“Crossroad Blues” nasce nelle incisioni di Robert Johnson tra il 1936 e il 1937: voce tagliente, chitarra slide e un’energia primitiva che ispira il rock. A fine anni Sessanta i Cream di Eric Clapton ne fanno una cover elettrica elegante e potente. Due mondi opposti, lo stesso brano: il confronto racconta come il Delta blues sia diventato la radice della chitarra rock moderna.
La versione di Robert Johnson: il blues primitivo del Delta
Nella realtà storica, quando il giovane Eric Clapton riprende la canzone e ne fa qualcosa di suo a fine anni ’60 è l’elemento di spicco nel primo super/power trio del rock, i Cream, dove la sua chitarra dal suono e fraseggio distintivo fa letteralmente scintille accanto al basso di Jack Bruce e alla potente batteria di Ginger Baker, fra contrasti e pressioni che porteranno a una rottura precoce della band. La canzone originale fa parte di quel gruppo di incisioni realizzate da Robert Johnson in una camera di hotel in alcune sessioni di registrazione fra il 1936 e il 1937. La storia vuole che Johnson suoni e canti con la faccia rivolta a un angolo della stanza, magari solo per concentrarsi meglio o forse, secondo alcuni, per avere un suono migliore. La sua voce è acuta, tagliente, la chitarra è suonata con un picking deciso, una ritmica incalzante e libera dagli schemi.
La cover elettrica dei Cream: eleganza e tiro rock
A confronto la robusta cover elettrica di Clapton e soci è quasi educata (paradossalmente) nella sua struttura ordinata, elegante, in un certo senso normalizzata. Eric la canta al top delle sue possibilità ma certo non arriva alla disperazione dell’originale, perdendo quel senso di mistero e di estraneità tipici di Johnson.
Da Clapton a John Mayer: la cover della cover
In epoca recente anche un altro musicista come John Mayer, chitarrista rock-blues sopraffino e songwriter raffinato, ha scelto di cimentarsi in quella che potrebbe essere definita una “cover della cover”, citando Clapton in una frizzante “Crossroads” inserita nel suo album Battle Studies.Chi vince il confronto tra Robert Johnson e Eric Clapton
Chi vince, dunque? Musicalmente nessuno e tantomeno dal punto di vista esistenziale. Johnson muore precocemente a soli 27 anni, forse avvelenato, e Clapton, dopo una vita travagliata, è arrivato oggi a confrontarsi con la nuova difficile sfida della progressiva impossibilità di suonare il suo amato strumento. “Crossroad Blues” contrassegna due momenti storici, influenti, ognuno a suo modo, sul mondo musicale contemporaneo e sulla chitarra. A vantaggio di Robert Johnson lo spirito primitivo e un’energia sovrumana (diabolica?), per Clapton-Bruce-Baker valgono l’arrangiamento originale e la capacità di mischiare le carte con stile creando una nuova strada per tutti. Che parte pur sempre da quel vecchio incrocio, là dove affondano le radici del blues che continua a generare musica nuova.Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Crossroad Blues
1. Chi ha scritto Crossroad Blues?
Robert Johnson, registrata in alcune sessioni in camera d’albergo tra il 1936 e il 1937, è una delle canzoni simbolo del Delta blues.
2. Perché la voce di Johnson suona così acuta?
Per il modo di cantare verso un angolo della stanza e, secondo un’ipotesi minoritaria, per una possibile riproduzione velocizzata delle incisioni.
3. Chi ha reso famosa la cover elettrica?
Eric Clapton con i Cream a fine anni Sessanta, in particolare nella versione live del doppio album Wheels of Fire.
4. Che differenza c’è tra le due versioni?
L’originale è grezzo, disperato e libero dagli schemi; la cover dei Cream è ordinata, elegante e tecnicamente brillante.
5. Qualcuno ha fatto una cover della cover?
Sì: John Mayer, che cita esplicitamente la “Crossroads” dei Cream nel suo album Battle Studies.
Continua ad ascoltare in profondità
Questo è il primo di una serie di confronti tra originali e cover che hanno fatto la storia. Trovi gli altri racconti di ascolto critico nella sezione Approfondimenti di Musicoff.










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