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Tube Screamer overdrive: capolavoro senza tempo o mito sopravvalutato?

Dal TS808 del 1979 alle reissue: la storia del Tube Screamer e del suo midrange hump, diventato il metro con cui si giudica ogni altro overdrive.

Nel 1979 Ibanez mette in catalogo un pedale verde con tre manopole, Overdrive, Tone e Level, e un nome destinato a diventare molto più importante del previsto: Tube Screamer. Il modello è il TS808, il progetto viene attribuito a Susumu Tamura e la produzione è affidata in Giappone a Nisshin, azienda che realizza effetti per Ibanez e commercializza prodotti strettamente imparentati anche con il marchio Maxon.

Quasi mezzo secolo più tardi quella scatola verde continua a essere il riferimento con cui vengono confrontati moltissimi overdrive. Ma proprio qui comincia la parte interessante: il Tube Screamer è davvero un pedale così speciale oppure decenni di chitarristi famosi, quotazioni vintage, modifiche e nostalgia hanno mitizzato oltre il dovuto un circuito, tutto sommato, relativamente semplice?

Una delle ricostruzioni più dettagliate della sua storia è quella pubblicata nel 2011 da Premier Guitar attraverso le testimonianze di John Lomas, a lungo product manager di Ibanez, e di Mike Piera di Analog Man. Ne emerge la storia di un pedale passato attraverso un debutto senza particolare clamore, successori accolti tiepidamente, economie di produzione, riedizioni e infine una consacrazione che probabilmente nessuno, alla fine degli anni Settanta, avrebbe potuto prevedere.

Un circuito nato anche da un vincolo industriale

Il Tube Screamer non nasce nel vuoto. Alla fine degli anni Settanta il Boss OD-1 è già sul mercato e, secondo la ricostruzione fornita anni dopo da John Lomas, Roland aveva protetto attraverso un brevetto una soluzione basata sul clipping asimmetrico. Nisshin avrebbe quindi adottato nel Tube Screamer un clipping simmetrico, evitando di entrare direttamente sullo stesso terreno del concorrente.

È importante precisare che questa spiegazione arriva dalla testimonianza di Lomas e non va trasformata in una verità assoluta sull’origine del progetto. Resta però interessante perché mostra quanto una scelta tecnica apparentemente marginale possa contribuire a definire l’identità di un circuito destinato a durare per decenni.

Nel TS808 il clipping avviene nel circuito di retroazione dell’amplificatore operazionale. Due diodi al silicio montati in antiparallelo limitano simmetricamente il segnale quando il livello supera la loro soglia. È il cosiddetto soft clipping: una saturazione progressiva e relativamente morbida rispetto alle soluzioni di hard clipping, nelle quali i diodi intervengono direttamente sul percorso del segnale.

L’operazionale associato più strettamente al primo Tube Screamer è il JRC4558D, un componente economico e largamente utilizzato nell’elettronica giapponese dell’epoca. Negli anni sarebbe diventato quasi un oggetto di culto, ma su questo torneremo: gran parte della personalità del Tube Screamer nasce dall’insieme del circuito, non da otto piedini dotati di qualche misteriosa proprietà soprannaturale.

Il TS808 rimane nella serie Top Ten fino ai primi anni Ottanta. Oggi gli esemplari originali possono avere quotazioni importanti, ma all’epoca era semplicemente uno dei vari effetti presenti nel catalogo Ibanez. Il culto sarebbe arrivato dopo.
Peraltro, il verde non aveva inizialmente alcun significato particolare: era semplicemente uno dei tanti colori utilizzati da Ibanez per distinguere visivamente i diversi pedali della propria gamma.

Il midrange hump: che cosa succede davvero ai medi

Se esiste una caratteristica associata al Tube Screamer più di qualsiasi altra è il famoso midrange hump, l’enfasi sulle frequenze medie. Spesso viene riassunto dicendo che il pedale “taglia bassi e alti”, ma il funzionamento reale è un po’ più interessante.

Nello stadio di clipping, la retroazione produce una risposta passa-alto con una frequenza caratteristica intorno ai 720 Hz. Questo non significa che tutto ciò che sta sotto quella frequenza scompaia: significa che le frequenze più basse ricevono progressivamente meno guadagno e quindi meno saturazione rispetto alle medio-alte. È uno dei motivi per cui il Tube Screamer mantiene le basse relativamente controllate quando viene spinto.

Dopo lo stadio di clipping interviene inoltre una rete passa-basso, anch’essa collocata grossomodo nella zona dei 700 Hz, che attenua progressivamente le armoniche più alte. Il controllo Tone, attraverso uno stadio attivo, permette poi di riequilibrare la parte superiore dello spettro. Il risultato complessivo è quella curva concentrata sui medi che riconosciamo immediatamente come “ suono Tube Screamer”.

Ed è proprio questa caratteristica a renderlo utile in molti contesti di band. Basso, cassa e strumenti armonicamente ricchi occupano già una porzione considerevole dello spettro: una chitarra con bassi molto abbondanti può diventare enorme da sola e quasi invisibile quando entra il resto del gruppo. Il Tube Screamer restringe il campo e sposta l’attenzione sulle frequenze in cui la chitarra elettrica riesce spesso a emergere senza richiedere semplicemente più volume.

C’è poi l’uso diventato quasi uno standard nel rock e nel metal: Drive basso e Level alto davanti a un amplificatore già vicino alla saturazione. Il Tube Screamer non diventa un clean boost in senso stretto, perché la sua equalizzazione continua a modificare il segnale, ma riduce il contributo della propria distorsione e spinge maggiormente il preamplificatore. Gran parte della saturazione finale può così arrivare dall’amplificatore.

John Lomas riassumeva romanticamente questa relazione con gli amplificatori a valvole: “Fa semplicemente cose magiche alle valvole.” (John Lomas). Tolta la parte magica, la spiegazione elettrica è assai meno misteriosa, ma il comportamento pratico resta uno dei motivi principali della longevità del pedale.

TS9, il successore che nessuno aspettava

Nel 1982, con l’arrivo della serie 9, il TS9 sostituisce il TS808. I due circuiti sono molto vicini e le principali differenze riguardano la sezione d’uscita. Il TS9 viene generalmente associato a una risposta leggermente più brillante rispetto al predecessore, ma parlare di due pedali radicalmente diversi sarebbe fuorviante.

Cambia anche l’aspetto: l’interruttore diventa molto più grande e occupa una porzione significativa dello chassis, soluzione assai più comoda da centrare con il piede su un palco. Secondo Lomas, inoltre, la componentistica utilizzata nella produzione poteva variare a seconda delle disponibilità, generando differenze anche fra esemplari dello stesso modello.

La cosa curiosa è che il successo non arriva immediatamente. Sempre secondo Lomas, il Tube Screamer comincia a diventare davvero un argomento fra chitarristi verso la fine degli anni Ottanta, quando la produzione originaria del TS9 era già terminata. È il classico caso in cui il mercato dell’usato arriva prima del reparto marketing.

A fare molto per la reputazione del pedale sono naturalmente i musicisti. Il nome inevitabile è Stevie Ray Vaughan, che negli anni utilizza diverse versioni del Tube Screamer e contribuisce enormemente alla sua associazione con Stratocaster, amplificatori valvolari e blues elettrico. Anche la storia di un TS808 appartenuto a Stevie Ray Vaughan racconta bene fino a che punto un oggetto nato come normale pedale da catalogo sia diventato un pezzo da collezione.

Nel corso degli anni il Tube Screamer entra poi nelle pedaliere di musicisti molto diversi fra loro, da Eric Johnson a Trey Anastasio, passando per territori blues, rock, country e, successivamente, anche metal. Più che imporre un unico genere, diventa una sorta di attrezzo: uno di quei circuiti che possono essere utilizzati in modi molto diversi a seconda di ciò che viene collegato prima e dopo.

Accanto al TS9 compaiono anche alcune varianti di vita breve. Nel 1984 arriva l’ST9 Super Tube Screamer, destinato principalmente al mercato europeo e dotato di un controllo Mid Boost aggiuntivo. Nel 1985 la serie Master propone lo STL Super Tube, non formalmente chiamato Tube Screamer ma basato sulla stessa famiglia circuitale e dotato di controlli di equalizzazione più articolati.

Dal TS10 al TS5, quando il cambio yen-dollaro entra nella pedalboard

Nel 1986 la serie Power porta con sé il TS10. Ibanez interviene sul progetto introducendo una circuitazione più silenziosa e modificando numerosi elementi della costruzione. Il TS10 utilizza però anche jack, potenziometri e altri componenti montati direttamente sulle schede, una scelta che riduce i costi ma rende alcune parti meccaniche meno robuste rispetto ai modelli precedenti.

Dietro queste decisioni c’è anche un pezzo di economia internazionale. Lomas ha raccontato che, quando entrò in Ibanez tra il 1983 e il 1984, servivano circa 260 yen per acquistare un dollaro. La progressiva rivalutazione dello yen durante la seconda metà del decennio ridusse rapidamente il vantaggio economico della produzione giapponese e costrinse le aziende a prestare molta più attenzione al costo dei singoli componenti.

La filosofia del contenimento dei costi diventa ancora più evidente con la serie Soundtank. Nel 1991 arriva il TS5, prodotto a Taiwan da Daphon e basato su un circuito molto vicino a quello del TS9. Le prime produzioni della famiglia Soundtank utilizzano anche chassis metallici, ma la serie passa poi alla caratteristica scocca in plastica ad alta resistenza che molti chitarristi ricordano bene. L’elettronica resta riconoscibilmente Tube Screamer; ciò che cambia in modo più evidente è la costruzione.

Quando il vecchio diventa vintage

All’inizio degli anni Novanta succede qualcosa che oggi conosciamo benissimo: mentre l’industria guarda avanti, i musicisti cominciano a pagare cifre sempre più alte per ciò che l’industria aveva appena smesso di produrre. I TS9 originali arrivano nei negozi dell’usato a quotazioni superiori ai 250 dollari e Lomas spinge Ibanez verso una riedizione.

Per ricostruire il modello, racconta Lomas, vengono acquistati e aperti diversi TS9 originali. La sorpresa è che circa il 90-95 per cento degli esemplari analizzati non monta il celebrato JRC4558D associato al TS808, ma un Toshiba TA75558.
Ibanez decide quindi di utilizzare proprio quel componente nella reissue, perché era quello effettivamente trovato nella maggior parte degli esemplari esaminati.

La reissue del TS9 arriva nel 1992 e ottiene una risposta completamente diversa da quella riservata al pedale dieci anni prima. Secondo il racconto di Lomas, nelle prime settimane ne vengono venduti oltre cinquemila. Il Tube Screamer smette definitivamente di essere un prodotto da sostituire con il modello successivo e diventa qualcosa che l’azienda deve invece preservare.

Il JRC4558D è davvero il chip magico?

Qui si entra in uno dei territori preferiti della mitologia chitarristica. Per decenni il JRC4558D è stato trattato come se contenesse l’ingrediente segreto del Tube Screamer originale. Non è difficile trovare vecchi chip venduti a cifre sproporzionate oppure pedali modificati esclusivamente per montare una determinata versione dell’operazionale.

La realtà è più sfumata. Il JRC4558D era un operazionale economico e diffusissimo, scelto perché adatto allo scopo e facilmente disponibile, non perché progettato come componente esoterico per chitarra. Operazionali differenti possono introdurre variazioni, soprattutto quando cambiano determinate caratteristiche elettriche, ma questo non significa che un JRC prodotto quarant’anni fa sia automaticamente superiore a uno moderno o che il chip da solo determini il carattere del pedale.

Nel risultato finale contano il circuito di clipping, i valori delle resistenze e dei condensatori, le tolleranze dei componenti, l’alimentazione, il livello del segnale in ingresso e naturalmente tutto ciò che viene collegato prima e dopo. È anche per questo che le modifiche al Tube Screamer hanno generato negli anni un’intera sottocultura: basta intervenire su pochi punti strategici per cambiare basse, gain, clipping e risposta generale.

Il paradosso è piuttosto divertente: il componente diventato uno dei simboli del “mojo” vintage era nato principalmente perché costava poco. Il mercato della chitarra ha un certo talento nel trasformare la normale componentistica industriale in archeologia mistica.

E no, il Tube Screamer originale non è true bypass

Un altro dettaglio spesso dimenticato riguarda il bypass. TS808 e TS9 utilizzano un sistema di commutazione elettronica con JFET: quando l’effetto è spento, il segnale evita lo stadio di overdrive ma continua ad attraversare i buffer d’ingresso e d’uscita. Non sono quindi true bypass.

Questo non è necessariamente un difetto. Un buffer può essere utile in pedalboard con cavi lunghi o molti effetti true bypass, perché aiuta a pilotare correttamente ciò che viene dopo. Altri musicisti preferiscono invece eliminare qualsiasi circuito dal percorso quando il pedale è spento. Anche qui, più che una soluzione universalmente migliore, esistono configurazioni diverse per esigenze diverse.

TS9DX e una famiglia che continua a moltiplicarsi

Nel 1998 arriva il TS9DX Turbo Tube Screamer, progettato per ampliare le possibilità del TS9. Una quarta manopola offre le modalità TS9, +, Hot e Turbo, modificando progressivamente risposta sulle basse, livello e comportamento del clipping. La prima posizione mantiene il carattere del TS9 standard, mentre le successive allargano la risposta e aumentano l’impatto sulle frequenze inferiori.

È anche il momento in cui la famiglia Tube Screamer comincia davvero a ramificarsi. Arrivano il TS7 Tone-Lok, la riedizione del TS808, il TS808HW del 2008 con costruzione hand-wired e true bypass, il TS9B pensato per il basso e persino gli amplificatori Tube Screamer, nei quali Ibanez integra il circuito dell’overdrive nel preamplificatore. Negli anni successivi arriveranno anche formati compatti e ulteriori reinterpretazioni del progetto.

Il TS9, intanto, è diventato talmente riconoscibile che Ibanez ne ha celebrato anche il quarantesimo anniversario con una versione rossa: probabilmente uno dei pochi casi in cui cambiare colore a un pedale verde può essere considerato quasi un gesto provocatorio.

Pedale di culto o mito sopravvalutato?

A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale. Il Tube Screamer è diventato un classico perché fa alcune cose molto bene: riduce l’ingombro sulle basse, concentra il segnale sui medi, controlla le armoniche più acute e può spingere efficacemente un amplificatore già vicino alla saturazione. In un mix affollato sono caratteristiche estremamente utili.

Ma proprio quelle caratteristiche possono trasformarsi nei suoi limiti. Il Tube Screamer non è un overdrive neutro. Con un amplificatore già molto ricco di medi, con alcuni humbucker o in una situazione nella quale la chitarra deve occupare molto spazio da sola, quella curva può risultare stretta, nasale o poco generosa sulle basse. Se cercate un suono enorme ascoltando la chitarra da sola in camera, potrebbe perfino sembrare meno impressionante di molti overdrive più moderni.

È qui che nasce una buona parte della discussione. Se lo si giudica come un overdrive capace di fare qualsiasi cosa, il Tube Screamer mostra chiaramente i suoi limiti. Se invece lo si considera uno strumento specializzato nel mettere a fuoco una chitarra e nell’interagire con un amplificatore, la ragione della sua longevità diventa molto più comprensibile.

E il vintage? Un TS808 originale ha certamente valore storico e collezionistico, ma ciò non significa automaticamente che produca un suono irraggiungibile da una buona riedizione o da un circuito costruito sulle stesse specifiche. In un confronto reale possono contare più le tolleranze dei singoli componenti, il settaggio, l’amplificatore e il musicista di quanto non facciano l’anno stampato sulla scatola o la sigla dell’operazionale.

Come capisco se il Tube Screamer fa davvero per me?

Per chi sta scegliendo il primo overdrive, il Tube Screamer resta un ottimo riferimento proprio perché ha una personalità molto chiara. La prima domanda riguarda l’amplificatore. Se avete un valvolare che entra già in saturazione a livelli utilizzabili, un TS con Drive basso e Level alto può stringere le basse e spingere il preamplificatore senza dover aggiungere quantità enormi di distorsione propria.

Con un amplificatore molto pulito e dotato di grande headroom, invece, sentirete maggiormente il carattere del pedale stesso. In quella situazione l’enfasi sui medi e la riduzione delle basse potrebbero piacervi molto oppure sembrarvi eccessive. Non è un problema di qualità: è semplicemente il comportamento per cui il circuito è diventato riconoscibile.

Anche il contesto della band conta. In una formazione con basso, tastiere e una batteria importante, una chitarra concentrata sui medi può trovare rapidamente il proprio spazio. In un trio o in una registrazione nella quale la chitarra deve occupare una porzione molto più larga dello spettro, potreste preferire un overdrive con maggiore estensione sulle basse o controlli di equalizzazione più completi.

Per questo provare almeno una volta un Tube Screamer ha ancora senso anche se poi si sceglierà altro. È diventato una sorta di unità di misura del mondo overdrive: più bassi di un TS, meno medi di un TS, clipping più aperto di un TS, maggiore dinamica rispetto a un TS. Pochi circuiti hanno costruito un vocabolario così facilmente comprensibile fra chitarristi.

Un’ultima precauzione contro le leggende: le differenze fra TS808, TS9, reissue e singoli esemplari esistono, ma vanno mantenute nella giusta prospettiva. Il modo in cui impostate Drive, Tone e Level, i pickup utilizzati, il volume dell’amplificatore e la sua equalizzazione possono spostare il risultato molto più di molte discussioni sulla provenienza di un chip. Il componente giusto, purtroppo, continua a non suonare al posto nostro (e fidatevi, non c’è nessun motivo di pagarlo centinaia di euro per i miti del vintage).

Per chi ha fretta: 5 risposte sul Tube Screamer

1. Quando è nato il Tube Screamer?
Il primo modello della famiglia, il TS808, arriva nel 1979. Il progetto viene attribuito a Susumu Tamura e la produzione è affidata in Giappone a Nisshin per Ibanez.

2. Perché il Tube Screamer enfatizza i medi?
La risposta nasce dalla combinazione di più filtri: nello stadio di clipping le frequenze sotto circa 720 Hz ricevono progressivamente meno guadagno, mentre un successivo passa-basso attenua le armoniche più alte. Il risultato concentra buona parte dell’energia nella zona media.

3. Che differenza c’è fra TS808 e TS9?
I circuiti sono molto simili. Le differenze principali riguardano la sezione d’uscita e alcuni componenti, mentre il TS9 introduce anche il grande interruttore tipico della serie 9. Nella pratica le differenze fra singoli esemplari possono essere altrettanto importanti.

4. Il vecchio JRC4558D suona davvero meglio?
Non necessariamente. È il chip storicamente associato al TS808, ma era un operazionale economico e molto diffuso. Circuito, valori e tolleranze dei componenti, alimentazione e resto della catena hanno un peso fondamentale; un esemplare vintage non è automaticamente superiore a uno moderno.

5. Il Tube Screamer è un capolavoro o è sopravvalutato?
Dipende da cosa gli chiedete. È molto efficace nel mettere a fuoco i medi e nello spingere un amplificatore già in saturazione, ma non è un overdrive neutro né particolarmente generoso sulle basse. Il suo culto ha solide ragioni tecniche e storiche, ma una parte del mito vintage va ridimensionata.

Alla fine, probabilmente, il Tube Screamer è entrambe le cose: un autentico pedale di culto e un oggetto sul quale si è accumulata una certa quantità di mitologia. Il circuito ha influenzato generazioni di progettisti, musicisti e costruttori boutique, ma non contiene ingredienti segreti né componenti capaci di trasformare automaticamente un suono mediocre in quello di Stevie Ray Vaughan.

La parte realmente straordinaria è forse un’altra: un progetto nato alla fine degli anni Settanta, costruito con componenti comuni e una filosofia circuitale relativamente semplice, continua ancora oggi a essere il termine di paragone con cui descriviamo moltissimi overdrive. Che poi lo si ami o lo si trovi terribilmente nasale è esattamente il tipo di discussione che, dopo quasi mezzo secolo, dimostra quanto quella scatola verde sia ancora viva. Ci perdonerete la battuta scontata: insomma, un sempreverde!



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