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NAMM NeXT Europe 2026, ad Amsterdam l’industria degli strumenti musicali guarda al futuro

NAMM NeXT Europe 2026 ha riunito ad Amsterdam industria, associazioni e formazione musicale per discutere futuro, AI e rappresentanza.

Dopo l’appuntamento di NAMM NeXT Europe a Bruxelles dello scorso anno, NAMM è tornata a incontrare il mercato europeo degli strumenti musicali ad Amsterdam, nelle giornate del 10 e 11 giugno. Un’occasione pensata per mettere allo stesso tavolo associazioni, imprese, operatori della filiera, mondo dell’educazione musicale e rappresentanti delle realtà europee che lavorano intorno al fare musica.

Per Dismamusica erano presenti il Vice Presidente Romano Frenquelli e il Responsabile della comunicazione Giovanni Matarazzo, in un contesto che ha confermato una delle caratteristiche più utili di questo tipo di incontri: la possibilità di affiancare ai contenuti strategici un clima informale, dove relazioni e confronti diretti contano almeno quanto le slide. E, in tempi piuttosto agitati per economia, commercio internazionale e filiere produttive, non è esattamente un dettaglio da buffet.

La visione di NAMM tra mercato, musica e advocacy

Ad aprire i lavori è stato John Mlynczak, President and CEO di NAMM, che ha richiamato la visione dell’associazione: un mondo in cui ogni persona possa accedere alla gioia di fare musica, sostenuta da un’industria dei prodotti musicali solida, unita e capace di crescere. Accanto a questo, Mlynczak ha ribadito la missione di NAMM, cioè rafforzare il settore e promuovere i benefici culturali, sociali ed educativi del fare musica.

Il punto, in fondo, è proprio questo: l’industria degli strumenti musicali non può più ragionare soltanto in termini di produzione, distribuzione e vendita. Deve misurarsi con educazione musicale, accesso alla pratica, politiche pubbliche, sostenibilità delle professioni e capacità di rappresentanza presso le istituzioni. Un’agenda ampia, ma ormai inevitabile.

Economia globale e materie prime: il dilemma del “what if”

Uno degli interventi centrali è stato quello di Koen Berden, Managing Director di Trade Impact B.V., con una relazione dedicata allo scenario macroeconomico e commerciale europeo dal titolo European Economic and Trade Outlook for 2026 and Beyond.

Berden ha tratteggiato un quadro in cui l’economia mondiale appare sempre più esposta a tensioni geopolitiche, instabilità delle catene di approvvigionamento e centralità strategica delle materie prime. Secondo la sua analisi, il mondo si sta frammentando in modo sempre più evidente e le economie vengono usate anche come strumenti di pressione politica.

Da qui nasce il cosiddetto dilemma del “what if”: le aziende non possono permettersi di puntare tutto su un solo scenario. Devono invece prepararsi a più evoluzioni possibili, costruendo piani alternativi per affrontare cambiamenti rapidi, blocchi commerciali, oscillazioni dei costi e nuove regolamentazioni. In altre parole, non basta chiedersi cosa accadrà: bisogna chiedersi cosa fare se accade qualcosa di molto diverso da ciò che si era previsto.

Intelligenza artificiale e nuovi agenti digitali

Il tema dell’intelligenza artificiale è stato affrontato da Reinier Evers, fondatore di TrendWatching, con un intervento centrato sul ruolo sempre più attivo che gli agenti AI avranno nella vita quotidiana di persone, aziende e istituzioni.

La prospettiva indicata da Evers è quella di un futuro molto vicino in cui le AI personalizzate non si limiteranno a rispondere alle richieste degli utenti, ma agiranno per loro conto. Interagiranno con persone, imprese, servizi pubblici e, soprattutto, con altri agenti AI. Si aprirebbe così un ambiente digitale abitato da entità autonome o semi-autonome, capaci di prendere decisioni operative, filtrare informazioni, negoziare e rappresentare interessi.

Per il mercato degli strumenti musicali questo scenario pone domande tutt’altro che teoriche: come cambieranno il rapporto con il cliente, la ricerca dei prodotti, l’assistenza, la formazione, il marketing e la distribuzione? Se l’utente finale delegherà parte delle scelte a un agente digitale, anche le aziende dovranno imparare a parlare non solo alle persone, ma ai sistemi che le rappresentano.

European Soundmakers e la voce comune del settore

Ampio spazio è stato dedicato anche a European Soundmakers, la confederazione europea pensata per dare maggiore coordinamento alle associazioni nazionali del settore. A presentarla sono stati Jérôme Perrod, presidente della confederazione, e Manel Puntí, Vice Presidente.

European Soundmakers è stata descritta come una struttura leggera, costruita non per sostituire le associazioni nazionali, ma per metterle in relazione e rafforzarne l’azione comune. Una sorta di cabina di coordinamento europea, utile soprattutto quando i temi superano i confini dei singoli Paesi.

Tra le priorità indicate figurano il supporto alle associazioni sulle regolamentazioni, a partire dal tema del Pernambuco e da altre normative con impatto diretto sugli strumenti musicali; la promozione del fare musica verso il pubblico finale attraverso iniziative come I make music because…; e la raccolta di dati a livello europeo, con l’obiettivo di arrivare a un report annuale capace di rendere il mercato più leggibile e, in prospettiva, confrontabile con i dati elaborati da NAMM.

Il tema dei dati è particolarmente delicato: senza numeri condivisi, il settore fatica a raccontare il proprio peso reale a istituzioni, media e interlocutori politici. E un comparto che non riesce a misurarsi, spesso finisce anche per farsi misurare male dagli altri.

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Educazione musicale, scuole e comunità

Un altro passaggio importante ha riguardato il mondo della formazione musicale. In un intervento condiviso, Finn Schumacker per l’Association Européenne des Conservatoires, Romain Asselborn per la European Music School Union e Benno Spieker per la European Association for Music in Schools hanno sottolineato il ruolo delle scuole di musica nella costruzione di comunità, reti educative e percorsi culturali accessibili.

Il messaggio emerso è chiaro: le realtà formative europee sono diverse per storia, modello organizzativo, età degli studenti, ruoli professionali e contesto nazionale, ma condividono una funzione sociale decisiva. Le scuole di musica non sono soltanto luoghi in cui si impara a suonare uno strumento. Sono spazi in cui si costruiscono relazioni, partecipazione, disciplina, ascolto e identità culturale.

In questa prospettiva, educazione musicale per tutti e riconoscimento della professione degli insegnanti di musica diventano due punti centrali per il futuro del settore. Senza nuovi musicisti, senza docenti sostenuti e senza percorsi formativi solidi, anche il mercato degli strumenti rischia di parlare a una platea sempre più ristretta.

Verso una rappresentanza europea più forte

Nella parte conclusiva, John Mlynczak ha auspicato una maggiore collaborazione tra le associazioni presenti, senza parlare per ora di una vera integrazione, ma stimolando il confronto sulla possibilità di una futura entità comune. L’obiettivo sarebbe rafforzare l’advocacy verso istituzioni europee e nazionali, rendendo più efficace la voce dell’intero comparto.

Le priorità individuate ruotano intorno a quattro assi: accesso all’educazione musicale, promozione della figura degli insegnanti, attività di sensibilizzazione politica, partnership e alleanze tra soggetti diversi. Temi che non riguardano solo l’industria in senso stretto, ma l’ecosistema complessivo del fare musica.

Come contributo operativo finale, ai partecipanti è stato proposto di costituire gruppi di lavoro incaricati di elaborare proposte concrete sui temi discussi. I risultati saranno analizzati e condivisi prossimamente da NAMM.

L’incontro di Amsterdam si è chiuso in un clima di rinnovata vicinanza tra realtà che, pur partendo da ruoli e Paesi differenti, condividono una stessa urgenza: rendere più solida, ascoltata e riconoscibile la filiera europea della musica. Il prossimo appuntamento sarà NAMM NeXT Europe 2027, in una sede ancora da definire.



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