Nel catalogo Epiphone le acustiche costruite interamente con legni masselli occupano una fascia relativamente stretta, tra le Gibson prodotte a Bozeman e i modelli Epiphone più accessibili. È in questo spazio che il marchio ha riportato in catalogo un nome che sulle acustiche non compariva da decenni: El Dorado, in edizione limitata e con la firma di Marcus King sul retro della paletta.
L’operazione segue una linea che Epiphone porta avanti da diversi anni, quella della riscopertadi modelli storici. Nomi e forme legati ai cataloghi degli anni Sessanta e Settanta tornano su strumenti di produzione asiatica, con specifiche aggiornate e, in alcuni casi, con il nome di un artista legato personalmente a quel modello. Qui il legame è dichiarato dallo stesso marchio: la El Dorado è stata la prima chitarra di King, regalo del padre, ed è lo strumento a cui il musicista ha dedicato il titolo del proprio album del 2020.
Il pacchetto comprende la finitura Antique Natural, unica disponibile, e una custodia rigida con la grafica della firma dell’artista. La distribuzione passa dai rivenditori autorizzati Epiphone, dai Gibson Garage e dal sito del marchio.
El Dorado, un nome che Epiphone usa dal 1963
La sigla di partenza è FT-90, introdotta da Epiphone nel 1963, quando il marchio era già di proprietà Gibson e gli strumenti uscivano dalla fabbrica di Kalamazoo, in Michigan. Era una dreadnought a spalla quadrata con scala lunga da 25,5 pollici, fondo e fasce in mogano, finitura naturale e un grande battipenna che ne rappresentava uno degli elementi estetici più riconoscibili.
Quel particolare disegno del battipenna venne abbandonato verso la fine del 1965, modificando sensibilmente l’aspetto del modello.
Il nome sopravvisse al trasferimento della produzione. Negli anni Settanta Epiphone passò alla fabbricazione giapponese e la El Dorado riapparve come FT-350, una dreadnought con fondo e fasce in palissandro e caratteristiche profondamente diverse rispetto alla precedente FT-90 americana. È proprio una El Dorado giapponese di quel decennio il riferimento dichiarato per il modello firmato da King: Epiphone parla esplicitamente di uno strumento ispirato al suo esemplare vintage, mentre la paletta della nuova versione riprende il profilo delle Epiphone Made in Japan degli anni Settanta.
Qui conviene sciogliere un’omonimia che può creare confusione, perché le due cose portano lo stesso nome ma non sono la stessa cosa. El Dorado è anche il titolo del disco che King ha pubblicato nel gennaio 2020 per Easy Eye Sound e Fantasy, prodotto da Dan Auerbach e candidato ai Grammy nella categoria Best Americana Album. Il verso del riferimento è uno solo: il disco prende il nome dalla chitarra, non il contrario, mentre il nuovo modello riprende quello della storica serie acustica Epiphone.
Legni masselli, scala lunga e un battipenna copiato dall’originale
Sul piano costruttivo la nuova El Dorado non è una riproduzione filologica della versione giapponese degli anni Settanta, ed è probabilmente l’aspetto più interessante dell’operazione. Il corpo resta la dreadnought a spalla quadrata, ma la costruzione è interamente in legni masselli: tavola in abete, fondo e fasce in palissandro. Il manico è in mogano con profilo a C, giunzione incollata a coda di rondine e voluta dietro la paletta, con scala da 25,5 pollici.
La tastiera è in palissandro, con venti tasti e intarsi a blocco in madreperla dagli angoli arrotondati. Il capotasto è in osso, le meccaniche sono Epiphone Deluxe con bottoni metallici e il logo Epiphone sulla paletta è intarsiato in madreperla. La firma dorata di King si trova invece sul retro della paletta.
Sulla tavola armonica compare un battipenna dedicato, modellato su quello della El Dorado vintage dell’artista. Anche il ponte belly-down in palissandro introduce due dettagli personali: gli intarsi in madreperla con il profilo della South Carolina e il Tri-Star del Tennessee, riferimenti ai luoghi che hanno segnato la storia personale e musicale di King.
L’amplificazione è affidata a un L.R. Baggs Element Bronze, sistema con trasduttore sotto la selletta e preamplificatore, con controlli di volume e tono collocati discretamente sul bordo della buca. È una soluzione pensata soprattutto per l’utilizzo dal vivo, dove consente di collegare direttamente lo strumento alla catena di amplificazione senza ricorrere necessariamente a un microfono esterno. L’elettronica richiede una batteria da 9 volt, che non viene fornita con la chitarra.
Perché questa volta il nome sulla paletta è Epiphone
Il nome di Marcus King su una signature non è una novità. Gibson gli ha già dedicato una ES-345 in Sixties Cherry, ispirata alla ES-345 del 1962 tramandata dal nonno al padre e infine a lui. La versione Gibson attuale utilizza cablaggio mono, una coppia di humbucker Custombucker e un Vibrola fisso, non funzionante. Prima ancora era arrivata una più fedele e costosa interpretazione Custom Shop della ES-345 originale. Il filo che unisce questi strumenti alla El Dorado è evidente: nascono tutti da chitarre entrate nella vita di King attraverso la sua famiglia.

Le novità sono altre due, e sono quelle che contano in questo annuncio. La El Dorado segna il debutto di King con un modello signature marchiato Epiphone, anziché Gibson, con tutto quello che comporta in termini di collocazione nel catalogo e pubblico potenziale. Ed è anche la sua prima chitarra acustica signature, dopo le ES-345 realizzate da Gibson.
Le dichiarazioni raccolte nel comunicato di lancio insistono soprattutto sul valore personale dello strumento. Marcus King afferma: «Questa chitarra significa tutto per me. La mia prima El Dorado è stata un regalo di mio padre e mi ha accompagnato in alcuni dei primi e più importanti momenti del mio percorso musicale. Ha sempre rappresentato la famiglia, la casa e le canzoni che mi hanno formato» (Marcus King). Sulla collaborazione con Epiphone aggiunge: «Condividere questa sensazione con i musicisti di tutto il mondo è un onore enorme, e spero che questa chitarra possa ispirare le persone a scrivere le proprie storie negli anni a venire» (Marcus King).
Per chi ha fretta: 5 risposte sulla Epiphone El Dorado
1. Che cos’è la Epiphone Marcus King El Dorado?
Una dreadnought a spalla quadrata in edizione limitata, costruita interamente con legni masselli e con la firma di Marcus King sul retro della paletta. Il nome è quello della storica serie acustica Epiphone, la stessa a cui King ha dedicato il proprio album del 2020.
2. Che rapporto ha con la El Dorado originale?
Il riferimento dichiarato è la El Dorado giapponese degli anni Settanta appartenente a Marcus King. La nuova versione ne riprende alcuni elementi estetici, come il profilo della paletta e il battipenna, ma adotta una costruzione moderna interamente in legni masselli.
3. Quali sono le specifiche principali?
Tavola in abete massello, fondo e fasce in palissandro massello, manico in mogano con profilo a C, tastiera in palissandro da venti tasti, intarsi a blocco in madreperla, capotasto in osso, meccaniche Epiphone Deluxe e scala da 25,5 pollici. La finitura è Antique Natural e la custodia rigida è inclusa.
4. Come si amplifica?
Con un L.R. Baggs Element Bronze, sistema con trasduttore sotto la selletta, preamplificatore e controlli di volume e tono collocati nella buca. Richiede una batteria da 9 volt, non inclusa.
5. Quanto costa e dove si trova?
Il prezzo ufficiale è di 999 dollari negli Stati Uniti e di 1.099 euro sullo store europeo Gibson/Epiphone, IVA inclusa. I prezzi praticati dai singoli rivenditori possono naturalmente variare. Il modello è distribuito attraverso i rivenditori autorizzati Epiphone, i Gibson Garage e il sito del marchio.
Il prezzo ufficiale è di 999 dollari negli Stati Uniti e di 1.099 euro sullo store europeo Gibson/Epiphone, IVA inclusa, mentre le quotazioni dei singoli rivenditori possono essere differenti. Per una dreadnought interamente in legni masselli, con elettronica L.R. Baggs e custodia rigida inclusa, la Marcus King El Dorado si colloca nella fascia superiore dell’attuale catalogo acustico Epiphone.
A questo livello, però, la scheda tecnica racconta soltanto una parte della storia. I legni possono evolvere con il tempo, ma sulla resa del singolo strumento incidono anche qualità e costanza dell’assemblaggio, regolazione dell’azione, finiture e stabilità dell’intonazione. Per chi sta pensando all’acquisto resta quindi valido il consiglio più semplice: quando possibile, provarne più di un esemplare prima di scegliere.












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