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Carmine Capasso e Giorgio Fico Piazza raccontano “Vi suoniamo una storia”

Carmine Capasso e Giorgio Fico Piazza trasformano il prog italiano in un racconto live tra memoria, palco e improvvisazione.

Il rock progressivo italiano ha spesso vissuto su una doppia spinta: da una parte la scrittura, l’architettura dei brani, il gusto per le forme lunghe; dall’altra il palco, dove anche la musica più strutturata deve fare i conti con il respiro dei musicisti. Vi suoniamo una storia, il nuovo disco live di Carmine Capasso e Giorgio Fico Piazza, nasce proprio lì, in quel punto d’incontro tra memoria e presente, tra repertorio e improvvisazione.

Il disco esce il 4 luglio 2026 per Ma.Ra.Cash Records in formato CD ed è prodotto dallo stesso Carmine Capasso. È stato registrato durante un tour che, tra il 2024 e il 2026, ha attraversato l’Italia da nord a sud, passando per città come Torino, Genova, Padova, Milano, Avellino, Salerno e Roma. Sul palco, accanto a Capasso alla voce e alla chitarra e a Giorgio Fico Piazza al basso, ci sono Piero Chiefa al basso e alla chitarra ritmica, Giuseppe “Sep” Sarno alle tastiere, piano e Hammond, e Jacopo Casadio alla batteria e ai cori.

Il titolo non è casuale. “Vi suoniamo una storia” racconta un incontro musicale e umano, ma anche un passaggio di testimone non retorico tra generazioni diverse del rock italiano. Da una parte c’è Capasso, chitarrista, cantante, autore, già nei The Trip e oggi tra i nomi più attivi della nuova scena prog italiana. Dall’altra c’è Giorgio Fico Piazza, bassista storico e tra i membri fondatori della Premiata Forneria Marconi, figura legata a una stagione in cui il progressive italiano costruiva un linguaggio proprio, dialogando con la musica internazionale senza perdere identità.

Il repertorio tiene insieme più traiettorie. Ci sono brani di Capasso, da “Neve Nera” a “Una valigia di perché”, legati al suo album solista “Assenza di gravità” del 2022. C’è “Enigma”, composto durante la sua militanza nei The Trip e presente in “Now The Time Has Come” del 2023. C’è l’omaggio a Ivan Graziani con “Monnalisa”, ci sono riferimenti a Lucio Battisti, agli Shadows, a Emerson, Lake & Palmer, ai King Crimson e naturalmente alla PFM.

Non è un’operazione nostalgica, almeno non nel senso più comodo del termine. Qui la memoria serve a far muovere la musica, non a fermarla sotto vetro. La scelta di lavorare con strumentazione analogica, senza sequenze e senza basi, porta il disco dentro una dimensione molto fisica: cinque musicisti sul palco, il suono che nasce in tempo reale, l’improvvisazione come parte integrante del racconto. Una scelta quasi controtendenza, in anni in cui anche il live tende spesso a essere sorvegliato speciale dalla tecnologia.

Da qui nasce questa intervista, costruita attorno al disco e al rapporto tra Capasso e Piazza: un dialogo su repertorio, palco, amicizia, produzione, memoria, strumenti e futuro.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

L’intervista

Quando hai deciso di realizzare “Vi suoniamo una storia” con Giorgio Fico Piazza, qual era l’idea di partenza?

Quando ho deciso di fare “Vi suoniamo una storia” con Giorgio Fico Piazza, l’idea era chiara: nudo e crudo, senza sequenze, senza basi. Solo strumentazione analogica, orecchio, pancia e tanta improvvisazione.

Il disco esce il 4 luglio 2026 per Ma.Ra.Cash Records ed è la testimonianza dei concerti che abbiamo fatto tra il nord e il sud Italia, toccando città come Torino, Genova, Padova, Milano, Avellino, Salerno e Roma. È il diario di quel tour nato durante le date di “Assenza di gravità”, il mio primo album solista del 2022.

Chi ha suonato nel disco e qual è stata la formazione di questo progetto live?

La band che ha suonato nel disco è formata da Carmine Capasso alla chitarra e voce, Giorgio Fico Piazza al basso, Piero Chiefa al basso e voce, Giuseppe “Sep” Sarno alle tastiere e Jacopo Casadio alla batteria.

Ognuno ha avuto un ruolo molto preciso nell’equilibrio del concerto. Piero Chiefa è il bassista della band e, durante il set con Giorgio, passa alla chitarra ritmica, alternandosi tra chitarra elettrica e chitarra acustica. Il suo contributo è fondamentale per dare maggiore corpo alla sezione ritmica dei brani.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Giuseppe “Sep” Sarno utilizza strumenti come Moog, Hammond, sintetizzatori e piano. È lui che regala quei colori che rendono ogni pezzo vivo e diverso ogni sera. La scelta dei brani di Emerson, Lake & Palmer ha per noi anche una doppia valenza: Giuseppe è da anni un tributarista di Keith Emerson, ha un suo progetto dedicato agli Emerson, Lake & Palmer e un tributo solo piano a Emerson che gli è valso la targa Emersonology, conferita dal fan club di Keith Emerson ai musicisti che ne omaggiano l’eredità.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Jacopo Casadio, oltre a suonare la batteria, dà un enorme contributo anche vocalmente, occupandosi delle controvoci. La sua voce è quella che completa l’armonia del gruppo sul palco.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Il disco sembra raccontare anche un rapporto personale, non solo musicale. È così?

Questo disco è anche una fotografia di quello che è veramente il nostro rapporto. Non si limita soltanto al rapporto musicale, ma anche a un rapporto personale. Si è creata una vera e propria amicizia fra di noi e fra le nostre famiglie.

Spesso ci vediamo anche per mangiare una pizza, per un caffè. Si condividono idee, si condividono cose personali. Insomma, si è creato un vero e proprio rapporto di amicizia. E tutto questo viene fuori anche dai nostri live, perché ci divertiamo, scherziamo fra di noi, condividiamo battute con il pubblico.

Non è il solito live che si limita a eseguire il brano e a far divertire le persone. Il nostro è proprio un divertirsi sul palco e condividerlo con il pubblico.

Oltre a essere chitarrista e cantante, in questo disco sei anche produttore. Come hai lavorato sul materiale live?

Per questo disco, come per i miei lavori da solista e anche come ho fatto per i The Trip, sono il produttore dell’album. La produzione è un campo che mi ha sempre interessato perché mi permette di fare esattamente quello che ho in testa.

Avendo un mio studio di registrazione ho la possibilità di lavorare su tanto materiale, sia live che in studio. Su “Vi suoniamo una storia” abbiamo fatto un lavoro certosino: mi sono occupato di registrare il multitraccia di ogni concerto, così da poter effettuare un lavoro preciso di missaggio e avere un prodotto finale di una certa qualità.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Nel live usi anche una piccola tastiera. Perché questa scelta?

Io utilizzo anche una piccola tastiera per fare dei piccoli fraseggi, come per esempio l’assolo di flauto in “È Festa” della Premiata Forneria Marconi. Anche se mantengo per tutto lo spettacolo il mio ruolo di cantante e chitarrista solista, quei fraseggi mi permettono di giocare con le sonorità e di omaggiare ancora di più la musica che amo.

Come nasce la scelta dei brani legati al tuo repertorio?

La scelta dei brani parte da me e dal mio repertorio. Dentro ci sono “Neve Nera” e “Una valigia di perché”, due pezzi del mio album “Assenza di gravità”. Poi c’è “Enigma”, che ho composto durante la mia militanza nei The Trip e che fa parte del loro ultimo disco in studio, “Now The Time Has Come” del 2023.

È un brano che propongo sempre dal vivo perché fa parte della mia scrittura e, piccola curiosità, nella versione originale c’è proprio Sarno all’Hammond perché in quel periodo entrò a far parte dei The Trip.

Nel disco c’è anche “Monnalisa” di Ivan Graziani. Che rapporto hai con quel brano e con Graziani?

C’è una cover a cui tengo tantissimo: “Monnalisa” di Ivan Graziani. Graziani è un artista che adoro e lo suono spesso dal vivo. Nella nostra versione mettiamo a nudo la nostra voglia di improvvisare, senza sovrastrutture.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Quali sono le influenze che senti più presenti nel tuo modo di scrivere e di suonare?

Ci sono i gruppi che più mi influenzano. Si sente il mio amore per i Led Zeppelin, per i Black Sabbath, per i The Doors, per i Timoria, per Ivan Graziani. Sono loro il DNA della mia chitarra e del mio modo di scrivere. Li porti sempre con te sul palco, che tu lo voglia o no.

Quando entra in gioco la storia di Giorgio Fico Piazza, la setlist cambia prospettiva. Che cosa succede in quel momento del concerto?

Con Giorgio la setlist prende un’altra direzione. È la sua storia, raccontata dal basso. Ma il ruolo di Giorgio non è quello autocelebrativo. La sua voglia è raccontare l’atmosfera dei suoi anni, di come si svolgeva la storia in quegli anni con la PFM.

Giorgio racconta anche la sua storia con Lucio Battisti e di come la PFM debba tanto all’etichetta discografica di Lucio Battisti e Mogol, la Numero Uno. Si rivelò una casa discografica all’avanguardia per la musica d’avanguardia, e questo aprì strade fondamentali per il prog italiano.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Nel disco c’è anche “Il tempo di morire” di Lucio Battisti. Come l’avete affrontata?

Nel disco c’è una nostra versione de “Il tempo di morire” di Lucio Battisti. La mettiamo a nudo per far emergere la nostra voglia di improvvisare, la stessa che già si sente in “Monnalisa”. Ma nel brano di Battisti emerge soprattutto la mia passione per il blues. Lì la chitarra parla un altro linguaggio, più diretto, più viscerale.

Giorgio, il progetto nasce anche dal desiderio di condividere una storia con musicisti più giovani. Che tipo di scambio si è creato?

Da quando ho ripreso a suonare dopo la mia pausa dalla musica, il mio intento è dedicarmi ai giovani e condividere la mia esperienza con loro. In questo caso, però, non è stato un rapporto a senso unico.

C’è stato un vero e proprio scambio di esperienze. Tutti siamo musicisti con tanti anni di esperienza e gavetta alle spalle, con percorsi diversi. Abbiamo messo a servizio l’uno dell’altro la nostra esperienza. Quindi c’è stato uno scambio generazionale, culturale e artistico. Io racconto la mia storia, loro portano la loro, e sul palco nasce qualcosa di nuovo.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Tra gli omaggi compare anche “Apache” degli Shadows, che non appartiene al repertorio PFM. Perché inserirla?

Arrivano i pezzi che hanno segnato la musica del rock progressivo. Abbiamo inserito “Apache” degli Shadows. Non è del repertorio PFM, ma è un brano che ha segnato l’immaginario di tanti di noi e che anticipa le atmosfere che verranno dopo.

Subito dopo arrivano Emerson, Lake & Palmer e King Crimson. Che peso hanno avuto su quella stagione del prog italiano?

Subito dopo arrivano i pezzi che hanno influenzato direttamente la Premiata Forneria Marconi: “Lucky Man” degli Emerson, Lake & Palmer e “21st Century Schizoid Man” dei King Crimson.

“Lucky Man” soprattutto per l’uso del Moog, lo stesso suono che poi è diventato celebre nel riff di “Impressioni di Settembre”. Quel suono ha cambiato il prog italiano. E “21st Century Schizoid Man” ha influenzato la scrittura e la composizione de “La carrozza di Hans” della PFM.

C’è anche un legame umano molto forte tra King Crimson, Greg Lake e la PFM. Quanto conta questa memoria quando si suonano quei brani?

Questi omaggi ricordano anche quanto i King Crimson e soprattutto Greg Lake siano stati fondamentali per la Premiata Forneria Marconi. Tra Greg Lake e la PFM si era creata una certa amicizia, tant’è che regalò il suo basso a Giorgio in segno di amicizia e affetto. Ogni volta che Giorgio suona quei brani, si sente il peso di quel gesto.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

La strumentazione del progetto è volutamente analogica. Che cosa avete usato sul palco?

La strumentazione che utilizziamo è totalmente analogica. Oltre alle chitarre che utilizzo, costruite dalla mia liuteria, suono con degli Alan Entwistle Pickups artigianali.

Usiamo anche dei microfoni Lo-Fi che costruisco io partendo da vecchi telefoni. È possibile udirne l’utilizzo proprio su “21st Century Schizoid Man”, dove serve a riprodurre quanto più fedelmente possibile l’iconica voce del brano nella versione originale.

Quindi niente suoni preimpostati, niente scorciatoie digitali?

Tutto è frutto del nostro ingegno e della nostra abilità. Cerchiamo di essere quanto più puri possibile sul palco, senza utilizzare cose o suoni preimpostati. Il nostro è tutto un suono creato lì al momento.

Quanto spazio ha l’improvvisazione dentro “Vi suoniamo una storia”?

Dentro “Vi suoniamo una storia” c’è tanta improvvisazione. Non abbiamo voluto rifare i pezzi fotocopia. Abbiamo aggiunto parecchio di nostro nel modo di suonare, tante influenze che vengono fuori spontanee.

Lo capisci subito dall’intro di piano di Giuseppe Sep Sarno in “Impressioni di Settembre”. Non è la versione che ti aspetti. È la nostra versione, nata sul palco, tra un respiro e l’altro.

Questo disco chiude una fase o apre anche qualcosa di nuovo?

Per me questo disco è anche un ponte verso quello che verrà. Questo disco seguirà di sicuro, per il prossimo anno, il mio nuovo album in studio. Anche quello sarà un disco di inediti, dalle sonorità più progressive, e prevede comunque tanti ospiti. A breve usciranno anche dei lavori che mi vedono coinvolto come ospite. “Vi suoniamo una storia” quindi chiude un cerchio e ne apre un altro.

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

Negli ultimi anni il tuo nome è sempre più presente nel nuovo prog italiano. Che percorso ti ha portato fin qui?

Negli ultimi anni il mio è tra i nomi più richiesti del nuovo prog italiano. Sono stato il chitarrista di Sasha Torrisi dei Timoria e collaboro come guest guitarist con i Samurai of Prog. Con i The Trip ho prodotto “Caronte 50 Years Later” e firmato brani come “Acheronte” ed “Enigma”.

Come andrebbe ascoltato, secondo te, “Vi suoniamo una storia”?

“Vi suoniamo una storia” non è un disco da ascoltare distrattamente. È da suonare forte, da vivere. È la testimonianza di cinque musicisti che si sono incontrati sul palco e hanno deciso di raccontare chi sono, da dove vengono e dove vogliono andare. Senza filtri, senza trucchi. Solo noi, gli strumenti e la storia che suoniamo.

Il disco

Carmine Capasso Vi suoniamo una storia

“Vi suoniamo una storia” è disponibile in CD per Ma.Ra.Cash Records. Il disco documenta un tour che ha attraversato l’Italia tra il 2024 e il 2026 e mette insieme brani originali di Carmine Capasso, pagine legate alla sua esperienza con i The Trip, omaggi a Ivan Graziani e Lucio Battisti, e un percorso dentro la memoria musicale di Giorgio Fico Piazza, dai riferimenti internazionali del prog fino alla Premiata Forneria Marconi.

Per informazioni, ascolto e acquisto del disco è possibile fare riferimento ai canali ufficiali di Ma.Ra.Cash Records, alla distribuzione Self e alle pagine ufficiali degli artisti.



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