Lo stile: ritmo ipnotico e libertà assoluta
nUna caratteristica di John Lee Hooker, cresciuto analfabeta e istintivo, era l’improvvisazione. Quando parliamo di questa, però, non ci riferiamo all’improvvisazione strumentale funambolica cui siamo abituati oggi.
I primi periodi di carriera di Hooker furono contraddistinti dal girare molti studi per pochi soldi e, sotto vari pseudononimi, proporre sempre brani nuovi o rivisitazioni strutturate al momento.
Questo “al momento” diventò una sua caratteristica distintiva nell’interpretare i brani, infatti è difficile identificare una struttura precisa delle canzoni durante le sue performance.
Non a caso, tutti i musicisti che hanno suonato con lui hanno sempre detto che l’unico modo per sapere quando Hooker avrebbe cambiato accordo era guardarlo fisso e cercare di intuire la sua prossima mossa.
Boogie Chillen, i Blues Brothers e la consacrazione
nIl primo, vero successo arriva nel 1948 con “Boogie Chillen”, registrato a Detroit: un boogie monocorde, ipnotico, scandito dal piede che batte forte per terra come un metronomo. È uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Da lì Hooker incide per decine di etichette, spesso sotto pseudonimo, e costruisce un repertorio sterminato. Quando nel 1979 John Landis iniziò le riprese del suo famoso Blues Brothers con la coppia Belushi/Aykroyd, certo John Lee Hooker non poteva mancare, omaggiato con una lunga sequenza in cui esegue la sua celebre “Boom Boom”.
Un grande omaggio a uno dei padri del blues che oggi vi riproponiamo nel giorno del suo compleanno (ci ha lasciati nel 2001).
Le collaborazioni e la rinascita degli anni ’80-’90
nNegli ultimi due decenni di carriera Hooker vive una seconda giovinezza commerciale. Nel 1971 incide con i Canned Heat l’album Hooker ’n Heat, suo primo disco a entrare in classifica. Nel 1989 pubblica The Healer, con ospiti come Carlos Santana, Bonnie Raitt e Robert Cray: il brano omonimo gli vale un Grammy e lo riporta al centro della scena. Seguono Mr. Lucky (1991) e altre collaborazioni con Van Morrison, Eric Clapton e Keith Richards. Una parabola che ricorda come il linguaggio della chitarra blues resti vivo attraversando le generazioni, come raccontiamo anche parlando della chitarra blues nel pop e in altri generi.
nnL’eredità: un secolo di blues che parla ancora
nJohn Lee Hooker muore il 21 giugno 2001 a Los Altos, in California, a 83 anni. Lascia una discografia immensa, quattro Grammy vinti negli ultimi anni di vita e una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Il suo boogie ipnotico ha influenzato chiunque, dal rock britannico (i Rolling Stones, gli Animals) fino agli odierni chitarristi blues. Per chi vuole approfondire la materia, consigliamo gli approfondimenti sui fraseggi della chitarra blues e il lavoro didattico su questo genere documentato su Musicoff.
nnPer chi ha fretta
1. Quando è nato John Lee Hooker?
Il 22 agosto 1917, nella contea di Coahoma, Mississippi. Era uno degli undici figli di una famiglia di mezzadri afroamericani, in piena cotton-belt del Sud.
2. Qual è la sua canzone più famosa?
“Boogie Chillen” (1948), il primo grande successo da solista. Il riff ipnotico è diventato uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Celebre anche “Boom Boom”.
3. Che stile suonava?
Un blues elettrico ritmico e ipnotico, spesso costruito su un solo accordo, con il piede che batteva forte per terra come metronomo e una voce profonda e roca.
4. Con chi ha collaborato negli ultimi anni?
Carlos Santana, Bonnie Raitt, Robert Cray, Van Morrison, Eric Clapton e i Canned Heat. Negli anni ’80 e ’90 visse una notevole rinascita commerciale.
5. Quando è morto?
Il 21 giugno 2001, a 83 anni, a Los Altos in California. Aveva vinto quattro Grammy negli ultimi anni di carriera, un finale luminoso per un’eredità immensa.
Ti piace il blues delle origini?
Su Musicoff trovi speciali, recensioni e approfondimenti dedicati ai grandi del blues e alla chitarra di ogni epoca.
Scopri gli speciali artisti →La fuga a Detroit e gli anni della formazione
nFu così che il giovane sviluppò la sua passione per il blues e iniziò a praticarlo, passando prima per il Gospel e poi per vari raduni blues di Detroit.

Lo stile: ritmo ipnotico e libertà assoluta
nUna caratteristica di John Lee Hooker, cresciuto analfabeta e istintivo, era l’improvvisazione. Quando parliamo di questa, però, non ci riferiamo all’improvvisazione strumentale funambolica cui siamo abituati oggi.
I primi periodi di carriera di Hooker furono contraddistinti dal girare molti studi per pochi soldi e, sotto vari pseudononimi, proporre sempre brani nuovi o rivisitazioni strutturate al momento.
Questo “al momento” diventò una sua caratteristica distintiva nell’interpretare i brani, infatti è difficile identificare una struttura precisa delle canzoni durante le sue performance.
Non a caso, tutti i musicisti che hanno suonato con lui hanno sempre detto che l’unico modo per sapere quando Hooker avrebbe cambiato accordo era guardarlo fisso e cercare di intuire la sua prossima mossa.
Boogie Chillen, i Blues Brothers e la consacrazione
nIl primo, vero successo arriva nel 1948 con “Boogie Chillen”, registrato a Detroit: un boogie monocorde, ipnotico, scandito dal piede che batte forte per terra come un metronomo. È uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Da lì Hooker incide per decine di etichette, spesso sotto pseudonimo, e costruisce un repertorio sterminato. Quando nel 1979 John Landis iniziò le riprese del suo famoso Blues Brothers con la coppia Belushi/Aykroyd, certo John Lee Hooker non poteva mancare, omaggiato con una lunga sequenza in cui esegue la sua celebre “Boom Boom”.
Un grande omaggio a uno dei padri del blues che oggi vi riproponiamo nel giorno del suo compleanno (ci ha lasciati nel 2001).
Le collaborazioni e la rinascita degli anni ’80-’90
nNegli ultimi due decenni di carriera Hooker vive una seconda giovinezza commerciale. Nel 1971 incide con i Canned Heat l’album Hooker ’n Heat, suo primo disco a entrare in classifica. Nel 1989 pubblica The Healer, con ospiti come Carlos Santana, Bonnie Raitt e Robert Cray: il brano omonimo gli vale un Grammy e lo riporta al centro della scena. Seguono Mr. Lucky (1991) e altre collaborazioni con Van Morrison, Eric Clapton e Keith Richards. Una parabola che ricorda come il linguaggio della chitarra blues resti vivo attraversando le generazioni, come raccontiamo anche parlando della chitarra blues nel pop e in altri generi.
nnL’eredità: un secolo di blues che parla ancora
nJohn Lee Hooker muore il 21 giugno 2001 a Los Altos, in California, a 83 anni. Lascia una discografia immensa, quattro Grammy vinti negli ultimi anni di vita e una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Il suo boogie ipnotico ha influenzato chiunque, dal rock britannico (i Rolling Stones, gli Animals) fino agli odierni chitarristi blues. Per chi vuole approfondire la materia, consigliamo gli approfondimenti sui fraseggi della chitarra blues e il lavoro didattico su questo genere documentato su Musicoff.
nnPer chi ha fretta
1. Quando è nato John Lee Hooker?
Il 22 agosto 1917, nella contea di Coahoma, Mississippi. Era uno degli undici figli di una famiglia di mezzadri afroamericani, in piena cotton-belt del Sud.
2. Qual è la sua canzone più famosa?
“Boogie Chillen” (1948), il primo grande successo da solista. Il riff ipnotico è diventato uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Celebre anche “Boom Boom”.
3. Che stile suonava?
Un blues elettrico ritmico e ipnotico, spesso costruito su un solo accordo, con il piede che batteva forte per terra come metronomo e una voce profonda e roca.
4. Con chi ha collaborato negli ultimi anni?
Carlos Santana, Bonnie Raitt, Robert Cray, Van Morrison, Eric Clapton e i Canned Heat. Negli anni ’80 e ’90 visse una notevole rinascita commerciale.
5. Quando è morto?
Il 21 giugno 2001, a 83 anni, a Los Altos in California. Aveva vinto quattro Grammy negli ultimi anni di carriera, un finale luminoso per un’eredità immensa.
Ti piace il blues delle origini?
Su Musicoff trovi speciali, recensioni e approfondimenti dedicati ai grandi del blues e alla chitarra di ogni epoca.
Scopri gli speciali artisti →Mississippi 1917: la nascita di John Lee Hooker
nJohn Lee Hooker nasce il 22 agosto 1917 nei pressi di Tutwiler, nella contea di Coahoma, in pieno Mississippi rurale. È uno degli undici figli di una famiglia afroamericana di mezzadri, in quella cotton-belt del Sud che fu la culla del Delta blues. Il padre biologico, William Hooker, era un predicatore: in casa la musica ammessa era quasi solo quella sacra. La svolta arriva quando la madre si lega in seconde nozze a William Moore, un cantante e chitarrista blues. Da quel momento la storia raccontata negli speciali sugli artisti di Musicoff diventa quella di un ragazzo che assorbe il blues direttamente alla fonte.
nnCome premesso, il piccolo John Lee cresce con la musica nelle vene, soprattutto grazie agli Spirituals, canti religiosi che ascoltava nelle chiese.
La madre aveva intanto preso in seconde nozze William Moore, un cantante blues, dalla cui casa transitavano musicisti del calibro di Blind Lemon Jefferson, Charley Patton e Blind Blake.
La fuga a Detroit e gli anni della formazione
nFu così che il giovane sviluppò la sua passione per il blues e iniziò a praticarlo, passando prima per il Gospel e poi per vari raduni blues di Detroit.

Lo stile: ritmo ipnotico e libertà assoluta
nUna caratteristica di John Lee Hooker, cresciuto analfabeta e istintivo, era l’improvvisazione. Quando parliamo di questa, però, non ci riferiamo all’improvvisazione strumentale funambolica cui siamo abituati oggi.
I primi periodi di carriera di Hooker furono contraddistinti dal girare molti studi per pochi soldi e, sotto vari pseudononimi, proporre sempre brani nuovi o rivisitazioni strutturate al momento.
Questo “al momento” diventò una sua caratteristica distintiva nell’interpretare i brani, infatti è difficile identificare una struttura precisa delle canzoni durante le sue performance.
Non a caso, tutti i musicisti che hanno suonato con lui hanno sempre detto che l’unico modo per sapere quando Hooker avrebbe cambiato accordo era guardarlo fisso e cercare di intuire la sua prossima mossa.
Boogie Chillen, i Blues Brothers e la consacrazione
nIl primo, vero successo arriva nel 1948 con “Boogie Chillen”, registrato a Detroit: un boogie monocorde, ipnotico, scandito dal piede che batte forte per terra come un metronomo. È uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Da lì Hooker incide per decine di etichette, spesso sotto pseudonimo, e costruisce un repertorio sterminato. Quando nel 1979 John Landis iniziò le riprese del suo famoso Blues Brothers con la coppia Belushi/Aykroyd, certo John Lee Hooker non poteva mancare, omaggiato con una lunga sequenza in cui esegue la sua celebre “Boom Boom”.
Un grande omaggio a uno dei padri del blues che oggi vi riproponiamo nel giorno del suo compleanno (ci ha lasciati nel 2001).
Le collaborazioni e la rinascita degli anni ’80-’90
nNegli ultimi due decenni di carriera Hooker vive una seconda giovinezza commerciale. Nel 1971 incide con i Canned Heat l’album Hooker ’n Heat, suo primo disco a entrare in classifica. Nel 1989 pubblica The Healer, con ospiti come Carlos Santana, Bonnie Raitt e Robert Cray: il brano omonimo gli vale un Grammy e lo riporta al centro della scena. Seguono Mr. Lucky (1991) e altre collaborazioni con Van Morrison, Eric Clapton e Keith Richards. Una parabola che ricorda come il linguaggio della chitarra blues resti vivo attraversando le generazioni, come raccontiamo anche parlando della chitarra blues nel pop e in altri generi.
nnL’eredità: un secolo di blues che parla ancora
nJohn Lee Hooker muore il 21 giugno 2001 a Los Altos, in California, a 83 anni. Lascia una discografia immensa, quattro Grammy vinti negli ultimi anni di vita e una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Il suo boogie ipnotico ha influenzato chiunque, dal rock britannico (i Rolling Stones, gli Animals) fino agli odierni chitarristi blues. Per chi vuole approfondire la materia, consigliamo gli approfondimenti sui fraseggi della chitarra blues e il lavoro didattico su questo genere documentato su Musicoff.
nnPer chi ha fretta
1. Quando è nato John Lee Hooker?
Il 22 agosto 1917, nella contea di Coahoma, Mississippi. Era uno degli undici figli di una famiglia di mezzadri afroamericani, in piena cotton-belt del Sud.
2. Qual è la sua canzone più famosa?
“Boogie Chillen” (1948), il primo grande successo da solista. Il riff ipnotico è diventato uno dei pattern fondativi del blues elettrico moderno. Celebre anche “Boom Boom”.
3. Che stile suonava?
Un blues elettrico ritmico e ipnotico, spesso costruito su un solo accordo, con il piede che batteva forte per terra come metronomo e una voce profonda e roca.
4. Con chi ha collaborato negli ultimi anni?
Carlos Santana, Bonnie Raitt, Robert Cray, Van Morrison, Eric Clapton e i Canned Heat. Negli anni ’80 e ’90 visse una notevole rinascita commerciale.
5. Quando è morto?
Il 21 giugno 2001, a 83 anni, a Los Altos in California. Aveva vinto quattro Grammy negli ultimi anni di carriera, un finale luminoso per un’eredità immensa.
Ti piace il blues delle origini?
Su Musicoff trovi speciali, recensioni e approfondimenti dedicati ai grandi del blues e alla chitarra di ogni epoca.
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