;
HomeStrumentiChitarra - ArtistiNew York intitola una strada a Jimi Hendrix

New York intitola una strada a Jimi Hendrix

La West 8th Street del Greenwich Village ora si chiama anche Jimi Hendrix Way, in onore del chitarrista e dei suoi Electric Lady Studios.

Mercoledì 10 giugno 2026 la West 8th Street del Greenwich Village ha guadagnato un secondo nome: Jimi Hendrix Way.
La co-intitolazione, ufficializzata a pocho passi dagli Electric Lady Studios, lega per sempre quel tratto di strada al chitarrista e allo studio di registrazione che vi fondò nel 1970. A condurre la cerimonia è stato il Council Member Harvey Epstein, davanti a un gruppo di ospiti che dello studio e di Jimi Hendrix hanno fatto parte della storia.

C’era Janie Hendrix, sorella del chitarrista e oggi presidente e CEO di Experience Hendrix LLC, la società che cura l’eredità artistica del fratello. C’era Eddie Kramer, l’ingegnere del suono che con Hendrix progettò lo studio e ne firmò molte delle sessioni più note.

C’erano anche musicisti d’eccezione: “Little Steven” Van Zandt, Vernon Reid dei Living Colour, la cantautrice Valerie Simpson. Una piccola folla raccolta su un marciapiede di Manhattan per una targa che dice molto più di un semplice indirizzo.

Una targa per uno studio che non ha mai cambiato indirizzo

La West 8th Street non è una strada qualsiasi per chi mastica recording. Al civico 52, dietro una facciata che dall’esterno piuttosto anonima, si entra negli Electric Lady Studios, una delle sale di registrazione più desiderate del pianeta. Lo studio è ancora lì, attivo, e la lista di chi vi è passato anche solo negli ultimi anni dice da sola che peso abbia: Taylor Swift, Adele, Lady Gaga, Jay-Z, Daft Punk, Lana Del Rey, Beck.

Eddie Kramer ha raccontato anche un dettaglio che dà la misura dell’aura del posto: dopo la morte di Hendrix, tutti volevano entrare per respirare l’atmosfera della sala, e ancora oggi è uno spazio in cui non si entra senza un buon motivo. Già nel 1973, pochi anni dopo l’apertura, una giovane band ancora sconosciuta di nome Kiss registrò qui il proprio demo in una sola giornata di lavoro, con Kramer alla console.

Da nightclub fallito a studio di Jimi Hendrix

La storia di Electric Lady inizia da un’idea precisa di Jimi Hendrix: smettere di pagare cifre enormi in altri studi e costruirsi una propria “casa” per registrare.
Nel 1968 il chitarrista mise gli occhi su uno spazio che ospitava un nightclub in difficoltà, il Generation, locale del Village dove la scena del tempo passava a fare jam. L’idea di partenza, in realtà, era rilevarlo come club. Si trasformò presto in qualcosa di diverso: un vero studio di registrazione disegnato attorno al modo in cui Hendrix voleva lavorare.

Il progetto venne affidato all’architetto e acustico John Storyk, allora agli esordi, affiancato da Kramer. Il cantiere non fu semplice. Il pavimento poggiava su un affluente del Minetta Creek, un corso d’acqua sotterraneo di Manhattan, e l’acqua che filtrava costrinse a installare pompe insonorizzate per non rovinare le riprese in sala. Tra ritardi nei permessi e allagamenti, i tempi e i costi andarono ben oltre il preventivo iniziale.

Quello che ne uscì, però, non era uno studio come gli altri. Hendrix non voleva una scatola fredda: voleva un posto in cui un musicista si sentisse a casa. Le sale furono pensate per stare comodi, con un sistema in grado di tingere l’ambiente di colori diversi, così da creare il clima giusto senza rinunciare agli standard di una sala di registrazione professionale. Un’idea di studio come spazio creativo prima che tecnico, che all’epoca era tutt’altro che scontata.

Lo studio aprì ufficialmente nel 1970, con una festa che resta una delle inaugurazioni più ricordate della storia del recording. Eppure il tempo che Hendrix poté passarci fu pochissimo. Il chitarrista morì il 18 settembre dello stesso anno, poche settimane dopo quell’apertura.

Perché una via, e perché adesso

L’intitolazione di una strada è un gesto simbolico che New York riserva di solito a figure che hanno lasciato un segno nel tessuto cittadino e culturale (esiste ad esempio una strada intitolata a Joey Ramone), e l’omaggio a Hendrix significa riconoscere anche che il Greenwich Village di quegli anni fu uno dei laboratori della musica popolare del Novecento. Il fatto che la targa nasca vicino allo studio ancora operativo è la parte più interessante ed unica della vicenda: non si celebra solo un musicista scomparso, si celebra un luogo di lavoro e fucina di talenti che continua a fare quello per cui fu costruito.

Per chi si occupa di registrazione, c’è un dettaglio che vale più della cerimonia: Electric Lady è uno dei pochi casi in cui l’idea di un artista su come dovesse suonare uno studio ha definito un intero modo di costruirli. Sale pensate per stare comodi, luci calibrate, un’acustica disegnata attorno al gesto del musicista e non attorno al manuale. Mezzo secolo dopo, quella filosofia è ancora il riferimento implicito di buona parte degli studi che contano.

Per chi ha fretta: 4 risposte su Electric Lady e Jimi Hendrix

1. Cosa è stato deciso a New York?
L’11 giugno 2026 la West 8th Street del Greenwich Village è stata co-intitolata Jimi Hendrix Way, in onore del chitarrista e di Electric Lady Studios, lo studio che fondò in quella strada.

2. Cosa è Electric Lady Studios?
È uno studio di registrazione al civico 52 della West 8th Street, voluto e fondato da Jimi Hendrix nel 1970. Ancora oggi è uno dei più desiderati al mondo.

3. Chi ha progettato lo studio?
Il progetto è dell’architetto e acustico John Storyk insieme all’ingegnere del suono Eddie Kramer, su impulso diretto di Hendrix, che dal 1968 ne curò la nascita.

4. Quanto tempo ci registrò Jimi Hendrix?
Pochissimo. Lo studio aprì nel 1970 e Hendrix morì il 18 settembre dello stesso anno, poche settimane dopo l’inaugurazione.

Resta il fatto che una strada di Manhattan oggi porta il nome di un chitarrista che in quello studio ha lavorato per poche settimane prima di andarsene troppo presto.
Electric Lady, però, è andato avanti, e continua a farlo. Forse è questo il modo più onesto di ricordare una visione: non chiuderla in una teca, ma lasciarla aperta, con le sale ancora accese e qualcuno dentro a registrare.



MUSICOFF NETWORK

Musicoff Discord Community Musicoff Channel on YouTube Musicoff Channel on Facebook Musicoff Channel on Instagram Musicoff Channel on Twitter