Stephan Schmitt, uno dei fondatori di Native Instruments nell’oramai lontano 1996, ha presentato il C25, la nuova tastiera della sua Nonlinear Labs, l’azienda con cui dal 2011 costruisce strumenti su cui poter mettere fisicamente le mani, lontani dall’orbita del software che lui stesso ha contribuito a inventare.
Il C25 raccoglie l’eredità del C15, il primo strumento di Nonlinear Labs uscito ormai dieci anni fa, e prova a smussarne gli spigoli. Resta la stessa filosofia (uno strumento performance, pensato per chi suona dal vivo, costruito attorno al gesto fisico e non attorno al mouse), ma il “guscio” diventa più convenzionale, le connessioni si moltiplicano, il display arriva grande e touch.
Sul piano della scheda tecnica le specifiche restano preliminari, ma il quadro complessivo è già abbastanza nitido per capire dove Schmitt voglia andare a parare.
Cosa è il C25 e cosa cambia rispetto al C15
Il motore sonoro è il Phase 22, lo stesso del C15 nella versione aggiornata. È un’architettura ibrida che mette insieme phase modulation in stile FM, waveshaping, modellazione fisica e sintesi sottrattiva, e che lascia all’esecutore un controllo continuo non comune nel mondo della sintesi digitale moderna.
La polifonia sale a 48 voci a 48 kHz, oppure a 24 voci se si lavora a 96 kHz. Per chi viene dal C15 il dato è importante: il predecessore si fermava a 24 voci, e per molti era il limite più sentito.
Il keybed Fatar TP/8S semi-pesato è una scelta tecnicamente prevedibile per una tastiera performance di fascia alta ma dotata di sensori continui personalizzati che leggono in modo polifonico la posizione, la velocity e l’aftertouch su ogni singolo tasto. Tradotto: l’esecutore può modulare ogni voce in modo indipendente schiacciando il tasto in modo diverso, dettaglio che apre scenari espressivi normalmente associati a strumenti come l’Haken Continuum o l’Expressive E Osmose. Per chi suona, la differenza tra aftertouch monofonico e poly aftertouch è quella che passa tra un coro che respira insieme e un coro in cui ogni voce respira per conto suo.
I controlli espressivi sono il vero centro del discorso. Oltre al bender, il C25 introduce una nuova Lever, una sorta di paddle con ritorno magnetico, e affianca due touch ribbon capacitive da 33 LED ciascuno che danno feedback visivo continuo all’esecutore.
Le manopole sono sei, ad alta risoluzione, sensibili al tocco e dotate di feedback aptico: una piccola rivoluzione silenziosa che permette di “sentire” sotto le dita lo scatto dei valori chiave (centro, ottava, dominante) senza dover guardare lo schermo.
Sopra il pannello c’è un display TFT da sette pollici touch che visualizza il signal path e diventa la finestra principale sul motore Phase 22.
Sul fronte connettività il C25 colma le lacune del C15 in un colpo solo: arrivano MIDI in/out su DIN, USB host e device, otto ingressi che possono accogliere pedali o segnali CV (quattro per tipo), uscite audio stereo bilanciate e uscita cuffie.
C’è anche un registratore audio interno lossless a 24 bit capace di lavorare fino a 96 kHz. Per chi suona dal vivo significa un’unica scatola autosufficiente, senza la necessità di portarsi un’interfaccia o un computer per catturare un’idea nata sul palco.
Il C25 non chiede al musicista di adattarsi al computer. Chiede al computer di sparire del tutto.
Stephan Schmitt e la filosofia di Nonlinear Labs
La storia di Schmitt è una di quelle che meritano un ripasso. Co-fondatore di Native Instruments insieme a Volker Hinz, ha scritto il software che ha definito un’epoca: Generator prima, Reaktor poi, gli strumenti che hanno reso possibile pensare sintesi modulare dentro un computer. È un percorso che ha portato Berlino al centro della mappa mondiale del music software per più di vent’anni.
Eppure, già durante gli anni di NI, le sue ricerche personali ruotavano attorno a una domanda specifica: come si fa a far interagire il corpo dell’esecutore con il suono in modo continuo, non a scatti, non a finestre, non a parametri da disegnare con il mouse.
Da lì la scelta, nel 2011, di lasciare NI e fondare Nonlinear Labs, dichiarando come missione la costruzione di strumenti musicali digitali pensati interamente intorno a chi suona.
Il C15, uscito nel 2015, è stata la prima incarnazione di questa filosofia: nessun MIDI all’inizio, un ribbon controller enorme che dominava il pannello, una costruzione artigianale in legno che lo rendeva più simile a un mobile che a un synth.
Strumento eccentrico, non sempre adatto a entrare in un setup live. Il C25 risponde a queste critiche senza tradire l’idea di partenza. Aggiunge ciò che mancava (connettività, robustezza, display, compattezza) e mantiene intatta la promessa di un controllo continuo e polifonico che non tutti gli strumenti offrono.
Mentre Native Instruments cambia proprietario – proprio recentemente è stata acquisita da inMusic – il suo fondatore originale prosegue su una traiettoria opposta: dal software universale allo strumento fisico, dalla scala industriale alla manifattura europea in piccola serie. Non è ovviamente una crociata contro il software (Schmitt non lo rinnega affatto), ma è una posizione precisa su cosa significhi oggi costruire uno strumento musicale.
Cosa cambia per chi suona
Il posizionamento del C25 va guardato dentro un mercato che popolato da strumenti come l’Expressive E Osmose, che ha portato in fascia accessibile il concetto di poly aftertouch su keybed tradizionale; l’Haken Continuum resta il riferimento assoluto per chi vuole una superficie continua “senza tasti”; il Hydrasynth di ASM ha reso il poly aftertouch un’aspettativa anche su synth digitali sotto i duemila euro; il MatrixBrute e altri synth Arturia hanno spinto sulla controllabilità fisica del segnale analogico.
In questo panorama il C25 si colloca in un posto preciso: motore digitale sofisticato di tipo ibrido (non si confronta con i synth analogici nel dominio del calore organico, ma offre una palette molto più larga), interfaccia performance estrema (qui gioca alla pari con i nomi citati), produzione europea in piccola serie (di fatto una nicchia premium dichiarata).
Per chi suona, in pratica, ci sono tre situazioni in cui il C25 ha senso. La prima è il musicista solista performer che cerca uno strumento espressivo unico da portare dal vivo, magari accompagnato solo da un loop o da una rhythm box: qui la combinazione di poly aftertouch + ribbon + Lever + feedback aptico delle manopole costruisce un setup che si pilota completamente con le dita, senza laptop.
La seconda è il produttore-musicista che usa già un C15 e cerca un upgrade naturale, mantenendo la libreria di preset costruita negli anni.
La terza è il collezionista di strumenti elettronici di nicchia che apprezza il valore manifatturiero europeo e il pensiero progettuale dichiarato.
Per chi cerca un workstation con migliaia di patch pronti all’uso o una tastiera master con drum pad e arpeggiatore step, il C25 non è lo strumento. Anche perché non vuole esserlo.
Sul piano dei costi non ci sono cifre ufficiali. Il C15 partiva da oltre quattromila euro nelle sue ultime configurazioni, ed è ragionevole attendersi una fascia simile per il C25, magari spostata verso l’alto per via dell’aggiornamento hardware. Resta da capire come gestiranno la produzione, dichiarata in partenza per inizio 2027, su un mercato che nel frattempo continuerà a popolarsi di proposte concorrenti.
Per chi ha fretta
Cos’è il Nonlinear Labs C25?
Il C25 è la nuova tastiera performance di Nonlinear Labs, l’azienda di Stephan Schmitt. Eredita il motore sonoro Phase 22 del C15 e aggiunge connettività moderna, display touch da sette pollici e un design più compatto, pensato per chi suona dal vivo.
Chi è Stephan Schmitt e che legame ha con Native Instruments?
Stephan Schmitt è uno dei fondatori storici di Native Instruments, l’azienda berlinese che ha portato Reaktor, Massive e Kontakt nei computer dei produttori di tutto il mondo. Ha lasciato NI e nel 2011 ha fondato Nonlinear Labs, dedicandosi a strumenti hardware costruiti attorno alla relazione fisica con chi suona.
Quante voci ha il C25 e che motore di sintesi usa?
Il C25 monta il motore Phase 22, lo stesso del C15 ma aggiornato. Offre 48 voci a 48 kHz oppure 24 voci a 96 kHz e combina phase modulation, waveshaping, modellazione fisica e sintesi sottrattiva in un’architettura ibrida.
Quando arriva sul mercato il C25 e quanto costa?
Nonlinear Labs ha dichiarato che la produzione partirà all’inizio del 2027. Il prezzo non è ancora stato comunicato al momento dell’annuncio. Le specifiche pubbliche sono indicate come preliminari, quindi alcuni dettagli potrebbero ancora cambiare prima del rilascio definitivo.
Il C25 è compatibile con i preset del C15?
Sì. La piena compatibilità con i preset del C15 è uno dei pilastri del progetto. Chi ha investito anni di programmazione sul predecessore ritrova il proprio lavoro intatto, con il vantaggio della polifonia raddoppiata e delle nuove sorgenti di modulazione polifonica.
Ultime considerazioni
Il C25 non è uno strumento per tutti, e Nonlinear Labs non sembra avere intenzione di fingere il contrario. È una proposta dichiaratamente di nicchia, costruita per chi mette il gesto fisico e la libertà espressiva al centro del proprio modo di suonare.
Sui dettagli aperti (prezzo, disponibilità reale, tenuta del keybed Fatar nella versione finale, fluidità dell’OS) tocchera aspettare i prossimi mesi, e in particolare le prime prove sul campo che arriveranno con i prototipi in giro per fiere ed eventi.
Resta una cosa, e vale la pena dirla in chiusura. In un’industria che da anni converge verso il software universale e gli abbonamenti, vedere un fondatore di quella stessa industria scegliere la strada opposta (l’hardware fisica, la piccola serie, l’Europa, la relazione diretta con chi suona) è il tipo di scelta che merita attenzione, indipendentemente da come andrà commercialmente il C25.
Per chi suona, in fondo, la domanda interessante è sempre la stessa: questo strumento mi permette di dire qualcosa che con un altro non potrei dire? La risposta, per il C25, sarà nelle mani di chi lo proverà.
Per chi vuole tenere d’occhio l’evoluzione del segmento delle tastiere performance, segnaliamo qualche lettura correlata: il pezzo su come è cambiato il ruolo del tastierista nella musica moderna, l’aggiornamento sul Yamaha MONTAGE M e la sua promo recente, il caso dell’Electronium di Raymond Scott come antenato concettuale degli strumenti di sintesi moderni, e infine la notizia su Roland Zenology GX su iPad per il confronto col mondo software.













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