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Alex Van Halen alla batteria durante un concerto dei Van Halen

Alex Van Halen oltre la Hall of Fame: perché il suo drumming ha cambiato l’hard rock

Alex Van Halen entra nella Hall of Fame di Modern Drummer: la doppia cassa di Hot for Teacher, il groove dei Van Halen e il posto tra i grandi della batteria.

Nel 2026 il nome di Alex Van Halen è tornato al centro dell’attenzione per un motivo che va oltre le celebrazioni del passato. Dopo mesi di indiscrezioni, il batterista ha confermato che esistono registrazioni realizzate con Eddie Van Halen e destinate, in origine, a diventare il seguito di A Different Kind of Truth. Le parti di batteria, chitarra e basso sarebbero già state incise; manca ancora una voce, mentre Steve Lukather sta aiutando Alex a dare una forma definitiva al progetto senza registrare nuove parti al posto di Eddie.

Non è stata ancora annunciata una data di pubblicazione, ma la vicenda offre un buon motivo per tornare a parlare di Alex Van Halen senza ricadere nella semplice nostalgia. Il punto, infatti, non è soltanto capire che cosa contengano gli archivi della band. È rimettere a fuoco il ruolo di un musicista che, per quasi mezzo secolo, è rimasto inevitabilmente esposto alla luce abbagliante del fratello chitarrista.

Eddie Van Halen ha cambiato il vocabolario della chitarra elettrica ed è naturale che buona parte del racconto sulla band ruoti attorno a lui. Alex, però, non era il fratello seduto dietro la batteria né il semplice accompagnatore di un genio. Era l’altra metà di un linguaggio musicale costruito insieme, il musicista che trasformava riff, accelerazioni e intuizioni armoniche in un groove immediatamente riconoscibile.

La pubblicazione nel 2024 di Brothers, il libro dedicato alla storia personale e musicale condivisa con Eddie, ha contribuito a riportare la sua voce dentro il racconto dei Van Halen. Un anno prima, nel 2023, Alex era entrato nella Hall of Fame di Modern Drummer attraverso il Readers Poll della rivista. A tre anni di distanza, ovviamente quel riconoscimento non rappresenta più una notizia da annunciare, ma un punto di partenza per capire perché il suo modo di suonare continui a essere studiato.

Modern Drummer gli aveva già dedicato quattro copertine, nel 1983, nel 1993, nel 2008 e nel marzo del 2021. Nella Hall of Fame il suo nome si è aggiunto a quelli di John Bonham, Buddy Rich, Max Roach, Ringo Starr, Gene Krupa, Keith Moon e molti altri batteristi che hanno definito epoche e linguaggi differenti. Non si è trattato, dunque, di premiare una singola introduzione spettacolare o una particolare stagione discografica, ma di riconoscere una voce strumentale rimasta identificabile per sempre.

La doppia cassa che ha fatto scuola

Chi cerca il momento in cui la tecnica di Alex Van Halen entra nella memoria collettiva finisce quasi sempre nello stesso punto: l’introduzione di Hot for Teacher, dall’album 1984. Sono pochi secondi, ma contengono buona parte del suo vocabolario: doppia cassa, accenti sui piatti, rullante, coordinazione degli arti e una pulsazione che conserva l’elasticità dello shuffle anche a una velocità notevole.

La parte viene spesso ricordata come una dimostrazione di forza, quasi fosse una gara tra piedi e metronomo. In realtà, la velocità è soltanto l’aspetto più evidente. La difficoltà sta nel mantenere il movimento dello swing senza trasformarlo in una successione rigida di colpi. La doppia cassa deve correre, ma deve anche respirare: una contraddizione apparente che separa la semplice esecuzione delle note dalla comprensione del fraseggio.

È qui che emerge uno dei tratti centrali di Alex Van Halen. La tecnica non viene utilizzata per sospendere la canzone e aprire uno spazio dimostrativo, ma per costruirne l’identità. In Hot for Teacher la batteria prepara il riff, suggerisce il carattere del brano e stabilisce immediatamente un livello di tensione che il resto della band dovrà sostenere.

Lo stesso principio si ritrova in I’m the One, altro esempio essenziale del suo lavoro sulla doppia cassa e sullo swing applicato all’hard rock. Gli stacchi raramente si limitano alla soluzione più prevedibile: cambiano direzione, spostano gli accenti e interrompono la simmetria senza compromettere la solidità del tempo. È una scrittura ritmica mobile, molto più sofisticata di quanto possa suggerire l’immagine festaiola e apparentemente incontrollata dei Van Halen.

Un suono riconoscibile prima ancora delle note

L’influenza di Alex Van Halen non riguarda soltanto ciò che suonava, ma anche il modo in cui la batteria occupava lo spazio sonoro. Il suo kit doveva convivere con chitarre a dir poco “dense”, amplificatori spinti al limite e arrangiamenti che lasciavano poco spazio alle mezze misure. Per emergere serviva un’identità timbrica precisa.

Il rullante pieno, penetrante e spesso molto presente nel mix è diventato una delle sue firme. Le casse conservano profondità e definizione, mentre piatti e tom vengono utilizzati per allargare il movimento senza confondere la pulsazione. La batteria non rimane dietro il muro delle chitarre: ne diventa una delle fondamenta e, nei momenti giusti, riesce perfino ad attraversarlo.

Anche l’espressione brown sound, normalmente associata al timbro della chitarra di Eddie Van Halen, nacque in origine nel lessico dei fratelli come riferimento al suono del rullante di Alex, Eddie disse di considerarlo molto organico e paragonò il colpo al rumore prodotto battendo su un tronco (fonte: intervista a Eddie Van Halen, Billboard 2015).
È un dettaglio significativo: dentro una band celebrata soprattutto per la chitarra, la ricerca sonora partiva anche dalla batteria e dal modo in cui i due strumenti avrebbero dovuto incastrarsi.

Il motore dietro i Van Halen

La reputazione di virtuoso rischia comunque di oscurare il suo ruolo più importante. Alex Van Halen è stato, prima di tutto, il motore ritmico di una delle band più esplosive del rock. In Ain’t Talkin’ ‘Bout Love, Unchained, Panama, Everybody Wants Some!! e Drop Dead Legs, la batteria non cerca continuamente il primo piano. Tiene insieme un suono costruito su energia, pause improvvise, scarti dinamici e riff che sembrano sempre sul punto di uscire dai binari.

Insieme al basso di Michael Anthony, Alex ha formato la sezione ritmica sulla quale la chitarra del fratello poteva permettersi praticamente qualsiasi acrobazia. Più la chitarra si muoveva liberamente, più la batteria doveva essere capace di sostenere la struttura senza irrigidirla.

Il percorso dei Van Halen comincia a Pasadena nei primi anni Settanta, quando Alex ed Eddie suonano insieme nei Mammoth, il nucleo da cui sarebbe nata la band. L’album d’esordio del 1978 li impone immediatamente come uno dei riferimenti dell’hard rock americano. Da allora cambiano cantanti, produzioni, mode e rapporti interni, ma il centro musicale resta lo stesso: Eddie alla chitarra e Alex alla batteria.

Il loro non era soltanto il rapporto tra due componenti della stessa sezione strumentale. Era un dialogo cresciuto fin dall’infanzia, alimentato da ore di prove, concerti e registrazioni. La batteria anticipava spesso le intenzioni della chitarra, mentre la chitarra poteva permettersi di dilatare o comprimere le frasi sapendo che il tempo non sarebbe crollato.

Dal vivo questo equilibrio diventava ancora più evidente. La band spingeva costantemente sul limite e la sezione ritmica decideva quanto tendere la corda prima di lasciare esplodere il ritornello. Il groove dei Van Halen, quella miscela di disciplina e sfrontatezza, nasce anche dal modo in cui Alex riusciva a tenere fermo il tempo senza farlo sembrare immobile.

Lo swing nascosto dentro l’hard rock

Ridurre Alex Van Halen alla potenza significherebbe perdere la parte più interessante del suo stile. Dietro il volume e la spettacolarità del kit c’è una conoscenza profonda dello swing, del jazz e della tradizione dei grandi batteristi rock britannici. Il suo fraseggio non procede quasi mai come una griglia perfettamente rettilinea: ondeggia, spinge, rallenta apparentemente e poi torna sul punto esatto.

La Hall of Fame di Modern Drummer lo ha collocato in una genealogia che comprende Buddy Rich, John Bonham, Gene Krupa, Keith Moon, Ginger Baker e molti altri. Non perché Alex ne abbia semplicemente sommato le caratteristiche, ma perché è riuscito a trasformare influenze diverse in una voce personale.

Da Buddy Rich arriva l’idea di una batteria capace di unire velocità, controllo e teatralità. Da John Bonham si può riconoscere il peso fisico del colpo, mentre la generazione di Keith Moon e Ginger Baker mostra come il batterista possa partecipare alla narrazione del brano senza limitarsi a scandirne le battute. Alex assorbe queste lezioni e le porta dentro canzoni destinate alle radio, alle arene e agli stadi.

La sua grandezza sta quindi nella sintesi. La doppia cassa di Hot for Teacher non è soltanto un numero di velocità, così come il rullante di Jump non è soltanto un suono enorme. Sono elementi di un linguaggio in cui la disciplina ritmica e l’eccesso spettacolare riescono a convivere senza annullarsi.

Un’eredità ancora presente

L’influenza di un batterista non si misura soltanto contando chi prova a copiarne gli assoli. Si vede nel modo in cui alcune soluzioni entrano nel linguaggio comune e smettono quasi di avere un proprietario. Generazioni di musicisti hard rock e metal hanno studiato i pattern di Alex Van Halen per capire come usare la doppia cassa senza trasformarla in una semplice prova di resistenza.

Mike Portnoy, tra i batteristi che ne hanno riconosciuto apertamente l’importanza, ha più volte analizzato i suoi groove e il modo in cui riuscivano a essere complessi senza suonare cerebrali. È forse questo il lascito più difficile da imitare: far percepire l’abilità tecnica senza obbligare la canzone a fermarsi per mostrarla.

Il progetto basato sulle registrazioni lasciate con Eddie riporta inevitabilmente l’attenzione sugli archivi dei Van Halen, ma pone anche una domanda più interessante. Che cosa rende ancora riconoscibile una batteria incisa anni fa? Nel caso di Alex, la risposta non è una sola: il suono del rullante, la doppia cassa, gli accenti, lo swing e soprattutto il rapporto quasi istintivo con la chitarra del fratello.

Per chi ha fretta: 5 risposte su Alex Van Halen

1. Perché si torna a parlare di Alex Van Halen nel 2026?
Perché il batterista sta lavorando con Steve Lukather su registrazioni realizzate con Eddie Van Halen e destinate originariamente al seguito di A Different Kind of Truth. Lukather sta contribuendo allo sviluppo del progetto, senza sostituire Eddie alla chitarra. Al momento non è stata annunciata una data di pubblicazione.

2. Quando è entrato nella Hall of Fame di Modern Drummer?
Nel 2023, nell’ambito del Readers Poll della rivista. Oggi quel riconoscimento non viene presentato come una notizia recente, ma come una conferma dell’influenza esercitata da Alex Van Halen sulla batteria rock.

3. Qual è il brano che rappresenta meglio la sua tecnica?
Hot for Teacher, pubblicato nell’album 1984. L’introduzione combina doppia cassa, accenti sui piatti, rullante e uno shuffle velocissimo, diventato un riferimento per generazioni di batteristi.

4. Perché il suo drumming è considerato influente?
Perché unisce potenza, swing, controllo della doppia cassa e un suono immediatamente riconoscibile, mantenendo la tecnica al servizio del groove e della struttura della canzone.

5. Qual era il suo ruolo nei Van Halen?
Era il batterista e cofondatore della band, oltre che il suo motore ritmico. Insieme a Eddie Van Halen costituiva il nucleo musicale rimasto stabile attraverso i cambi di formazione, mentre il dialogo tra batteria e chitarra rappresentava uno degli elementi centrali del suono del gruppo.

Le hall of fame e le classifiche possono invecchiare rapidamente, soprattutto quando vengono trattate come semplici notizie. Nel caso di Alex Van Halen, però, l’ingresso del 2023 nella Hall of Fame di Modern Drummer acquista significato proprio quando smette di essere cronaca e diventa uno strumento per rileggere la sua carriera.

Oggi l’attenzione è rivolta alle registrazioni rimaste negli archivi e alla possibilità di ascoltare ancora una volta Alex ed Eddie insieme. Qualunque forma assuma quel progetto, il valore del batterista non dipenderà dal ritrovamento di qualche nastro. È già fissato nei dischi, nei groove, nel suono del rullante e in quella doppia cassa che continua a mettere in difficoltà chiunque provi a trattarla come una semplice sequenza di colpi veloci.



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