Solar Guitars è il marchio fondato da Ola Englund, chitarrista svedese noto al grande pubblico per i suoi video di prova strumenti e per il lavoro con The Haunted e Feared. Negli ultimi anni il brand si è costruito una reputazione precisa nel mondo del metal moderno: chitarre dal taglio aggressivo, estetica spartana, prezzi competitivi.
La serie CHUG, fino a oggi, era composta da pedali analogici pensati per scolpire gain, distorsione ed equalizzazione in chiave metal. Il CHUG Capo cambia registro, perché è il primo prodotto digitale della famiglia.
Il terreno su cui si muove non è vergine. I pedali che alzano e abbassano l’intonazione esistono da tempo, e i punti di riferimento si chiamano DigiTech Drop, Electro-Harmonix Pitch Fork, Boss PS-6 Harmonist e gli octaver della stessa Boss.
Sono strumenti che hanno reso possibile suonare in un’accordatura più bassa senza portarsi dietro una seconda chitarra e senza fermare il brano. Il limite storico di questa categoria è sempre stato lo stesso: la latenza e gli artefatti digitali. Più si scende di intonazione, più il suono si sporca e arriva in ritardo rispetto al gesto della mano.
Il CHUG Capo nasce proprio attorno a quel limite. Solar Guitars lo presenta come un capotasto digitale bidirezionale, cioè un pedale che sposta l’intero strumento di semitoni verso l’alto o verso il basso, fino a un’ottava per parte.
La promessa centrale, quella su cui il marchio costruisce l’intera comunicazione, è una latenza dichiarata pari a circa la metà di quella dei pitch-shifter più diffusi. Per chi suona ritmiche serrate, palm muting e pinch harmonics, quella differenza non è un dettaglio da scheda tecnica: è la distanza tra un effetto usabile dal vivo e uno che resta confinato in studio.
Tre modi e una sola idea: cambiare tonalità restando se stessi
Il funzionamento ruota attorno a un display luminoso e a due pulsanti freccia che alzano o abbassano il segnale un semitono alla volta. L’escursione copre dodici semitoni in discesa e dodici in salita, quindi un’ottava piena in entrambe le direzioni. Il pedale lavora su tre modalità, segnalate da un LED di colore diverso.
In Pitch Mode (LED rosso) il CHUG Capo agisce come un capotasto vero e proprio: trasla l’accordatura mantenendo intatto il rapporto fra le corde, così che un accordo trasposto suoni come lo stesso accordo eseguito in un’altra tonalità. È la funzione che interessa chi vuole un drop-tuning immediato o chi accompagna un cantante e deve adattare la tonalità del brano senza riaccordare.
In Octave Mode (LED blu) entra in gioco il controllo MIX, che dosa la quantità di segnale processato rispetto al suono diretto della chitarra. Da qui si ottengono texture a ottave sovrapposte ed effetti di armonizzazione, il territorio classico degli octaver. La presenza del MIX è ciò che separa un semplice traspositore da uno strumento creativo: il dry e il wet convivono, e il chitarrista decide la proporzione.
Il FAV Mode (LED verde) è la scorciatoia operativa. Permette di salvare un preset personale e di richiamarlo al volo, direttamente dai controlli del pedale oppure tramite un interruttore esterno non a ritenuta collegato all’ingresso dedicato. È il dettaglio che trasforma una buona idea da studio in uno strumento da palco: un solo passaggio del piede e l’accordatura preferita torna sotto le dita.
Dal vivo e in studio: due usi, una stessa comodità
Sul palco il vantaggio è evidente per chi alterna brani in accordature diverse durante lo stesso set. Invece di portare due o tre chitarre già accordate, o di rischiare una riaccordatura veloce fra un pezzo e l’altro, il CHUG Capo permette di restare sullo stesso strumento e spostare l’intonazione con il piede. Il preset FAV richiamabile da footswitch rende il passaggio gestibile anche nei live più frenetici, dove fermarsi a girare le meccaniche non è un’opzione.
In studio il discorso si sposta sulla produttività. Provare un riff in più tonalità per capire quale funziona meglio diventa questione di secondi, senza alterare il setup né perdere il suono di partenza. La modalità Octave con il MIX apre invece a usi più sperimentali: linee raddoppiate all’ottava, bassi finti su una sola chitarra, armonie costruite in sovraincisione. È un territorio che non riguarda solo i chitarristi metal, anche se è da quel mondo che arriva la linea CHUG. Chiunque lavori con accordature ribassate, dal rock alternativo alla produzione pop, trova un motivo per tenerlo sulla pedaliera.
La bassa latenza resta il perno di tutto. Un pitch-shifter che reagisce in ritardo penalizza proprio il tipo di esecuzione più esigente, quella fatta di staccati netti e attacchi precisi. Solar Guitars attribuisce il risultato a un’elaborazione pensata per restare trasparente sulle ritmiche, e posiziona il CHUG Capo come il proprio pedale più reattivo, con la latenza più bassa della categoria a funzione singola. Una dichiarazione di marchio che andrà misurata sul campo, come sempre accade con le promesse di reattività, ma che inquadra con chiarezza il pubblico a cui il pedale parla.
Caratteristiche tecniche, prezzo e disponibilità
Sul piano costruttivo il CHUG Capo si presenta in uno chassis compatto da 120 millimetri per 70, con ingresso e uscita su jack da un quarto di pollice, bypass bufferato e un assorbimento di 180 milliampere con alimentazione 9V DC (l’alimentatore non è incluso nella versione base). L’ingresso per l’interruttore esterno usa un connettore da un ottavo di pollice e il cavo è fornito in dotazione.
Il prezzo annunciato è di 249 euro per il mercato europeo, pari a 279 dollari di street price negli Stati Uniti. Sul negozio ufficiale Solar Guitars il pedale compare a 251,49 euro nella versione senza alimentatore, mentre il bundle con l’alimentatore CPS9V500 sale poco sopra i 272 euro. Solar Guitars annuncia la spedizione gratuita per il 2026. Per chi seguiva la categoria dei pitch-shifter aspettando un’alternativa che mettesse la reattività al centro, è un annuncio che vale la prova diretta, da fare possibilmente confrontandolo proprio con i riferimenti che dichiara di voler superare.
Per chi ha fretta: 4 risposte sul Solar CHUG Capo
1. Cosa fa il Solar CHUG Capo?
È un pedale che funziona da capotasto digitale bidirezionale: alza o abbassa l’intonazione complessiva della chitarra di semitoni, fino a un’ottava per parte, senza intervenire sulle meccaniche dello strumento.
2. Quanto costa?
Il prezzo annunciato per il mercato europeo è di 249 euro. Per gli Stati Uniti viene indicato uno street price di 279 dollari, mentre sullo shop ufficiale il prezzo può variare in base al mercato e alla configurazione scelta.
3. In cosa si distingue dagli altri pitch-shifter?
Solar Guitars dichiara una latenza pari a circa la metà di quella dei pitch-shifter più diffusi, con l’obiettivo di restare naturale sulle ritmiche serrate, sugli accordi e sui pinch harmonics.
4. Serve solo per il metal?
No. Nasce dalla serie CHUG, legata al metal moderno, ma interessa chiunque lavori con accordature ribassate o voglia trasporre rapidamente la tonalità di un brano dal vivo e in studio, dal rock alternativo alla produzione pop.
Con il CHUG Capo, Solar Guitars compie un passo prevedibile e insieme coerente: prende l’identità ritmica che dà il nome alla serie e la traduce in uno strumento digitale, scegliendo come campo di battaglia la latenza, cioè il punto debole storico dei traspositori. Se la promessa di reattività regge alla prova del palco, il pedale ha le carte per inserirsi in una categoria affollata ma raramente entusiasmante.
Resta il fatto che un capotasto governabile con il piede, capace di restituire l’accordo come se fosse suonato in un’altra tonalità, è esattamente il tipo di comodità che è esattamente il tipo di comodità che molti chitarristi possono riconoscere al primo utilizzo, soprattutto quando le accordature cambiano da un brano all’altro.










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