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Il pianoforte ha il suo profilo MIDI 2.0: stesso tocco e stessa dinamica?

MIDI Association e AMEI pubblicano il profilo MIDI-CI per pianoforte: curva dinamica e pedali comuni, perché un tocco valga lo stesso su strumenti diversi.

A gennaio 2026, poco prima del NAMM Show, la MIDI Association ha adottato il profilo MIDI-CI per pianoforte, pubblicandone poi la versione 1.0 a luglio insieme all’AMEI (Association of Musical Electronics Industry), l’associazione giapponese dei produttori di strumenti musicali elettronici. La specifica porta la sigla M2-126-UM ed è accompagnata da una guida all’implementazione, la M2-126-IG, destinata agli sviluppatori che devono tradurre le regole dello standard in firmware e software.

Alla sua definizione hanno contribuito Yamaha, Steinway, Kawai, Roland, Korg e Kurzweil, insieme a Medeli, Synthogy, MIDI9, AmeNote e MIDI2 Marketing. Una collaborazione che riunisce costruttori normalmente concorrenti, impegnati per anni a risolvere una questione comune: come garantire che un’esecuzione pianistica mantenga le proprie caratteristiche espressive quando viene trasmessa via MIDI da uno strumento all’altro.

Il MIDI 2.0 sta entrando gradualmente negli strumenti musicali e i profili MIDI-CI servono proprio a stabilire regole condivise per determinate categorie di dispositivi o applicazioni. Quello dedicato al pianoforte interessa direttamente chi utilizza tastiere MIDI per registrare, produrre musica o controllare pianoforti virtuali.

Stesso tocco, due pianoforti, due risultati

Il problema che il nuovo profilo affronta accompagna il MIDI fin dalle sue origini. Quando si preme un tasto, una tastiera MIDI 1.0 trasmette normalmente un valore di velocity compreso fra 1 e 127, generalmente ricavato dalla velocità con cui il tasto viene abbassato. Il valore 0, nei messaggi Note On, viene invece interpretato come un rilascio della nota.

Quel numero, tuttavia, non ha sempre avuto lo stesso significato dal punto di vista della dinamica musicale. Una velocity di 100 può corrispondere a un forte piuttosto marcato su un pianoforte digitale e a un mezzoforte su uno strumento virtuale di un’altra marca. Di conseguenza, la stessa esecuzione può presentare minori contrasti dinamici oppure risultare eccessivamente aggressiva quando viene riprodotta attraverso un generatore sonoro differente.

Chi lavora in studio conosce bene le conseguenze. Utilizzare un controller MIDI a tastiera con un pianoforte virtuale richiede spesso di intervenire sulle curve di velocity, effettuare prove, riascoltare il risultato e modificare nuovamente i parametri. Un’operazione che può rendersi necessaria ogni volta che si cambia tastiera o libreria sonora.

Una situazione analoga riguarda i pedali: alcuni strumenti ne interpretano i movimenti in maniera progressiva, mentre altri riconoscono soltanto due stati, premuto e rilasciato. La questione interessa anche applicazioni meno legate allo studio di registrazione, come le lezioni online fra insegnanti e allievi che utilizzano strumenti differenti, la trasmissione di esecuzioni pianistiche via MIDI e lo scambio di file fra musicisti e produttori.

Una curva di dinamica comune

Uno degli elementi centrali del profilo è la Default Note On Velocity Curve, una curva di riferimento che associa intervalli precisi di velocity alle indicazioni dinamiche musicali, dal silenzio e dal pianissimo estremo (pppp) fino al fortissimo estremo (ffff).

La curva viene definita sia per i messaggi MIDI 1.0 sia per quelli MIDI 2.0. Nel primo caso si utilizza la tradizionale risoluzione a 7 bit, con 128 valori codificabili, dei quali 127 sono disponibili per i messaggi Note On. Con il MIDI 2.0 la risoluzione passa invece a 16 bit, per un totale di 65.536 valori codificabili. La maggiore precisione consente di rappresentare variazioni dinamiche molto più fini, riducendo i limiti imposti dalla quantizzazione del MIDI tradizionale.

Per capire come funziona la nuova curva basta osservare alcuni valori di riferimento. Nella tabella prevista dalla specifica, per il MIDI 1.0, una velocity di 79 rappresenta il valore centrale del mezzoforte, 92 quello del forte e 104 quello del fortissimo. A ciascuna indicazione dinamica corrisponde naturalmente un intervallo di valori, non un unico numero. Il valore 1 è invece associato alla condizione di silenzio: si tratta di un’indicazione della risposta prevista dal profilo, non del normale significato del messaggio Note On nel protocollo MIDI 1.0.

Una sequenza eseguita con una determinata intenzione dinamica su una tastiera conforme dovrebbe quindi conservare quella stessa indicazione espressiva quando viene riprodotta attraverso un altro pianoforte compatibile con il profilo.

Questo, però, non significa che tutti i pianoforti debbano suonare allo stesso modo. Lo standard non intende uniformare il timbro, la risposta acustica o le caratteristiche dei diversi strumenti. Un gran coda Steinway deve poter continuare a esprimere una personalità sonora diversa da quella di un Yamaha o di un Kawai. L’obiettivo è rendere coerente il significato delle informazioni dinamiche trasmesse, lasciando ai costruttori il compito di riprodurle attraverso le caratteristiche dei rispettivi strumenti.

Per raggiungere questo risultato, il profilo interviene su entrambi i dispositivi coinvolti nella comunicazione: il trasmettitore deve generare valori di velocity coerenti con la curva stabilita, mentre il ricevitore deve interpretarli secondo la risposta dinamica prevista.

Per gli sviluppatori sono disponibili anche strumenti di verifica attraverso il portale midi2.dev. Kawai ha realizzato un programma che confronta le velocity trasmesse da una tastiera con quelle di un’esecuzione MIDI di riferimento, mentre MIDI9 mette a disposizione uno strumento per analizzare l’ampiezza del segnale audio prodotto dai generatori sonori.

La documentazione comprende inoltre file MIDI e registrazioni audio di riferimento, realizzati utilizzando pianoforti acustici e digitali. Tra i materiali figurano anche esecuzioni di brani di Brahms, Chopin, Liszt e Burgmüller, utili soprattutto per verificare il comportamento degli strumenti alle dinamiche più contenute.

Pedali: il mezzo pedale entra nella norma

Un altro aspetto importante riguarda il comportamento dei pedali, per i quali il profilo definisce regole più precise rispetto alle semplici assegnazioni dei messaggi MIDI.

Il pedale di risonanza, o pedale del forte, continua a utilizzare il Control Change 64 (CC 64). Lo standard ne definisce però anche il comportamento come controllo continuo, comprese le posizioni intermedie associate al mezzo pedale, tecnica che permette di regolare parzialmente il sollevamento degli smorzatori e quindi la durata della risonanza.

Nel MIDI 1.0 molti strumenti interpretano ancora il CC 64 come un semplice interruttore: i valori da 0 a 63 corrispondono generalmente al pedale rilasciato, mentre quelli da 64 a 127 indicano il pedale premuto. Questa interpretazione non consente di riprodurre le sfumature delle posizioni intermedie.

Il nuovo profilo stabilisce una risposta condivisa, comprendendo anche il comportamento delle note quando il pedale viene rilasciato o premuto nuovamente durante il loro decadimento. Va precisato, tuttavia, che il supporto completo al controllo continuo non è obbligatorio per ogni implementazione: lo standard ammette anche una risposta più semplice, di tipo on/off, purché coerente con le regole previste.

Il pedale tonale, chiamato sostenuto nella terminologia internazionale e generalmente collocato al centro nei pianoforti a coda, mantiene l’assegnazione al CC 66. Il pedale una corda, quello sinistro del pianoforte a coda, utilizza invece il CC 67, associato più in generale alla funzione soft pedal.

Si tratta di assegnazioni già diffuse da molti anni. La novità consiste soprattutto nella definizione del comportamento che un dispositivo conforme deve adottare quando riceve questi messaggi, così da ridurre le differenze di interpretazione fra strumenti e generatori sonori.

Coperchio, martelletti e risonanze

Il profilo interviene anche su una serie di parametri che contribuiscono a determinare il carattere sonoro del pianoforte. Per farlo utilizza i Registered Controller, controlli standardizzati che consentono di comunicare impostazioni specifiche dello strumento. Nel protocollo MIDI 1.0, le funzioni corrispondenti possono essere rappresentate attraverso i Registered Parameter Number (RPN).

Fra i parametri previsti figurano la tipologia e le dimensioni del pianoforte, la gamma dinamica, il temperamento e l’accordatura, compreso lo stretch tuning, cioè la particolare accordatura dei pianoforti acustici nella quale le ottave vengono leggermente allargate per compensare l’inarmonicità delle corde. Le note più acute risultano così un poco crescenti e quelle più gravi leggermente calanti rispetto alle frequenze teoriche del temperamento equabile.

Altri controlli riguardano l’apertura del coperchio, la durezza dei martelletti, la risonanza della tavola armonica, le risonanze simpatetiche delle corde e i rumori meccanici prodotti dalla tastiera, dai martelletti e dagli smorzatori.

In un pianoforte virtuale che supporti questi parametri, per esempio, diventa possibile intervenire sull’apertura del coperchio, modificare la durezza dei martelletti oppure regolare l’intensità delle risonanze utilizzando messaggi MIDI standardizzati. L’intenzione è consentire a strumenti e software di produttori differenti di riconoscere gli stessi comandi, pur mantenendo risposte sonore legate alle caratteristiche dei rispettivi motori sonori.

Con il protocollo MIDI 2.0 si aggiunge inoltre la possibilità di utilizzare controlli per singola nota, capaci di trasmettere informazioni sulla posizione del tasto, del martelletto e dello smorzatore. Si tratta di funzionalità opzionali, particolarmente interessanti per i pianoforti acustici con sistema di riproduzione automatica e per le applicazioni che richiedono un controllo particolarmente dettagliato dell’esecuzione.

È anche uno degli ambiti nei quali l’effettiva implementazione dipenderà maggiormente dai costruttori. Non tutti i pianoforti digitali o virtuali dispongono infatti di motori sonori progettati per gestire un insieme tanto articolato di informazioni. La compatibilità con il Piano Profile non implica quindi necessariamente il supporto di tutte le sue funzionalità.

Per chi ha fretta: 5 risposte sul profilo MIDI per pianoforte

1. Che cos’è il profilo MIDI-CI per pianoforte?
È una specifica sviluppata nell’ambito del MIDI 2.0 e pubblicata in versione 1.0 dalla MIDI Association e dall’AMEI nel luglio 2026. Definisce regole condivise per la gestione della dinamica, dei pedali e di diversi parametri del pianoforte.

2. Quale problema risolve?
Lo stesso valore di velocity può produrre risultati dinamici differenti su strumenti di marche diverse. Il profilo introduce una curva di riferimento comune, con l’obiettivo di preservare l’intenzione dinamica dell’esecuzione senza uniformare il timbro dei pianoforti.

3. Funziona anche con il MIDI 1.0?
Sì, diverse funzioni, comprese le definizioni della curva di velocity e dei pedali, sono previste anche per il protocollo MIDI 1.0. La velocity a 16 bit e i controlli per singola nota richiedono invece il MIDI 2.0.

4. Che cosa cambia per i pedali?
Il pedale di risonanza utilizza il CC 64, con una risposta standardizzata che può comprendere il mezzo pedale. Il pedale tonale resta associato al CC 66 e il pedale una corda (soft pedal) al CC 67. Lo standard ammette anche implementazioni semplificate del pedale di risonanza.

5. Esistono già strumenti e software compatibili?
Sì. La Roland A-88MKII supporta ufficialmente il Piano Profile dal firmware 2.12, pubblicato nel gennaio 2026, e può essere utilizzata con una versione dedicata di Synthogy Ivory 3 su macOS 14 o successivo. Anche MultitrackStudio supporta il profilo per i propri pianoforti acustici virtuali, strumenti MIDI esterni e plugin compatibili. Le funzionalità effettivamente implementate possono però variare.

MIDI-CI, la configurazione che si fa da sola

Il meccanismo che permette ai dispositivi di riconoscere e attivare il profilo si chiama MIDI-CI, acronimo di MIDI Capability Inquiry. Introdotto nell’architettura del MIDI 2.0 ma utilizzabile anche in contesti MIDI 1.0 compatibili, consente a due dispositivi di scambiarsi informazioni sulle rispettive capacità e di concordare l’utilizzo di determinate funzionalità.

Quando un trasmettitore e un ricevitore supportano e attivano entrambi il profilo per pianoforte, il primo utilizza i messaggi previsti dalla specifica e il secondo li interpreta secondo le regole concordate. Per questo processo è necessaria una comunicazione bidirezionale, che permetta ai dispositivi non soltanto di trasmettere dati musicali, ma anche di identificarsi e confermare le funzionalità disponibili.

È proprio questa fase di riconoscimento e configurazione a ridurre la necessità di intervenire manualmente sulle curve di velocity e sulle impostazioni dei controller, almeno per le funzioni effettivamente supportate dai dispositivi collegati.

Il campo di applicazione comprende pianoforti acustici dotati di meccanismi di riproduzione comandati via MIDI, generatori sonori hardware e software, controller MIDI a tastiera e pianoforti digitali che integrano tastiera e generatore sonoro. Il profilo è pensato per la riproduzione delle caratteristiche del pianoforte acustico e non comprende specificamente quelle dei pianoforti elettromeccanici o le funzioni aggiuntive delle tastiere arranger.

Se uno dei dispositivi non supporta il profilo, la relativa configurazione non può essere attivata. La comunicazione MIDI tradizionale rimane comunque disponibile, con le eventuali regolazioni manuali necessarie per ottenere la risposta desiderata.

MIDI 2.0 e DAW: cosa funziona davvero?

C’è un aspetto da considerare soprattutto per chi lavora con computer e strumenti virtuali: il supporto al MIDI 2.0 non comporta automaticamente la compatibilità con tutti i profili MIDI-CI.

Per sfruttare il Piano Profile in una configurazione composta da tastiera, computer, DAW e plugin, occorre che i componenti coinvolti supportino le funzioni necessarie. Non basta quindi possedere una tastiera MIDI 2.0 se il software utilizzato non è in grado di gestire correttamente il profilo o di far dialogare il controller con lo strumento virtuale.

Anche la gestione delle informazioni ad alta risoluzione richiede qualche attenzione. Il MIDI 2.0 permette di trasmettere velocity a 16 bit e controlli con risoluzione superiore a quella tradizionale, ma non tutti i programmi e i formati di esportazione MIDI conservano necessariamente questi dati nella loro forma originale.

I tradizionali file .mid, per esempio, non sono stati progettati per rappresentare direttamente tutte le informazioni introdotte dal MIDI 2.0. Il formato .midi2 consente di memorizzare dati MIDI 2.0, ma la sua diffusione nei software musicali è ancora limitata. Alcuni programmi adottano inoltre soluzioni interne per conservare informazioni ad alta risoluzione, che non sempre possono essere interpretate correttamente da altre applicazioni.

È una distinzione importante perché il Piano Profile definisce il comportamento degli strumenti compatibili, ma non elimina da solo ogni possibile limite presente nel percorso fra tastiera, sistema operativo, DAW e generatore sonoro. L’interoperabilità resta quindi legata anche all’implementazione concreta dei diversi componenti.

Dove si può provare oggi

Il percorso che ha portato alla pubblicazione del profilo è iniziato diversi anni prima dell’approvazione definitiva. Al NAMM 2024 era già stato presentato un prototipo funzionante, con una tastiera Roland A-88MKII collegata al pianoforte virtuale Ivory di Synthogy. La dimostrazione, affidata al musicista e product specialist Scott Tibbs, è documentata nel video ufficiale della MIDI Association riportato nell’articolo.

Un primo passo verso la disponibilità pubblica è arrivato al NAMM 2025, quando Roland ha rilasciato il firmware 2.10 per la A-88MKII, introducendo il supporto a una versione preliminare del Piano Profile. Per utilizzarlo era necessario abbinarlo a una versione dedicata di Ivory 3, la 3.1.0 o successiva, su un Mac con macOS 14 Sonoma o successivo.

La situazione è ulteriormente evoluta nel gennaio 2026. Con il firmware 2.12, Roland ha dichiarato il supporto ufficiale al MIDI-CI Profile for Piano, mantenendo la possibilità di utilizzarlo con Ivory 3 in versione standalone. Anche Synthogy ha reso disponibile un aggiornamento specifico del proprio software per questa funzionalità.

Al NAMM 2026 la combinazione Roland e Synthogy è stata utilizzata anche durante alcune esibizioni musicali. Fra i protagonisti figuravano John Beasley e David Snyder, rispettivamente artisti Steinway e Kawai, che hanno suonato utilizzando il controller Roland e il pianoforte virtuale Ivory con il profilo attivo. Un’occasione per mostrare il funzionamento della tecnologia attraverso vere esecuzioni, oltre alle consuete dimostrazioni tecniche.

La combinazione fra A-88MKII e Ivory 3 rappresenta quindi un esempio concreto di utilizzo del profilo, non soltanto una dimostrazione sperimentale. Attraverso la comunicazione MIDI-CI è possibile attivare le impostazioni condivise di velocity e pedali e utilizzare i controlli della tastiera Roland per intervenire su alcuni parametri del pianoforte virtuale, come la gamma dinamica, l’apertura del coperchio, la durezza dei martelletti e le risonanze.

Non è però l’unica implementazione disponibile. Un altro esempio interessante arriva da MultitrackStudio, software di registrazione audio e MIDI, che con la versione 11.4 per computer, pubblicata il 27 aprile 2026, ha introdotto il supporto al Piano Profile. La funzionalità era già stata inserita anche nella versione per iPad.

I pianoforti acustici virtuali integrati in MultitrackStudio possono attivare automaticamente il profilo quando vengono utilizzati con una tastiera compatibile, adattando le curve di velocity e del pedale di risonanza. Il software gestisce inoltre il Piano Profile per strumenti MIDI esterni e plugin nei formati CLAP e VST3, purché anche questi ultimi lo supportino.

È un caso significativo perché porta il profilo all’interno di una DAW, ma mostra anche le differenze fra le implementazioni. MultitrackStudio supporta attualmente le curve di velocity e sustain previste dal profilo, non gli altri Registered Controller dedicati, per esempio, al coperchio o alla durezza dei martelletti. Le funzionalità disponibili possono quindi variare da un software all’altro anche quando entrambi dichiarano il supporto allo stesso standard.

Per osservare il Piano Profile in un contesto ancora più musicale, la MIDI Association ha pubblicato anche un’esibizione di Ellis Hall al NAMM 2026. Il cantante e polistrumentista statunitense ha utilizzato la Roland A-88MKII con Synthogy Ivory e il profilo attivo. Il filmato mostra un’applicazione della tecnologia durante una performance, al di fuori delle spiegazioni dedicate ai parametri e alla configurazione dei dispositivi.

Questi esempi dimostrano che il Piano Profile è già utilizzabile in alcune configurazioni concrete. La sua diffusione nell’intero settore, tuttavia, è ancora limitata. La documentazione ufficiale non offre un catalogo esaustivo di pianoforti, controller e software conformi alla versione 1.0, e l’adozione dipenderà dagli aggiornamenti firmware, dalle nuove generazioni di strumenti e dal lavoro degli sviluppatori.

Per chi registra parti di pianoforte attraverso una tastiera MIDI, il profilo rappresenta una soluzione a un problema concreto: la necessità di adattare continuamente la risposta dinamica quando si passa da uno strumento all’altro.

Non è però una funzione che comparirà automaticamente in ogni tastiera o pianoforte virtuale. Serviranno dispositivi compatibili e implementazioni corrette delle specifiche. Il coinvolgimento di costruttori come Yamaha, Steinway, Kawai e Roland indica un interesse significativo da parte dell’industria, mentre le prime applicazioni software dimostrano che il lavoro non è più limitato ai prototipi.

Resta da vedere con quale rapidità il Piano Profile diventerà una funzione abituale nei pianoforti digitali, nei controller e negli strumenti virtuali. La specifica è definita e i primi esempi funzionanti esistono: adesso il passaggio decisivo riguarda la sua adozione su una scala sufficientemente ampia da rendere davvero più semplice il lavoro quotidiano dei musicisti.



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