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EVANS Hybrid e Sunhouse portano il tocco acustico dentro l’eKit

EVANS Hybrid e Sunhouse mettono i sensori sotto pelli e piatti veri: l'eKit che tiene il tocco acustico senza il volume di una batteria.

Chi registra la batteria in casa conosce il compromesso: o si mette in conto il rumore di una batteria acustica, o si passa a un kit elettronico e si accetta che i pad in gomma o mesh rispondano in modo diverso da una pelle vera. EVANS Hybrid, la divisione elettronica di D’Addario & Company, e la software house newyorkese Sunhouse hanno annunciato un sistema che prova a togliere quel bivio, mettendo dei sensori sotto pelli acustiche e piatti a basso volume invece di soprestituire tutto con superfici sintetiche.

La logica non è quella dell’eKit classico. Nei sistemi tradizionali si suona un pad, il pad manda un segnale digitale a un modulo, il modulo riproduce un campione. Qui la pelle resta una pelle e il piatto resta un piatto: il sensore ascolta come vengono colpiti e traduce quel gesto in suono. È una differenza che sul piano commerciale sembra sottile e che, sul piano del tocco, cambia parecchio.

Il problema del feel, e perché conta più delle specifiche

Il punto debole storico della batteria elettronica non è mai stato il catalogo di suoni. È la risposta sotto le bacchette. Un rullante acustico restituisce rimbalzo, dinamica, differenze di timbro tra centro e bordo, ghost note appena accennate. Molti pad, per quanto evoluti, appiattiscono questa scala di sfumature in una manciata di livelli di velocity, e chi ci ha suonato sopra a lungo lo sente.

Il progetto di Sunhouse nasce proprio da lì. Il software Sensory Percussion, oggi alla seconda generazione, non si limita a leggere l’intensità del colpo: analizza dove e come arriva. Ogni pelle può essere suddivisa in zone programmabili, fino a dieci per singolo strumento, e ciascuna zona reagisce a velocità, dinamica e timbro del colpo. Tradotto: lo stesso rullante può restituire un suono al centro, un altro sul bordo, un altro ancora sul cerchio, senza cambiare pad, semplicemente cambiando il punto di attacco.

Sotto c’è un lavoro di apprendimento automatico che riconosce il tipo di colpo prima di assegnargli un suono. È la parte meno visibile del sistema e, di fatto, quella che lo distingue da un trigger tradizionale, che si limita a scattare quando la soglia viene superata.

Cosa mette in campo il sistema EVANS Hybrid

Il bundle annunciato da EVANS Hybrid e Sunhouse raccoglie in un unico kit la parte hardware e quella software. Al centro ci sono quattro sensori per le pelli, pensati per lavorare sia con le mesh head a basso volume EVANS dB sia con normali pelli acustiche, e i sensori dedicati ai piatti: due per crash e ride più uno per l’hi-hat.

La novità più rilevante rispetto al passato riguarda proprio i piatti. Insieme ai sensori arrivano i piatti low-volume EVANS dB One, in configurazione ride da 20 pollici, crash da 18 e hi-hat da 14, dichiarati fino all’ottanta per cento più silenziosi di un piatto standard. L’idea è mantenere il rimbalzo e le sfumature del gesto su un piatto vero, tagliando il volume acustico che rende impraticabile registrare o studiare in un appartamento.

A differenza della batteria elettronica classica, qui non c’è un modulo. Il sistema si collega a un computer che fa girare Sensory Percussion 2, mentre l’interfaccia EVANS Portal fa da ponte audio tra i sensori e il software. La scelta ha una conseguenza pratica: il cervello del kit è il computer, con la libreria di suoni che il produttore descrive in continua espansione, e non un’unità hardware con memoria fissa.

Nel bundle rientrano anche i cavi TRS, un cavo USB-C, gli elementi pickup di ricambio, un adattatore EMAD per la cassa e le bacchette. Il prezzo statunitense annunciato è di 1.999,99 dollari, che si traduce in Europa in 1990 euro.

Il sistema non nasce dal nulla: la collaborazione tra EVANS e Sunhouse è stata mostrata per la prima volta al NAMM alcuni anni fa, e i nomi che l’hanno adottata nel tempo danno la misura del bacino a cui si rivolge. Tra i musicisti che nel tempo hanno lavorato con Sensory Percussion figura Glenn Kotche dei Wilco, un dato che rende l’idea del profilo professionale a cui il sistema guarda.

Per chi ha senso, e per chi no

Il profilo a cui questo sistema parla è abbastanza netto. È il batterista che registra in casa o in uno studio piccolo, che non vuole rinunciare al tocco di una pelle e di un piatto veri, e che è già abituato a lavorare con il computer come centro della catena audio. Chi produce, chi stratifica suoni elettronici sopra il proprio drumming, chi cerca controllo digitale senza perdere l’espressività del gesto acustico, trova qui uno strumento costruito attorno a quelle esigenze.

Rispetto agli eKit tradizionali con mesh head e modulo integrato, il compromesso si sposta. Da una parte c’è la spesa e la dipendenza da un computer, che va acceso e configurato per suonare: un modulo si accende e basta. Dall’altra c’è una risposta al tocco che i pad classici, per costruzione, non replicano allo stesso modo, e una profondità di programmazione per zona che va oltre il semplice cambio di kit.

La fascia di prezzo, del resto, colloca il sistema fuori dal territorio dell’eKit entry level e dentro quello degli strumenti di lavoro. Non è un acquisto d’impulso, è una scelta per chi ha già chiaro cosa vuole dalla propria batteria in studio.

Per chi ha fretta: 4 risposte sul sistema EVANS Hybrid Sunhouse

1. Cosa distingue questo eKit dalla batteria elettronica classica?
I sensori si applicano a pelli acustiche e piatti low-volume veri, invece di sostituirli con pad sintetici. La pelle resta una pelle: il sensore legge come viene colpita e il software traduce il gesto in suono, preservando rimbalzo e dinamica.

2. Cosa fa il software Sensory Percussion 2?
Analizza posizione, velocità e timbro di ogni colpo tramite algoritmi di apprendimento automatico. Ogni pelle può essere divisa in zone programmabili, fino a dieci per strumento, ciascuna con un suono diverso a seconda del punto di attacco.

3. Cosa comprende il kit e quanto costa?
Quattro sensori per le pelli, sensori per crash, ride e hi-hat, piatti low-volume EVANS dB One (ride 20″, crash 18″, hi-hat 14″), l’interfaccia EVANS Portal, il software Sensory Percussion 2, cavi e accessori. Prezzo annunciato per gli Stati Uniti 1.999,99 dollari; listino europeo non ancora comunicato.

4. Serve un computer per suonarlo?
Sì. Al posto di un modulo hardware, il sistema si collega a un computer che fa girare Sensory Percussion 2, con l’interfaccia EVANS Portal a fare da ponte audio. Il cervello del kit è quindi il software, non un’unità con suoni preinstallati.

Un’idea di batteria elettronica meno binaria

L’annuncio non riscrive le regole del mercato, ma indica una direzione che si allontana dalla contrapposizione netta tra acustico e digitale. Per anni la scelta è stata quella: o il tocco vero e il volume che ne consegue, oppure il silenzio dei pad e un feel diverso. Mettere i sensori sotto pelli e piatti reali prova a smontare quel bivio, tenendo insieme il gesto acustico e il controllo del software.

Resta da vedere quanto la dipendenza dal computer pesi nell’uso quotidiano rispetto alla comodità di un modulo, e come il listino si tradurrà sui mercati europei. Per chi già lavora con la batteria dentro una catena di produzione, però, l’l’approccio basato su sensori applicati a pelli e piatti reali è una risposta concreta a un problema vecchio quanto la batteria elettronica stessa.



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