Il capotasto della chitarra è un componente piccolo ma decisivo: influenza intonazione, stabilità di accordatura e timbro delle corde a vuoto. Osso, TUSQ, ottone, Corian e plastica suonano e si comportano in modo diverso. Sostituire un capotasto economico è uno degli upgrade meno costosi e più efficaci, soprattutto sugli strumenti entry level. Vediamo materiali, pro e contro e quando conviene davvero cambiarlo.
Inizia oggi una video rubrica dedicata alla liuteria nella quale alcuni tra i migliori liutai del circuito GTR DOC vi aiuteranno nelle vostre scelte per uno strumento settato e costruito perfettamente.
Nel primo video incontriamo Marco Omar Viola, liutaio professionista e fondatore di MOV Guitars.
Prima di scendere nel dettaglio, vi ricordiamo che il circuito GTR DOC è un network dedicato alla liuteria e alla manutenzione della chitarra ideato da Music Gallery e che si avvale della collaborazione di ottimi liutai professionisti di varie regioni italiane.
Il sistema, suddiviso in un vero e proprio catalogo dove i vari servizi offerti sono distinti per categorie, raggruppa un numero variabile di liutai e negozi che forniscono assistenza, manutenzione e personalizzazione dello strumento.
Per saperne di più consulta il sito ufficiale GTRDOC.it.
Che cos’è il capotasto e perché conta così tanto
Il capotasto è quella piccola barretta scanalata posizionata tra paletta e tastiera, sulla quale appoggiano le corde prima di proseguire verso le meccaniche. Nonostante le dimensioni ridotte, definisce due cose fondamentali: l’altezza delle corde sui primi tasti e il punto esatto in cui la corda inizia a vibrare. Da qui dipendono buona parte del comfort della mano sinistra (tema legato anche alla regolazione dell’action), la facilità con cui lo strumento resta accordato e il timbro delle note suonate a corda vuota. Un capotasto fatto male, con sedi troppo strette, troppo basse o tagliate con l’angolazione sbagliata, genera ronzii, corde che si incastrano e cali di accordatura che nessuna meccanica di qualità, né una corretta regolazione del truss rod, potrà mai compensare. È il motivo per cui i liutai dedicano a questo componente molta più attenzione di quanta gliene riservi il chitarrista medio.
Sul timbro l’effetto è meno intuitivo ma reale. Quando una corda è premuta su un tasto, a contatto con la nota c’è il metallo del tasto stesso; ma sulle corde a vuoto è il materiale del capotasto a trasmettere e filtrare le vibrazioni, uno dei tanti fattori che influenzano il suono di una chitarra elettrica. Materiali più duri e densi tendono a restituire più attacco e brillantezza, materiali più morbidi smorzano leggermente le alte. È una differenza che si sente soprattutto su accordi aperti e arpeggi.

Osso: lo standard di riferimento
L’osso è storicamente il materiale più usato dai liutai per i capotasti di qualità. È duro, denso, naturalmente lubrificato dai suoi stessi residui e restituisce un suono pieno, con buon attacco e ottima ricchezza armonica. L’osso non sbiancato (unbleached) è in genere considerato più grasso e quindi più stabile in accordatura rispetto a quello sbiancato, che può risultare leggermente più secco. Il limite dell’osso è la disomogeneità: essendo materiale naturale, due pezzi non sono mai identici e la lavorazione richiede mano esperta. Per chi vuole un upgrade timbrico e di stabilità su uno strumento di buona fattura, resta la scelta di riferimento.
TUSQ e materiali sintetici: costanza e prevedibilità
Il TUSQ di Graph Tech è un materiale sintetico nato proprio per replicare le qualità dell’osso eliminandone l’imprevedibilità. Essendo prodotto in stampi sotto pressione, ogni pezzo è identico al precedente: per un costruttore o un riparatore significa risultati ripetibili. La versione TUSQ XL incorpora additivi lubrificanti (PTFE) che riducono l’attrito nelle sedi, un vantaggio concreto su chitarre con tremolo, dove la corda deve scorrere liberamente per tornare in accordatura, come spieghiamo nella guida su cambio corde e accordatura. Esistono anche altri sintetici come il Nubone e il Black TUSQ, pensati per timbri leggermente diversi. Il sintetico è spesso la scelta migliore quando la priorità è la stabilità di accordatura più che la ricerca timbrica artigianale.
Ottone, Corian, Micarta e plastica
L’ottone è il materiale più duro tra quelli comuni: aumenta sustain e brillantezza, dona molto attacco e rende le corde a vuoto più simili, timbricamente, alle note tastate. È una scelta di carattere, amata da chi cerca un suono tagliente, meno indicata per chi vuole calore. Corian e Micarta sono materiali compositi molto stabili e omogenei, con un suono equilibrato e una lavorazione comoda, spesso usati come compromesso tra osso e sintetico. La plastica economica montata di serie sugli strumenti entry level è invece il vero punto debole: morbida, poco densa, con sedi spesso tagliate male in fabbrica. È proprio qui che la sostituzione del capotasto offre il rapporto miglioramento-prezzo più alto, al pari di una buona pulizia e manutenzione dello strumento.
Quando conviene davvero cambiare il capotasto
Cambiare il capotasto ha senso in alcuni casi precisi: corde che si incastrano nelle sedi con un “tin” caratteristico quando si accorda; cali di accordatura subito dopo l’uso del tremolo o di un bending energico; corde a vuoto che ronzano sul primo tasto; strumento entry level con capotasto in plastica grezza. In tutti questi scenari la spesa è contenuta, ma il guadagno in suonabilità e affidabilità è notevole. Un consiglio pratico: il taglio delle sedi è un’operazione di precisione, con lime dedicate al calibro di ogni corda. Se non si ha esperienza e l’attrezzatura giusta, conviene affidarsi a un liutaio: un capotasto sostituito male peggiora la situazione invece di migliorarla. Nel video qui sotto Marco Omar Viola mette a confronto TUSQ, osso e corno e li sottopone anche al curioso “test della piastrella”, un metodo che per un liutaio ha un significato preciso.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere sul capotasto della chitarra
1. Su cosa incide il capotasto?
Su intonazione, altezza delle corde sui primi tasti, stabilità di accordatura e timbro delle corde a vuoto.
2. Qual è il materiale di riferimento?
L’osso, in particolare quello non sbiancato: denso, ben lubrificato, suono pieno e ricco di armonici.
3. Perché scegliere il TUSQ?
È sintetico e perfettamente costante; la versione XL è autolubrificata, ideale per chitarre con tremolo.
4. L’ottone che differenza fa?
È molto duro: aumenta attacco, brillantezza e sustain, avvicinando il suono delle corde a vuoto a quello delle note tastate.
5. Quando vale la pena cambiarlo?
Soprattutto sugli strumenti entry level con capotasto in plastica, o quando le corde si incastrano e l’accordatura non tiene.
Il capotasto è solo uno dei dettagli che separano uno strumento qualunque da uno strumento che suona davvero. Nella sezione Liuteria & DIY di Musicoff trovi guide pratiche su setup, regolazioni e manutenzione, passo dopo passo, per prenderti cura della tua chitarra come farebbe un liutaio.









Aggiungi Commento