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Jam Session: come affrontarla

In questo articolo Alessio Menconi ci parla di come organizzarci per una delle situazioni più comuni per un musicista, la Jam Session, così da arrivare sul palco preparati ed evitare momenti... imbarazzanti!
In sintesi. La jam session non è una performance ma un esame di sopravvivenza musicale: standard conosciuti a memoria, etichetta del palco, capacità di leggere la dinamica di chi suona con te. Alessio Menconi, che ha fatto le ossa nelle jam newyorkesi, spiega come prepararti con il repertorio giusto, gestire la prima nota e usare l’esperienza per crescere.

Cosa è una Jam Session (e cosa non è)

Parliamo di una cosa fondamentale per un musicista: la “Jam Session”. Mi trovo a New York, quale città migliore per parlarne!?!

Dalle  jam sono nate collaborazioni che hanno dato vita a gruppi storici, musicisti che hanno cambiato la musica si sono fatti le ossa nelle jam, e  quest’ultima è soprattutto un ottima occasione per imparare e per uno scambio di idee e jam vuol dire prima di tutto divertirsi e gioire assieme della musica ma l’importante è cercare di fare musica! A volte in Italia (e non solo) vedo che non funzionano molte cose nelle session, problemi che si potrebbero migliorare con pochissimo. A tale scopo scrivo questo post con quelle che secondo me (e secondo tutti i musicisti jazz non di primo pelo) sono le regole per rendere costruttiva e piacevole (per noi e per chi ascolta) una jam session.

Alessio Menconi alla chitarra in jam session a New York
Trio Bobo: da sx, Alessio Menconi (chitarra), Christian Meyer (batteria) e Faso (basso)

 1 – La jam non è una gara o una prova d’esame, chi si atteggia in questo modo vuol dire che lui stesso soffre in passivo di quella sindrome da competizione che non porta a niente, e deve quindi risolvere il suo rapporto con la musica e con gli altri.

2 – Le cantanti hanno diritto di cantare nelle tonalità che le mettano a loro agio, cercando di essere a loro volta elastiche. Cioè, se tu cantante mi chiedi “Round Midnight” in B e suono il sax o la tromba, ti chiederei cortesemente di farla in C o Bb.

Gli standard che devi conoscere

3 – Sempre i/le cantanti devono “prendere in mano” la scena e staccare il tempo.

4 – Se uno strumentista si trova con un/una cantante sul palco, non può pretendere di suonare un brano bebop alla sua velocità preferita, ma dovrà avere il buon senso di capire che con la voce non fai le stesse cose che con il sax alto (anche Sarah Vaughan non faceva le cose di Charlie Parker)!

Musicisti in jam session, palco di un jazz club newyorkese
Foto di Enrico Rolandi

 5 – La scelta dei brani dovrebbe avere un buon senso: non devo far vedere che sono più figo e suono minimo i brani di Wayne Shorter o per forza Giant Steps a 300 bpm… posso suonare Autumn Leaves ed essere strafigo perché suono bene e allo stesso tempo suono qualcosa di agevole e pratico per tutti. Meglio suonare “Blue Bossa” fatta bene che brani di Herbie Hancock fatti male (prendersi la colpa della scelta). La musica si fa assieme, per questo bisogna mettere a proprio agio tutti in modo da ottenere un risultato ottimale; il pubblico non capisce chi sbaglia quindi, la brutta figura la fa anche quello che voleva fare il figo!

6 – Sempre riguardo la scelta dei brani cerca di variare velocità, tonalità e possibilmente atmosfera (ad esempio da minore a maggiore, da swing a even eight a bossa nova, etc…)

Etichetta del palco: come ti presenti, quando attacchi

7 – Non portare partiture e possibilmente scegli brani che sappiano tutti.

8 – Ogni musicista che è sul palco ha diritto di fare un suo assolo, ma allo stesso tempo è preferibile attendere il brano successivo piuttosto che raddoppiare o triplicare il proprio strumento (tre sax o tre chitarre sul palco non vanno bene). Non creiamo affollamento sul palco!

9 – Per il tuo assolo c’è sempre tempo, aspetta il tuo turno e se suoni lo stesso strumento di chi ha appena fatto il solo, aspetta che lo faccia qualcuno che suona un altro strumento prima di te.

10 – Regola la durata dei tuoi assoli; ricorda che non è un tuo concerto e che più il gruppo è numeroso, meno dovrebbero durare gli assolo.  

Sala fumosa di jazz club, palco con strumenti pronti per la jam
Ignacio Bernal on Flickr

Il primo solo: niente paura, scegli la prima nota

11 – Regola il volume giusto in modo da essere una tacca sopra gli altri se fai il solo e una tacca in meno se accompagni. Il batterista dovrà invece regolarsi dosando la forza bruta delle braccia. Un appunto a quest’ultimo: che bello quando suono con un batterista che ha grande energia e contemporaneamente suona pianissimo! È stupendo! Posso suonare tutte le dinamiche che voglio.

12 – Cerchiamo il contatto visivo con gli altri musicisti, non isoliamoci. Questo serve anche per capire chi suonerà il primo assolo e come chiudere un brano.

13 – Uno dei problemi più diffusi è il finale! Quante volte si vede la cantante che guarda gli altri perché non sa come finire un brano(scusa cantante, succede anche agli altri ma a te più spesso)?!? Il leader (chi suona il tema) dovrà guidare gli altri musicisti attraverso la logica di ciò che suona, accostandoci il linguaggio del corpo. Se non sai cosa fare, con un gesto deciso chiama uno stop, fai una cadenza, prendi una nota finale (cantante, prendi una nota e tieni quella, non cambiarne altre sette altrimenti non si capirà mai che accordo mettere e quale sarà l’ultima nota) e su quella fai un altro gesto comprensibile di chiusura.

Chitarrista jazz in jam session, dettaglio della mano sinistra sul manico
Jeyheich on Flickr

12 – Se non sai il brano ti prego, non salire con le parti e non suonare, aspetta il prossimo. Se non sai neanche il prossimo chiediti se è meglio andare a casa a studiare e tornare in futuro.

La ricaduta: cosa fare dopo la jam

13 – Chitarrista timido, ti prego con tutto il cuore: non suonare girato! È qualcosa di inguardabile! Ti senti più protetto? Da cosa?!? La tua insicurezza non ne guadagna niente e peggiora la tua immagine vista dagli altri ma vista anche da te stesso visto che il corpo comunica con la mente e viceversa.

14 – Cantante spavalda/o, ricordati che dietro hai musicisti che “spesso” (anche se non sempre) ne sanno più di te… la scena non è tua con dietro degli impiegati al tuo servizio. Trova il giusto compromesso essere leader ed allo stesso tempo parte di un gruppo. Rispetta te stessa ed i musicisti.

Ecco una lista minima di brani con cui poter cominciare a partecipare ad una jam session Jazz. I brani vanno conosciuti a memoria, tema ed accordi:

  • All the things you are
  • Alone together
  • Summertime
  • I remember april
  • Just friends
  • But not for me
  • On green dolphin street
  • Body and soul
  • Satin doll
  • Take the A train
  • Round midnight
  • Yesterdays
  • Have you met miss Jones
  • Blue bossa
  • My funny Valentine
  • Autumn leaves
  • All of me
  • All of you
  • Night and day
  • Misty
  • In a mellow tone
  • Cantalupe island
  • So what/Impressions
  • Polkadots and moonbeams

È necessario conoscere la struttura base del blues e del rhythm changes in modo da saperli suonare anche qualora non conosciamo il tema.

Buona Jam!  

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Per chi ha fretta: 5 cose da sapere

1. Cosa serve sapere prima di partecipare a una jam?
Almeno cinque-otto standard a memoria (Autumn Leaves, All The Things You Are, Stella by Starlight, Blue Bossa, Take The A Train). Il real book in mente, non sul leggio.

2. Come ti presenti al locale?
Saluti il barista, poi il bandleader, poi gli altri musicisti. Non chiedi di salire al primo set: aspetti la chiamata.

3. Il primo solo: come si gestisce?
Scegli la prima nota con cura (la fondamentale dell’accordo, o la quinta) e respira. Resta semplice.

4. Posso suonare in jam se non so improvvisare bene?
Sì, se conosci gli standard. Puoi suonare la melodia, fare comping, dare presenza ritmica.

5. Cosa NON fare in una jam session?
Non rubare il palco, non suonare quando non sei chiamato, non lamentarti, non guardare il manico con paura.

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