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Un giovane Stevie Wonder che canta in italiano

Un giovanissimo Stevie Wonder arriva in Italia nel 1968, coverizzando se stesso in "Il Sole è di Tutti" ("A Place in the Sun").

In sintesi: Nel 1968 un giovanissimo Stevie Wonder arrivò in Italia, ospite della trasmissione RAI “Partitissima”, per cantare in italiano “Il Sole è di Tutti”, versione tradotta del suo “A Place in the Sun”. Un episodio curioso e dimenticato della prima fase Tamla-Motown del genio del soul, tra cover italiane dei suoi successi e un breve passaggio al Festival di Sanremo dell’anno successivo.

Si perde il conto pensando a quanti artisti stranieri, solisti e band, negli anni ’60 siano venuti in Italia a cercare fortuna. Ricordiamo ad esempio Robert Plant pre-Led Zeppelin, che mise la sua voce al servizio di Umberto Bindi.
Tra l’altro, proprio il R&B in Italia era molto richiesto, cantarono infatti in italiano anche le Supremes, Smokey Robinson, The Temptations e molti altri.

In questo vasto panorama artistico, probabilmente avvantaggiato anche dalla presenza di grandi realtà discografiche come ad esempio l’RCA italiana, sussidiara del colosso musicale americano, si staglia anche la figura di Stevie Wonder, all’epoca sotto contratto con la mitica Tamla-Motown (sin dal ’62, data di uscita del suo primo album ad appena 12 anni!).

Il da poco maggiorenne Wonder arriva in Italia, quindi, per cantare una versione italianizzata di “A Place in the Sun”, un suo brano pubblicato due anni prima nel disco Down to Earth. Il tutto è ripreso dalle telecamere televisive, in una location decisamente “rustica”, durante la trasmissione “Partitissima”.
Da precisare che la versione italiana del brano non è stata fatta direttamente dal nostro amato Stevie, era già una cover pubblicata dal cantante italiano Dino nel ’67. 

Non sarà l’unica escursione nel Bel Paese del genio del Soul, tornerà infatti l’anno successivo al Festival di Sanremo per cantare, ancora una volta in italiano, “Sei tu ragazzo mio” (Gabriella Ferri).

Il fenomeno degli artisti stranieri in Italia negli anni Sessanta

Gli anni Sessanta furono un decennio d’oro per la musica leggera italiana: il mercato era in espansione, le case discografiche italiane lavoravano fianco a fianco con le major americane e il pubblico era affamato di novità internazionali in versione tradotta. La RCA Italiana, in particolare, era la sussidiaria locale del colosso statunitense e funzionava come ponte naturale per portare gli artisti stranieri sulle nostre televisioni e radio. Capitava così di sentire The Beach Boys cantare “Spirito libero”, The Beatles incidere versioni tedesche per il mercato europeo, e Stevie Wonder farsi tradurre in italiano dal cantautore Mogol e dai paroliere RCA. Era un’epoca in cui l’italiano era considerato una lingua “da hit parade” e bastava un singolo ben tradotto per scalare le classifiche.

Stevie Wonder a “Partitissima”: il contesto televisivo del 1968

La trasmissione “Partitissima” andava in onda sul secondo canale RAI ed era una delle vetrine più importanti per gli artisti italiani e ospiti internazionali. Il format prevedeva esibizioni live, brevi interviste e duetti improbabili. Stevie Wonder vi apparve come ospite d’onore della seconda edizione: la location ricreata in studio aveva un sapore volutamente bucolico, con scenografie che oggi farebbero sorridere ma che all’epoca erano lo standard della varietà RAI. Il giovane Stevie, appena diciottenne, eseguì “Il Sole è di Tutti” leggendo il testo italiano scritto in braille, una procedura ormai consolidata per le sue esibizioni in lingue diverse dall’inglese.

“A Place in the Sun” diventa “Il Sole è di Tutti”: la versione di Dino

Va precisato che la traduzione italiana del brano non fu opera di Stevie Wonder. La cover era già stata pubblicata l’anno prima, nel 1967, dal cantante italiano Dino (Eugenio Zambelli), che aveva inciso “Il Sole è di Tutti” come singolo per la Fonit Cetra. Il testo italiano, firmato da Vito Pallavicini, prendeva una direzione diversa dall’originale di Ronald Miller e Bryan Wells: dove l’originale parlava di un sogno semplice di libertà (“there’s a place in the sun where there’s hope for everyone”), la versione italiana virava verso un messaggio più collettivo e fraterno. Stevie Wonder, nella sua esibizione televisiva, seguì fedelmente l’arrangiamento di Dino, restituendo un timbro Motown filtrato dalla scrittura melodica italiana.

Il ritorno a Sanremo 1969 con “Sei tu ragazzo mio”

L’anno successivo, nel 1969, Stevie Wonder tornò in Italia per un’occasione ancora più prestigiosa: il Festival di Sanremo. Il brano scelto fu “Sei tu ragazzo mio”, in abbinamento con la cantante romana Gabriella Ferri. Il regolamento sanremese dell’epoca prevedeva due esecuzioni del medesimo brano per gara, una in versione italiana e una in versione “internazionale”: Ferri tenne la prima, Wonder la seconda. La canzone non vinse il Festival, ma rimase nel canone delle stranezze sanremesi, con Stevie che si esibì all’armonica e alla voce in una performance che mescolava il fraseggio soul al suo studio diligente del testo italiano.

Perché queste esibizioni italiane sono importanti oggi

Il periodo italiano di Stevie Wonder coincide con la fine della sua fase “Little Stevie” e con l’inizio della transizione verso l’artista adulto che, di lì a pochi anni, avrebbe pubblicato capolavori come “Music of My Mind”, “Talking Book” e “Innervisions”. Queste esibizioni in italiano, oggi reperibili integralmente su YouTube e nei festival vintage, sono un piccolo gioiello per chi studia la storia del soul e della discografia internazionale del Novecento. Mostrano un artista che a diciotto anni già sapeva muoversi su palchi stranieri, accettando di studiare lingue diverse per arrivare a pubblici diversi, e che già portava nella sua voce quella malleabilità timbrica che lo avrebbe reso un’icona globale.

Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su Stevie Wonder in italiano

  1. Quando Stevie Wonder cantò in italiano per la prima volta? Nel 1968, ospite della trasmissione RAI “Partitissima”, appena maggiorenne, con il brano “Il Sole è di Tutti”.
  2. Qual era il titolo originale di “Il Sole è di Tutti”? Si tratta della cover di “A Place in the Sun”, pubblicato da Wonder nel 1966 nell’album “Down to Earth”.
  3. Chi tradusse il brano in italiano? Il testo italiano è di Vito Pallavicini ed era già stato inciso nel 1967 dal cantante Dino, prima dell’esibizione di Wonder.
  4. Quale altra canzone cantò Stevie Wonder in italiano? Nel 1969 al Festival di Sanremo, in abbinamento con Gabriella Ferri, eseguì “Sei tu ragazzo mio”.
  5. Come faceva Stevie Wonder a cantare in italiano essendo cieco? Studiava i testi in braille, una procedura consolidata che adottava per tutte le sue esibizioni in lingue diverse dall’inglese.

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