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Dal video al palco: cosa perdiamo quando la musica resta dentro uno schermo

Nessun video, per quanto perfetto, può restituire davvero ciò che accade quando la musica prende vita davanti a noi.

La prima volta che andai a un concerto dal vivo avevo sei anni, era il 1981, e ascoltai i Carmina Burana di Carl Orff eseguiti dall’orchestra di Santa Cecilia nell’Auditorium di via della Conciliazione a Roma (dall’anno 2000 la sede stabile è diventata il Parco della Musica, progettato da Renzo Piano).

In generale non ho molti ricordi legati a quegli anni della mia vita ma di questo invece ho tante immagini vivide nella mente… Mi ricordo come ero vestito e mi ricordo la sensazione di entrare in un luogo enorme e con un suono enorme che ti faceva vibrare la pancia.

Ricordo i colpi di grancassa così imponenti da sembrare dei tuoni e quei suoni strani e un po’ incomprensibili che sembravano venire da un altro mondo…

E poi gli applausi della sala piena che non finivano mai con il direttore che continuava a rientrare; sembrava come quando ti fanno l’applauso al momento in cui spegni le candeline alla festa di compleanno, solo moltiplicato per mille! 

Da allora di concerti di musica classica e non solo, ovviamente, ne ho visti tantissimi e non è un caso che poi nella vita abbia scelto di fare il musicista di professione diplomandomi in chitarra classica.

Poi da una quindicina d’anni, con l’associazione Chitarra In insieme a Massimo Di Coste, di concerti ed eventi ne abbiamo organizzati tantissimi.

Ovviamente ho sempre ascoltato anche moltissima musica in casa, sia con impianti hi-fi di livello sia in modalità molto più smart e poi, grazie anche all’esperienza ormai trentennale in studio di registrazione con Leonardo Gallucci, sono diventato anche appassionato di microfonazione ed editing, registrando da lui anche un doppio album “Vuelvo al Sur”.

Perché vi racconto tutto questo: perché voglio condividere con voi un’esperienza vissuta un paio di anni fa che mi ha veramente fatto capire quanto andare ad un concerto sia profondamente diverso dall’ascoltare lo stesso artista o la stessa orchestra o lo stesso gruppo in casa, anche se con una qualità eccelsa. 

Non ché questa cosa non l’avessi già chiarissima in testa ma in quell’occasione la differenza fu così forte ed evidente da sorprendermi, nonostante tutto il mio background.

Stiamo parlando dell’evento Roma Expo Guitars dove ogni anno dal 2016 ospitiamo concertisti di fama internazionale e dove nel 2025 è venuto Tibaut Garcia, un giovane talento che da tempo calca i più importanti palcoscenici internazionali ma che per la prima volta si sarebbe esibito nella Capitale. 

Ovviamente avevo visto già diversi suoi video online e per l’occasione avevo ancora più approfondito l’ascolto di molte sue esecuzioni rimanendo assolutamente colpito sia per l’eleganza sia per il virtuosismo.

Perciò arrivata la sera del concerto, dopo averlo presentato e chiamato sul palco, mi sono seduto pronto a godermi un bellissimo concerto. 

Quello che però è successo è andato assolutamente al di là delle mie aspettative…  Nota dopo nota e brano dopo brano, in sala si è creata un’atmosfera magica. 

Il pubblico ascoltava estasiato in religioso silenzio salvo poi applaudire alla fine di ogni pezzo con un’energia e un entusiasmo fuori dal comune. 

Tibaut Garcia ha cominciato a dialogare e a scherzare con il pubblico raccontando il perché della scelta del suo repertorio e di come lui vivesse quella musica.

Io mentre lo ascoltavo suonare continuavo a chiedermi come facesse a trovare spunti nuovi e così interessanti e personali su brani che conosco a memoria da quando ero ragazzino e sui quali ormai credevo non ci fosse più da dire nulla di diverso. 

Eppure lui riusciva a stupirmi con intuizioni e idee interpretative tanto personali quanto convincenti perché coerenti all’interno di un pensiero musicale chiaro e definito.

Ora, la domanda che vi starete ponendo è: ma tutto questo non era già evidente negli ascolti online? Ovviamente la risposta è no. 
O meglio, certo che il suo modo di suonare è lo stesso anche nei video on-line ma io non l’avevo assolutamente percepito con tanta forza come durante il concerto dal vivo. 

Eppure, dopo aver ascoltato centinaia di chitarristi e migliaia e migliaia di ore di musica nella mia vita, dovrei essere in grado di capire davvero chi ho di fronte anche attraverso un video… 

Ma non è così. Non è così perché molto di ciò che percepiamo è legato all’atmosfera del posto, al momento che si sta vivendo, alla compagnia con cui si condivide il concerto e a tante altre ragioni fondamentali e imprescindibili che ci portano a vivere emozioni forti e uniche in quel momento.

Poi certo può anche capitare di andare ad un concerto e rimanerne delusi ma, salvo casi davvero eccezionali, ci sarà sempre un qualcosa anche molto piccolo che ci rimarrà dentro e ne sarà comunque valsa la pena. 

Una volta per ascoltare un musicista bisognava comprare il vinile o il CD oppure riuscire a trovare una videocassetta o un programma televisivo che trasmettesse un concerto ma rispetto ad oggi il materiale fruibile era forse appena il 10%. Quindi c’era una certa “fame” di ascolto live e anche solo con il passaparola si riuscivano a riempire grandi sale.

Oggi la tecnologia ci permette di avere video in altissima qualità con un audio quasi perfetto semplicemente scrollando su YouTube e questo è una grande fortuna perché ci dà la possibilità di scoprire tanti artisti bravissimi che un tempo magari non avremmo mai potuto ascoltare.

Questa fortuna però la dobbiamo usare bene perché non deve essere un sostituto del live ma solo uno stimolo ulteriore ad andare nelle sale per godere dal vivo ciò che ci ha colpito su uno schermo. 

Insomma alla domanda: “hanno ancora senso oggi in concerti live?” Non posso che rispondere: “ASSOLUTAMENTE SI!“



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