Il 1° settembre 1926, a Kiel, Heinrich Hecht, Wilhelm Rudolph e Gerhard Schmidt fondano la ELECTROACUSTIC GmbH. Non ci sono ancora diffusori, giradischi o cuffie: i primi anni dell’azienda ruotano attorno all’acustica subacquea e allo studio della propagazione del suono nell’acqua. Nel 1928 arriva uno dei primi risultati concreti, un sistema di ecoscandaglio destinato alla navigazione civile.
Cento anni dopo, nella stessa città, il ramo audio nato da quella storia ripiega ancora a mano una pellicola larga pochi centimetri e la monta dentro un tweeter.
Un buon punto di partenza per ripercorrere questa storia è il reportage pubblicato dalla rivista tedesca fairaudio nel maggio del 2025, dopo una visita alla sede di ELAC. Al di là della parte da visita guidata, la domanda interessante è un’altra e vale per qualunque azienda arrivata a un secolo di attività: che cosa può tenere insieme un ecoscandaglio e un diffusore da salotto, oltre al logo stampato sul frontale? Nel caso di Kiel la risposta non è una trovata da anniversario.
È un problema di fisica che, in forme diverse, in quelle stanze non si è mai chiuso.
Per chi ha fretta: 5 risposte sui cento anni di ELAC
1. Quando nasce ELAC e per fare che cosa?
Il 1° settembre 1926 a Kiel, con il nome ELECTROACUSTIC GmbH. I primi anni sono dedicati all’acustica subacquea e nel 1928 arriva un sistema di ecoscandaglio per la navigazione civile, molto prima dell’ingresso nel mondo della musica.
2. Come si passa dal sonar ai giradischi?
Con la riconversione del dopoguerra. Nel 1947 arriva la testina a cristallo KST 1, nel 1948 il primo giradischi PW 1 e nel 1953 compare il nome Miracord. La competenza sul trasduttore rimane uno dei fili conduttori della storia dell’azienda.
3. Che cos’è il tweeter JET?
È un tweeter ELAC basato sul principio dell’Air Motion Transformer ideato da Oskar Heil: una sottile membrana ripiegata a fisarmonica mette in movimento l’aria attraverso l’apertura e la chiusura delle pieghe. Debutta nel 1993 ed è oggi alla sesta generazione.
4. I diffusori ELAC sono costruiti in Germania?
Solo in parte. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Lars Baumann nel 2025, i diffusori sopra i 1.600 euro al paio provengono dall’Europa, mentre quelli sotto quella soglia vengono costruiti fuori dal continente. I tweeter JET continuano invece a essere realizzati a Kiel.
5. Che cosa succede nel 2026?
ELAC celebra il centenario della fondazione. Il percorso celebrativo era già iniziato alla fine del 2025 con il NAVA100 e prosegue alla HIGH END di Vienna con nuovi prodotti che recuperano nomi storici come Miracord e RD100. Il ramo nautico separato nel 1978 esiste ancora come ELAC SONAR e continua a produrre sistemi acustici subacquei a Kiel.
Un’azienda nata per ascoltare il fondo del mare
Un ecoscandaglio emette un impulso acustico verso il basso, riceve l’eco di ritorno dal fondale e ricava dal tempo trascorso una misura della profondità. Detta così sembra soprattutto una questione di cronometri. È invece anche un problema di trasduttori: occorre convertire energia elettrica in energia acustica e, in ricezione, compiere il percorso inverso.
Nei sistemi a impulsi lo stesso trasduttore può svolgere entrambe le funzioni. Il principio di fondo ricompare anche nella costruzione di un altoparlante, naturalmente con condizioni operative molto diverse: il mezzo è l’aria anziché l’acqua e lo scopo non è misurare una distanza, ma trasformare un segnale elettrico in pressione sonora.
Fra il 1927 e il 1938 l’azienda di Kiel si specializza proprio in questo settore. Nel 1928 presenta un sistema di ecoscandaglio per la navigazione civile; nel 1931 compaiono sviluppi come l’Elektrolot per la misura elettroacustica della profondità e la cosiddetta Fischlupe, destinata alla rilevazione dei banchi di pesci. Nei primi anni Trenta ELAC realizza persino un grande bacino di prova per simulare le condizioni di propagazione sott’acqua. Nel 1938 la cronologia aziendale la colloca ormai fra i principali fornitori europei di sistemi acustici marittimi.
Poi arriva la guerra. ELAC è già un importante fornitore della marina tedesca e durante il conflitto la produzione militare cresce ulteriormente. Fra gli apparati sviluppati compare il Nah-Horch-Gerät, un sistema di ascolto subacqueo utilizzato su unità di superficie e sommergibili. La competenza sull’acustica marina che accompagnerà l’azienda nel dopoguerra si consolida quindi anche all’interno dell’industria bellica del regime nazista.
È una parte della storia che non si esaurisce nei prodotti costruiti. La documentazione locale relativa allo stabilimento Electroacustic di Neumünster attesta anche l’impiego di lavoro forzato: una ricostruzione basata sui documenti dello Stadtarchiv registra 939 lavoratori e lavoratrici forzati nel 1944, provenienti da diversi paesi europei. È un capitolo molto lontano dall’immagine che oggi associamo a un marchio Hi-Fi, ma appartiene alla stessa storia industriale e non avrebbe senso cancellarlo da una ricostruzione del centenario.
Dopo la guerra arriva la riconversione. Nel 1946 la produzione viene riportata interamente al settore civile e dagli stabilimenti escono prodotti molto diversi fra loro: pompe per biciclette, apparecchiature cinematografiche, macchine per cucire e apparecchi acustici.
Già dalla fine del 1945 parte degli edifici ELAC viene messa a disposizione dell’Università di Kiel, che aveva perso gran parte delle proprie strutture nei bombardamenti; il 27 novembre l’ateneo celebra proprio negli spazi dell’ex complesso industriale la propria riapertura ufficiale. È la fase in cui molte industrie europee costruiscono ciò che possono costruire, mentre cercano di capire quale sarà il loro mestiere nel nuovo mercato.

Il giradischi come piano B
La nuova direzione comincia a delinearsi nel 1947, partendo ancora una volta da un trasduttore. ELAC presenta la KST 1, una testina a cristallo, quindi piezoelettrica, per la lettura dei dischi. Il principio è quello di trasformare il minuscolo movimento meccanico prodotto dallo stilo nel solco in un segnale elettrico. Il contesto è completamente diverso dall’acustica subacquea, ma la competenza di base rimane sorprendentemente vicina.
L’anno dopo ELAC costruisce anche apparecchi radio per Siemens e presenta il PW 1, il primo giradischi dell’azienda e, più precisamente, un cambiadischi capace di riprodurre in sequenza più dischi. È il prodotto che segna l’ingresso deciso della società nell’elettronica di consumo. Nel 1953 i modelli PW3 e PW5 introducono per la prima volta il nome destinato a rimanere legato a lungo alla storia analogica dell’azienda: Miracord.
La seconda metà degli anni Cinquanta è uno dei punti più alti di quella stagione. Nel 1956, secondo la ricostruzione aziendale, sommando la produzione di ELAC, Dual e Perpetuum-Ebner la Germania arriva in alcuni periodi a rappresentare fino al novanta per cento della produzione mondiale di giradischi. È un dato dichiarato da ELAC e riferito all’intera industria tedesca, non alla sola fabbrica di Kiel, ma restituisce bene il peso raggiunto dal paese in quel mercato.
Il 30 ottobre 1957 ELAC deposita inoltre il brevetto tedesco DE 1105628 per una testina elettromagnetica destinata alla lettura delle due componenti del solco stereofonico. La protezione verrà estesa anche all’estero e negli Stati Uniti prenderà il titolo di Moving Magnet Stereophonic Pickup. La cronologia ELAC presenta questa soluzione come la prima testina a magnete mobile; al di là delle rivendicazioni di primogenitura, difficili da stabilire in assoluto quando più laboratori lavorano contemporaneamente su principi simili, il dato storicamente documentabile è il ruolo importante di quel brevetto nella diffusione dell’architettura MM, destinata a diventare una delle più utilizzate nella riproduzione dei dischi.
Negli anni Sessanta il catalogo si allarga parecchio. ELAC diventa uno dei principali produttori tedeschi di giradischi portatili e nel 1961 il Bingo 16 cerca esplicitamente un pubblico più giovane, venendo prodotto anche in numerose versioni OEM. Nel 1963 una collaborazione con Fisher Radio Corporation porta alla distribuzione in Germania degli amplificatori The Fisher, spesso abbinati ai giradischi ELAC. Quattro anni dopo arriva il Miracord 50 H, mentre l’azienda sviluppa anche receiver e amplia ulteriormente la produzione di testine.

La diversificazione continua nei Settanta. Nel 1972 ELAC segue la breve stagione della quadrafonia con il Quadrosound 1000T e presenta la coloratissima radiosveglia RD 100. L’anno successivo assume inoltre la distribuzione tedesca di prodotti Sony e Nakamichi. In altre parole, prima della crisi ELAC non è più soltanto “quella dei giradischi”: è diventata un’azienda di elettronica di consumo molto più articolata.
Questo passaggio contiene in miniatura buona parte della storia successiva. Un’azienda nata per lavorare con il suono sott’acqua si ritrova fra i protagonisti di un mercato di consumo senza abbandonare del tutto la propria competenza di base: cambia soprattutto il luogo in cui applicarla.
Il 1978, l’anno in cui l’azienda si divide in due
Il passaggio decisivo arriva nel 1978. Dopo una fase di difficoltà culminata nell’insolvenza, le attività vengono riorganizzate: il ramo nautico viene separato e passa sotto il controllo di Honeywell, mentre ELAC Ingenieurtechnik GmbH concentra la propria attività sul settore audio. La crisi precede quindi l’arrivo del compact disc, che entrerà nel mercato solo nei primi anni Ottanta: la concorrenza internazionale e i cambiamenti dell’elettronica di consumo avevano già iniziato a mettere sotto pressione il modello industriale costruito negli anni d’oro del giradischi.
La parte nautica, per inciso, non scompare affatto. Dopo Honeywell passa ad AlliedSignal nel 1994, a L3 Communications nel 1998 e a Wärtsilä nel 2015. L’acquisizione da parte del gruppo britannico Cohort viene annunciata nel 2019 e completata nel 2020, quando la società assume il nome ELAC SONAR. Continua ancora oggi a operare a Kiel producendo sonar, ecoscandagli e sistemi di comunicazione subacquea. Fra i due rami nati dalla storia comune del 1926, quello nautico è rimasto in realtà molto vicino al mestiere originario.

Dai giradischi ai diffusori
Per il ramo audio gli anni Ottanta sono invece il momento della trasformazione più radicale. ELAC si concentra sempre di più sull’Hi-Fi e nel 1984 comincia a sviluppare diffusori propri: l’EL 105 segna l’ingresso del settore altoparlanti fra le attività centrali dell’azienda. Nel 1985 arriva il 4Pi, un tweeter omnidirezionale capace di irradiare a trecentosessanta gradi sul piano orizzontale. Nel 1987 la nuova serie EL e il tweeter al titanio da 25 millimetri consolidano ulteriormente questa direzione.
La trasformazione non riguarda soltanto i prodotti. Nel 1990 nasce la società collegata ELAC Technische Software, dedicata a programmi per la simulazione dei diffusori e l’ottimizzazione dell’acustica ambientale; nello stesso anno ELAC è fra i membri fondatori della High End Society tedesca. Dal 1991 nuovi impianti permettono di produrre internamente a Kiel cabinet, cestelli e numerosi componenti destinati agli altoparlanti. Il centro di gravità dell’azienda si è ormai spostato definitivamente.
Un esempio particolarmente longevo arriva nel 1994 con gli Elegant 305 e 312: piccoli diffusori in alluminio che trasformano la rigidità del metallo anche in un elemento di design e diventano una delle famiglie più riconoscibili dell’azienda. La 305 attraverserà numerose evoluzioni, tanto che nel 2024 ELAC ne celebrerà ancora il trentesimo anniversario. Due anni dopo, nel 1996, arriva un passaggio quasi simbolico: dopo circa mezzo secolo termina la produzione interna delle testine fonografiche e una parte delle capacità produttive viene destinata alle bobine mobili dei propri altoparlanti. Il trasduttore rimane, cambia ancora una volta il punto in cui viene utilizzato.
Nel 1998 la fusione delle attività produttive e commerciali porta infine alla nascita di ELAC Electroacustic GmbH nella configurazione societaria moderna. Il marchio che era entrato nel dopoguerra nelle case soprattutto attraverso giradischi e testine è ormai diventato, prima di tutto, un costruttore di diffusori.
Il tweeter che porta il nome di un fisico
Nel 1993 arriva intanto il componente destinato a diventare una delle firme tecniche dell’azienda. Il tweeter JET sviluppato da ELAC si basa sul principio dell’Air Motion Transformer, ideato dal fisico tedesco Oskar Heil. Il brevetto statunitense numero 3.636.278 viene depositato il 19 febbraio 1969 e concesso il 18 gennaio 1972; nello stesso periodo la tecnologia arriva sul mercato attraverso i diffusori ESS, che utilizzano il trasduttore di Heil.

Un AMT non è semplicemente una variante del classico tweeter a cupola. In un altoparlante convenzionale la membrana si muove avanti e indietro, approssimando il comportamento di un pistone che mette in movimento l’aria davanti a sé. Nell’Air Motion Transformer la membrana è invece una pellicola sottile ripiegata a fisarmonica, sulla quale sono disposte piste conduttrici immerse in un campo magnetico. Quando nelle piste scorre il segnale audio, le pareti delle pieghe si avvicinano e si allontanano, comprimendo ed espandendo le piccole sacche d’aria formate dalla membrana. L’aria viene così espulsa e richiamata attraverso le aperture delle pieghe. Il rapporto fra il movimento relativamente ridotto della membrana e quello dell’aria messa in movimento è alla base del concetto di “trasformatore” richiamato dal nome. La massa mobile molto contenuta contribuisce inoltre alla rapidità della risposta ai transienti.
A Kiel quel principio è diventato parte dell’identità tecnica dell’azienda: l’edificio in cui ha sede ELAC porta il nome di Oskar-Heil-Haus. Dal 1993 il JET è arrivato alla sesta generazione e la membrana continua a essere piegata e assemblata a mano nello stabilimento tedesco. Il reportage di fairaudio del 2025 quantifica la produzione in circa sessantamila tweeter l’anno e riporta un altro dato fornito dall’azienda: sull’intera produzione di JET, ormai vicina al milione di unità, i casi di garanzia effettivi sarebbero stati soltanto due. È un numero comunicato da ELAC, non una statistica verificata da un organismo indipendente, e va letto come tale.
Il processo produttivo del JET, dalla lavorazione della sottile membrana fino all’assemblaggio dei diffusori di fascia alta, si vede bene anche in questa visita allo stabilimento ELAC di Kiel realizzata nel 2026.
Il dato diventa ancora più interessante considerando che il JET non vive soltanto nei diffusori domestici. Nel 2016 ELAC raggiunge il traguardo del centomillesimo JET destinato al settore automotive; nel 2025 supera quota mezzo milione. Secondo fairaudio, oggi una parte consistente della produzione annuale viene fornita a un’azienda del settore automobilistico che integra questi tweeter in sistemi destinati a vetture di fascia alta. Una tecnologia nata per l’Hi-Fi da salotto ha quindi trovato un secondo mercato in un ambiente decisamente meno indulgente in termini di vibrazioni, temperature e affidabilità.
Accanto al JET, il 4Pi non è stato abbandonato. Nel 2023 ELAC presenta il 4PI Plus V, quinta generazione di quella tecnologia: oggi è un super tweeter omnidirezionale add-on, con diaframma a nastro spesso appena cinque micrometri, dispersione a 360 gradi e risposta estesa oltre i 50 kHz. Due famiglie di trasduttori molto diverse, portate avanti per decenni in parallelo.
50 persone e una soglia a 1.600 euro
Il confronto fra passato e presente è eloquente. Secondo il reportage di fairaudio del 2025, ELAC conta circa cinquanta dipendenti nel mondo. La distanza rispetto alla vecchia Electroacustic è enorme: nelle fasi di maggiore espansione l’azienda impiegava migliaia di persone e le fonti relative al periodo bellico parlano di oltre quattromila addetti distribuiti nella rete produttiva dell’epoca. Sono naturalmente strutture industriali e periodi storici difficili da confrontare direttamente, ma la differenza di scala resta impressionante.
Lo sviluppo dei diffusori è affidato a un reparto guidato da Rolf Jahnke, figura legata da decenni alla progettazione dell’azienda, mentre Lars Baumann è amministratore delegato della società tedesca dal 2017. La dimensione ridotta non significa però un mercato soltanto locale: una larga parte della produzione ELAC viene esportata e il marchio lavora oggi attraverso una struttura internazionale che comprende anche attività di sviluppo fuori dalla Germania.
Una struttura di queste dimensioni non può costruire internamente ogni prodotto del catalogo e l’azienda ha indicato con chiarezza il proprio modello industriale. Nel maggio del 2025 Baumann spiegava a fairaudio che i diffusori con un prezzo superiore a 1.600 euro al paio provengono dall’Europa, mentre quelli sotto quella soglia vengono costruiti fuori dal continente. Il JET continua invece a essere prodotto a Kiel. Più che una formula da brochure, è una fotografia piuttosto concreta di come un marchio europeo relativamente piccolo distribuisca sviluppo, componentistica e produzione fra fasce di mercato differenti.
Il catalogo racconta la stessa doppia anima. Al vertice rimane la famiglia Concentro, nata nel 2016 per il novantesimo anniversario e diventata il riferimento della produzione di fascia alta. Accanto ai diffusori passivi trovano spazio modelli attivi e connessi, mentre i giradischi sono tornati stabilmente nell’offerta: proprio nel 2016, dopo trentacinque anni di assenza, il Miracord 90 Anniversary ha riportato quel nome in catalogo.
Il Miracord 90 mostra bene come ELAC abbia cercato di recuperare il proprio passato analogico senza limitarsi alla riedizione nostalgica di un vecchio modello: il nome è storico, il progetto appartiene invece alla produzione contemporanea.
Lo stesso 2016 contiene un dettaglio quasi troppo perfetto per una storia del genere. ELAC trasferisce la propria sede nel Kiel Science Park, tornando nell’area in cui l’azienda era nata novant’anni prima. Non è il ritorno alla vecchia fabbrica del 1926, naturalmente, ma geograficamente il cerchio si chiude proprio mentre vengono rilanciati Miracord e Concentro.
C’è poi il capitolo che ha contribuito ad allargare la percezione del marchio fuori dall’Europa. Nel 2015 nasce ELAC Americas in California e comincia la collaborazione con Andrew Jones, progettista di diffusori con una carriera passata attraverso KEF, Infinity, Pioneer e TAD. Da quella fase nasce la linea Debut, inizialmente sviluppata soprattutto per il mercato statunitense e successivamente diventata una delle famiglie più conosciute dell’azienda. Seguono Uni-Fi e altri progetti basati anche sull’esperienza di Jones con sistemi concentrici. Il progettista lascia ELAC nel 2021, ma quei sei anni contribuiscono in maniera sostanziale a riportare il marchio nel mercato nordamericano e nelle fasce di prezzo più accessibili.
Nel passaggio alla seconda generazione della serie Debut, lo stesso Jones spiegò direttamente alcune delle modifiche introdotte nel progetto, compreso il lavoro sul tweeter. È un documento utile anche per capire quanto quella fase della storia ELAC sia stata legata alla figura del progettista inglese.
Il percorso verso il centenario si apre già alla fine del 2025 con il diffusore Bluetooth portatile NAVA100, che ELAC inserisce poi ufficialmente fra i prodotti con cui inaugura l’anno celebrativo. Alla HIGH END di Vienna del giugno 2026 il richiamo alla storia diventa ancora più esplicito: arrivano la BS 100 celebrativa, i Miracord 40 e 50.2, la nuova Debut Reference e soprattutto la RD100, che recupera volutamente nome e suggestioni della radiosveglia presentata nel 1972. Cinquantaquattro anni dopo, persino uno degli oggetti più eccentrici del vecchio catalogo trova il modo di tornare a galla.
Cento anni e una competenza ben precisa
Alla fine di questa storia, il dato più interessante non è soltanto la continuità del marchio. I marchi possono sopravvivere anche quando dietro al nome cambia quasi tutto. Nel caso di ELAC rimane invece riconoscibile la continuità di un problema tecnico: trasformare con precisione energia elettrica e movimento meccanico, limitando il più possibile ciò che il trasduttore aggiunge di proprio. Nel ramo audio l’acqua è diventata aria, l’ecoscandaglio ha lasciato spazio prima alle testine e poi agli altoparlanti, mentre una grande struttura industriale è diventata un’azienda di poche decine di persone. La domanda ingegneristica di fondo, però, è rimasta sorprendentemente simile.
È anche il motivo per cui i cento anni di un’azienda come questa si leggono meglio osservando i reparti che sfogliando una brochure celebrativa. Il centenario porta inevitabilmente nuovi prodotti, riedizioni e richiami alla storia. La parte più interessante resta però un gesto molto concreto: qualcuno che, in un edificio di Kiel intitolato a Oskar Heil, piega ancora a mano una pellicola e la inserisce nel circuito magnetico di un tweeter. Un lavoro molto diverso da quello degli ingegneri che quasi un secolo fa studiavano il ritorno di un impulso acustico dal fondo del mare, ma con una parentela tecnica più stretta di quanto sembri.










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