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La storia della Rickenbacker: dalla “padella” elettrica al suono di Beatles e Byrds

Una chitarra a forma di padella nel 1932, poi le Capri e il dodici corde: come la Rickenbacker ha costruito un suono riconoscibile in mezzo secolo.

Nel 1931, a Los Angeles, prende forma il prototipo di uno strumento destinato a cambiare la storia della chitarra. Il primo esemplare, realizzato dall’esperto artigiano Harry Watson per George Beauchamp, ha corpo e manico in legno. L’anno successivo, quando il progetto entra in produzione, viene adottata una costruzione in alluminio fuso, con un corpo circolare e un lungo manico che gli danno inevitabilmente la sagoma di una padella. Per questo viene presto soprannominato Frying Pan, la padella per friggere, e il nome resta. Nel 1932 quella lap steel hawaiana arriva sul mercato: è uno dei primissimi strumenti elettrici a corpo solido prodotti in serie e, soprattutto, uno dei progetti che dimostrano concretamente come l’amplificazione elettromagnetica possa diventare una tecnologia realmente utilizzabile dai musicisti. Attorno a quello strumento nasce una delle aziende più riconoscibili nella storia della chitarra.

La Rickenbacker non parte dal rock. Parte dalla musica hawaiana, da un inventore alle prese con il problema del volume e da un imprenditore svizzero specializzato nella lavorazione dei metalli. La strada che porta dal prototipo in legno alla successiva padella di alluminio, e poi al suono cristallino che tre decenni dopo contribuirà a definire una generazione, è piena di brevetti, cambi di proprietà, soluzioni costruttive insolite e strumenti che spesso anticipavano richieste che il mercato ancora non sapeva di avere. Ripercorrerla spiega perché oggi una Rickenbacker si riconosce ancora al primo accordo.

Le origini hawaiane e la padella di alluminio

Negli Stati Uniti dei primi anni Trenta la musica hawaiana gode di una popolarità enorme. La lap steel, la chitarra che si suona in posizione orizzontale facendo scorrere sulle corde una barra d’acciaio, è diffusissima. Il problema è che, in versione acustica, fatica a reggere il confronto in volume con gli altri strumenti di un’orchestra da ballo. Serviva amplificarla.

A trovare una soluzione efficace sono George Beauchamp, musicista e inventore già attivo alla National String Instrument Corporation, e Paul Barth, tecnico e collaboratore della stessa azienda. I due lavorano a un pickup elettromagnetico basato su due grandi magneti a forma di ferro di cavallo: le corde passano tra i magneti e sopra una bobina dotata di sei poli, uno per ciascuna corda. Non è il primo esperimento di elettrificazione di uno strumento a corde, ma è uno dei primi sistemi elettromagnetici realmente efficaci e commercialmente praticabili. Per costruirlo su scala industriale servono però macchinari e competenze nella lavorazione dei metalli: entra così in scena Adolph Rickenbacker, nato in Svizzera e titolare di un’azienda attrezzata per lavorare alluminio e altri metalli.

La società nasce nel 1931 come Ro-Pat-In Corporation e viene presto ribattezzata Electro String Instrument Corporation. Nel corso dei primi anni Trenta il nome Rickenbacker diventa quello con cui gli strumenti vengono sempre più chiaramente identificati e commercializzati. Il cognome di Adolph è facile da ricordare e negli Stati Uniti suona già familiare anche per la notorietà dell’asso dell’aviazione Eddie Rickenbacker. Electro String resta il nome della società, mentre Rickenbacker diventa progressivamente quello riconosciuto dal pubblico.

Anche il brevetto racconta quanto l’idea fosse fuori dagli schemi. Beauchamp presenta la domanda per il suo sistema elettromagnetico nel 1934, ma deve aspettare fino al 1937 prima di ottenerne il riconoscimento. Nel frattempo Electro String sperimenta quasi tutto ciò che può essere elettrificato: chitarre, mandolini, violini, viole, violoncelli e contrabbassi. Arriva perfino a costruire un’arpa elettrica per Harpo Marx. Gli amplificatori diventano a loro volta una parte essenziale dell’attività: uno dei diffusori della linea viene progettato da James B. Lansing, futuro fondatore del marchio JBL, mentre nei primi anni Quaranta un giovane Leo Fender ripara amplificatori Rickenbacker nel suo laboratorio di Fullerton.

F.C. Hall, il neck-through e la nascita delle Capri

Per circa due decenni Rickenbacker resta soprattutto associata alle steel guitar e agli amplificatori. La svolta arriva nel 1953, quando F.C. Hall, proprietario della Radio-Tel, acquista Electro String da Adolph Rickenbacker e dagli altri azionisti. Hall conosce bene il settore: dal 1946 la sua società aveva avuto un ruolo fondamentale nella distribuzione nazionale degli strumenti Fender e aveva contribuito alla crescita della giovane azienda di Fullerton. All’inizio degli anni Cinquanta, però, il mercato sta cambiando rapidamente. Le steel guitar perdono terreno mentre prende quota la chitarra elettrica suonata in posizione convenzionale, quella che all’epoca negli Stati Uniti veniva definita Spanish guitar, ormai centrale nel country, nel jazz e soprattutto nel nascente rock’n’roll.

Sotto Hall comincia una fase di profondo rinnovamento. Nel 1956 il Combo 400 introduce una soluzione destinata a diventare caratteristica del marchio: il manico attraversa longitudinalmente il corpo, al quale vengono applicate le due ali laterali. È la costruzione oggi definita neck-through-body. Rickenbacker è tra i primissimi costruttori, e secondo la propria documentazione il primo, a portare questa soluzione nella produzione in serie. L’anno seguente la stessa filosofia costruttiva arriva sul Model 4000, il primo basso elettrico Rickenbacker di produzione.

Per dare una nuova forma anche alle chitarre, Hall si affida al designer e liutaio tedesco Roger Rossmeisl, cresciuto in una tradizione costruttiva molto diversa da quella californiana. Nel 1958 debutta la famiglia Capri: strumenti dalle linee sottili, con versioni a doppia e singola spalla mancante, manici stretti e una cura estetica decisamente insolita per l’epoca. È da questa famiglia che nasceranno progressivamente i modelli destinati a diventare sinonimo del marchio.

La genealogia, però, è più articolata di quanto spesso venga raccontato. Nel 1961 Rossmeisl ridisegna la Capri: il corpo passa da circa due pollici a un pollice e mezzo di profondità, le corna diventano più pronunciate e la vita viene leggermente abbassata e stretta. È la configurazione che oggi collezionisti e studiosi indicano generalmente come New Capri, dalla quale deriva la forma fondamentale delle future 330 e 360. Nel 1964 la 360 Deluxe subisce un’ulteriore trasformazione: i bordi superiori del corpo vengono arrotondati, scompare il binding sul bordo del top e nasce quella silhouette morbida che oggi associamo immediatamente alla 360. La celebre 360/12 di George Harrison, costruita poco prima di questa modifica, appartiene invece alla precedente configurazione, con bordi del top più squadrati e binding sia anteriore sia posteriore.

Nel mezzo arriva un’altra soluzione tipicamente Rickenbacker. Nel 1960 debutta il Rick-O-Sound: sui modelli Deluxe vengono predisposte un’uscita mono convenzionale e un’uscita stereo capace di separare elettricamente i due pickup. Utilizzando quest’ultima, il pickup al manico e quello al ponte possono essere inviati a due amplificatori o a due catene di effetti indipendenti. È una funzione che molti proprietari non utilizzeranno mai, ma diventerà uno dei dettagli tecnici più caratteristici del marchio.

La dodici corde e una paletta che non doveva diventare enorme

Nel 1963 Rickenbacker affronta un altro problema molto concreto: costruire una dodici corde elettrica senza ritrovarsi con una paletta sproporzionatamente lunga. F.C. Hall vuole mantenere dimensioni vicine a quelle di una normale sei corde e la soluzione viene trovata soprattutto da Richard “Dick” Burke, responsabile del reparto legni. Burke utilizza sei meccaniche montate in modo convenzionale, tre per lato, e altre sei ruotate di 90 gradi, con gli alberini che attraversano due scassi longitudinali ricavati nella faccia della paletta. È una soluzione tanto semplice da descrivere quanto ingegnosa da realizzare e diventerà uno dei segni distintivi delle Rickenbacker a dodici corde.

La prima 360/12 sperimentale non finisce però nelle mani di un Beatle. Nell’estate del 1963 F.C. Hall affida il primo prototipo alla cantante country Suzi Arden, che si esibisce a Las Vegas. L’idea è farle provare il nuovo strumento e raccogliere qualche impressione. Arden, a quanto racconterà anni dopo, gradisce la chitarra al punto da non volerla più restituire. La seconda 360/12 viene completata alla fine dello stesso anno ed è quella che nel febbraio 1964 arriverà a George Harrison.

Tra i due prototipi c’è anche una differenza meno evidente ma tecnicamente importante. La chitarra di Suzi Arden utilizza una disposizione delle coppie simile a quella convenzionale delle dodici corde. Sul secondo esemplare Rickenbacker inverte invece l’ordine all’interno delle quattro coppie accordate all’ottava: durante una pennata verso il basso viene incontrata prima la corda fondamentale e poi quella più acuta. È una caratteristica mantenuta dalla casa e costituisce uno degli ingredienti del particolare attacco della dodici corde Rickenbacker.

Il suono che ha attraversato una generazione

In una dodici corde standard, le quattro coppie più gravi affiancano alla corda principale una seconda corda accordata un’ottava sopra, mentre le due coppie più acute lavorano all’unisono. Ne nasce un timbro ricco di armonici, brillante e con una naturale sensazione di chorus. Sulla Rickenbacker entrano poi in gioco la particolare disposizione delle corde, il corpo semicavo e i pickup, dando origine a quel carattere che il mondo anglosassone identifica con il termine jangle: brillante, tintinnante, ricco di armonici e capace di emergere con facilità nel mix.

Anche sui pickup vale la pena fare una distinzione. Le Rickenbacker dell’epoca d’oro dei Beatles e dei Byrds montano i celebri single coil Toaster Top, soprannominati così per la cover cromata che ricorda la griglia di un tostapane. Dalla fine degli anni Sessanta cominciano a essere progressivamente sostituiti dagli Hi-Gain, caratterizzati da un livello d’uscita maggiore rispetto ai Toaster e adottati sempre più estesamente sulla gamma nel passaggio agli anni Settanta. Questo significa che una moderna 360/12 standard non riproduce necessariamente in maniera identica l’elettronica di quella utilizzata da Harrison nel 1964: non a caso la 360/12C63, pensata per ricreare quello strumento, utilizza pickup Vintage Single Coil Toaster Top.

A portare il suono Rickenbacker sotto gli occhi di tutti sono naturalmente i Beatles. John Lennon suona una Rickenbacker 325 già dai tempi di Amburgo, ma la svolta arriva nel febbraio del 1964, quando George Harrison riceve una 360/12 da F.C. Hall. È la seconda 360/12 costruita dall’azienda. Harrison la mette immediatamente al lavoro e il suo suono compare in diversi brani del periodo 1964-65, tra cui You Can’t Do That, A Hard Day’s Night ed Eight Days a Week, oltre a diventare visivamente inseparabile dal film A Hard Day’s Night.

L’effetto sul pubblico è enorme. A metà degli anni Sessanta, per alcuni modelli Rickenbacker, i tempi d’attesa passano da poche settimane a sei mesi o più. Nel 1964 l’azienda trasferisce inoltre la produzione dallo stabilimento originario di Los Angeles a Santa Ana, nella vicina Orange County, aumentando la capacità produttiva proprio mentre la British Invasion moltiplica la domanda.

Ma la storia forse più interessante è quella di chi i Beatles li stava guardando. Dopo aver visto A Hard Day’s Night, Roger McGuinn rimane folgorato dalla dodici corde di Harrison. McGuinn suonava già una Gibson acustica a dodici corde, ma decide di passare a una Rickenbacker 360/12. Nel 1965 la usa nella versione dei Byrds di Bob Dylan, Mr. Tambourine Man, e da quell’incrocio nasce uno dei manifesti fondativi del folk rock.

Una parte decisiva di quel timbro, però, non arriva soltanto dalla chitarra. Durante le sessioni alla Columbia, l’ingegnere Ray Gerhardt applica una compressione molto pronunciata al segnale di McGuinn. Il chitarrista ricorderà in seguito l’utilizzo di due compressori valvolari in serie, con la chitarra inviata direttamente al banco. La compressione riduce fortemente la dinamica ma allunga il sustain, permettendo alle note di restare sospese e di emergere dalla radio con un attacco immediatamente riconoscibile. Il celebre jangle dei Byrds, quindi, è il risultato della Rickenbacker ma anche di una precisa tecnica di registrazione.

La Rickenbacker smette così di essere soltanto uno strumento e diventa una firma sonora. Non è semplicemente una chitarra dalla costruzione particolare: diventa uno dei modi più immediati, per un musicista, di comunicare qualcosa attraverso il timbro prima ancora che attraverso le note.

Il basso Rickenbacker: da McCartney a Chris Squire

Raccontare la storia di Rickenbacker fermandosi alle chitarre, però, significa lasciarne fuori una parte fondamentale. Nel 1957 Roger Rossmeisl progetta il Model 4000, primo basso elettrico Rickenbacker di produzione. È uno strumento molto diverso dal Fender Precision Bass che domina il giovane mercato del basso elettrico: scala da 33 1/4″ (84,5 cm), forma asimmetrica con la caratteristica paletta dal profilo cresting wave e, soprattutto, costruzione neck-through. Alla fine del 1961 compare il 4001, versione Deluxe a due pickup del 4000, con binding, intarsi triangolari e una presenza scenica difficile da confondere con qualsiasi concorrente.

La consacrazione arriva ancora una volta attraverso i Beatles. Nel 1965 Paul McCartney riceve un 4001S mancino Fireglo costruito l’anno precedente. Fino a quel momento il suo Höfner era praticamente inseparabile dall’immagine del gruppo, ma il Rickenbacker entra progressivamente nelle registrazioni e subisce nel corso degli anni numerose modifiche, fino alla rimozione della finitura originale e alla trasformazione nell’aspetto naturale con cui è oggi più frequentemente ricordato.

Se McCartney porta il basso Rickenbacker davanti al pubblico più vasto possibile, Chris Squire degli Yes ne mostra invece quanto possa essere aggressivo e presente. Il suo celebre strumento è tecnicamente un RM1999, versione destinata al mercato britannico attraverso il distributore Rose-Morris e sostanzialmente equivalente al 4001S. Squire lo acquista nuovo da Boosey & Hawkes, dove lavorava, a metà degli anni Sessanta. Il suo modo di far convivere basse frequenze, attacco metallico e distorsione trasforma quel basso in una delle voci più riconoscibili del progressive rock.

Anche lo strumento di Squire ha una storia poco ortodossa. Originariamente Fireglo, viene prima ricoperto con carta da parati floreale, poi con materiale argentato riflettente. Le successive rimozioni richiedono più interventi di carteggiatura che finiscono per assottigliare leggermente il legno; alla fine il basso viene rifinito nel caratteristico colore crema. Squire arrivò a ipotizzare che anche quella involontaria “cura dimagrante” avesse contribuito alla risposta particolarmente viva del suo strumento. Vero o no, è difficile immaginare un basso più coerente con l’estetica degli anni Sessanta e Settanta.

Negli anni successivi la famiglia 4001, e poi il 4003, entra nel vocabolario sonoro del progressive, dell’hard rock e del metal. Musicisti come Geddy Lee e Lemmy Kilmister ne sfruttano in modi molto diversi il sustain, l’attacco pronunciato e la capacità di occupare uno spazio nel mix che raramente passa inosservato. Nei primi anni Settanta i bassi arrivano a costituire una parte determinante della produzione Rickenbacker: non più una derivazione della storia delle chitarre, ma una delle colonne portanti dell’azienda.

Un’eredità che continua a suonare

Il jangle delle chitarre, intanto, non scompare con gli anni Sessanta. Già nella seconda metà degli anni Settanta Tom Petty e Mike Campbell riportano le Rickenbacker a sei e dodici corde al centro del rock americano. Una delle chitarre più celebri di Campbell, il raro prototipo Rickenbacker 625/12 del 1963, compare persino tra le mani di Petty sulla copertina di Damn the Torpedoes.

Negli anni Ottanta il jangle diventa poi una delle lingue del college rock e dell’indie: la Rickenbacker di Peter Buck è fondamentale nel suono dei R.E.M., mentre Johnny Marr utilizza diversi strumenti del marchio nella costruzione dei complessi intrecci chitarristici degli Smiths. Da allora, ogni ritorno di gusto per chitarre brillanti, accordi aperti e arpeggi cristallini finisce prima o poi per fare i conti con quella tradizione.

L’azienda, nel frattempo, ha seguito una strada piuttosto rara nel settore. La proprietà è rimasta alla famiglia Hall e la produzione continua a Santa Ana. Oggi Ben Hall segue la gestione quotidiana dell’azienda insieme a Dan Beighley, proseguendo una continuità familiare iniziata con l’acquisizione di F.C. Hall nel 1953. Rickenbacker continua inoltre a costruire i propri strumenti negli Stati Uniti, mantenendo volumi relativamente contenuti e un catalogo che evolve con molta più cautela rispetto a quello dei grandi gruppi internazionali.

Ripercorrere questa parabola, dal prototipo ligneo della Frying Pan alla versione in alluminio pensata per i chitarristi hawaiani, dalla dodici corde dei Beatles e dei Byrds fino al 4001 di McCartney e Chris Squire, mette a fuoco una cosa semplice. Un suono riconoscibile non nasce da un singolo colpo di fortuna, ma da una lunga catena di scelte: il pickup a ferro di cavallo di Beauchamp e Barth, la produzione industriale resa possibile da Adolph Rickenbacker, le forme di Rossmeisl, il neck-through, il Rick-O-Sound, la paletta escogitata da Dick Burke e perfino una coppia di compressori collegati in serie in uno studio della Columbia. Quasi un secolo dopo la Frying Pan, basta ancora un accordo aperto – o una nota di basso – per capire che dall’altra parte c’è una Rickenbacker.

Per chi ha fretta: 4 risposte sulla storia della Rickenbacker

1. Quando è stata fondata la Rickenbacker?
La società nasce nel 1931 in California come Ro-Pat-In Corporation e viene presto ribattezzata Electro String Instrument Corporation. Rickenbacker diventa progressivamente il nome con cui gli strumenti vengono identificati e commercializzati.

2. Cos’era la “Frying Pan”?
Il primo prototipo del 1931 aveva corpo e manico in legno. Dal 1932 il progetto entra in produzione in alluminio fuso e diventa uno dei primi strumenti elettrici solid body prodotti in serie e uno dei progetti fondamentali nella nascita della moderna chitarra elettrica.

3. Perché la Rickenbacker è legata a Beatles e Byrds?
George Harrison riceve nel febbraio 1964 la seconda Rickenbacker 360/12 costruita dall’azienda. Dopo averla vista e ascoltata in A Hard Day’s Night, Roger McGuinn acquista una 360/12 e nel 1965 la utilizza in Mr. Tambourine Man, contribuendo a definire il suono del folk rock.

4. Perché sono importanti anche i bassi Rickenbacker?
Il 4000 e soprattutto il 4001 portano la costruzione neck-through e un timbro brillante e aggressivo nel basso elettrico. Paul McCartney e Chris Squire li rendono celebri negli anni Sessanta, aprendo la strada a generazioni di bassisti rock e progressive.



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