa un anno per essere completato e arrivò a Dix Hills soltanto dopo la morte di John. Alice lo affrontò sostanzialmente da autodidatta e ne fece rapidamente uno dei propri timbri più riconoscibili.

Va però chiarito un primato che le viene attribuito con troppa facilità: Alice Coltrane non è la prima arpista jazz. Dorothy Ashby, anche lei di Detroit ma effettivamente diplomata alla Cass Technical High School, aveva pubblicato nel 1957 il proprio album d’esordio, The Jazz Harpist, per la Regent. Il lavoro di Ashby costituisce un precedente fondamentale, anche se le testimonianze disponibili indicano che le due musiciste probabilmente non si incontrarono mai. Dove Ashby inserisce l’arpa con naturalezza nel bebop e, più avanti, nel soul jazz e nel jazz-funk, Coltrane utilizza glissandi, risonanze e arpeggi estesi per creare vere superfici sonore, spesso più vicine a un ambiente armonico che a una tradizionale linea solistica.

Dopo A Monastic Trio arriva Huntington Ashram Monastery nel 1969, ma è con Ptah, the El Daoud del 1970 e soprattutto con Journey in Satchidananda, uscito nel febbraio del 1971, che quel modo di procedere si definisce pienamente. Journey in Satchidananda resta una delle porte d’ingresso più immediate nel suo catalogo: i quattro brani in studio sono registrati nella casa di Dix Hills l’8 novembre 1970, mentre Isis and Osiris proviene da un’esibizione al Village Gate del 4 luglio precedente.

In organico ci sono Pharoah Sanders, Cecil McBee al contrabbasso sulle tracce in studio, Charlie Haden sul brano dal vivo, Rashied Ali alla batteria, Tulsi alla tanpura e Vishnu Wood all’oud in Isis and Osiris. La tanpura è uno degli elementi che spiegano il nuovo spazio musicale: non sviluppa una linea melodica, ma costruisce attraverso le corde pizzicate un bordone ciclico ricco di armonici, attorno al quale può muoversi il materiale improvvisato. Il jazz modale lavorava da tempo sulla staticità armonica; qui il bordone della tradizione indiana entra fisicamente nell’organico.

Poco dopo, fra la fine del 1970 e l’inizio del 1971, Alice Coltrane parte con Swami Satchidananda per un viaggio di circa cinque settimane fra India e Sri Lanka. Visita luoghi sacri, ascolta direttamente canti devozionali e approfondisce una ricerca spirituale che era già iniziata negli anni precedenti. Quando torna negli Stati Uniti, quell’esperienza entra quasi immediatamente nelle nuove registrazioni.

Nel 1971 esce Universal Consciousness, registrato nello stesso anno. È il primo album in cui Alice Coltrane suona il Wurlitzer. E qui serve una precisazione per evitare l’equivoco più naturale per chi frequenta gli strumenti a tastiera: non si tratta del celebre piano elettrico Wurlitzer, ma di un Wurlitzer 805 Centura, organo elettronico a due manuali dotato anche della sezione di sintesi analogica Orbit III. Coltrane cercava uno strumento capace di sostenere il suono in modo continuo e di avvicinarsi, almeno concettualmente, alla qualità dell’harmonium e del bordone della musica indiana.

Sullo stesso disco compaiono quattro violini. Gli arrangiamenti per archi sono di Alice Coltrane, mentre Ornette Coleman la aiuta nella trascrizione delle parti. Alle sessioni partecipano Jimmy Garrison, Jack DeJohnette, Rashied Ali e Clifford Jarvis. Non ci sono sassofoni: organo, arpa e archi assumono una parte della funzione timbrica che nei lavori precedenti era affidata agli strumenti a fiato.

Quando il jazz diventa orchestra

Universal Consciousness apre una fase che nell’articolazione della carriera di Alice Coltrane è fondamentale. World Galaxy e Lord of Lords, entrambi registrati fra 1971 e 1972, spostano ulteriormente il baricentro verso gli archi e la scrittura orchestrale. Il piccolo gruppo jazz non scompare, ma smette di essere l’unica struttura possibile: orchestra, organo, arpa, contrabbasso e percussioni vengono trattati come blocchi di colore.

In World Galaxy Alice arriva a orchestrare anche due titoli centrali del repertorio di John, My Favorite Things e soprattutto A Love Supreme. In Lord of Lords porta ancora più avanti il rapporto con la musica europea del Novecento e inserisce Excerpts from the Firebird, una propria elaborazione da L’uccello di fuoco di Igor Stravinsky. Non è una parentesi eccentrica: tornerà a Stravinsky anche qualche anno dopo, su Eternity.

Nel 1972 lavora inoltre a John Coltrane: Infinity, uno dei progetti più singolari legati al catalogo del marito. Parte da quattro registrazioni realizzate da John fra il 1965 e il 1966 e le rielabora profondamente. Le parti d’archi vengono composte, arrangiate e dirette da Alice e registrate in overdub al Village Recorder di Los Angeles il 16 e 17 aprile 1972; lei interviene inoltre con pianoforte, organo, arpa, vibrafono e percussioni. È quindi molto più di una semplice produzione postuma: materiale preesistente diventa il punto di partenza per una nuova architettura sonora, scelta che all’epoca suscitò anche discussioni fra gli ascoltatori di John Coltrane.

La ricerca continua fuori dalla Impulse!. Nel 1974 registra Illuminations insieme a Carlos Santana, nel frattempo anch’egli immerso in una forte ricerca spirituale. Poco prima, nelle sessioni del 15-17 ottobre 1973 per The Elements di Joe Henderson, Alice aveva suonato harmonium, arpa, pianoforte, tambura e tamburello. Con Eternity del 1976, già per Warner Bros., compaiono Fender Rhodes, fiati, coro e una sezione orchestrale molto ampia; il disco si chiude con Spring Rounds, tratto da La sagra della primavera di Stravinsky.

Questa fase è importante perché mostra quanto sia riduttivo definire Alice Coltrane soltanto una musicista di “spiritual jazz”. Il jazz resta una delle fondamenta, ma nella sua musica convivono gospel, improvvisazione libera, armonie modali, orchestrazione di derivazione classica, strumenti indiani e una concezione del suono che presto diventerà apertamente funzionale alla pratica religiosa.

Turiyasangitananda, la musica esce dal circuito discografico

La svolta spirituale non arriva improvvisamente. Dopo la morte di John, Alice attraversa un lungo periodo di meditazione e disciplina ascetica e dal 1970 segue gli insegnamenti di Swami Satchidananda. Nel 1972 lascia New York e si trasferisce con i figli in California, inizialmente a San Francisco. Nel 1975 si stabilisce a Woodland Hills, nell’area di Los Angeles, dove apre il Vedantic Center; nel 1976 il centro viene formalizzato come organizzazione non profit.

Nel 1975 assume il nome monastico di Turiyasangitananda, che lei stessa traduceva come “il più alto canto di beatitudine del Signore trascendente”, e diventa una guida spirituale, una swamini. Nel 1983 la comunità si trasferisce su una proprietà di quarantotto acri nelle Santa Monica Mountains, ad Agoura Hills, dove nasce lo Shanti Anantam Ashram. Il 3 luglio 1994 il complesso viene rinominato Sai Anantam Ashram.

Intanto il confine fra produzione discografica e pratica spirituale diventa sempre meno netto. Radha-Krsna Nama Sankirtana e Transcendence, nella seconda metà degli anni Settanta, introducono sempre più esplicitamente canti devozionali e voci collettive dentro gli arrangiamenti. Il disco che chiude questa fase pubblica è Transfiguration, pubblicato dalla Warner Bros. nel 1978 e registrato dal vivo alla Schoenberg Hall della UCLA con Reggie Workman al contrabbasso e Roy Haynes alla batteria.

Dopo quello, per ventisei anni, Alice Coltrane non pubblica più un nuovo album commerciale. Ma parlare di ritiro dalla musica sarebbe sbagliato: si allontana dall’industria discografica, non dalla composizione e dall’esecuzione.

Durante gli anni dell’ashram continua infatti a scrivere e registrare e distribuisce attraverso l’Avatar Book Institute e il circuito della comunità quattro pubblicazioni private, prevalentemente su cassetta: Turiya Sings nel 1982, Divine Songs nel 1987, Infinite Chants nel 1990 e Glorious Chants nel 1995. Turiya Sings, registrato nel 1981, contiene le sue prime registrazioni pubblicate come cantante: testi devozionali in sanscrito accompagnati da Wurlitzer, sintetizzatori e archi. Nello stesso periodo pubblica alcuni libri, fra cui Monument Eternal ed Endless Wisdom.

Se si ascoltano oggi quelle registrazioni, la cosa che salta all’orecchio non è soltanto l’India. È ancora Detroit. Le progressioni armoniche, il modo di rispondere alla voce con l’organo, il rubato e certe cadenze arrivano direttamente dalla tradizione della chiesa afroamericana. Non è gospel travestito da musica indiana né musica indiana suonata da una jazzista: è una lingua nuova costruita facendo convivere esperienze che per Alice Coltrane non erano affatto in contraddizione.

Quel materiale rimane quasi completamente fuori dai normali circuiti commerciali fino al 2017, quando la Luaka Bop di David Byrne pubblica World Spirituality Classics 1: The Ecstatic Music of Alice Coltrane Turiyasangitananda, una selezione tratta dalle registrazioni realizzate durante gli anni dell’ashram. Nel 2021 arriva poi Kirtan: Turiya Sings, prodotto da Ravi Coltrane a partire dalla versione spoglia delle sessioni che aveva ascoltato già nel 2004: essenzialmente la voce di Alice e il suo Wurlitzer, senza le successive sovraincisioni di sintetizzatori e orchestra. Non è quindi una semplice ristampa di Turiya Sings, ma un diverso mix dello stesso nucleo di registrazioni.

La storia discografica di quelle registrazioni non è ancora chiusa. Nel luglio del 2026 Matador Records ha annunciato la prima pubblicazione completa e autorizzata dei quattro cosiddetti Ashram TapesTuriya Sings, Divine Songs, Infinite Chants e Glorious Chants — con i mix completi e gli artwork originali. Al momento dell’annuncio non era stata ancora comunicata una data di uscita.

Il ritorno in studio e la Hall of Fame

Tra il 2000 e il 2004, soprattutto su impulso del figlio Ravi Coltrane, Alice torna a incidere in studi professionali. Translinear Light esce nel 2004 per la Impulse!, prodotto da Ravi: undici brani, di cui quattro tradizionali, due composizioni di John Coltrane e cinque firmate da Alice. In organico compaiono Charlie Haden, Jack DeJohnette, Jeff “Tain” Watts, James Genus, Ravi e Oran Coltrane.

Nel 2006 torna anche davanti a un pubblico importante. Tiene una piccola serie di concerti negli Stati Uniti, fra cui quello del 23 settembre ad Ann Arbor, nel giorno in cui John Coltrane avrebbe compiuto ottant’anni, insieme a Ravi Coltrane, Charlie Haden e Roy Haynes. La sua ultima apparizione pubblica arriva il 4 novembre dello stesso anno a San Francisco. Muore il 12 gennaio 2007, in California, a sessantanove anni.

Quello che succede dopo assomiglia a una lenta correzione di bilancio. Nel 2017 la raccolta della Luaka Bop rende finalmente accessibile una parte della musica dell’ashram. Nel 2018 la casa di Dix Hills, dove John Coltrane compose A Love Supreme e dove Alice registrò alcuni dei propri lavori fondamentali nel seminterrato, viene riconosciuta come National Treasure dal National Trust for Historic Preservation.

Nello stesso 2017 chiude la sede fisica del Sai Anantam Ashram. L’anno successivo gran parte degli edifici della proprietà viene distrutta dal Woolsey Fire, ma la comunità e l’attività del Vedantic Center proseguono. È una coincidenza quasi troppo simbolica: proprio mentre scompare il luogo fisico nel quale quella musica era nata, le registrazioni cominciano a circolare come non avevano mai fatto prima.

Nel 2023 arriva la Hall of Fame di DownBeat. Nel 2024 la Impulse! pubblica The Carnegie Hall Concert, registrato il 21 febbraio 1971 durante una serata a beneficio dell’Integral Yoga Institute di Swami Satchidananda: sul palco ci sono Pharoah Sanders e Archie Shepp, Jimmy Garrison e Cecil McBee ai contrabbassi, Ed Blackwell e Clifford Jarvis alle batterie, Kumar Kramer all’harmonium e Tulsi alla tanpura. Il multitraccia originale era stato commissionato dalla stessa Impulse!, ma la registrazione completa rimane ufficialmente inedita per cinquantatré anni.

Nel 2026 arriva anche Cosmic Music: The Life, Art and Transcendence of Alice Coltrane di Andy Beta, la prima biografia completa dedicata alla musicista. Il lavoro su archivi, testimonianze familiari e fonti coeve ha contribuito anche a correggere alcuni dettagli biografici ripetuti per decenni, a partire proprio dagli anni della formazione a Detroit.

La riscoperta non riguarda però soltanto il mondo del jazz. Flying Lotus, al secolo Steven Ellison, è il pronipote di Alice Coltrane e da bambino frequentava l’ashram con la famiglia. In seguito ha raccontato più volte quanto quelle domeniche, l’organo di Alice e la dimensione collettiva della musica abbiano influenzato il proprio modo di pensare il suono. È uno dei collegamenti più evidenti fra il cosiddetto cosmic jazz degli anni Settanta e una parte dell’elettronica, del beatmaking e della musica sperimentale contemporanea.

Per buona parte della sua vita Alice Coltrane è stata ascoltata attraverso una lente incompleta, quella del lascito del marito. Ma la sua storia diventa molto più interessante quando si smette di cercare continuamente John dentro ogni disco. L’arpa arrivata dopo la sua morte, certamente; i musicisti del suo gruppo, naturalmente; anche alcune composizioni e una parte del percorso spirituale sono legami reali. Ma da Journey in Satchidananda in poi il sistema musicale è ormai il suo.

La correzione è arrivata lentamente e per vie diverse: ristampe, nastri d’archivio, cassette nate per una comunità religiosa, una casa salvata dalla demolizione, musicisti di generazioni successive che hanno cominciato a rivendicarne apertamente l’influenza. Non è soltanto una rivalutazione storica. È anche la conseguenza del fatto che oggi esistono categorie d’ascolto migliori per capire una musica che cinquant’anni fa sembrava stare contemporaneamente dentro troppi mondi.

Chi si avvicina adesso arriva quindi in un momento particolarmente favorevole: una parte molto più ampia del catalogo è stata ristampata, digitalizzata e ricostruita, mentre il recupero completo degli Ashram Tapes annunciato nel 2026 promette di rendere finalmente leggibile senza tagli anche la fase devozionale. Detroit, Bud Powell, John Coltrane, l’arpa, Stravinsky, il Wurlitzer, l’India e il gospel non sono capitoli separati. Sono pezzi della stessa lingua. Buon ascolto.

5 ascolti per iniziare con Alice Coltrane

1. Journey in Satchidananda (Impulse!, 1971)
Il punto d’ingresso naturale. Arpa, tanpura, il sassofono di Pharoah Sanders e una struttura che si regge in larga parte sul bordone e sulla staticità armonica.

2. Ptah, the El Daoud (Impulse!, 1970)
Registrato il 26 gennaio 1970 nel seminterrato di Dix Hills, con Pharoah Sanders e Joe Henderson entrambi al sax tenore e al flauto contralto, Ron Carter al contrabbasso e Ben Riley alla batteria. È il lavoro più vicino a un jazz modale immediatamente riconoscibile e aiuta a capire da dove parte.

3. Universal Consciousness (Impulse!, 1971)
Il debutto al Wurlitzer 805 Centura, l’arpa e il quartetto di violini con gli arrangiamenti di Alice Coltrane e le trascrizioni di Ornette Coleman. Uno dei suoi lavori più radicali.

4. Transfiguration (Warner Bros., 1978)
L’ultimo album prima del lungo silenzio discografico commerciale, registrato il 16 aprile 1978 alla Schoenberg Hall della UCLA con Reggie Workman e Roy Haynes. Un doppio da quasi ottanta minuti che riporta in primo piano la sua forza di improvvisatrice.

5. World Spirituality Classics 1 (Luaka Bop, 2017)
La porta d’accesso agli anni dell’ashram, costruita attraverso una selezione delle registrazioni private realizzate fra gli anni Ottanta e Novanta. Da ascoltare tenendo presente la continuità fra il gospel di Detroit e il repertorio devozionale indiano.



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