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Andrea Rosatelli, un professionista tra basso e… plettro!

Si unisce alla grande famiglia di Vita da Professionisti anche Andrea Rosatelli, un vero Pro del basso elettrico che oggi ci parla di quella che è considerata spesso la nemesi della sua categoria, il plettro.

In sintesi. Usare il plettro sul basso non è una scappatoia tecnica, ma una scelta di suono e di stile diffusa tra i professionisti. Il bassista Andrea Rosatelli, attivo con artisti come Gianni Morandi, Patty Pravo e Loredana Bertè, spiega perché il plettro è un accessorio prezioso e come usarlo per ampliare le possibilità sonore ed espressive dello strumento.

Il plettro, ma chi l’ha detto che un bassista non può usarlo o che, se lo usa, necessariamente questo deve essere visto come una sorta di scappatoia da una tecnica non ben raffinata sulle dita? 
Niente di più sbagliato, perché la scelto dell’uso del plettro è invece molto comune tra i bassisti professionisti, principalmente per un fatto di suono e di adattamento allo stile del brano.
Quindi no, non si suona solo il “punk in garage” col plettro, ma anche sui grandi palchi questo diventa un accessorio da avere sempre a portata di mano, che può espandere le capacità sonore dello strumento nonché creative del playing del musicista stesso.

Chi è Andrea Rosatelli

Andrea Rosatelli, classe ’76, ha iniziato a suonar il basso da quando aveva soli 11 anni. Crescendo prende ancora più seriamente la musica fino a diplomarsi in Jazz al Saint Louis di Roma. Prosegue con studi di contrabbasso e moderni all’Università della Musica di Roma, parallelamente inizia un’intensa attività di side man in diverse formazioni sperimentando molti generi musicali, dal Jazz al Pop, dal Latin al Funky ecc…

Dopo le prime esperienze in Tv (Uno Mattina Estate RAI1 – 1996), in orchestra (M. Pregadio tour 1996 – 1998), in studio e live, Andrea arriva a collaborazioni molto importanti nella musica leggera Italiana tra cui Gianni Morandi, Patty Pravo, Loredana Bertè, Nek, Simone Cristicchi, Michele Zarrillo, Chiara Civello, Paola Turci e tanti altri…

Ascoltiamo quindi cosa ha da dire in questo primo appuntamento video e se volete seguirlo collegatevi a:

Il plettro sul basso: una scelta di suono

Il suono del plettro sul basso è in genere più immediato e percussivo rispetto a quello delle dita: l’attacco è netto, gli armonici più presenti e la dinamica più controllabile. Per questo molti bassisti lo scelgono in contesti rock, pop e new wave, dove servono definizione e un groove deciso. La differenza non è di livello tecnico, ma di colore: dita e plettro sono due strumenti espressivi diversi, e saperli alternare amplia le possibilità di un musicista.

Per usarlo bene contano pochi accorgimenti fondamentali: una impugnatura rilassata che lasci muovere il polso, un movimento controllato che eviti rigidità e l’attenzione alla zona della corda dove si attacca la nota, che cambia il timbro. Anche il controllo delle corde che non devono suonare, con il palmo o con le dita, è decisivo per ottenere un suono pulito ed evitare risonanze indesiderate.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su il plettro sul basso

1. Un bassista può usare il plettro?

Sì. Usare il plettro sul basso è una scelta molto comune tra i professionisti: non è una scorciatoia tecnica, ma una decisione legata al suono e allo stile del brano.

2. Che differenza c’è tra plettro e dita sul basso?

Il plettro dà un attacco più netto e percussivo, mentre le dita offrono un suono più rotondo. Sono due colori espressivi diversi: saperli alternare amplia le possibilità del bassista.

3. Chi è Andrea Rosatelli?

Andrea Rosatelli è un bassista professionista nato nel 1976, diplomato in jazz al Saint Louis di Roma, molto attivo nella musica leggera italiana e apprezzato anche come didatta.

4. Con quali artisti ha collaborato Rosatelli?

Ha collaborato con numerosi artisti italiani, tra cui Gianni Morandi, Patty Pravo, Loredana Bertè, Nek, Simone Cristicchi, Michele Zarrillo, Chiara Civello e Paola Turci.

5. Come si ottiene un buon suono col plettro?

Servono una impugnatura rilassata, un movimento controllato del polso e attenzione alla zona della corda dove si attacca la nota, oltre al controllo delle corde che non devono suonare.

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