;
HomeStrumentiTastiere - NewsBehringer Mini Pops 7, il clone della ritmica Korg di Oxygène in pre-ordine

Behringer Mini Pops 7, il clone della ritmica Korg di Oxygène in pre-ordine

La ritmica analogica che scandisce Oxygène torna in formato compatto: pre-ordini aperti negli Stati Uniti, listino europeo ancora in silenzio.

Behringer aggiunge un altro tassello al filone delle drum machine analogiche ispirate ai classici del passato. Dopo la RD-6, che riprende la Roland TR-606, e la più recente RD-78, costruita intorno alla filosofia della Roland CR-78 resa celebre anche da Phil Collins in In the Air Tonight, arriva in pre-ordine il Mini Pops 7, reinterpretazione della rhythm machine del 1966 indissolubilmente legata a Jean-Michel Jarre e Oxygène.

L’annuncio, però, non è arrivato direttamente dalla casa madre. Il Mini Pops 7 è comparso in pre-ordine a 229 dollari sul sito del rivenditore statunitense Sweetwater, corredato di fotografie e di una scheda tecnica dettagliata, prima che sul sito Behringer comparisse una pagina ufficiale dedicata. È un percorso già visto con altre uscite recenti del marchio e che, in questo caso, ha trasformato una scheda di negozio nella fonte pubblica più completa disponibile sul prodotto.

La collocazione è piuttosto facile da leggere. Chi cercava questo timbro specifico aveva essenzialmente due strade: l’originale sul mercato dell’usato, dove le rhythm machine Korg di fine anni Sessanta hanno ormai quotazioni da oggetto da collezione, oppure un’emulazione software, tra cui esistono anche soluzioni gratuite per macOS e Windows. Un apparecchio analogico di nuova produzione aggiunge una terza possibilità, molto più semplice da integrare in un setup hardware contemporaneo.

Il teaser del 2024 e il lungo silenzio in mezzo

La macchina si era fatta intravedere con largo anticipo. Nel giugno 2024 Behringer aveva pubblicato sui social una fotografia che affiancava una Mini Pops 7 originale smontata e un circuito moderno non identificato. Non c’era ancora un annuncio vero e proprio, ma il messaggio era piuttosto difficile da fraintendere. Poi il progetto era uscito dai radar abbastanza a lungo da alimentare il dubbio che potesse rimanere uno dei tanti prototipi mostrati prima di una possibile produzione.

Nello stesso intervento l’azienda spiegava perché lavori di questo tipo richiedano tempo, ed è probabilmente la parte tecnicamente più interessante dell’intera vicenda. Il reverse engineering di un apparecchio nato sessant’anni fa deve fare i conti con componenti che spesso non vengono più prodotti: occorre ricrearli oppure individuare equivalenti moderni capaci di mantenere il più possibile le caratteristiche elettriche e sonore del progetto originale. Anche collaudi, misurazioni e confronti di ascolto possono quindi allungare sensibilmente lo sviluppo.

«Il nostro scopo è riportare in vita questi strumenti storici e preservarne il contributo musicale, rendendoli accessibili a tutti» (Behringer)

Un nuovo segnale è arrivato nell’estate 2026, quando il nome Mini Pops 7 è comparso nella versione 3.2.2 di SynthTribe, l’applicazione con cui Behringer gestisce numerosi suoi strumenti. Non era ancora la prova di una commercializzazione imminente, ma indicava chiaramente che il progetto aveva raggiunto uno stadio avanzato. Il successivo pre-ordine apparso su Sweetwater ha aggiunto un tassello molto più concreto.

Tredici suoni e un sequencer che l’originale non aveva

Secondo le specifiche pubblicate da Sweetwater, il Behringer Mini Pops 7 dispone di 13 suoni di batteria, con varianti e parametri di mix. È un dato che merita attenzione perché la documentazione relativa alla macchina del 1966 indica invece 15 suoni percussivi. Al momento non è chiaro se Behringer abbia effettivamente escluso o accorpato alcune voci oppure se la discrepanza dipenda semplicemente da un diverso criterio di conteggio tra strumenti e relative varianti. Finché non arriverà una documentazione tecnica ufficiale più dettagliata, è prudente lasciare aperta la questione.

Quijada e Guiro dispongono inoltre di regolazioni dedicate, mentre il pannello offre tredici controlli e ventiquattro interruttori. L’impostazione è quindi volutamente immediata: pochi livelli di navigazione e accesso diretto alle funzioni principali, secondo una filosofia che mantiene qualcosa della semplicità dell’originale pur introducendo possibilità che nel 1966 erano semplicemente fuori discussione.

La differenza sostanziale è infatti il sequencer a 16 step. La Mini Pops 7 originale non permetteva di programmare liberamente le singole percussioni: disponeva di venti ritmi preimpostati, memorizzati direttamente nell’elettronica attraverso una matrice di diodi. Alcuni pattern potevano essere combinati tra loro, ma non esisteva nulla di paragonabile alla programmazione nota per nota di una moderna drum machine.

Il Behringer cambia radicalmente questa logica introducendo sedici pulsanti step illuminati, 32 pattern programmabili, commutazione in tempo reale e la possibilità di concatenare i pattern in brani fino a 250 battute. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere qualche memoria: una rhythm machine nata per riprodurre accompagnamenti prefissati diventa uno strumento con cui costruire ritmi completamente nuovi.

Un’altra aggiunta rispetto all’originale è il circuito di distorsione, modellato su un pedale definito nelle specifiche come “rodent-style”: un riferimento neppure troppo velato alla famiglia del celebre Pro Co RAT. È un’aggiunta moderna che porta la macchina fuori dal territorio della semplice ricostruzione filologica e la rende più facilmente utilizzabile anche per sonorità decisamente meno educate di quelle previste negli anni Sessanta.

Le connessioni sono il punto in cui il clone si allontana maggiormente dalla macchina che lo ha ispirato. Sono presenti nove uscite analogiche individuali su mini-jack, sei sul pannello posteriore e tre nella parte superiore, pensate per inviare le singole voci a canali separati di un mixer, a effetti esterni o a una DAW. A queste si aggiungono l’uscita di mix, l’ingresso per pedale, l’uscita cuffie, un ingresso Sync e due connettori DIN a cinque poli configurati come MIDI In e MIDI Out/Thru. La porta USB-C gestisce inoltre la comunicazione MIDI con computer e dispositivi compatibili.

La macchina del 1966 dietro il clone

La Mini Pops 7 nasce nel 1966 in casa Keio Electronic Laboratories, l’azienda giapponese che avrebbe successivamente assunto il nome Korg. All’epoca il settore di riferimento non era ancora quello dei sintetizzatori: apparecchi di questo tipo nascevano soprattutto come generatori automatici di accompagnamenti ritmici da affiancare agli organi elettronici.

La Mini Pops 7 è interamente analogica e utilizza elettronica discreta. I suoi 20 ritmi preimpostati sono codificati attraverso una matrice di diodi, mentre la generazione delle percussioni avviene mediante circuiti dedicati anziché attraverso campioni, memorie digitali o un processore. È un’architettura che oggi appare quasi archeologica, ma che spiega perché ricreare fedelmente una macchina di questo tipo non significhi semplicemente caricare quindici registrazioni dentro una scatola moderna.

La documentazione dell’epoca indica 15 suoni percussivi e 20 ritmi, senza un vero sequencer programmabile. Negli Stati Uniti ne venne commercializzata anche una variante con il marchio Univox e la sigla SR-95. Le due macchine erano strettamente imparentate, ma non perfettamente identiche: la versione Univox era priva del rimshot e alcuni ritmi presentavano differenze rispetto alla Mini Pops 7.

Jean-Michel Jarre e quel nastro adesivo sui pulsanti

A trasformare la Mini Pops 7 in un oggetto di culto, però, non è stata la scheda tecnica. Jean-Michel Jarre la utilizzò durante la realizzazione di Oxygène, registrato con mezzi sorprendentemente limitati rispetto all’impatto che avrebbe avuto sulla storia della musica elettronica.

Il dettaglio più interessante è il modo in cui Jarre aggirò uno dei principali limiti della macchina. La Mini Pops non permetteva di programmare un ritmo da zero, ma alcuni preset potevano essere fatti suonare contemporaneamente. Jarre ha raccontato di aver utilizzato del nastro adesivo per mantenere premuti insieme due pulsanti dei ritmi, ottenendo così combinazioni che la macchina non era stata realmente pensata per produrre.

È un piccolo espediente che racconta molto bene la distanza tra la filosofia originale e quella del Behringer. Nel 1976 servivano intuito, qualche compromesso e letteralmente un pezzo di nastro adesivo per costruire pattern diversi da quelli previsti dal progettista; oggi lo stesso universo sonoro viene affiancato da un sequencer completamente programmabile.

Il risultato è diventato parte integrante del vocabolario sonoro di Oxygène. Non a caso, per molti appassionati di elettronica vintage la Mini Pops 7 non è semplicemente una rhythm machine degli anni Sessanta: è la macchina di Oxygène.

Aphex Twin l’aveva già portata nel futuro

Molti anni dopo la Mini Pops 7 riappare in un contesto completamente diverso con Aphex Twin. Nella lista dell’attrezzatura utilizzata per Syro compare infatti una Mini Pops 7 modificata per ricevere MIDI e dotata di uscite separate. In altre parole, Richard D. James aveva già trasformato artigianalmente la vecchia rhythm machine nella direzione in cui oggi si muove Behringer.

Il collegamento non è nascosto neppure nella musica. Syro si apre con minipops 67 [120.2][source field mix], titolo che rende l’omaggio piuttosto esplicito. Ma il dettaglio più curioso, alla luce del nuovo prodotto, è proprio la modifica dell’hardware: MIDI e uscite separate sono due delle caratteristiche che rendono oggi il Mini Pops 7 Behringer molto più facile da inserire in uno studio moderno.

In un certo senso il cerchio si chiude. Jarre aveva forzato i preset con il nastro adesivo per superare i limiti della macchina; Aphex Twin aveva modificato l’hardware per darle MIDI e uscite indipendenti; sessant’anni dopo Behringer incorpora sequencer, MIDI e uscite separate direttamente nel progetto.

Fedele all’originale, ma fino a che punto?

È proprio qui che conviene distinguere tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo. Il Mini Pops 7 è chiaramente costruito attorno all’identità sonora e al concetto della macchina Keio/Korg, ma al momento non esiste una documentazione tecnica Behringer sufficientemente approfondita da permettere di parlare di replica circuito per circuito.

Definirlo “clone” resta comprensibile nel linguaggio corrente, ma non significa automaticamente che ogni scelta elettronica sia identica a quella del 1966. La stessa differenza tra i 13 suoni dichiarati per il Behringer e i 15 associati all’originale suggerisce di aspettare informazioni più dettagliate prima di stabilire con precisione quanto della vecchia architettura sia stato riprodotto, adattato o reinterpretato.

Che cosa non è ancora stato comunicato

Il prezzo attualmente noto è quello del pre-ordine statunitense a 229 dollari pubblicato da Sweetwater. Non si tratta però di un listino europeo e non è possibile ricavarne automaticamente il futuro prezzo in euro: tra mercati diversi entrano in gioco fiscalità, distribuzione, cambio e politiche commerciali. Al momento non risulta quindi comunicato un prezzo ufficiale per l’Europa.

Manca anche una data di uscita ufficiale Behringer. Sweetwater indica attualmente una disponibilità stimata per gennaio 2027, ma si tratta della previsione del rivenditore statunitense e non di una data annunciata dalla casa madre. La precedente comparsa nella versione 3.2.2 di SynthTribe indicava che lo sviluppo fosse ormai in una fase avanzata; l’apertura del pre-ordine conferma che la commercializzazione si sta avvicinando, senza però stabilire quando i primi esemplari raggiungeranno il mercato europeo.

Per chi ha fretta: 5 risposte sul Behringer Mini Pops 7

1. Che cos’è il Behringer Mini Pops 7?
È una drum machine analogica ispirata alla Mini Pops 7 del 1966, la rhythm machine legata in particolare a Jean-Michel Jarre e Oxygène. Behringer aggiorna il concetto con un sequencer programmabile, MIDI, USB e uscite individuali.

2. Quanto costa e dove si può ordinare?
Sweetwater ha aperto il pre-ordine negli Stati Uniti a 229 dollari. Non esiste ancora un prezzo ufficiale per l’Europa. Il rivenditore statunitense indica attualmente una disponibilità stimata per gennaio 2027.

3. Che cosa cambia rispetto alla macchina del 1966?
L’originale aveva 20 ritmi fissi e non disponeva di un vero sequencer programmabile. Il Behringer introduce un sequencer a 16 step, 32 pattern, concatenamento fino a 250 battute, MIDI, uscite separate e un circuito di distorsione.

4. Quanti suoni ha?
Behringer dichiara 13 suoni con varianti e parametri di mix, mentre la Mini Pops 7 originale viene documentata con 15 suoni percussivi. Non è ancora chiaro se la differenza dipenda da voci effettivamente diverse o da un differente criterio di conteggio.

5. Quando arriva in Europa e a quale prezzo?
Non è stato ancora comunicato. Sweetwater stima l’arrivo negli Stati Uniti per gennaio 2027, ma non si tratta di una data ufficiale Behringer e non ci sono ancora indicazioni precise per il mercato europeo.

Il perimetro dell’apparecchio, alla fine, rimane quello di una macchina molto specifica: tredici suoni dichiarati costruiti intorno all’identità di una rhythm machine nata sessant’anni fa, affiancati però da un sequencer moderno, connessioni MIDI e USB, uscite separate e distorsione. Non vuole sostituire una drum machine contemporanea molto più articolata, e probabilmente non avrebbe senso giudicarla con quel metro.

La storia della Mini Pops 7 dimostra del resto che proprio i suoi limiti hanno spesso prodotto le soluzioni più interessanti: Jarre con il nastro adesivo sui preset, Aphex Twin con MIDI e uscite separate. Behringer prende oggi molte di quelle necessità e le trasforma in funzioni disponibili direttamente sulla macchina.

Per chi cerca proprio quel battito e finora guardava soprattutto agli originali da collezione o alle emulazioni software, il Mini Pops 7 rappresenta quindi un’alternativa hardware di nuova produzione con un’identità piuttosto precisa. Per il mercato italiano, però, mancano ancora due numeri fondamentali: prezzo europeo e data effettiva di disponibilità. Prima di fare i conti, conviene aspettare quelli.



MUSICOFF NETWORK

Musicoff Discord Community Musicoff Channel on YouTube Musicoff Channel on Facebook Musicoff Channel on Instagram Musicoff Channel on Twitter