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Come è nata Marantz: dalla cucina di Saul Marantz alla storia dell’Hi-Fi

Marantz è sinonimo di alta fedeltà, ma dietro il marchio c'è un uomo che voleva solo ascoltare meglio la sua musica. Vi raccontiamo la sua storia.

Nel 1952, in una casa di Kew Gardens, nel Queens, un appassionato di musica assemblava un preamplificatore per risolvere un problema molto concreto: gli apparecchi disponibili non gli permettevano di ascoltare i propri dischi come avrebbe voluto. Saul B. Marantz non stava ancora progettando un’azienda. Stava cercando una soluzione per il proprio impianto. Quel preamplificatore, chiamato Audio Consolette, sarebbe diventato il punto di partenza di una delle storie più longeve dell’alta fedeltà.

Nel 1953, di fronte a una richiesta ormai superiore alle possibilità di una produzione domestica, quell’esperimento diventò un’azienda. Da allora Marantz è passata attraverso proprietari, continenti e generazioni tecnologiche molto diverse, attraversando l’epoca delle valvole, dei transistor, dei grandi receiver, del Compact Disc, dell’home theater e dello streaming. Eppure l’idea da cui tutto era cominciato è rimasta riconoscibile: utilizzare la tecnologia per avvicinare l’ascoltatore alla musica.

Saul Marantz, un ascoltatore prima che un costruttore

Saul Bernard Marantz nacque a Brooklyn nel 1911. Fu grafico freelance, musicista dilettante e appassionato di elettronica, ma soprattutto apparteneva a quella categoria di ascoltatori per i quali un limite tecnico diventa rapidamente qualcosa da risolvere. All’inizio degli anni Cinquanta il problema era la riproduzione dei suoi dischi: ciò che sentiva attraverso gli apparecchi disponibili non corrispondeva alle sue aspettative.

«Per noi, la riproduzione realistica del suono è il presupposto essenziale» (Saul B. Marantz)

È una frase che riassume piuttosto bene il suo approccio. Prima veniva il risultato all’ascolto, poi la soluzione tecnica necessaria per raggiungerlo. Una posizione che non significa contrapporre orecchio e misure, ma considerarli parti dello stesso processo: progettare, verificare e infine ascoltare ciò che l’apparecchio riesce realmente a fare con la musica.

L’Audio Consolette e il problema dei dischi

L’Audio Consolette nacque in un momento particolare della storia della riproduzione sonora. Nei primi anni Cinquanta non esisteva ancora uno standard universale per l’equalizzazione dei dischi e le diverse case discografiche adottavano caratteristiche differenti. Durante la lettura era quindi necessario applicare una curva complementare a quella utilizzata nell’incisione per ricostruire correttamente la risposta in frequenza.

La situazione cominciò a semplificarsi nel 1954 con l’approvazione dello standard RIAA, anche se la sua adozione da parte dell’industria non fu immediata e per diversi anni continuarono a circolare dischi realizzati secondo curve precedenti.

La Consolette, naturalmente monofonica e valvolare, permetteva di adattare la riproduzione alle diverse caratteristiche delle incisioni dell’epoca. Attraverso la combinazione dei suoi controlli di equalizzazione era possibile ottenere numerose curve differenti, tradizionalmente indicate come 36 configurazioni. Una flessibilità tutt’altro che secondaria per chi possedeva dischi provenienti da etichette diverse.

Il progetto attirò presto l’attenzione di amici e altri appassionati. Marantz cominciò a costruirne altri esemplari e la domanda crebbe rapidamente. La cronologia ufficiale dell’azienda racconta che il primo apparecchio fu assemblato sul tavolo della cucina di casa: un’immagine diventata inevitabilmente parte della mitologia Marantz, ma coerente con le dimensioni quasi artigianali dell’attività di quegli anni.

Quando gli ordini cominciarono ad accumularsi, la faccenda smise di assomigliare a un hobby. Nel 1953 nacque la Marantz Company e l’attività si spostò successivamente in uno stabilimento a Woodside, sempre nel Queens.

Sidney Smith e i primi classici Marantz

Raccontare questa storia attribuendo tutto a Saul Marantz sarebbe però ingiusto. Un ruolo fondamentale ebbe l’ingegnere Sidney Smith, entrato nell’azienda nel 1954 e destinato a diventare una delle figure tecniche più importanti della prima Marantz. La collaborazione contribuì a trasformare l’intuizione iniziale della Consolette in una vera famiglia di elettroniche.

Nel 1954 arrivò il Model 1, evoluzione commerciale del progetto originale. Seguirono altri apparecchi destinati a entrare nella storia dell’hi-fi americana, fra cui il preamplificatore stereo Model 7 del 1958 e il finale monofonico valvolare Model 9 del 1960.

Al Model 9 è legato anche uno degli episodi più curiosi della storia Marantz. Secondo la documentazione storica pubblicata dall’azienda, la NASA adattò l’architettura del suo circuito per applicazioni legate al programma Apollo. Marantz specifica che circuiti derivati dal Model 9 furono utilizzati nelle stazioni di tracciamento, dove era necessario disporre di un’alimentazione stabile anche in località remote.

Il Model 10B, un capolavoro che costò caro

Alla squadra si aggiunse anche Richard Sequerra, specialista di radiofrequenza che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dei tuner Marantz. Il risultato più celebre di quel lavoro fu il Model 10B, uno dei sintonizzatori FM più sofisticati della sua epoca, dotato persino di un piccolo oscilloscopio sul pannello frontale che permetteva di assistere l’utente nella sintonia e nella valutazione del segnale.

Qui la storia industriale diventa particolarmente interessante, perché la ricerca della perfezione presentò il conto. Lo sviluppo del Model 10 e del successivo 10B fu lungo e costoso e mise seriamente sotto pressione le risorse finanziarie della società. Il 10B era costoso da costruire rispetto al prezzo a cui veniva venduto e finì per assorbire una quantità considerevole di capitale.

È una sfumatura importante: il passaggio di proprietà del 1964 non fu semplicemente il momento in cui un piccolo marchio prestigioso venne acquistato da un gruppo più grande. Arrivò anche dopo anni nei quali Marantz aveva investito moltissimo in apparecchi estremamente sofisticati, non sempre facili da trasformare in prodotti altrettanto redditizi.

Il Marantz Model 10B raccontato e analizzato da Vintage Audio Addict, con una parte dedicata alla storia del modello e una alla sua circuitazione e al restauro.

L’arrivo di Superscope cambia Marantz

Nel 1964 Marantz fu acquisita dalla Superscope. Saul Marantz rimase coinvolto nella gestione durante il periodo di transizione, ma alla fine degli anni Sessanta il suo rapporto operativo con l’azienda che portava il suo nome era ormai concluso. Con la nuova proprietà cominciò una fase molto diversa: il marchio doveva crescere, raggiungere un pubblico più ampio e confrontarsi con un mercato dell’elettronica di consumo in rapido cambiamento.

Dal 1966 iniziò anche la produzione di alcuni apparecchi in Giappone attraverso la Standard Radio Corporation. Il rapporto divenne progressivamente sempre più stretto e, nel 1975, Standard Radio assunse il nome di Marantz Japan. È uno dei passaggi che spiegano perché la storia del marchio sia contemporaneamente americana, giapponese e, più avanti, anche europea.

I receiver Marantz e quelle luci blu diventate un simbolo

Alla fine degli anni Sessanta arrivò il Model 18, che riuniva preamplificatore, finale di potenza e sintonizzatore nello stesso chassis. Fu anche il primo apparecchio Marantz dotato del caratteristico sistema di sintonia gyro-touch. Ma fu soprattutto durante gli anni Settanta che l’immagine del marchio entrò nell’immaginario di un pubblico molto più vasto.

I receiver della famiglia 22xx contribuirono a definire un’estetica diventata immediatamente riconoscibile: scala illuminata di blu, disposizione simmetrica dei comandi, grandi manopole e pannelli frontali metallici. È il volto della Marantz vintage che ancora oggi popola collezioni, mercatini e restauri, spesso con quotazioni che ricordano quanto poco il concetto di “vecchia elettronica” si applichi a certi apparecchi.

Proprio a un Model 2270 è legato un altro episodio diventato celebre. Negli anni Settanta Marantz utilizzò in una campagna pubblicitaria la fotografia di un esemplare sopravvissuto a un grave incendio. Il mobile e il frontale portavano evidenti segni del calore, ma secondo quanto riportato dall’azienda il receiver continuava a funzionare rispettando ancora le specifiche previste. Pubblicità, certamente, ma di quelle che difficilmente si dimenticano.

Philips, il Compact Disc e una nuova Marantz

Nel 1980 iniziò un’altra trasformazione. Superscope cedette a Philips la propria partecipazione in Marantz Japan, insieme ai diritti sul marchio e alle attività commerciali nella maggior parte dei mercati internazionali. Restarono inizialmente esclusi Stati Uniti e Canada, dove i diritti continuarono a essere gestiti separatamente fino ai primi anni Novanta.

Il tempismo fu significativo. Philips era, insieme a Sony, una delle aziende impegnate nello sviluppo del Compact Disc, e Marantz entrò così nell’era digitale con alle spalle un patrimonio tecnologico completamente diverso da quello delle proprie origini valvolari. Fra il 1982 e il 1983 arrivò il CD-63, uno dei primi lettori CD Marantz e uno dei prodotti che segnarono il passaggio del marchio al nuovo formato.

Ken Ishiwata e l’idea del Sound Master

Nel frattempo, nel 1978, era entrato in Marantz un personaggio destinato a diventare quasi inseparabile dal nome dell’azienda: Ken Ishiwata. Iniziò come coordinatore tecnico-commerciale e negli anni il suo lavoro andò ben oltre quello specifico incarico. Ishiwata contribuì allo sviluppo e alla messa a punto dei prodotti, alle dimostrazioni internazionali e alla costruzione dell’idea stessa di una riconoscibile identità sonora Marantz.

Da quell’approccio nacquero anche le celebri versioni KI Signature. La stessa Marantz racconta un episodio piuttosto divertente: Ishiwata aveva modificato un lettore CD-63 SE e teneva l’esemplare nel proprio ambiente d’ascolto. Durante una dimostrazione per un giornalista utilizzò per errore proprio quella macchina modificata. Il risultato attirò abbastanza attenzione da contribuire alla decisione di trasformare quel tipo di intervento in un prodotto destinato al pubblico.

Al di là dell’aneddoto, il contributo di Ishiwata aiuta a capire cosa significhi, in casa Marantz, parlare di Sound Master. Non si tratta di sostituire le misure con l’ascolto, ma di utilizzare sessioni di ascolto controllate come una delle fasi della messa a punto, insieme alla progettazione elettronica e alle verifiche strumentali.

Misure e ascolto non sono nemici

È un punto sul quale vale la pena essere precisi, perché il racconto dell’hi-fi tende qualche volta a trasformare misure e ascolto in due fazioni avversarie. Non lo sono. Distorsione, rumore, risposta in frequenza, potenza, impedenza e comportamento del circuito sono parametri fondamentali; l’ascolto permette invece di valutare il risultato complessivo delle scelte progettuali quando l’apparecchio viene inserito nel contesto per cui è stato costruito: riprodurre musica.

La filosofia Marantz può quindi essere letta in maniera meno romantica e forse più interessante: non ignorare la scheda tecnica, ma evitare che diventi l’unico obiettivo del progetto. Un’elettronica deve prima di tutto funzionare correttamente e rispettare i propri parametri; poi resta da capire come quelle scelte concorrano al risultato complessivo all’interno di un sistema di riproduzione musicale.

Saul Marantz dopo Marantz

La storia personale di Saul non terminò con l’uscita dall’azienda che portava il suo nome. Nei primi anni Settanta entrò in contatto con il progettista Jon Dahlquist e contribuì alla nascita della Dahlquist Corporation, destinata a conquistare a sua volta un posto importante nella storia dell’hi-fi americana grazie soprattutto ai diffusori DQ-10. Marantz ne divenne presidente, tornando così a occuparsi direttamente di riproduzione sonora dopo l’esperienza con la propria azienda.

Saul B. Marantz morì nel 1997, a ottantacinque anni. Nel frattempo il cognome che aveva trasformato in un marchio era già passato attraverso mondi tecnologici e societari che difficilmente avrebbe potuto immaginare quando costruiva la Consolette nel Queens.

Da Denon a HARMAN: chi possiede oggi Marantz

Anche la storia societaria successiva merita di essere raccontata, perché aiuta a mettere ordine in una sequenza di passaggi non sempre semplicissima. Nel 2001 Marantz Japan riacquistò da Philips i diritti sul marchio e le società commerciali internazionali. Philips rimase comunque azionista e continuò ad avere una partecipazione nella struttura societaria.

Nel 2002 Marantz e Denon confluirono nella nuova D&M Holdings, pur continuando a operare come marchi distinti. Il rapporto societario con Philips terminò definitivamente nel 2008, quando il gruppo olandese cedette la propria partecipazione residua in D&M.

Nel 2017 D+M Group fu acquisita da Sound United. Cinque anni più tardi, nel 2022, Sound United entrò a far parte di Masimo. Un altro cambio di proprietà è arrivato il 23 settembre 2025, quando HARMAN International ha completato l’acquisizione delle attività consumer audio di Sound United da Masimo.

Oggi Sound United opera come unità strategica autonoma all’interno della Lifestyle Division di HARMAN, società a sua volta controllata da Samsung Electronics. Marantz si trova così nello stesso grande gruppo che comprende, tra gli altri, Denon, Bowers & Wilkins, JBL, Harman Kardon, AKG, Mark Levinson, Arcam e Revel.

Cosa rimane oggi della Marantz delle origini

Naturalmente sarebbe ingenuo immaginare una linea diretta e immutabile fra un preamplificatore mono valvolare del 1952 e un’elettronica contemporanea. Sono cambiati componenti, processi industriali, proprietà, progettisti, mercati e perfino il modo in cui ascoltiamo musica.

Marantz continua però a utilizzare la propria storia come riferimento progettuale ed estetico. Il Marantz Model 30, per esempio, ha inaugurato nel 2020 un nuovo linguaggio industriale che conserva richiami ai modelli storici senza cercare di copiarli.

All’estremo opposto della gamma per filosofia d’impiego, il compatto Marantz M1 racconta quanto sia cambiato il concetto stesso di impianto, integrando amplificazione e funzioni di rete in uno chassis che Saul Marantz difficilmente avrebbe riconosciuto. L’obiettivo dichiarato, però, resta quello di utilizzare la tecnologia come mezzo per la riproduzione musicale.

E quando Marantz torna alla fascia alta, il richiamo alla propria storia diventa ancora più esplicito. Il recente Marantz Model 10 recupera persino nella denominazione uno dei numeri più significativi dell’archivio del marchio, pur essendo naturalmente un progetto completamente contemporaneo.

John Darko analizza il Marantz Model 10, utile per osservare quanto sia cambiata la tecnologia del marchio e quali elementi della sua identità siano stati portati nella fascia alta contemporanea.

Per chi ha fretta: 6 risposte sulla storia di Marantz

1. Quando nasce Marantz?
La storia comincia nel 1952 con l’Audio Consolette costruita da Saul B. Marantz. La Marantz Company viene fondata nel 1953 a New York.

2. Che cos’era l’Audio Consolette?
Un preamplificatore mono valvolare progettato per offrire, tra le altre funzioni, la flessibilità necessaria a riprodurre dischi realizzati secondo differenti curve di equalizzazione, prima dell’affermazione dello standard RIAA.

3. Quali sono i Marantz storici più importanti?
Tra i modelli più rappresentativi delle origini ci sono il Model 1, il preamplificatore Model 7, il finale Model 9 e il tuner Model 10B. Negli anni Settanta divennero poi celebri i receiver della famiglia 22xx.

4. Perché il Model 10B è importante?
Fu uno dei tuner FM più sofisticati della sua epoca, ma il suo lungo e costoso sviluppo mise anche sotto pressione le risorse finanziarie di Marantz negli anni che precedettero la vendita a Superscope.

5. Chi era Ken Ishiwata?
Entrato in Marantz nel 1978, diventò una delle figure più rappresentative del marchio e contribuì per decenni allo sviluppo e alla messa a punto sonora dei prodotti, oltre alla nascita delle versioni KI Signature.

6. Chi possiede oggi Marantz?
Dal settembre 2025 Sound United, di cui Marantz fa parte, è una Strategic Business Unit di HARMAN International, società controllata da Samsung Electronics.

Più di settant’anni dopo quella prima Consolette, forse è proprio questo l’aspetto che rende la storia Marantz ancora interessante. Non una presunta formula sonora rimasta immutata dal 1952, cosa impossibile, ma la continuità di una domanda: cosa deve fare un apparecchio per lasciare più spazio possibile alla musica?

Saul Marantz cominciò cercando una risposta in casa propria. Tutto il resto, compresi qualche passaggio societario piuttosto movimentato e migliaia di manopole illuminate di blu, è venuto dopo.



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