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Quali legni si usano per costruire una chitarra classica?

Per dare uno sguardo al passato, occorre soffermarsi a riflettere sul fatto che, per così dire: si faceva con quel che si aveva!
Corde, leghi, colle, vernici erano infatti quelli individuati e consolidati nella tradizione, spesso intorno ad un’area geografica circoscritta, insomma un microcosmo rispetto alla globalizzazione che conosciamo oggi.

Questo fattore determinante conferisce un valore unico allo strumento storico ed è essenzialmente la ragione per cui sono ancora numerosi gli studi di indagine riguardo a come si giungeva a determinati risultati, considerando ad oggi la difficoltà nel riprodurre tali equilibri e tali canoni di armonia e bellezza.

La condizione tecnologica limitata evidentemente imponeva un percorso di maturazione del “saper fare” in cui il liutaio e gli elementi di base si legavano in una sorta di “sapienza”. Nel caso dei liutai più importanti oserei dire, quasi nel dominare la materia! 
Per cui in questo rapporto profondo esiste la possibilità, per così dire, di plasmare la materia per raggiungere l’intenzione prefissa.

Cosa molto diversa dall’affidarsi esclusivamente alle caratteristiche tecniche dei materiali. Per esempio oggi particolare attenzione è riposta alla scelta del legno di fondo e fasce, considerando questa possibilità un importante fattore nel caratterizzare perfomativamente e timbricamente il fondamentale e principale compito della tavola armonica. 

Storicamente, nel primo rinascimento, la cassa acustica dello strumento è spesso tutta della stessa famiglia: conifere. 
Tavola in abete e fondo e fasce o guscio a doghe in tasso, cipresso, ginepro, talvolta larice. Strumenti estremamente leggeri e reattivi che si sposavano con corde evidentemente poco elastiche e  piuttosto lontane dalla funzionalità che conosciamo oggi.. 

Tuttavia in seguito alle prime importazioni e in circostanze di finiture di pregio per committenze nobiliari, si utilizza ad esempio ebano o palissandro alternato ad osso e avorio, in una definizione di strumento a pizzico veicolata dall’aspetto estetico piuttosto che alla sua essenza funzionale . 

Questa caratteristica esteriore sarà una costante per molti degli strumenti a pizzico fino ai primi del 900`. 

Nel periodo barocco in realtà, prende posizione l’acero, anche in virtù del riferimento con lo strumento ad arco che in questo periodo trova definizione assoluta nella scuola cremonese. 

Per cui troviamo frequente l’uso di acero nei gusci a doghe per mandolino, liuto, arciliuto, chitarrone etc… Le chitarre e i mandolini Stradivari utilizzano fondo e fasce di acero marezzato appunto.

Giungendo ai primi dell’Ottocento, come conseguenza della rivoluzione industriale, un grande bacino di utenza si interessa alla chitarra che proprio in questi anni raggiunge la sua definizione con 6 corde singole accordate per quarte, lunghezza di corda vibrante tra i 63 e i 65 cm e nei casi più evoluti meccaniche per l’accordatura. 

Si fa un grande utilizzo di legni tropicali per fondo e fasce appunto, ancora una volta massivamente per ostentare una condizione di benessere e superiorità a cui la nuova categoria arricchita intorno alle capitali artistiche d’Europa ambiva. 

Ancora una volta però è interessante notare che le chitarre per così dire importanti, imbracciate dai chitarristi del romanticismo, utilizzino in gran parte acero. 

Fabricatore, Stauffer e in parte Lacote, sono i liutai più importanti del periodo che seguono questa direzione, mentre Guadagnini, unico nel suo genere, predilige legno di pero. 

Al contempo tutto a ovest si apre il capitolo Spagna che è naturalmente tutto rivolto all’esplorazione dei legni tropicali importati dal centro e sud America e alla consacrazione del palissandro come essenza fondamentale per quella che sarà successivamente definita “chitarra classica da concerto”.

Ecco che però, incalzando nuovamente questo gioco di parallelismi, è interessante notare che lo stesso Torres, padre della chitarra moderna, fu celebrato in primis con una sua chitarra di cipresso per fondo e fasce. 

La famosa Leona, appunto, del 1856 che debutta con J. Arcas nella seconda metà dell’800. 

Sempre nella sua prima epoca, nel 1864, Torres cercò appositamente una fornitura di acero marezzato da utilizzare nella chitarra che poi Tarrega amò e utilizzò per svariati anni… 

Successivamente poi nella seconda epoca, nel 1883, diede luce ancora ad nuova chitarra dedicata a Tarrega con dimensioni maggiori, e sempre con il medesimo acero marezzato per fondo e fasce. 

Per quanto riguarda il piano armonico di una chitarra classica, così come per tutti gli archi, il legno principe è sempre stato l’abete di risonanza, sia esso italiano, tedesco, francese, canadese o dei paesi dell’est ecc. 

L’abete è un’essenza che ha bisogno di tempi di maturazione abbastanza lunghi per far emergere tutte le sue caratteristiche timbriche e ha come caratteristica base quella di un suono brillante e ricco di sfumature.

Solo verso la metà degli anni 60 del secolo scorso si è cominciato ad introdurre anche il cedro (tendenzialmente il cedro rosso del Canada o, in gergo tecnico, Thuja plicata) che invece esprime più rapidamente le sue potenzialità ma si modifica poco nel tempo mantenendo come caratteristica fondamentale quella di avere una emissione sonora più percussiva, tendendo a prediligere in linea di massima le frequenze medio-basse.

Con il passare degli anni, arrivando fino ai giorni nostri, per quanto riguarda le fasce e il fondo, indubbiamente l’utilizzo dei vari tipi di palissandro l’ha sempre fatta da padrone rispetto alle altre essenze ma bisogna dire che da una decina di anni a questa parte si stanno esplorando strade alternative, soprattutto da quando è entrato in vigore il CITES (acronimo di Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, ovvero la “Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione”.).

Si tratta di un accordo internazionale che mira a garantire che il commercio di piante non ne minacci la loro sopravvivenza. Per proteggere le specie, il commercio di quelle incluse negli allegati della CITES è regolamentato o vietato, a seconda del grado di minaccia. 

E’ interessante scoprire quante essenze si possono utilizzare per fasce e fondo della chitarra; legni che non si immagina possano andare bene per la costruzione di uno strumento ma che invece sono sia bellissimi a livello estetico sia funzionali per la liuteria.

Un grande lavoro a riguardo, dal 2012 al 2014, è stato realizzato dal “Leonardo Guitar Reserch Project” (LGRP) un’organizzazione no-profit il cui scopo è stato studiare, dimostrare e divulgare la possibilità di costruire chitarre acustiche e classiche con legni non tropicali.

Qui il link per approfondire: leonardo-guitar-research.com

Partiamo dall’Acero che nella storia della liuteria è indubbiamente il legno più importante perché è da sempre utilizzato nella costruzione di fasce e fondo degli strumenti ad arco (violini, viole, violoncelli e contrabbassi) e si distingue in acero marezzato, acero campestre e acero occhiolinato.

La foglia dell’acero e conosciuta in tutto il mondo anche perché è inserita nella bandiera del Canada e anche l’albero è facilmente riconoscibile soprattutto nella stagione autunnale per la sua colorazione rosso accesa. 

Altro legno storicamente utilizzato per fasce e fondo è il cipresso (per lungo periodo in Spagna è stato il legno privilegiato per le chitarre flamenche ma non solo) che può avere una venatura abbastanza lineare oppure più ricca con trama e sfumature più accentuate. 

Tutti conosciamo gli alberi di cipresso (soprattutto quelli della campagna toscana) a cui sono state dedicate anche poesie.

Un legno molto particolare che però ha risultati molto interessanti è il tasso, sempre della amiglia delle conifere ma con caratteristiche diverse rispetto all’abete perché ha venature molto complesse e irregolari che creano disegni molto suggestivi.

L’albero del tasso è veramente affascinante, con i suoi rami così contorti e nodosi, che sembra stia per muoversi da un momento all’altro come nel bosco delle streghe nelle fiabe. 

Un legno molto particolare usato soprattutto per le tastiere, in ragione della sua durezza, è il bosso che normalmente è da considerarsi più come un arbusto che come un albero vero e proprio, viste le sue dimensioni, e quindi adatto più che altro a piccoli tagli.

Essenza molto interessante è poi l’eucalipto, albero molto diffuso in Italia e in Europa e che ha caratteristiche meccaniche e acustiche interessanti e funzionali per la liuteria e che a livello estetico, una volta lucidato presenta una riflessione cangiante che lo rende davvero particolare.

Si può anche utilizzare nella versione “tostata” o “roasted” (a questo link tutte le specifiche di questo procedimento) dove assume una colorazione più brunastra, creando più contrasto nelle venature.

Un capitolo a parte lo dobbiamo dedicare a tutti legni degli alberi da frutta. Storicamente questi legni erano molto utilizzati sia perché meccanicamente, acusticamente ed esteticamente validissimi sia perché di facile reperibilità.

Partiamo dal melo con le sue venature nodose e mosse e dalla colorazione, una volta lucidato, tendente al rossastro.

Passiamo al pero che invece ha una venatura più lineare anche se comunque tendente al nodoso e quando verniciato ha una colorazione più ambrata. 

Altro albero da frutta utilizzato è il ciliegio, con venature piuttosto complesse e movimentate e dal colore rosso caldo, quasi bordeaux, una volta lucidato.

Il noce poi, fra tutti gli alberi da frutta, è quello che più assomiglia ai legni tropicali sia per colore sia per la ricchezza delle sue venature. Una volta lucidato rende tantissimo a livello estetico. 

Per ultimo, anche se con molta meno frequenza, si può utilizzare il legno di ulivo ma per il suo peso specifico davvero alto è piuttosto raro trovarlo in uno strumento, anche se indubbiamente a livello estetico ha un forte impatto. 

A questo punto sarebbe interessante capire qual è la resa sonora di tutti questi differenti legni ma qui si entra in un campo dove le variabili sono così alte e numerose da non poter identificare delle specifiche riconducibili in maniera assoluta.

Ovviamente ogni essenza ha caratteristiche intrinseche ma molto può cambiare rispetto al tipo di taglio, alla stagionatura, al luogo e all’altitudine in cui è cresciuto l’albero e a molti altri parametri climatici.

Oltre a tutto questo poi sarà la lavorazione che ne farà il liutaio in base agli spessori e al progetto costruttivo che ne determinerà le caratteristiche sonore, unitamente a tutte le altre parti che compongono una chitarra.

Ci sono anche liutai o ingegneri che lavorano per trovare dei parametri tecnici molto specifici delle varie essenze e questi lavori sono indubbiamente molto utili perché permettono di selezionare i legni a seconda della loro risposta in frequenza, elasticità, peso specifico ecc.

Ovviamente a fronte di queste specifiche tecniche c’è sempre l’esperienza di chi il legno lo conosce e lo lavora da tanti anni e sa capirne e “sentirne” la risposta “sotto le dita” e a livello sonoro.

Qui due link per approfondire questi studi:

Per concludere possiamo dire che questo mondo delle differenti essenze dei legni è affascinante quanto misterioso e che la maestria di chi tutto il giorno è a contatto con questa materia per plasmarla dandole una “vita sonora” e di chi poi suonerà questi strumenti, è una magia incredibile.



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