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Aloha annulla la latenza nel suonare online

Suonare insieme a distanza in tempo reale: come funziona la tecnologia a bassa latenza, quali sono i limiti fisici e di rete e quali strumenti permettono jam session online.
In sintesi. Suonare insieme online in tempo reale richiede una latenza sotto i 25-30 ms, la soglia oltre la quale il “feel” ritmico si rompe. Piattaforme dedicate come Aloha (di ELK), JackTrip e JamKazam abbattono il ritardo molto più delle videochiamate. Servono fibra simmetrica, hardware audio a bassa latenza e distanze geografiche contenute: la velocità della luce nel cavo è un limite fisico invalicabile.

Chi fa musica conosce bene il problema della latenza: il ritardo tra il momento in cui suoni una nota e quello in cui un altro musicista la sente. Sopra una certa soglia, suonare insieme a distanza diventa semplicemente impossibile. Le piattaforme di videoconferenza non sono pensate per questo, ma esistono soluzioni nate apposta per la musica. Vediamo come funzionano, quali sono i limiti reali e cosa serve per usarle.

Il problema della latenza nel suonare online

Una videochiamata standard introduce 150-500 ms di ritardo: ottimo per parlare, devastante per suonare a tempo. La soglia percepita come “insieme” è intorno ai 25-30 ms; sotto i 15 ms la sensazione è quella di essere nella stessa stanza. Oltre, il batterista sente la chitarra in ritardo, rallenta, e l’intero groove collassa. Per questo le jam online affidabili richiedono software progettati specificamente per minimizzare ogni anello della catena: conversione audio, buffer, rete.

Aloha e gli strumenti dedicati alla jam a distanza

Tra le soluzioni nate per i musicisti c’è Aloha, sviluppata dall’azienda ELK, che punta a digitalizzare l’interazione dal vivo connettendo strumenti e musicisti in sincronia da luoghi diversi, sia su rete fissa in fibra sia su mobile. Come ha sintetizzato il CEO di ELK, Michele Benincaso, le piattaforme di videoconferenza “non sono state progettate per l’industria musicale”, mentre l’obiettivo di Aloha è proprio la creazione e la performance remota. Accanto ad Aloha, l’ecosistema include strumenti come JackTrip (open source) e JamKazam, ognuno con un proprio compromesso tra qualità audio, semplicità e requisiti hardware.

Interfaccia di Aloha di ELK, piattaforma per suonare online senza latenza

Un caso reale: jazz a centinaia di chilometri di distanza

Un esempio spesso citato è quello di Nils Landgren e Robert Ikiz, che hanno eseguito una jam session jazz di circa 40 minuti a 670 km di distanza. Proprio il jazz, dove i cambi di tempo e l’interplay sono fondamentali, è il banco di prova più severo: se funziona lì, la tecnologia regge anche generi più indulgenti. Come ha raccontato Ikiz, un set in tempo reale a centinaia di chilometri di distanza era semplicemente impossibile prima di queste piattaforme, e oltre a permettere la performance fa risparmiare costi di viaggio e studio.

Musicisti collegati in jam session a distanza con tecnologia a bassa latenza

Requisiti tecnici: rete, hardware e geografia

Per ottenere una latenza utilizzabile servono tre cose. Primo, una connessione in fibra simmetrica (download e upload equivalenti): ADSL e mobile soffrono di asimmetria e soprattutto di jitter, la variazione del ritardo nel tempo, che è il vero killer dell’esperienza. Secondo, un’interfaccia audio a bassa latenza e buffer ridotti. Terzo, la distanza geografica: la luce nel cavo viaggia a circa 200.000 km/s, quindi tra due città vicine il round-trip fisico è di pochi millisecondi, ma tra continenti diventa impossibile restare sotto i 50 ms a prescindere dal software.

A cosa serve, oltre alle jam

La bassa latenza non rivoluziona solo il lato concertistico. Cambia anche le prove di gruppo quando i musicisti non possono incontrarsi, le videolezioni e le masterclass, che senza ritardo diventano molto più naturali da seguire. È uno strumento di lavoro per insegnanti, turnisti e produttori, non solo un esperimento da fiera. La maturità della tecnologia varia ancora con la qualità della rete dell’utente, ma la direzione è ormai tracciata.

Per chi ha fretta: 5 risposte sul suonare online senza latenza

1. Cos’è la latenza nel suonare online?
Il ritardo tra quando suoni una nota e quando l’altro musicista la sente. Sopra i 25-30 ms suonare insieme diventa impossibile; le videochiamate standard hanno 150-500 ms.

2. Quali strumenti permettono jam a bassa latenza?
Piattaforme dedicate ai musicisti come Aloha di ELK, JackTrip (open source) e JamKazam, progettate per minimizzare il ritardo, a differenza delle app di videoconferenza.

3. Quale latenza minima serve?
Sotto i 25 ms per una jam seria, sotto i 15 ms è l’ideale. Oltre i 50 ms diventa impraticabile per ritmi precisi.

4. Serve la fibra ottica?
Sì, preferibilmente simmetrica. Il jitter di ADSL e mobile, più dell’asimmetria, rende l’esperienza inaffidabile.

5. Si può suonare in tempo reale tra continenti?
No. La velocità della luce nel cavo impone un limite fisico: tra città vicine è possibile, tra continenti la latenza resta sopra i 50 ms qualunque software si usi.

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