In sintesi: Nel 1969 i King Crimson di Robert Fripp pubblicano In the Court of the Crimson King e aprono il disco con “21st Century Schizoid Man”. Le naked track, le tracce isolate, mettono a nudo il drumming di Michael Giles: precisione chirurgica, jazz dentro il rock, dinamica e gusto. È una lezione di batteria al servizio della musica che resta attuale a oltre mezzo secolo di distanza.
Il 1969 è un anno fondamentale per la storia del rock, l’ultimo di quel triennio 1967-1969 considerato la golden era del genere. Tra i tanti dischi meravigliosi pubblicati ne arriva uno che si erge in maniera monumentale: In the Court of the Crimson King. È il debutto discografico della band del chitarrista Robert Fripp, i King Crimson, in cui militano musicisti di prestigio come Greg Lake, cantante e polistrumentista che formerà successivamente gli Emerson, Lake & Palmer.

Un disco che apre con un urlo: “21st Century Schizoid Man”
Il disco, definito da tutti un capolavoro, è composto da cinque brani e si apre con l’urlo elettrico di “21st Century Schizoid Man”, un pezzo in cui tutto si distorce, si contorce, graffia, corre e salta tra le pause, non meno ansiogene delle note a cui la sezione ritmica deve tener testa in maniera ossessiva e metodica. La sezione ritmica è formata da Greg Lake al basso e dal batterista e percussionista Michael Giles, le cui performance abbiamo la fortuna di ascoltare in queste naked track.
Le naked track: cosa rivela la traccia isolata della batteria
Una naked track è la traccia isolata di un singolo strumento, estratta dal mix multitraccia originale. È il microscopio del musicista: senza chitarra, voce e tastiere a coprire, emerge tutto quello che il batterista fa davvero. Nel caso di Michael Giles, l’ascolto isolato è una rivelazione. Si sente la mano sinistra che non riempie a caso, ma fraseggia; si sentono gli accenti spostati, i rullati che chiudono le frasi come una virgola, la dinamica che respira invece di restare piatta. È lo stesso esercizio di ascolto che abbiamo fatto con il basso di John Entwistle degli Who e con Rick Wakeman negli Yes: le naked track sono belle quasi quanto il brano intero.
Michael Giles: il jazz dentro il rock
Michael Giles non era un batterista rock nel senso classico. La sua impostazione veniva dal jazz e dallo swing, e si sente: il tocco è leggero anche quando il brano picchia, le mani sono indipendenti, il ride conduce invece di limitarsi a tenere il tempo. In “21st Century Schizoid Man” Giles alterna sezioni rigidamente scritte a momenti quasi free, gestendo i cambi di tempo con una naturalezza che fa scuola. È il principio del batterista che accompagna senza ego: la tecnica non è esibizione, ma serve la musica. Per questo, a oltre cinquant’anni di distanza, quel drumming resta materiale di studio prezioso per chi suona la batteria.
L’eredità dei King Crimson
I King Crimson hanno attraversato decenni cambiando più volte formazione, lasciando sempre il segno sulla storia della batteria progressive: da Michael Giles a Bill Bruford, fino a Bill Rieflin e ai progetti più recenti. Robert Fripp è rimasto l’unica costante, il genio di ghiaccio attorno a cui la band si è sempre riorganizzata. Quel debutto del 1969 resta però il punto di partenza, il disco che ha codificato un linguaggio dove il rock incontra la complessità del jazz e della musica colta. Anche la trasformazione di Greg Lake da chitarrista a bassista per volontà di Fripp racconta quanto fosse visionaria quella band fin dall’inizio.
Per chi ha fretta: 5 cose da sapere su “21st Century Schizoid Man”
- Di che disco fa parte il brano?
È la traccia di apertura di In the Court of the Crimson King, debutto dei King Crimson del 1969. - Chi suona la batteria?
Michael Giles, batterista e percussionista di formazione jazzistica. - Cos’è una naked track?
La traccia isolata di un singolo strumento, estratta dal mix multitraccia originale. - Perché il drumming di Giles è importante?
Per il fraseggio jazz, gli accenti spostati e la dinamica al servizio del brano, non dell’esibizione. - Chi guidava i King Crimson?
Il chitarrista Robert Fripp, unica costante in oltre cinquant’anni di formazioni diverse.
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