Nel momento della scelta di una chitarra, avere un budget più alto può iniziare paradossalmente a complicare le cose. Con 400 o 500 euro la gerarchia è abbastanza chiara: si cerca il miglior strumento possibile all’interno di quella fascia. Superata una certa soglia, invece, compare una domanda più scomoda: meglio comprare il massimo che può offrire una produzione meno prestigiosa oppure mettere piede nella fascia superiore, scegliendone il modello più accessibile?
In altre parole: meglio una Epiphone al vertice del catalogo o una Gibson essenziale? Una Fender messicana molto accessoriata o una delle Fender americane standard? E così via per tutti gli altri marchi, o quasi. Il problema è diventato particolarmente interessante negli ultimi anni perché la vecchia piramide del mercato della chitarra si è progressivamente schiacciata: pickup di marca, meccaniche autobloccanti, tasti in acciaio inox, elettroniche evolute, custodie rigide e lavorazioni un tempo associate quasi esclusivamente agli strumenti professionali sono ormai arrivate sulle produzioni asiatiche e messicane al top dei loro cataloghi.
La conseguenza è curiosa: la chitarra meno prestigiosa può essere più ricca, almeno sulla carta, di quella appartenente alla categoria superiore. Ma una chitarra non si compra leggendo una distinta componenti. Ed è proprio qui che comincia la parte interessante.
Piccola nota: esiste chiaramente il mercato dell’usato che può risolvere certi dubbi dandoci accesso a strumenti di categori superiore a minor costo, ma visto quanto tale mercato è altalenante e certo non dà garanzie assolute di qualità, non lo prenderemo oggi in considerazione.
Per chi ha fretta
Meglio il modello più raffinato della fascia inferiore o il più accessibile della categoria superiore? La risposta cambia molto da marchio a marchio e, soprattutto, dipende dalla distanza reale di prezzo.
Tra Epiphone e Gibson il confine può diventare sorprendentemente sottile: alcune Inspired by Gibson Custom offrono pickup Gibson USA, elettronica CTS e Switchcraft, costruzione di impostazione vintage e custodia rigida, mentre lo street price di una Les Paul Studio può trovarsi appena sopra. Il caso Ibanez Premium contro Prestige è ancora più emblematico: esistono modelli delle due serie acquistabili praticamente allo stesso prezzo, con la Premium che può offrire specifiche più appariscenti e la Prestige che punta invece sulla produzione giapponese e sulla filosofia costruttiva della serie.
Con Fender Messico e Fender USA il salto economico è maggiore: una Player II Modified può risultare persino più accessoriata di una American Performer, mentre per PRS SE/S2 e LTD/ESP E-II la distanza di prezzo rimane ancora più ampia. In questi ultimi casi una SE o una LTD di fascia alta può essere già uno strumento professionale completo e definitivo, senza che il passaggio alla produzione americana o giapponese sia necessariamente giustificato per ogni chitarrista.
La regola più utile è questa: più i prezzi si avvicinano, più conviene valutare ciò che non potremo cambiare in futuro: costruzione, lavorazioni, provenienza e caratteristiche strutturali. Pickup, meccaniche ed elettronica possono essere sostituiti; la chitarra che sta sotto, no. In breve: con 100-200 euro di differenza guarderei con molta attenzione alla fascia superiore; intorno ai 500-600 euro il dilemma diventa reale; quando il salto supera i 1.000 euro, il top della categoria inferiore può tranquillamente essere l’acquisto più sensato.
Prima di iniziare: non tutti i confronti sono davvero a parità di prezzo
Serve però chiarire subito una cosa. Non tutti i cataloghi permettono un confronto perfettamente simmetrico. Nel caso di alcune Ibanez Premium e Prestige, per esempio, è possibile trovare strumenti praticamente allo stesso prezzo. Anche tra determinate Epiphone Inspired by Gibson Custom e Gibson USA la distanza reale sul mercato può ridursi sorprendentemente. Con Fender il gradino è più evidente, mentre nel caso di PRS ed ESP la produzione superiore rimane separata da cifre consistenti.
Abbiamo quindi davanti due esperimenti leggermente diversi. Nel primo chiediamo: “A parità di budget, quale sceglierei?”. Nel secondo: “Quanto devo spendere in più per salire di categoria e cosa ottengo realmente in cambio?” I prezzi riportati sono una fotografia del mercato europeo al momento della stesura dell’articolo e vanno letti come riferimento: tra listini ufficiali, street price, promozioni e disponibilità dei singoli modelli possono verificarsi differenze anche importanti.
Epiphone contro Gibson: quando la distanza diventa quasi imbarazzante
Probabilmente nessun marchio rappresenta meglio questo dilemma quanto Gibson. Per decenni la gerarchia è stata semplicissima: Epiphone rappresentava la strada economicamente accessibile verso le forme e la filosofia Gibson, mentre una Les Paul con il logo Gibson apparteneva inequivocabilmente a un’altra categoria. Oggi la situazione è decisamente meno lineare.
Le Epiphone Inspired by Gibson Custom hanno spinto il marchio in una fascia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi proibitiva. La 1959 Les Paul Standard Reissue utilizza corpo in mogano, top in acero con veneer figurato, manico monoblocco in mogano con tenone lungo, tastiera in palissandro, pickup Gibson USA Custombucker, potenziometri CTS, condensatori paper-in-oil, componenti Switchcraft e custodia rigida. A questo si aggiunge la paletta con il caratteristico profilo open-book ispirato alle Gibson originali. Il listino ufficiale europeo si colloca intorno ai 1.200 euro, ma lo street price può scendere sensibilmente.
Dall’altra parte troviamo la Gibson Les Paul Studio, una Gibson americana vera e propria, costruita a Nashville con corpo in mogano alleggerito, top in acero, manico in mogano, tastiera in palissandro, finitura nitrocellulosa e pickup Burstbucker Pro. Il listino ufficiale della Studio è di poco superiore a quello della Epiphone, ma sul mercato reale promozioni e street price possono portare le due chitarre sorprendentemente vicine.
Ed è qui che il confronto diventa quasi perfetto. La Epiphone, sulla carta, può apparire addirittura più lussuosa: offre una costruzione volutamente legata alla Les Paul storica, pickup Custombucker, componentistica selezionata, custodia rigida e un’estetica che guarda dichiaratamente alle Burst di fine anni Cinquanta. La Gibson Studio è invece volutamente più sobria. Non tenta di essere una Reissue economica e non cerca di imitare una Custom Shop: è la versione essenziale di una Les Paul costruita negli Stati Uniti.
La Studio nasceva già con questa idea
C’è anche un curioso rovescio storico. La Les Paul Studio venne introdotta nel 1983 proprio con l’obiettivo di offrire la sostanza della Les Paul eliminando parte degli elementi ornamentali che ne aumentavano il costo. Quarant’anni dopo ci troviamo quasi davanti alla situazione opposta: una Epiphone può essere esteticamente e tecnicamente più ricca della Gibson Studio, mentre quest’ultima continua a difendere il proprio valore attraverso provenienza produttiva, finitura, identità e appartenenza alla linea Gibson USA.
Per chi cerca specifiche, estetica vintage e quantità di chitarra per euro speso, liquidare la Epiphone con il vecchio argomento del “sottomarchio” sarebbe ormai piuttosto difficile. Ma quando la differenza di prezzo diventa minima, anche il ragionamento contrario acquista forza: quanto conviene fermarsi un gradino sotto se con poco di più si può entrare direttamente nella produzione Gibson USA?
Fender Messico contro Fender USA: più accessoriata o più americana?
Fender offre un caso diverso perché il nome sulla paletta non cambia. Cambia soprattutto la fabbrica e il posizionamento della serie. La Player II Modified Stratocaster, costruita in Messico, rappresenta oggi una delle interpretazioni moderne più complete della Stratocaster nella zona dei mille euro: pickup Player II Noiseless, meccaniche autobloccanti, capotasto TUSQ, ponte a due pivot, bordi della tastiera arrotondati e possibilità di switching aggiuntive.
Una American Performer Stratocaster, costruita a Corona, sale invece nella zona dei 1.600 euro, con pickup Yosemite, circuito Greasebucket, 22 tasti jumbo e una dotazione complessivamente meno orientata alla corsa alle specifiche. Se coprissimo le indicazioni “Made in Mexico” e “Made in USA” limitandoci alla scheda tecnica, la Player II Modified potrebbe persino sembrare lo strumento più moderno e accessoriato.
L’American Performer non cerca però di batterla sul numero delle caratteristiche. Il suo valore viene costruito altrove: produzione statunitense, pickup specifici della serie, processi produttivi differenti e appartenenza alla fascia che rappresenta l’accesso alla fabbrica Fender di Corona. La differenza economica è sufficientemente ampia da rendere il confronto meno paradossale rispetto a Gibson, ma la domanda resta valida: una Fender messicana molto completa può essere una scelta migliore di una Fender americana più semplice?
Per il musicista che vuole locking tuner, silenziosità, ergonomia moderna e non attribuisce particolare valore alla provenienza statunitense, la risposta può tranquillamente essere sì. Chi invece cerca specificamente una Fender americana, considera importante la provenienza o pensa anche alla futura rivendibilità continuerà probabilmente a guardare verso la Performer.
Il Messico non è più la serie B di Fender
Anche storicamente vale la pena correggere un luogo comune. La produzione Fender a Ensenada ha ormai alle spalle decenni di attività: lo stabilimento messicano è operativo dalla fine degli anni Ottanta e la produzione di strumenti ha assunto un ruolo centrale già nei primi anni Novanta. Parlare ancora genericamente di “Fender messicana” come sinonimo di Fender economica significa quindi descrivere un mercato che non esiste più.

E se aprissimo la porta alle edizioni limitate il confine diventerebbe ancora più sottile: alcune Vintera II Road Worn prodotte in Messico si sono spinte fino a prezzi vicinissimi a quelli delle American Performer. Non le utilizziamo come riferimento principale proprio perché una Limited Edition falserebbe in parte il nostro esperimento, ma il dato rende bene l’idea di quanto le vecchie gerarchie si siano complicate.
Ibanez Premium contro Prestige: stesso prezzo, e qui cominciano i guai
Il confronto Ibanez è probabilmente il più interessante di tutti perché elimina quasi completamente il fattore logo. Su entrambe c’è scritto Ibanez: non esiste una paletta nobile e una economica, bisogna guardare la chitarra.
Prendiamo la RGT1270PB Premium. Ha costruzione neck-through, manico Wizard III in sette pezzi acero/noce, tastiera in ebano, 24 tasti jumbo in acciaio inox con Premium Fret Edge Treatment, tremolo Edge, meccaniche Gotoh e pickup DiMarzio Air Norton, True Velvet e Tone Zone. A tutto questo aggiunge un’estetica particolarmente elaborata con top in radica di pioppo e sul mercato europeo può trovarsi intorno ai 1.475 euro.

Ora prendiamo una RG652AHM Prestige, costruita in Giappone. Super Wizard HP in cinque pezzi acero/noce, corpo in frassino, tastiera in acero birdseye, DiMarzio Air Norton e Tone Zone, tremolo Edge, meccaniche Gotoh e custodia rigida. Prezzo rilevato: ancora circa 1.475 euro. Qui il nostro esperimento arriva alla sua forma quasi ideale: stesso marchio, stessa famiglia di strumenti, stesso prezzo. Premium estremamente elaborata contro Prestige giapponese più tradizionale.
E la Premium non arriva certo disarmata. Anzi, offre costruzione neck-through, tasti in acciaio inox, top decorativo, tre pickup e una dotazione che potrebbe tranquillamente farla apparire superiore sulla carta. La RG652AHM Prestige presa come esempio, peraltro, non utilizza tasti stainless steel. È un dettaglio particolarmente significativo: appartenere alla serie superiore non significa automaticamente vincere ogni casella della scheda tecnica. La Prestige risponde invece con il punto sul quale Ibanez ha costruito la reputazione della serie: produzione giapponese, precisione delle lavorazioni e filosofia produttiva orientata alla consistenza dello strumento.
Premium e Prestige raccontano due idee diverse di valore
La serie Prestige affonda le proprie radici negli anni Novanta, mentre Ibanez Premium arrivò nel 2011 come proposta capace di portare lavorazioni sofisticate e specifiche molto ricche a un livello di prezzo inferiore rispetto alla produzione giapponese. Le due famiglie sembrano quasi nate per materializzare il dilemma di questo articolo: investire il budget nelle caratteristiche visibili dello strumento oppure nel livello e nel luogo della produzione?
Probabilmente è il confronto nel quale meno di tutti consiglierei di decidere leggendo una tabella. A questi prezzi bisogna prendere in mano entrambi gli strumenti.
PRS SE contro S2: qui il muro esiste ancora
PRS rappresenta invece un utile controesempio. Una SE McCarty 594 riproduce molti elementi fondamentali della piattaforma superiore: corpo in mogano con top in acero, scala da 24,594″, manico Pattern Vintage, ponte PRS Two-Piece e pickup 58/15 LT “S” con coil tap. Sul mercato europeo può essere reperita anche sotto i 900 euro. La corrispondente S2 McCarty 594, costruita negli Stati Uniti, sale invece abbondantemente oltre i duemila euro e utilizza pickup 58/15 LT americani, finitura nitro e componentistica appartenente alla fascia produttiva statunitense PRS.
In questo caso non abbiamo quindi un vero testa a testa di prezzo, ed è significativo. PRS ha migliorato enormemente la serie SE, ma continua a mantenere una separazione economica abbastanza netta tra produzione asiatica e produzione Maryland.
C’è anche un dettaglio storico interessante. S2 significa Stevensville 2: la linea nacque nel 2013 come seconda piattaforma produttiva dello stabilimento PRS nel Maryland, con l’obiettivo di creare uno spazio intermedio tra SE e Core. Nel tempo il confine produttivo si è ulteriormente evoluto e PRS ha integrato maggiormente la lavorazione delle S2 nell’ecosistema utilizzato per le proprie serie americane. Le economie non derivano quindi semplicemente dal concetto di “fabbrica meno prestigiosa”, ma anche da differenti processi costruttivi, lavorazioni, finiture e scelte industriali.
Questo cambia completamente la domanda. Non è più soltanto “quale delle due compro con gli stessi soldi?”, ma quanto devo spendere in più perché abbia realmente senso abbandonare la SE?
Una SE McCarty 594 può già essere uno strumento perfettamente utilizzabile anche professionalmente. Passare alla S2 non significa quindi ottenere automaticamente “il doppio della chitarra” spendendo più del doppio: significa entrare in un’altra filosofia produttiva. Ed è qui che compare una delle regole più importanti dell’intero mercato degli strumenti musicali: salendo di prezzo, ogni miglioramento tende a costare progressivamente di più.
LTD contro ESP E-II: quando la dotazione non basta più a spiegare il prezzo
ESP e LTD portano questa logica ancora più avanti. Una moderna LTD EC-1000 può montare Fishman Fluence Modern, ponte TonePros locking, meccaniche autobloccanti, tastiera in ebano Macassar e 24 tasti extra-jumbo in acciaio inox. A seconda della configurazione, il prezzo europeo può collocarsi grossomodo nella fascia dei 1.500-1.700 euro. A questo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa dovrebbe avere in più una chitarra professionale?
La serœe ESP E-II Eclipse è costruita in Giappone e utilizza, a seconda delle versioni, hardware Gotoh, capotasto in osso, tasti stainless steel, pickup EMG o Fishman e custodia rigida. Il prezzo può però salire nella zona dei 2.800-3.200 euro. La distanza economica è quindi importante, eppure la EC-1000 può avere una scheda tecnica talmente completa che inseguire la E-II potrebbe non essere necessario per molti.
Il valore aggiunto va cercato piuttosto in processi produttivi, lavorazioni, finiture, controllo qualitativo, selezione dei materiali e consistenza tra gli esemplari, senza trasformare automaticamente il Made in Japan in una garanzia metafisica di superiorità.
Anche il nome può trarre in inganno. La gamma E-II è sostanzialmente l’erede della precedente ESP Standard Series, mentre LTD nacque negli anni Novanta per offrire strumenti legati al mondo ESP attraverso produzioni più accessibili. Paradossalmente, quindi, quella sigla “E-II” apparentemente meno prestigiosa identifica oggi proprio la fascia alta della produzione ESP realizzata industrialmente in Giappone, prima di entrare nei territori ancora superiori del catalogo.
La scheda tecnica ci sta ingannando?
Per molti anni abbiamo utilizzato le specifiche come scorciatoia per stabilire il valore di una chitarra. Pickup Seymour Duncan? Bene. Meccaniche Gotoh? Meglio. Acciaio inox? Punto a favore. Top figurato? Altro punto. Custodia rigida? Ancora uno. Seguendo questo metodo, alcune produzioni asiatiche moderne rischiano di mettere alle corde strumenti che costano il doppio.
Il problema è che una chitarra non è un computer e non esiste un benchmark capace di assegnarle un punteggio sommando i componenti. Due strumenti costruiti con specifiche apparentemente simili possono differire per precisione degli incastri, lavorazione dei tasti, finitura del manico, capotasto, setup, tolleranze produttive e controllo finale.
Il sovrapprezzo di una produzione superiore può essere assorbito anche da processi più laboriosi, differenti criteri di selezione e costi produttivi difficili da tradurre nella classica tabella delle caratteristiche. Un pickup Fishman si può scrivere in bella evidenza sulla scheda tecnica. La precisione con cui è stata eseguita una lavorazione molto meno.
Cosa si può aggiornare e cosa resterà per sempre
C’è poi un criterio molto concreto che spesso viene dimenticato durante l’acquisto. I pickup si possono cambiare. Le meccaniche si possono cambiare. L’elettronica si può cambiare. In molti casi anche ponte e capotasto possono essere sostituiti. La struttura fondamentale della chitarra, invece, rimane quella. Non trasformeremo una Epiphone in una Gibson costruita a Nashville montandole pickup più costosi, così come una Ibanez Premium non diventerà una Prestige giapponese sostituendo ponte e meccaniche.
Ma il ragionamento funziona anche al contrario. Se manico, tastiera, tasti, assemblaggio ed ergonomia della chitarra meno costosa sono già esattamente ciò che cerchiamo, pagare una cifra molto superiore soltanto per salire nella gerarchia produttiva potrebbe non portare alcun vantaggio realmente importante per quel musicista. Quando la distanza tra le fasce è minima ha quindi senso attribuire maggiore importanza alle caratteristiche strutturali che non potremo modificare in futuro; quando la differenza economica diventa enorme, invece, la dotazione già presente sul modello inferiore assume un peso molto maggiore.
Attenzione al costo degli upgrade
C’è poi un piccolo trucco mentale nel quale è facile cadere. Compriamo la chitarra da 1.100 euro pensando di aver risparmiato rispetto a quella da 1.600, poi sostituiamo pickup, meccaniche, ponte, potenziometri e magari acquistiamo una custodia rigida. Il conto finale può diventare sorprendente. In casi come quello della Epiphone 1959 Les Paul Standard Reissue succede però quasi l’opposto: buona parte della componentistica che normalmente verrebbe considerata un upgrade è già installata di serie.
La domanda corretta non è quindi soltanto “quanto costa questa chitarra?”, ma anche “quanto dovrò ancora spendere per farla diventare la chitarra che voglio?”
Il luogo di produzione conta ancora?
Sì, ma non nel modo semplicistico con cui l’argomento veniva affrontato venti o trent’anni fa. Dire che una chitarra americana o giapponese sia automaticamente migliore di una coreana, indonesiana, cinese o messicana non regge più. Gli stabilimenti che oggi lavorano per i grandi marchi possiedono macchinari, competenze e sistemi di controllo capaci di realizzare strumenti di livello elevatissimo.
Il punto riguarda piuttosto quali processi vengono utilizzati, quanto lavoro viene dedicato allo strumento, quali tolleranze vengono accettate e quale livello di finitura e controllo viene richiesto dal marchio per quella specifica serie. Una produzione con costi industriali inferiori può inoltre consentire al costruttore di destinare una parte importante del prezzo finale alla componentistica.
Da qui nasce uno dei paradossi del mercato moderno: strumenti prodotti in Asia possono arrivare dalla fabbrica con una quantità di hardware aftermarket superiore a quella presente su modelli americani o giapponesi più costosi. Questo non dimostra che siano migliori: dimostra semplicemente che il prezzo viene distribuito in maniera diversa.
E poi c’è quella scritta sulla paletta
Facciamo finta che il marchio non conti? Sarebbe poco credibile. Il logo Gibson, Fender USA, PRS USA o ESP ha un valore che non è soltanto emotivo: può influire sulla riconoscibilità dello strumento, sul desiderio di possederlo e anche sulla facilità con cui verrà eventualmente rimesso sul mercato.
Questo non significa che una chitarra appartenente alla fascia superiore mantenga automaticamente meglio il proprio valore. La tenuta dell’usato dipende dal singolo modello, dalla disponibilità, dal momento storico e dalla domanda. Esistono Epiphone, Fender messicane, LTD e Ibanez particolari capaci di comportarsi molto bene anche sul mercato secondario. Ma per un chitarrista che compra, prova e rivende frequentemente gli strumenti, la forza commerciale del modello non può essere completamente ignorata. Anche questo fa parte del prezzo di una chitarra, benché non produca una sola nota.
Quindi meglio il top economico o l’ingresso prestigioso?
Non esiste una risposta valida per tutti, ma dai diversi confronti emerge una regola abbastanza chiara: più le due fasce si avvicinano di prezzo, meno ha senso fermarsi alla quantità di accessori e più diventa importante valutare ciò che non potremo aggiungere successivamente.
Se tra due strumenti ci sono soltanto cento o duecento euro, vale la pena prendere molto seriamente in considerazione l’ingresso nella categoria superiore; quando la distanza arriva intorno ai 500 o 600 euro, il dilemma diventa reale e dipende molto dalle esigenze del singolo chitarrista.
Quando per salire di categoria bisogna invece aggiungere mille euro o più, la migliore produzione della fascia inferiore può diventare una scelta molto più razionale e perfettamente definitiva. È forse questa la vera trasformazione avvenuta nel mercato della chitarra. Un tempo si comprava Epiphone aspettando Gibson, una produzione orientale aspettando quella giapponese o una Fender messicana pensando prima o poi alla Fender americana. Oggi non è più obbligatorio ragionare così.
Una buona chitarra di fascia medio-alta può tranquillamente essere lo strumento definitivo di un musicista professionista, senza bisogno di chiedere scusa alla paletta. Ma quando i prezzi cominciano realmente a toccarsi, fermarsi un attimo prima dell’acquisto diventa quasi obbligatorio. Perché spendere tutto il budget per avere la regina della categoria inferiore può essere una scelta intelligentissima. Solo che, qualche volta, pochi centimetri più in là sullo scaffale c’è già la porta d’ingresso del piano superiore.










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