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Gibson SG: l’erede che Les Paul non volle riconoscere

Nata nel 1961 per rimpiazzare la Les Paul, la Gibson SG fu rinnegata dal suo stesso padrino e rinacque tra le mani di Angus Young e Tony Iommi.

Nel 1961 Gibson interruppe la produzione della Les Paul nella sua forma originaria e la sostituì con uno strumento radicalmente diverso. Il modello lanciato nel 1952 aveva perso terreno sul mercato: le vendite erano scese, mentre Fender proponeva solid body più leggere, sottili e immediatamente riconoscibili come moderne.
La risposta dell’azienda di Kalamazoo fu una chitarra con corpo sottile in mogano, doppio cutaway appuntito, bordi smussati e un accesso ai tasti più alti molto più agevole.

Pesava sensibilmente meno della Les Paul con top in acero e richiedeva una lavorazione del corpo più semplice. Il nome che si impose poco dopo, SG, significava Solid Guitar. Quella forma affilata, quasi diabolica nelle due punte, sarebbe diventata una delle silhouette più riconoscibili della storia del rock. Prima, però, dovette sopravvivere al rifiuto dell’uomo il cui nome continuava a comparire sullo strumento.

Un corpo più leggero per rispondere alla Fender

Alla guida di Gibson c’era Ted McCarty, presidente dal 1950 al 1966 e figura centrale in una delle stagioni più prolifiche del marchio. Sotto la sua direzione erano arrivati l’humbucker, la Flying V e la Explorer, oltre alla stessa Les Paul. Il ridisegno del 1961 rispondeva a un problema concreto: la solid body di punta dell’azienda era pesante, relativamente complessa da costruire e percepita come meno attuale rispetto alle Stratocaster e alle Telecaster che attiravano una parte crescente dei chitarristi più giovani.

Il progetto, in realtà, non nacque dal nulla. Alla fine degli anni Cinquanta Gibson aveva già sperimentato il doppio cutaway sulle Les Paul Junior e Special, sebbene con profili più arrotondati. Nel 1961 quella soluzione venne portata sui modelli di fascia superiore e resa molto più radicale: corpo più sottile, corna appuntite, smussature profonde e giunzione del manico arretrata per lasciare libera quasi tutta la tastiera.

Una Gibson Les Paul/SG Standard del 1962 con Sideways Vibrola. Foto: Sellenman; elaborazione di Clusternote, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

La configurazione elettronica restava legata alla tradizione Gibson. Standard e Custom adottavano gli humbucker, mentre Junior e Special si affidavano ai P-90 a bobina singola. La gamma copriva così fasce differenti, dalla essenziale Junior con un solo pickup alla Custom con tre humbucker, tastiera in ebano e hardware dorato. Il corpo privo del top bombato in acero riduceva tempi e costi di lavorazione, ma non significa che ogni versione fosse necessariamente economica: la Custom rimaneva uno strumento di lusso.

La nuova forma incontrò il favore dei musicisti e, negli anni successivi, la SG divenne uno dei modelli più venduti e longevi di Gibson. Restava però un dettaglio tutt’altro che secondario: il nome Les Paul continuava a figurare su una chitarra che Les Paul non aveva approvato.

Il nome di Les Paul e un divorzio, in tutti i sensi

Nei primi anni il modello oggi identificato come SG venne commercializzato ancora come Les Paul. La transizione, però, non fu uniforme su tutte le versioni: sulle Standard il nome compariva generalmente sul coperchio del truss rod, mentre sulle Custom era riportato su una placchetta collocata tra la tastiera e il pickup al manico. Gli strumenti prodotti fra il 1961 e il 1963 vengono quindi indicati spesso come Les Paul/SG, una definizione moderna utile a distinguerli dalle Les Paul a spalla singola.

Les Paul non era stato coinvolto nel ridisegno e non apprezzò il risultato. Contestava la forma, il corpo molto sottile e soprattutto la robustezza della zona in cui il manico si univa alla cassa, effettivamente delicata su alcuni esemplari della prima generazione. Non si trattava soltanto di gusto estetico: per un musicista che aveva legato il proprio nome a un modello preciso, vedere quella firma trasferita su uno strumento progettato senza il suo contributo era una questione sostanziale.

Al dissenso tecnico si sovrappose la situazione personale. Les Paul stava attraversando la separazione dalla moglie e partner artistica Mary Ford. In seguito raccontò che anche la gestione delle royalty durante il divorzio aveva influito sulla decisione di non rinnovare l’accordo con Gibson. È quindi più corretto parlare di una combinazione di motivi: il rifiuto del progetto, la scadenza del contratto e una fase privata particolarmente complessa.

Con la fine dell’accordo Gibson eliminò il riferimento a Les Paul e, nel corso del 1963, consolidò la denominazione SG. La vecchia Les Paul a spalla singola sarebbe tornata in catalogo nel 1968, quando il blues britannico e il rock ne avevano rilanciato la domanda. Da quel momento le due famiglie avrebbero convissuto: stesso marchio, filosofie costruttive molto diverse e identità ormai autonome.

Dalla psichedelia dei Cream al suono dei Beatles

Prima di diventare uno dei simboli dell’hard rock e dell’heavy metal, la SG attraversò buona parte della musica britannica degli anni Sessanta. Eric Clapton utilizzò con i Cream una SG Standard del 1964 decorata dagli artisti olandesi Marijke Koger e Simon Posthuma, membri del collettivo The Fool. La verniciatura psichedelica trasformò quella chitarra in un oggetto immediatamente riconoscibile, associato anche al celebre “woman tone” di Clapton.

Una SG Standard del 1964 ebbe un ruolo importante anche nella storia dei Beatles. George Harrison la impiegò dal 1966 nelle sessioni di Revolver, nei video promozionali di “Paperback Writer” e “Rain” e successivamente durante le lavorazioni di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e del White Album.

La stessa chitarra venne suonata da John Lennon in “Hey Bulldog”. Non esattamente un passaggio secondario nel curriculum di un modello spesso raccontato soltanto attraverso amplificatori saturi e corna da diavolo.

Angus Young, Tony Iommi e la svolta hard rock

Il volto più immediatamente associato alla SG resta quello di Angus Young. Il chitarrista degli AC/DC acquistò la sua prima Gibson SG usata intorno al 1970, quando era ancora adolescente. Si trattava, secondo i suoi ricordi, di un esemplare della seconda metà degli anni Sessanta con manico particolarmente sottile e finitura marrone scuro. Young raccontò di averla suonata fino a quando il sudore e l’umidità assorbiti durante anni di concerti finirono per compromettere il legno e deformare il manico.

Angus Young suona una Gibson SG durante un concerto degli AC/DC a Wembley
Angus Young con una SG durante il concerto degli AC/DC a Wembley del 3 luglio 2024. Foto: Raph_PH, Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0.

Il legame con la SG non è quindi soltanto una questione di immagine. Il peso contenuto, l’ingombro ridotto e l’accesso libero alla parte alta della tastiera si adattavano perfettamente a un musicista che sul palco correva, saltava, si rotolava a terra e continuava comunque a costruire assoli sui registri più acuti. La divisa da scolaretto e le corna della chitarra fecero il resto, ma sotto l’iconografia rimane una scelta strumentale perfettamente coerente con il suo modo di suonare.

Ancora più significativa è la storia di Tony Iommi, chitarrista mancino dei Black Sabbath e figura decisiva nella nascita dell’heavy metal. A diciassette anni, mentre lavorava in fabbrica, un incidente gli tranciò le estremità del medio e dell’anulare della mano destra, quella che preme le corde. Costruì protesi artigianali per le dita e iniziò a sperimentare corde più sottili; le accordature ribassate sarebbero arrivate in seguito, contribuendo a rendere più agevoli bending e vibrato.

Il legame con la SG nacque quasi per caso. Iommi iniziò le sessioni del primo album dei Black Sabbath con una Fender Stratocaster bianca, ma un pickup smise di funzionare. Fu costretto a proseguire con la chitarra di riserva, una SG destrorsa suonata capovolta. Poco dopo riuscì a procurarsi una SG mancina, destinata a diventare la celebre “Monkey”.
È importante distinguere causa ed effetto: non era la SG, da sola, a ridurre la tensione delle corde; erano soprattutto i calibri leggeri e, più avanti, le accordature abbassate. La chitarra gli offriva però leggerezza, accesso ai tasti alti e una risposta che si integrava bene con il suo modo di suonare.

Carlos Santana e la SG prima della PRS

Ridurre la storia della SG all’hard rock significherebbe però ignorare uno dei suoi utilizzi più celebri. Al festival di Woodstock del 1969, Carlos Santana salì sul palco con una SG Special rossa dotata di due pickup P-90.

È la chitarra che compare durante l’esecuzione di “Soul Sacrifice”, una delle immagini più note dell’intero festival: Santana ha ventidue anni, il gruppo è ancora poco conosciuto dal grande pubblico e la sua esibizione precede di alcune settimane la pubblicazione del primo album.

I P-90 contribuivano a un suono più aperto, ruvido e reattivo rispetto alla compressione tipica degli humbucker. Nelle mani di Santana la SG non serviva a costruire muri di power chord, ma a sostenere note lunghe, vibrati ampi, bending vocali e fraseggi sospesi tra blues, jazz e musica latinoamericana. La risposta immediata dello strumento assecondava una tecnica nella quale il controllo della dinamica e del sustain contava almeno quanto la quantità di distorsione.

Nei primi anni Settanta Santana utilizzò anche una SG Special nera, alternandola a diverse Les Paul. In seguito passò alla Gibson L6-S e poi alle Yamaha della serie SG, che condividevano la sigla ma non la struttura del modello Gibson.
La collaborazione con Paul Reed Smith sarebbe iniziata soltanto nei primi anni Ottanta. Prima della PRS, dunque, una parte fondamentale del suono e dell’immagine di Santana era passata proprio attraverso le due corna della SG.

Derek Trucks, quando la SG diventa una voce slide

Con Derek Trucks la SG assume un’identità ancora diversa. Il chitarrista della Tedeschi Trucks Band, già membro della Allman Brothers Band, la utilizza soprattutto in accordatura aperta di Mi, senza plettro e con uno slide in vetro. Il suo fraseggio combina blues, gospel, soul, jazz e suggestioni provenienti dalla musica indiana, evitando quasi completamente gli automatismi più comuni della chitarra rock.

La tecnica slide rende particolarmente utile il doppio cutaway della SG. Trucks può raggiungere con facilità i registri più alti, mantenendo lo slide perfettamente parallelo ai tasti e controllando intonazione, vibrato e volume direttamente con le dita. Anche la leggerezza del corpo favorisce una posizione rilassata, mentre il mogano e gli humbucker offrono un suono pieno che rimane leggibile persino quando le note vengono fatte scivolare lentamente una dentro l’altra.

Nel corso degli anni Trucks ha utilizzato diverse SG, comprese una Gibson ’61 Reissue modificata e strumenti costruiti secondo le specifiche dei modelli dei primi anni Sessanta. Nel suo arsenale compare anche una SG dalla storia particolare, appartenuta a Dickey Betts e legata successivamente a Duane Allman, che gli è stata affidata da Galadrielle Allman. Più che una semplice chitarra d’epoca, è un collegamento materiale con la tradizione musicale nella quale Trucks è cresciuto.

La SG di Derek Trucks non è però una reliquia da museo. Collegata direttamente all’amplificatore, con pochi elementi tra le dita e le valvole, diventa uno strumento estremamente espressivo. Dove Angus Young la trasforma in movimento e Tony Iommi in massa sonora, Trucks la usa per avvicinarsi alla voce umana, facendo respirare ogni nota e lasciando che anche il silenzio entri nel fraseggio.

Una chitarra, linguaggi completamente diversi

Attorno a questi musicisti ruotano molti altri interpreti che hanno legato la propria voce alla SG: Pete Townshend negli anni degli Who più rumorosi, Frank Zappa, Robby Krieger dei Doors, Sister Rosetta Tharpe e, in tempi più recenti, numerosi esponenti del rock alternativo e del metal. Nel giro di pochi decenni, uno strumento nato per sostituire una Les Paul in difficoltà è stato utilizzato per la psichedelia, il blues, il rock latino, l’hard rock, l’heavy metal e la chitarra slide.

È probabilmente questa la parte più interessante della sua storia. La SG possiede una personalità visiva molto forte, ma non impone un solo linguaggio. Può essere aggressiva senza diventare necessariamente metal, sottile senza suonare debole, leggera senza perdere sustain. E soprattutto può passare da Woodstock agli AC/DC, dai Black Sabbath alla Tedeschi Trucks Band senza sembrare fuori posto.

Per chi ha fretta: 5 risposte sulla Gibson SG

1. In che anno nasce la Gibson SG?
Il progetto debutta nel 1961 come profondo ridisegno della Les Paul. La denominazione SG si afferma nel 1963, dopo la fine dell’accordo fra Gibson e Les Paul.

2. Cosa significa la sigla SG?
SG significa Solid Guitar, cioè chitarra a corpo solido. Il nome identificò definitivamente il modello dopo la rimozione del riferimento a Les Paul.

3. Perché Les Paul non volle associarvi il proprio nome?
Non era stato coinvolto nel progetto e non apprezzava la forma, il corpo sottile e la robustezza della giunzione manico-cassa. Alla decisione contribuirono anche la scadenza del contratto e il divorzio da Mary Ford.

4. Quali chitarristi hanno reso famosa la SG?
Angus Young e Tony Iommi sono i nomi più identificati con il modello, ma la SG è stata fondamentale anche per Carlos Santana, Eric Clapton, George Harrison, Frank Zappa, Robby Krieger e Derek Trucks.

5. Perché la SG si adatta a stili così diversi?
Il corpo leggero, il libero accesso ai tasti alti e la disponibilità di versioni con humbucker o P-90 permettono di utilizzarla per riff pesanti, fraseggi melodici, rock latino e tecnica slide.

Un’eredità costruita su un rifiuto

A oltre sessant’anni dal debutto, la SG resta immediatamente riconoscibile nelle sue linee essenziali, nonostante le numerose variazioni di manico, giunzione, battipenna, ponte e pickup introdotte nel tempo. Il progetto nacque da un’urgenza commerciale e provocò la rottura con l’artista che avrebbe dovuto rappresentarlo, ma finì per conquistare una personalità autonoma.

Il nome Les Paul tornò sulle chitarre a spalla singola che ancora oggi lo portano. La forma che lui aveva rifiutato, invece, divenne il simbolo di musiche che nel 1961 Gibson non poteva ancora prevedere: il blues, la psichedelia, il rock latino, l’hard rock, l’heavy metal e molto altro. La SG non fu semplicemente la sostituta più leggera della Les Paul. Fu uno di quei rari errori di relazione capaci di trasformarsi in un successo storico.



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