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Chi ha diritto sulla Stratocaster? La battaglia legale di Fender, fino ad oggi

Dal no dell'ufficio marchi americano alla sentenza di Düsseldorf: come Fender prova a difendere la forma della Stratocaster e come tutti gli altri si difendono, finora.

Nel 1954 Fender presentò una chitarra elettrica dal corpo sagomato, con due spalle mancanti asimmetriche, smussature per migliorare il comfort e un ponte mobile con leva per il vibrato, tradizionalmente chiamato «tremolo» da Fender: la Stratocaster.
Nei decenni successivi quella sagoma è uscita dal catalogo di un solo costruttore per diventare uno dei profili più riconoscibili della chitarra elettrica. Tanto che il Random House Dictionary of the English Language, nell’edizione del 1987, l’ha utilizzata per illustrare la voce generica «guitar».
Proprio questa diffusione sta al centro di una vicenda legale che attraversa due continenti e due ambiti del diritto, e che oggi riguarda decine di costruttori e rivenditori, da Yamaha a PRS fino ai marchi distribuiti online.

Se vi siete mai chiesti perché in tanti negozi si trovino chitarre S-style di ogni marca e fascia, questa vicenda offre una parte della risposta. Fender ha percorso due strade per tutelare la forma dei propri strumenti: negli Stati Uniti ha tentato senza successo di registrare come marchi i profili di tre modelli; in Germania ha ottenuto una pronuncia favorevole sul diritto d’autore relativo al corpo della Stratocaster.

Il secondo risultato, però, nasce da un procedimento senza difesa del convenuto e non chiude la questione. Per capire come si sia arrivati a esiti diversi bisogna distinguere tre concetti che spesso vengono confusi: brevetto, marchio e diritto d’autore non rispondono alla stessa domanda, né coincidono necessariamente con il riconoscimento di chi abbia ideato uno strumento.

Una sagoma copiata per mezzo secolo

La Stratocaster nacque da un lavoro di squadra: oltre a Leo Fender, contribuirono al progetto Freddie Tavares e George Fullerton, mentre le indicazioni di chitarristi come Bill Carson e Rex Gallion orientarono diverse scelte pratiche ed ergonomiche.
Neppure la sua sagoma rimase a lungo un’esclusiva di fatto. Almeno dalla metà degli anni Settanta altri costruttori commercializzavano chitarre con corpi identici o molto simili, e nel giro di pochi decenni la doppia spalla mancante con i bordi arrotondati è diventata una categoria riconoscibile, che il mercato chiama S-style.

Per decenni Fender non risulta aver contestato in modo sistematico l’impiego di quei profili, pur intervenendo per tutelare nomi e forme delle palette. È un dettaglio importante, perché fu uno degli elementi considerati nel procedimento americano. Negli elenchi dei marchi pubblicati nel catalogo aziendale Frontline fra il 1990 e il 2003, per esempio, figuravano i nomi e i profili delle palette, ma non le semplici sagome dei corpi. La documentazione esaminata dai giudici mostrava dunque una diversa attenzione alla tutela di questi elementi.

Chi suona lo sa bene: per tanti chitarristi la prima elettrica è stata una S-style di un altro marchio, e il passaggio a una Fender è arrivato dopo, o non è arrivato affatto. È la condizione di una forma diventata linguaggio comune, e proprio questa condizione rende difficile, a distanza di tanto tempo, tornare a rivendicarla come segno di un’unica azienda.

Brevetto, marchio, diritto d’autore: tre domande diverse

Per seguire la vicenda serve distinguere i tre strumenti giuridici con cui si possono tutelare aspetti diversi di una chitarra. Il brevetto protegge un’invenzione tecnica che soddisfi determinati requisiti: ha una durata limitata, dopo la quale la soluzione brevettata diventa liberamente utilizzabile sotto quel profilo. Leo Fender depositò nel 1954 la domanda per il meccanismo di vibrato della Stratocaster, poi brevettato negli Stati Uniti nel 1956. La protezione riguardava il funzionamento del ponte, non il profilo del corpo, ed è scaduta da tempo.

Il marchio non protegge un’idea o un’invenzione in quanto tali: serve a distinguere l’origine commerciale di un prodotto. La sua tutela può essere rinnovata nel tempo. Anche la forma di un oggetto può, a certe condizioni, assolvere questa funzione, ma deve essere percepita come indicazione di una provenienza precisa. Qui sta la difficoltà per una sagoma utilizzata da molti costruttori: il pubblico può riconoscerne il modello di riferimento senza attribuire ogni strumento con quel profilo alla stessa azienda.

Il diritto d’autore, infine, protegge le opere creative, comprese quelle che hanno anche una funzione pratica: si parla, in questi casi, di opere d’arte applicata. Non richiede che una forma sia riconosciuta dal pubblico come segno di un’azienda; valuta se esprima scelte libere e creative dell’autore. La forma non è tutelata solo perché appare gradevole o è diventata famosa, e gli elementi determinati esclusivamente da necessità tecniche non bastano di per sé a fondare la protezione. È un piano diverso da quello dei marchi e può portare a risultati differenti.

2009: quando la sagoma non distingue più un marchio

Il primo tentativo è americano. Nel 2003 Fender presentò domanda all’ufficio marchi degli Stati Uniti per registrare i profili bidimensionali dei corpi di Stratocaster, Telecaster e Precision Bass. Si opposero diciassette soggetti, tra aziende produttrici, rivenditori e professionisti del settore, fra cui Stuart Spector Designs, ESP, Peavey e Lakland. La decisione, datata 25 marzo 2009, arrivò dal Trademark Trial and Appeal Board (TTAB), l’organo amministrativo che esamina, tra l’altro, le opposizioni alla registrazione dei marchi.

La decisione fu netta. Le tre sagome vennero giudicate generiche ai fini della registrazione come marchi, perché tanto diffuse nel settore da non identificare una sola origine commerciale. Il TTAB concluse inoltre che Fender non aveva dimostrato l’acquisizione di un carattere distintivo sufficiente, anche nell’ipotesi in cui quelle forme non fossero state considerate generiche.
Fra le prove pesarono la presenza di strumenti simili in commercio almeno dagli anni Settanta, l’illustrazione nel dizionario, le pubblicità dei concorrenti e la limitata attività di tutela specificamente rivolta ai profili dei corpi.

Nel diritto dei marchi, la diffusione incontrastata di un segno può pesare molto. Nel caso specifico, il TTAB ritenne che decenni di commercializzazione di strumenti con forme identiche o simili avessero indebolito la capacità delle sagome di indicare una sola azienda.
La conclusione non negava il ruolo storico di Fender nello sviluppo dei modelli originali: stabiliva, più precisamente, che la notorietà di una forma non basta a trasformarla in un marchio registrabile.

Attenzione, però, a non attribuire alla pronuncia un effetto che non aveva: il TTAB non stabilì che quelle sagome fossero prive di qualsiasi possibile tutela giuridica. Respingeva specifiche domande di registrazione come marchi negli Stati Uniti. È una distinzione essenziale per capire perché Fender, molti anni dopo, abbia scelto di percorrere la strada del diritto d’autore in Germania.

Dalla lavorazione del legno alla forma definitiva: il processo di costruzione di una Stratocaster nello stabilimento Fender di Corona, California.

Düsseldorf, la forma come opera d’arte applicata

Il secondo tentativo passa per la Germania e per un’altra strada. Il 22 dicembre 2025 il Landgericht di Düsseldorf, il tribunale regionale, ha riconosciuto il corpo della Stratocaster come opera d’arte applicata protetta dal diritto d’autore tedesco (causa 14c O 64/25).
La convenuta era Yiwu Philharmonic Musical Instruments, una società cinese che offriva su AliExpress chitarre con un corpo quasi identico a quello della Stratocaster, anche con spedizione in Germania.
Il giudice le ha vietato di distribuirle sul territorio tedesco, prevedendo, in caso di violazione dell’ordine, una sanzione coercitiva fino a 250.000 euro per singola infrazione. Non è una somma che ogni azienda raggiunta dalle successive diffide debba automaticamente versare a Fender.

Ma come può essere ancora in discussione il diritto d’autore su uno strumento del 1954? Perché la durata di questa tutela non coincide con quella di un brevetto e può dipendere anche dall’anno di morte dell’autore.
Nel caso specifico il tribunale ha richiamato le norme e gli accordi internazionali applicabili, ritenendo che la protezione in Germania potesse durare almeno fino al 2041, a cinquant’anni dalla morte di Leo Fender, avvenuta nel 1991. Anche questa valutazione poggia sulla ricostruzione dei diritti presentata nel procedimento.

Il tribunale ha richiamato i principi fissati pochi giorni prima, il 4 dicembre 2025, dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nelle cause riunite Mio e konektra, secondo cui le opere d’arte applicata devono soddisfare gli stessi criteri di originalità delle altre opere. Il requisito è l’espressione di scelte libere e creative, non un particolare pregio estetico.
Nella motivazione il corpo della Stratocaster viene descritto come una forma innovativa rispetto alle convenzioni dell’epoca, con curve morbide che richiamerebbero un busto femminile, corni allungati e asimmetrici e smussature capaci di suggerire una figura in movimento. È la lettura del tribunale, non una qualità artistica sulla quale tutti debbano necessariamente concordare.

Una chitarra progettata per essere suonata: quanto conta l’ergonomia?

È qui che la vicenda tocca un aspetto familiare ai chitarristi. La spalla superiore allungata contribuisce all’equilibrio dello strumento; le due spalle mancanti agevolano l’accesso ai tasti più acuti; le smussature del corpo, pensate per l’avambraccio e il busto, migliorano il comfort rispetto a un corpo dai bordi più spigolosi.
Sono soluzioni che rispondono a esigenze pratiche, ma che producono anche una silhouette riconoscibile. Il punto giuridico è distinguere le scelte creative dagli elementi imposti dalla funzione, non decidere se la Stratocaster sia una bella chitarra.

Un altro elemento rende il caso interessante: la sentenza attribuisce a Leo Fender la creazione del corpo e riconosce la titolarità dei diritti rivendicata dall’azienda. La storia del progetto, però, è più articolata, come ricostruisce anche Fender nei propri materiali storici. L’effettivo contributo dei vari progettisti e la catena dei diritti sono quindi fra gli aspetti sui quali una difesa in giudizio potrebbe chiedere ulteriori verifiche.

C’è infatti un dettaglio decisivo. Si tratta di una sentenza in contumacia: Yiwu Philharmonic non ha presentato difese nei termini previsti, perciò il giudice ha dovuto considerare non contestati i fatti allegati da Fender, pur valutandone le conseguenze giuridiche.
Jan Bernd Nordemann e Giso Schierenberg, in un commento pubblicato sul Kluwer Copyright Blog, hanno osservato che una decisione del genere non equivale a un esame completo di tutte le circostanze che una controparte potrebbe portare in giudizio, soprattutto in materia di funzionalità e originalità del disegno.
Gli autori precisano di non aver rappresentato nessuna delle parti in quel procedimento; Nordemann ha tuttavia dichiarato di essere stato successivamente contattato per assumere la rappresentanza di aziende in altre cause sul diritto d’autore contro Fender.
La pronuncia ha efficacia tra le parti di quella causa e non vincola automaticamente gli altri tribunali.

Va chiarito anche il suo ambito territoriale. Fender ha presentato pubblicamente la decisione come un passaggio importante per la tutela del disegno nell’Unione europea, ma il dispositivo della sentenza vieta alla società convenuta la distribuzione dei prodotti contestati in Germania. Non è una pronuncia generale che dichiari automaticamente illecite tutte le chitarre S-style vendute in ogni Paese europeo.

Copia della forma e chitarra contraffatta non sono la stessa cosa

Il procedimento tedesco non nasceva da una disputa sull’uso del nome Fender sulla paletta. La chitarra acquistata per la verifica e descritta negli atti era proposta con una denominazione commerciale IRIN: a essere contestata era la riproduzione del profilo del corpo.

Per questo è più preciso parlare di presunta violazione del diritto d’autore sulla forma che di falsificazione del marchio. Una copia che cerca di spacciarsi per una Fender e uno strumento venduto con un altro nome ma con un corpo molto simile possono sollevare questioni giuridiche differenti.

Dalle prime diffide alle cause tra aziende

Resa pubblica il 9 marzo 2026, la sentenza è diventata la base di una campagna di lettere di diffida rivolte a produttori e rivenditori di chitarre S-style, emersa a maggio e condotta attraverso lo studio legale Bird & Bird. Le prime comunicazioni chiedevano di cessare la commercializzazione dei modelli contestati e includevano richieste di ritiro e distruzione delle scorte, informazioni sulle vendite e rimborso delle spese.

Fra i destinatari emersi pubblicamente ci sono LsL Instruments, Yamaha, Thomann con il marchio Harley Benton e PRS. Il coinvolgimento di quest’ultima è stato reso noto il 28 maggio e riguarda la Silver Sky, la signature di John Mayer: uno strumento chiaramente appartenente alla famiglia S-style, ma con differenze rispetto alla Stratocaster. PRS ha dichiarato di non condividere la valutazione di Fender.

Alle reazioni del settore Fender ha risposto precisando la propria posizione: l’obiettivo dichiarato sarebbero le riproduzioni più fedeli del corpo originale, non qualunque chitarra a doppia spalla mancante. In giugno l’amministratore delegato Edward «Bud» Cole ha sottolineato di preferire il dialogo alle cause e ha negato che l’azienda puntasse a ottenere la distruzione delle scorte. Quelle dichiarazioni precedevano però l’apertura di un nuovo contenzioso giudiziario: non possono essere lette come una rinuncia definitiva alle azioni legali.

Il fronte giudiziario si è infatti allargato. In giugno Thomann ha avviato un’azione per far accertare che i prodotti contestati non violano i diritti rivendicati da Fender. Il 16 luglio Fender ha promosso a sua volta un’azione per presunta violazione del diritto d’autore contro il rivenditore tedesco, sempre a Düsseldorf. È uno scontro particolare: Thomann è proprietaria del marchio Harley Benton, ma anche un importante rivenditore degli stessi strumenti Fender. A differenza del caso contro la società cinese, qui entrambe le parti hanno manifestato l’intenzione di discutere apertamente le proprie ragioni.

Nel frattempo Ronald Bienstock, avvocato già coinvolto nell’opposizione americana del 2009 e oggi difensore di LsL, ha contestato in una lettera la ricostruzione della paternità del progetto presentata da Fender al tribunale tedesco, sostenendo anche che il precedente del 2009 non fosse stato portato all’attenzione del giudice. Si tratta di obiezioni della difesa, non di fatti accertati da una nuova sentenza. Il punto è rilevante, perché l’originalità del corpo e la titolarità dei diritti sono questioni distinte e possono richiedere prove differenti.

Sessanta destinatari, ma non soltanto costruttori

Secondo le informazioni emerse a settembre e già approfondite da Musicoff nella notizia sulle 60 realtà coinvolte, i contatti avviati da Fender avrebbero raggiunto circa sessanta soggetti fra produttori, distributori, negozi e piattaforme di vendita. Fra queste figura anche Amazon, alla quale sarebbero state indirizzate due richieste di rimozione di inserzioni relative a prodotti commercializzati da venditori terzi.

A settembre Fender ha parlato di trentadue costruttori coinvolti in trattative, diciotto dei quali avevano già sottoscritto accordi. Cole ha inoltre indicato l’intenzione di concentrare maggiormente le iniziative dell’azienda sui produttori di grandi dimensioni. Non è stato però reso pubblico un elenco completo degli accordi né delle modifiche eventualmente concordate.

Ad agosto LsL Instruments aveva intanto mostrato una versione della Saticoy 24 con il corpo ridisegnato, senza attribuire la modifica a motivazioni legali. Sarebbe quindi scorretto presentarla come una conseguenza accertata delle diffide.

La controversia continua comunque ad avere conseguenze concrete per i piccoli costruttori. A metà ottobre, un servizio di CBS Los Angeles dedicato a LsL Instruments ha raccolto la testimonianza di Lisa e Lance Lerman. Il laboratorio californiano, che impiega una decina di persone, ha raccontato di aver ricevuto richieste di distruzione delle scorte e di aver incontrato difficoltà nella gestione degli ordini destinati all’Europa. Si tratta delle richieste e delle difficoltà riferite dall’azienda, non di nuove misure disposte da un tribunale. Le dichiarazioni di Fender sulla volontà di non concentrarsi più sui piccoli costruttori non sembrano dunque aver eliminato tutte le incertezze per chi aveva già ricevuto una diffida.

Resta aperta la domanda più concreta per chi costruisce strumenti: quanto deve cambiare una S-style rispetto alla Stratocaster per non essere considerata una riproduzione illecita? Non esiste una soglia universale esprimibile in millimetri. Il confronto, quando viene affrontato in giudizio, richiede di valutare gli elementi effettivamente protetti e il modo in cui sono ripresi da uno specifico strumento.

Perché le due decisioni non si contraddicono

Messa in fila, la vicenda mostra una contraddizione solo apparente. Negli Stati Uniti la diffusione delle sagome contribuì a impedirne la registrazione come marchi, perché non erano più in grado di indicare un’unica origine commerciale. Nella causa tedesca, invece, il tema è stato l’eventuale originalità creativa del corpo al momento della progettazione.
La diffusione successiva della forma non svolge, in questo secondo esame, lo stesso ruolo che aveva avuto nel procedimento americano. Due strumenti giuridici diversi, due domande diverse: nessuna delle due decisioni, da sola, risolve tutte le questioni.

La scorciatoia più intuitiva sarebbe dire: Fender ha inventato la Stratocaster, dunque la sua forma appartiene per sempre a Fender. Il diritto, invece, distingue fra paternità di un progetto, titolarità dei diritti, capacità distintiva di un marchio e protezione di un’invenzione tecnica.
La registrazione delle sagome come marchi fu negata per genericità e per mancata dimostrazione del loro carattere distintivo; il brevetto sul meccanismo di vibrato è scaduto; sul diritto d’autore Fender ha ottenuto una prima vittoria, ma in un procedimento senza contraddittorio.

Per il chitarrista che possiede e suona una S-style di un altro marchio, la semplice proprietà o l’utilizzo dello strumento non sono l’oggetto delle contestazioni in corso.
Diverso è il discorso sulla vendita di copie che dovessero essere riconosciute come illecite: alcuni giuristi segnalano che, in determinate circostanze, anche una rivendita privata potrebbe sollevare problemi di diritto d’autore.
Questo non significa che ogni S-style usata sia fuori legge. Il contenzioso con Thomann potrebbe aiutare a chiarire quali elementi del disegno siano tutelabili e fino a che punto, ma all’inizio di novembre 2026 non risulta pubblicata una decisione nel merito di quelle controversie.

Più di settant’anni dopo il debutto, la Stratocaster resta un riferimento tanto per chi suona quanto per chi costruisce chitarre. Ora è diventata anche il centro di una domanda meno immediata: fino a che punto si può proteggere una forma che nel frattempo è entrata nel vocabolario comune degli strumenti musicali?

La risposta non dipenderà soltanto da quanto una nuova chitarra somigli a una Stratocaster, ma anche da quali aspetti di quel disegno potranno essere considerati espressione creativa tutelabile. È questo il confine che i prossimi passaggi giudiziari dovranno contribuire a chiarire.

Per chi ha fretta: 5 risposte sulla forma della Stratocaster

1. La forma della Stratocaster è un marchio registrato?
Negli Stati Uniti il TTAB ha respinto nel 2009 le specifiche domande di Fender per registrare le sagome di Stratocaster, Telecaster e Precision Bass: erano diventate troppo comuni per identificare da sole un unico produttore.

2. Che cosa ha deciso il tribunale di Düsseldorf?
Il 22 dicembre 2025 ha riconosciuto nel caso esaminato il corpo della Stratocaster come opera d’arte applicata protetta dal diritto d’autore tedesco, vietando a una società cinese di distribuire in Germania le copie contestate.

3. Qual è il limite di quella sentenza?
È una sentenza in contumacia: la convenuta non ha presentato difese e i fatti allegati da Fender sono stati considerati non contestati. La pronuncia riguarda le parti di quella causa e non decide automaticamente sulle altre S-style.

4. Fender vuole vietare tutte le chitarre S-style?
Secondo l’azienda no: l’obiettivo dichiarato sono le riproduzioni più fedeli, non ogni chitarra a doppia spalla mancante. Il confine concreto resta però da chiarire in giudizi con contraddittorio.

5. Chi possiede già una S-style rischia qualcosa?
Possederla e suonarla non sono oggetto delle contestazioni. La rivendita di strumenti che fossero riconosciuti come copie illecite può porre questioni diverse; non significa che tutte le S-style usate siano vietate.



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