C’è un principio abbastanza evidente dietro alla ESP LTD JD-I di Joe Duplantier: eliminare tutto ciò che non serve. Un solo pickup, un solo controllo, ponte fisso e una costruzione pensata per restituire con precisione quello che succede sotto la mano destra. Non sorprende troppo, considerando che il destinatario è il chitarrista e cantante dei Gojira, una band che ha costruito buona parte della propria identità proprio sull’articolazione ritmica del riff.
Presentata tra le novità ESP Signature Series 2026, la JD-I è la prima signature realizzata da ESP per Duplantier e deriva da una versione profondamente modificata della forma offset XJ. Il rapporto tra il musicista francese e il marchio era iniziato pubblicamente nell’estate del 2024, quando ESP annunciò il suo ingresso nel roster: durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi, Duplantier aveva infatti suonato una speciale ESP XJ con finitura cromata, costruita appositamente per quell’esibizione.
La JD-I porta quella collaborazione dentro una chitarra LTD di produzione, mantenendo una filosofia decisamente poco incline alle complicazioni.
Mogano, acero roasted e tastiera in ebano Macassar
La costruzione è bolt-on, con scala da 25,5 pollici. Il corpo è in mogano, mentre il manico è realizzato in tre pezzi di acero roasted e utilizza un profilo Thin U. La tastiera è in ebano Macassar, con raggio da 350 mm, segnatasti rettangolari in madreperla e 22 tasti extra-jumbo in acciaio inox. Il capotasto Graph Tech TUSQ misura 43 mm.
La finitura scelta è Silver Sunburst, accompagnata da hardware nero. Sul fronte meccanico troviamo accordatori LTD Locking, mentre ponte e cordiera sono affidati a un sistema Hipshot Tone-A-Matic.
È una combinazione interessante anche considerando il tipo di strumento: non siamo davanti alla classica superstrat metal con Floyd Rose, 24 tasti e doppio humbucker. La JD-I sceglie invece una piattaforma più asciutta, quasi tradizionale in alcuni elementi, costruita però attorno alle esigenze di un chitarrista moderno e soprattutto molto ritmico.

Un solo DiMarzio Fortitude e niente controllo di tono
L’elettronica riassume bene l’intero progetto: un solo humbucker al ponte e un solo potenziometro del volume. Niente pickup al manico, niente selettore e niente controllo di tono.
Il pickup è il DiMarzio JD Fortitude, modello passivo sviluppato per Joe Duplantier. E qui vale la pena evitare un equivoco abbastanza frequente quando si parla di chitarre metal: il Fortitude non nasce semplicemente per ottenere più uscita possibile.
Duplantier cercava infatti un pickup passivo con un carattere vicino alla tradizione vintage, ma capace di conservare precisione e dinamica. L’obiettivo è lasciare emergere il lavoro delle mani e del plettro, elemento fondamentale nel modo in cui il chitarrista costruisce i riff dei Gojira.
È probabilmente questo il dettaglio tecnico che racconta meglio la JD-I. Le specifiche possono sembrare minimaliste, ma non si tratta di minimalismo estetico fine a se stesso: per un musicista come Duplantier, gran parte del vocabolario sonoro nasce proprio da palm muting, accenti, armonici, variazioni dinamiche e attacco della mano destra. Un pickup estremamente compresso rischierebbe di uniformare proprio ciò che deve invece rimanere leggibile.
La dotazione di serie comprende corde D’Addario XL110 .010-.046 e una custodia rigida ESP dedicata.

Joe Duplantier e quella chitarra che nei Gojira deve essere anche percussione
Per capire davvero la JD-I bisogna spostarsi per un momento dalla scheda tecnica alla musica. Joe Duplantier è chitarrista, cantante, principale autore e produttore dei Gojira, oltre che uno dei fondatori della formazione insieme al fratello Mario Duplantier. Il gruppo francese nasce nel 1996 e assume definitivamente il nome Gojira nel 2001, con Christian Andreu alla seconda chitarra e Jean-Michel Labadie al basso a completare una formazione rimasta sostanzialmente stabile.
Nel corso degli anni il gruppo ha sviluppato un linguaggio nel quale death metal, progressive metal, groove e aperture atmosferiche convivono senza che la complessità tecnica diventi necessariamente esibizione virtuosistica. Dischi come From Mars to Sirius, The Way of All Flesh, Magma e Fortitude mostrano bene questa evoluzione: la chitarra di Duplantier lavora spesso più come una macchina ritmica estremamente dinamica che come uno strumento destinato al fraseggio solistico tradizionale.
Anche Fortitude, pubblicato nel 2021, porta chiaramente la sua impronta: il disco è stato registrato e prodotto da Joe Duplantier al Silver Cord Studio di Ridgewood, nel Queens, e successivamente mixato da Andy Wallace.
Il suono dei Gojira passa spesso da riff costruiti su una gestione quasi percussiva della chitarra, con corde stoppate, armonici, pick scrape, accenti irregolari e improvvise aperture dinamiche. È un approccio nel quale la separazione delle note e la risposta al tocco diventano importanti almeno quanto la quantità di distorsione. Da questo punto di vista, la semplicità della JD-I appare molto meno spartana di quanto possa sembrare sulla carta.
Dalle Olimpiadi di Parigi al primo Grammy dei Gojira
Nel 2024 i Gojira hanno superato definitivamente i confini della scena metal in senso stretto. Il 26 luglio la band si è esibita durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi insieme alla cantante lirica Marina Viotti, reinterpretando il canto rivoluzionario francese Ah! Ça ira! nella versione Mea Culpa (Ah! Ça ira!).
Proprio in quella occasione Duplantier impugnava la particolare ESP XJ cromata costruita per lui, uno strumento che ha rappresentato uno dei primi segnali visibili della collaborazione con ESP e che anticipava, almeno nella scelta della forma offset, alcuni elementi della futura JD-I.
La performance parigina avrebbe avuto un seguito tutt’altro che marginale. Nel 2025 Mea Culpa (Ah! Ça ira!) ha conquistato il Grammy Award per la Best Metal Performance, assegnato a Gojira, Marina Viotti e Victor Le Masne. Si è trattato del primo Grammy vinto nella storia della band, dopo le precedenti nomination ottenute con brani e lavori come Silvera, Magma e Amazonia.
5 dischi consigliati per conoscere i Gojira
1. Terra Incognita (2001)
Il punto di partenza per capire da dove arrivano i Gojira. È il disco più ruvido e istintivo di questa selezione, ancora profondamente legato al death metal, ma contiene già molte delle idee che diventeranno caratteristiche della band: riff sincopati, improvvisi cambi dinamici, peso ritmico e una chitarra usata quasi come uno strumento percussivo.
2. From Mars to Sirius (2005)
Probabilmente il disco che meglio rappresenta l’identità classica dei Gojira. Pesantezza, strutture progressive, temi ambientali e una scrittura capace di alternare violenza e grandi aperture atmosferiche. Brani come Flying Whales, Backbone e The Heaviest Matter of the Universe sono diventati punti di riferimento del repertorio della band.
3. The Way of All Flesh (2008)
Qui il linguaggio sviluppato negli album precedenti diventa ancora più complesso e maturo. Il lavoro ritmico di Joe e Mario Duplantier raggiunge livelli impressionanti, ma la tecnica rimane sempre al servizio della costruzione dei brani. Oroborus, Vacuity e Art of Dying mostrano bene quanto chitarra e batteria siano diventate due parti di un unico meccanismo.
4. Magma (2016)
È uno dei passaggi più importanti nella storia dei Gojira. Le strutture diventano più essenziali, entra maggiore spazio tra le note e la componente atmosferica acquista un peso decisamente superiore. Il risultato è un disco meno legato al death metal delle origini ma capace di conservare intatta la personalità della band. Stranded e Silvera sono tra i brani che meglio raccontano questa trasformazione.
5. Fortitude (2021)
Il punto di arrivo del percorso più recente. Groove, riff immediatamente riconoscibili, aperture melodiche e una produzione che mette in primo piano la fisicità della sezione ritmica. Amazonia, Born for One Thing e Another World mostrano una band ormai capace di rendere accessibile il proprio linguaggio senza rinunciare a peso, dinamica e identità.
Dalla XJ olimpica alla LTD JD-I
Vista in questa prospettiva, la nuova LTD JD-I rappresenta quindi qualcosa di più della consueta operazione signature.
Il collegamento visivo con la XJ comparsa a Parigi è evidente nella scelta della forma offset, ma il modello di produzione prende una strada propria. La finitura Silver Sunburst è molto più sobria rispetto al cromato quasi specchiante dello strumento olimpico e tutta la configurazione sembra riportare il progetto al suo scopo principale: essere una chitarra da lavoro per riff molto articolati e una gestione estremamente fisica della dinamica.
ESP ha presentato il modello in occasione del NAMM 2026, sottolineando come si tratti della prima signature nata dalla collaborazione con Duplantier.
Ed è importante precisarlo: non è la prima chitarra signature in assoluto della carriera di Joe Duplantier, che in passato ha avuto modelli dedicati presso altri marchi. È invece la sua prima signature ESP/LTD, nonché il primo risultato commerciale completo del rapporto iniziato nel 2024.
Alla fine, la cosa più “Gojira” di questa chitarra potrebbe essere proprio ciò che non c’è. Niente secondo pickup, niente circuito elaborato, niente tremolo e neppure il tono. Un humbucker, un volume e il riff davanti a tutto. Per una volta il termine “signature” sembra descrivere davvero il modo di suonare dell’artista, non soltanto il suo nome sulla paletta.










Recents Comments